TESSILE E ABBIGLIAMENTO

TESSILE E ABBIGLIAMENTO SCALANO LA CLASSIFICA LE SOCIETÀ CON VOLUMI ELEVATI

Tra le aziende l’andamento non è uniforme
Sono le aziende big che trainano il settore

di MATTEO BIGLIARDI
e FEDERICO POLINI

COME ogni anno, non risulta facile individuare un’interpretazione univoca del settore tessile e abbigliamento, in quanto il campione comprende società con andamenti non lineari e spesso altalenanti. Inoltre, nel corso del 2017, società con un peso specifico rilevante nell’economia del settore hanno concluso alcune operazioni di M&A che, sebbene debbano essere considerate notizie positive, hanno generato ulteriori scostamenti nei risultati, sia a livello complessivo di settore, sia nel confronto con l’esercizio precedente. L’analisi dimensionale evidenzia un generale aumento dei ricavi medi (+9% circa), anche se non equamente distribuito in tutti i quartili. Infatti, la distribuzione ordinata dimostra che le società con volumi più elevati negli anni precedenti, sono maggiormente cresciute rispetto alle concorrenti.

UN DATO molto significativo è rappresentato dalle prime cinque aziende del settore il cui incremento spiega quasi l’85% dell’aumento complessivo dei ricavi di tutto il comparto. Anche estendendo il perimetro dell’analisi alla graduatoria complessiva delle Top500, si nota come le prime 11 società abbiano scalato la classifica generale rispetto al 2016 (o, in soli 3 casi, abbiano mantenuto la medesima posizione), mentre delle restanti 14 società soltanto 3 hanno migliorato la posizione dell’anno scorso. Analizzando i dati sull’occupazione si giunge a risultati similari: il numero medio degli occupati del settore aumenta di oltre l’11% con l’86% delle aziende che hanno assunto nuovi dipendenti, ma gli incrementi più consistenti sono concentrati quasi esclusivamente nelle società che si collocano nella metà superiore della graduatoria del campione. Passando all’analisi della redditività, si rileva innanzitutto che gli utili medi di settore sono in generale aumento anche se le variazioni sono più accentuate, sia in senso positivo che negativo, rispetto al precedente esercizio. I margini medi di Ebit ed Ebitda presentano un trend positivo, rispettivamente +7,6% e +7,8%, e l’Ebitda aumenta per tutti i quartili, segnale che il settore migliora la capacità di generare flussi finanziari dall’attività operativa. I principali indici di performance evidenziano però un andamento in leggera controtendenza, denotando probabilmente che gli investimenti effettuati non abbiano ancora generato la redditività sperata (Roi medio in calo dal 5,8% al 5,2%) e che l’incremento delle vendite non si sia interamente trasformato in reddito operativo (Ros medio dal 3,1% al 2,4%).

PER QUANTO riguarda infine l’analisi del rischio finanziario, si rileva che il rapporto di indebitamento rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2016, mentre cala sensibilmente l’indice di copertura degli oneri finanziari, soprattutto per le aziende con minori performance. Concludendo, è possibile affermare che, in un mercato storicamente dinamico, competitivo ed in continua evoluzione, il settore bolognese non riesce a mantenere un andamento uniforme al proprio interno. I risultati economici sono, infatti, trainati dalla metà delle imprese del settore, con alcuni picchi da considerare notevoli anche per il campione delle Top 500 nel suo complesso.

2018-12-05T11:29:45+00:00Argomento: ECONOMIA|