Per la primaria addio voti:
in pagella torna il giudizio

Il Decreto / La novità porta in calce la firma del ministro Azzolina

Addio voto in decimi, torna il vecchio e – in alcuni casi – ‘temuto’ giudizio del docente. Con l’ultimo decreto legge, che porta in calce la firma del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, la scuola primaria italiana fa un vero e proprio balzo nel passato di quarant’anni quando le valutazioni si basavano esclusivamente sui giudizi. Gli studenti non sono un numero: questo il concetto che è alla base della novità introdotta dall’emendamento al Decreto Scuola presentato dai senatori del Partito Democratico Francesco Verducci, Vanna Iori e Roberto Rampi. Dietro un voto numerico, infatti, possono celarsi diversi aspetti che risulta difficile mettere in risalto. Con un giudizio, seppur sintetico, si ha la possibilità di fornire una più ampia e adeguata valutazione complessiva. Secondo quanto precisato dai presentatori dell’emendamento, infatti, nella scuola primaria i bambini non possono essere considerati dei numeri e un 4 può spesso rappresentare un macigno pesante da comprendere mentre una valutazione più complessiva prende in considerazione le caratteristiche del bambino nella sua globalità.


Il nuovo sistema

Aspettando l’attuazione del DL

Il nuovo decreto legge sulla scuola ha modificato il sistema di valutazione e per le scuole primarie ha abolito il voto in decimi introducendo nuovamente il giudizio del docente. Resta da capire se questa novità porterà al ritorno alle lettere (A, B, C, D ed E) o alla valutazione ottimo, distinto, sufficiente, insufficiente, mediocre. Lo scopriremo in questi giorni quando arriverà l’attuazione del decreto.


Quarant’anni di novità
Da Malfatti ad Azzolina

1978 / L’anno che segna il debutto del giudizio di valutazione descrittivo

La questione dei voti e dei giudizi scolastici è da sempre al centro dell’agenda politica dei vari governi che si sono susseguiti nel corso degli anni. Negli ultimi quarant’anni le modifiche e le novità sono state numerose. Il 1978 (ministro Malfatti) è l’anno che segna il debutto dei giudizi descrittivi per valutare gli alunni. E si va avanti così per dodici anni. Fino a quando la legge 148 del 1990 sull’ordinamento della scuola elementare assegna al ministro della Pubblica istruzione di allora (Sergio Mattarella) il compito di rivedere i criteri di valutazione. Cosa che avviene tre anni dopo con un’ordinanza ministeriale, a firma stavolta di Rosa Russo Iervolino, che introduce le lettere A, B, C, D ed E in pagella. Altri tre anni e il sistema cambia di nuovo. Una circolare di Luigi Berlinguer, con il ripristino dei giudizi: ottimo, distinto, buono, sufficiente e insufficiente. Il decennio successivo, complice l’avvicendarsi del centro-sinistra e del centro-destra alla guida del Paese, vede cambiare profondamente anche il mondo dell’istruzione. Le novità vanno avanti fino al 2008 con la riforma Gelmini che ripropone il voto in decimi. Ora con il nuovo decreto legge firmato dal ministro dell’istruzione Azzolina, si torna nuovamente al vecchio sistema del giudizio.