Trasporti

Digital Paper: L'IMPRESA FA NOTIZIA

«Vogliamo crescere, nonostante tutto»

Monica Castelli, presidente di Cna-Fita: «Il nostro settore vive una rivoluzione»

di SIMONE ARMINIO

MONICA Castelli, presidente bolognese di Cna Fita, che settore è, oggi, l’autotrasporto merci? «Un settore cruciale, oserei. Siamo il principale referente delle imprese produttrici, e sono i nostri mezzi a rendere fluida la mobilità di merci su tutto il continente, con tempestività nell’esecuzione e capillarità del servizio”.

E come vanno le cose, oggi? «Anche il nostro settore, come tutti, risponde a una logica della domanda e dell’offerta. E poiché la domanda è cambiata e molto, l’offerta di oggi è radicalmente differente da quella di un tempo”.

In cosa è diversa? «Il trasporto puro oggi non è più sufficiente: siamo chiamati a offrire un servizio di logistica a tutto tondo, che vada dalla gestione degli arrivi della merce, al suo scarico, il controllo qualità, lo stoccaggio, e spesso anche la gestione del magazzino, l’ottimizzazione dei carichi, la gestione dei resi e persino degli imballi vuoti”.

C’è pure molta concorrenza? «Molta e spesso sleale”.

In cosa è sleale? «Nel mancato rispetto delle norme, prima di tutto, che i nostri associati – come tutti quelli di Cna – son chiamati ad applicare e rispettano nel dettaglio, dal codice della strada, al contratto nazionale e il regime fiscale”.

Armi dalla vostra? «L’arma è una sola e si chiama qualità. Si declina in avanguardia dei mezzi e delle tecnologie gestionali, sensibilità alle esigenze del cliente, alta formazione del personale. Aiuterebbe, poi, l’introduzione di un salario allineato tra i paesi dell’Unione Europea”.

Come va il ricambio generazionale? «Non come dovrebbe. Prima il monoveicolare, il cosiddetto padroncino, poteva contare sui figli. Oggi la complessità degli adempimenti di settore, complice i sempre minori ricavi che si generano, ha scardinato questo legame. Questo porta a una concreta criticità nel reperimento di personale viaggiante qualificato, ma anche di personale gestionale: due mondi che devono essere in sinergia”.

Vostro cruccio, visto il lavoro che fate, è la sicurezza stradale. Come la si cura? «Attraverso una professionalizzazione della categoria e una responsabilizzazione degli operatori, ma anche attraverso l’adozione di nuove tecnologie, come l’Acc, che mantiene la velocità regolata automaticamente con l’uso dei radar, e lancia avvisi di rischio di collisione con frenata di emergenza. Ma anche con cronotachigrafi intelligenti in grado di avvertire tempestivamente in caso di raggiungimento della soglia delle ore di guida e con veicoli capaci di procurare sempre meno sollecitazioni e rendere la guida meno faticosa”.

Siete quelli che inquinano. «Come tutti i mezzi in strada. E come tutti, da tempo e con responsabilità, cerchiamo soluzioni» Quali? «Puntiamo su camion a gas, in grado di ridurre le emissioni di CO2 fino al 20%, offrendo ai clienti le stesse prestazioni elevate dei modelli diesel. Tradotto su un mezzo pesante che indicativamente percorre 120mila chilometri, parliamo di 18-20 tonnellate ci CO2 in meno all’anno. E meglio ancora si farà col Biogas”.

Come stanno le nostre strade? «Sono un neo che interessa tutta la rete stradale bolognese, dalle strade urbane a quelle extraurbane, non più idonee ad accogliere l’intenso traffico: pensi alla rete tangenziale e a quella autostradale, l’una affiancata all’altra, ma costantemente congestionate. Ciò comporta ritardi nelle consegne, ingenti perdite economiche a carico del trasportatore e risvolti in termini di inquinamento”.

Cause? «Bologna e comuni limitrofi si sono sviluppati a dismisura andando a chiudere a cinta la rete viaria di collegamento, o per lo meno la rete viaria creata nei decenni precedenti non era stata creata in previsione di un’espansione tale»

2018-02-27T21:34:26+00:00Argomento: ECONOMIA|Speciale |