Territorio che vai, tradizione che trovi:
scopriamo le più curiose e conosciute

Folklore / In tutte le regioni d’Italia ci sono antiche usanze che si sono tramandate fino ai giorni nostri

“La Befana vien di notte…” recita il famoso adagio che celebra la vecchietta più conosciuta d’Italia. La Befana, però, non è protagonista solo di canzoni e filastrocche per bambini ma anche di antiche tradizioni che si sono tramandate fino ad oggi, in tutte le regioni d’Italia. Ad Urbania, nella provincia di Pesaro-Urbino, nelle Marche, viene tradizionalmente collocata la Casa della Befana e vi si celebra la Festa Nazionale della Befana (quest’anno in Digital Edition), tradizione ormai ventennale e conosciuta in tutta Italia. In Toscana, invece, nella provincia di Grosseto, esistono i “Befani”, uomini che il giorno dell’Epifania vanno assieme alla Befana per le vie cittadine dei paesi a eseguire canti tradizionali maremmani, augurando la “buona Pasqua” (augurio legato alla liturgia dell’Epifania, quando in Chiesa viene letto “l’annuncio del giorno di Pasqua”). Una delle più popolari è l’usanza di ardere la vecchia allestendo in piazza un enorme pupazzo di forma umana fatto di stracci che viene poi posto su una pila di legna e dato alle fiamme: un gesto simbolico di rottura con l’anno passato e di buon auspicio per quello nuovo. In Veneto, infine, il 5 gennaio, dalla tradizione cristiana del Natale si passa a quella pagana con un rito centenario, quello del panevin, simbolico falò che trae le sue origini dalla tradizione agricola e vuole fungere da benevolo portatore di fortuna per il nuovo anno.


In Toscana

La Befana dei Vigili del Fuoco:
molto famosa quella di Pistoia

Nel giorno dell’Epifania, è tradizione che i Vigili del Fuoco di Pistoia facciano calare la Befana dalla Torre Catilina in piazza del Duomo, dove ad attenderla ci sono centinaia di bambini. Questa discesa viene inscenata nel capoluogo toscano dal 1994 ma nelle caserme dei Vigili del Fuoco di tutta Italia quella di far scendere la Befana dal tetto durante la festa organizzata per i figli dei pompieri è una tradizione che risale al Dopoguerra. La Befana “bloccata” in cima al campanile viene salvata dall’intervento dei pompieri. La befana altro non è che un valoroso pompiere che si appropria delle vesti della vecchina che porta i doni dell’Epifania e finge di essere rimasta intrappolata con la sua scopa negli anfratti del campanile. Dopo un rocambolesco salvataggio, la Befana riesce a scendere regalando un momento davvero suggestivo atteso soprattutto dai più piccoli visto che, una volta scesa, distribuirà caramelle e dolcetti. Insieme allo spettacolo della discesa subito dopo il tramonto, l’evento unisce tutti i presenti in piazza sotto il segno della solidarietà con la lotteria di beneficienza il cui ricavato è devoluto ad associazioni di volontariato del territorio. Ma la festa della città di Pistoia non è l’unica dedicata alla Befana. Anche nel paese di Serra Pistoiese la Befana arriva, seppur con un giorno di anticipo (il 5 gennaio).
In questo caso la festa è più intima senza grandi spettacoli ma ugualmente coinvolgente. I piccoli provenienti da tutta la provincia si ritrovano in piazza Trieste per andare insieme, casa per casa, a ritirare dolcetti, frutta e caramelle che i paesani hanno preparato per loro.
Una sorta di tradizione di Halloween tutta “made in Tuscany”.


In Liguria

A gennaio si festeggia… la Pasquetta!

Diversamente che nel resto d’Italia, in Liguria con Pasquetta non si indica il giorno dopo Pasqua, ma la festività dell’Epifania: quest’uso potrebbe risalire al fatto che in occasione dell’Epifania veniva dato l’annuncio della data delle feste non fisse del ciclo pasquale. Non è poi solo il nome a cambiare, ma anche alcune tradizioni: i ragazzi ad esempio ricevono ciapellette (scarpette), e non calze, di cioccolato ripiene di castagne secche, aglio e mandarini o, in alternativa, marenghi d’öo (soldi in cioccolato); tradizionalmente si lasciavano le proprie scarpe fuori dalla finestra e lo spirito aleggiante di Bazâra nella notte le avrebbe riempite, poiché nella leggenda si ipotizzava che avesse le scarpe rotte e ne avesse bisogno di nuove, e avrebbe lasciato una ricompensa a tutti i ragazzini che fossero disponibili a lasciarne un paio in dono. Si tratta della prima festività dell’anno in cui nella tradizione si mangia pesce e lasagne impastate senza uovo e le ragazze, un tempo, lasciavano foglie d’ulivo sulla cenere calda del camino per trarre profezie d’amore.