Lezioni: il MIUR suggerisce una formula “blended”

Didattica / L’e-learning sarà importante anche con l’a.s. 2020/2021

Almeno per le scuole secondarie, l’apprendimento a distanza resterà centrale anche nel nuovo anno scolastico. Conclusa, si spera, l’esperienza delle lezioni totalmente in remoto a causa della chiusura degli istituti, le linee guida stabilite dal Ministero dell’Istruzione suggeriscono di usare una formula cosiddetta “blended” nell’organizzazione della didattica, combinando lezioni in presenza con attività da fruire in e-learning. Perché tutto funzioni a dovere, servirà naturalmente garantire a tutti gli alunni pari condizioni di accesso alla scuola digitale e investire in maniera (ancora) più massiccia nella creazione di un’infrastruttura tecnologica unitaria per la gestione della didattica a distanza, evitando soluzioni fai-da-te e riducendo le disomogeneità. L’obiettivo dichiarato per il nuovo anno è insomma quello di trovare un giusto mezzo tra le lezioni in presenza e l’apprendimento a distanza. Evitare quindi se possibile la permanenza degli alunni nelle aule ma anche, e magari è la volta buona, sfruttare appieno le potenzialità del digitale per fare scuola in maniera più dinamica e adeguata ai tempi.


Studenti

Storie di un anno davvero insolito

Sono online nella sezione “Didattica a distanza” del portale del MIUR: raccolte sotto l’hastag #LaScuolaNonSiFerma, molte testimonianze tracciano un bilancio in fondo positivo della drammatica esperienza vissuta da marzo in avanti, con la chiusura delle scuole e il ricorso alla didattica a distanza. Esperimenti ingegnosi, collaborazioni e altri resoconti di un anno decisamente inusuale.


Strumenti e piattaforme
necessari per l’e-learning

Zoom / Il programma di videomeeting tra i più usati per fare lezione

Da G Suite for Education a Zoom, istituti di ogni ordine e grado hanno fatto massiccio ricorso nei mesi scorsi ai software di Google e Microsoft per garantire la continuità scolastica. L’esperienza sembra aver confermato come sia più pratico aff idarsi ai programmi dei giganti del settore, già testati, facili da reperire e da usare (oltre che, in buona parte, gratuiti), che costruire da sé piattaforme o soft-ware proprietari. Se gli strumenti di base possono allora essere in qualche modo presi in prestito, resta molto lavoro da fare per creare una vera infrastruttura digitale scolastica che permetta stabilità di accesso, protezione dei dati e rapidità di comunicazione tra studenti e docenti. Un compito non da poco, al quale si lavora già da diversi anni, ma che sicuramente andrà portato a termine nel migliore dei modi se veramente, come ormai sembrerebbe assodato, la didattica a distanza è qui per restare.