Malattie del cuore e dei vasi sanguigni:
ecco alcuni utili strumenti di screening

Indicatori nel sangue e carte del rischio cardiovascolare

Le patologie cardiovascolari, come l’angina pectoris, l’infarto miocardico acuto, l’ictus e le arteriopatie periferiche sono tra le principali cause di morte e invalidità in Europa. Il processo patologico che sta alla base di queste malattie è l’arteriosclerosi che si sviluppa lentamente nel corso della vita dell’individuo, ma le malattie cardiovascolari possono presentarsi in modo talmente repentino da non consentire spesso un intervento medico efficace. La prevenzione quindi è importantissima e per questo è fondamentale individuare i fattori di rischio che vi sono associati e che predispongono a queste patologie.Alcuni indicatori presenti negli esami del sangue possono suggerire un aumento del rischio d’infarto, a patto che siano combinati a una visita da parte del medico che tenga conto di un insieme di fattori (pressione del sangue elevata, fumo di sigaretta, alti livelli di colesterolo, il diabete, il peso) e della storia personale e famigliare.Tra gli indicatori rilevabili con gli esami del sangue vi sono un elevato livello di colesterolo “cattivo” LDL in più prelievi (si accumula sulle pareti delle arterie, le infiamma e facilita la formazione di placche aterosclerotiche che ostacolano il normale scorrere del sangue), così come un aumento della proteina C reattiva (una proteina prodotta dal fegato che segnala che in qualche parte del corpo è in corso un processo infiammatorio) o di altri fattori che indicano infiammazione, come il fibrinogeno (il fattore primo della coagulazione) o la ferritina.Anche le carte del rischio cardiovascolare sono uno strumento utile. Tra queste, le Carte europee del progetto SCORE permettono di stimare il rischio di evento cardiovascolare fatale a 10 anni e tengono conto di fattori di rischio quali colesterolo totale, pressione arteriosa sistolica, fumo, sesso, età. Sulla base del punteggio SCORE ottenuto e/o delle caratteristiche cliniche dei soggetti, le linee guida europee hanno proposto la classificazione in quattro livelli di rischio: molto alto, alto, moderato, basso.La carta del rischio cardiovascolare del progetto CUORE dell’Istituto Superiore di Sanità stima la probabilità di andare incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio o ictus) nei 10 anni successivi, conoscendo il valore di sei fattori di rischio: sesso, diabete, abitudine al fumo, età, pressione arteriosa sistolica e colesterolemia.


Il ruolo della genetica nel
calcolo della probabilità d’infarto

Le conoscenze in campo genetico sono utilissime anche nel campo della prevenzione delle malattie cardiovascolari, grazie all’identificazione di nuovi marcatori biologici indicativi di rischio in soggetti sani. Sono più a rischio i soggetti portatori di una determinata targa genetica associata ad una difettosa regolazione dell’infiammazione.È importante sapere che questa predizione non è una diagnosi, ma solo una valutazione delle probabilità che un determinato soggetto possa nel tempo sviluppare malattie cardiovascolari. Tuttavia, l’integrazione dei fattori di rischio genetico con una rete di altri fattori anamnestici e di fattori di rischio classici può definire in modo abbastanza preciso il rischio individuale, permettendo di restringere le pratiche di prevenzione a una popolazione ad alto rischio anche in età giovanile.