Seitan: gustosa alternativa vegana alla carne
Caratteristiche, proprietà nutrizionali, consigli

Cos’è / Un impasto altamente proteico ideale per i regimi dietetici vegetariani e vegani, consigliato a chi desideri limitare gli alimenti di origine animale

Del seitan se ne sente parlare ormai sempre più spesso, soprattutto perché è associato all’alimentazione vegana. Grazie al suo elevato apporto proteico e ai pochi grassi, è un cibo molto sano e versatile, tutto da scoprire. Si ricava dal glutine del grano tenero, o dal farro, oppure dal khorasan (il grano turanicum). Ideale per vegetariani e vegani, è consigliato a chi voglia limitare i cibi di origine animale che aumentano il colesterolo e contengono grassi. In commercio si può trovare sia fresco, al naturale, sia alla piastra, a cubetti, affettato o affumicato. Si acquista nei negozi biologici, ma si trova senza troppe difficoltà anche al supermercato. Le proteine vegetali in esso contenute ammontano a 35 grammi ogni 100 grammi di prodotto. Inoltre il seitan ha un basso contenuto di carboidrati. Tuttavia è carente di lisina, un amminoacido essenziale e per compensare è importante consumare nello stesso pasto, in quelli precedenti o nei successivi, altre fonti proteiche animali o vegetali come legumi, uova, carne o formaggi. Il seitan è sconsigliato per due patologie: celiachia e diabete. Nel primo caso poiché il seitan è un concentrato di glutine e quindi chi è celiaco lo deve escludere dalla propria alimentazione. Stessa cosa per chi soffre di diabete o tende ad avere livelli elevati di glicemia. Il consumo di seitan potrebbe avere controindicazioni in pazienti affetti da sindrome del colon irritabile e altre condizioni gastroenterologiche.


Come distinguere tra intolleranze e allergie alimentari

Glutine e lattosio / Tra le poche riconosciute dal mondo scientifico

Allergie ed intolleranze alimentari, seppur vengano spesso erroneamente confuse, sono patologie assai diverse tra loro. Le prime si riconoscono in quanto il sistema immunitario si scatena subito – o comunque entro brevissimo tempo – appena portiamo alla bocca e ingeriamo l’alimento a cui siamo allergici. Pertanto, sono facilmente individuabili dalla reazione immediata dell’organismo (che si può manifestare attraverso il gonfiore, il prurito di labbra o lingua, la comparsa di orticaria o adi ngioedema e nei casi più gravi lo shock anafilattico e lo svenimento). Diverso è, invece, il caso delle intolleranze alimentari. Queste, infatti, non prevedono effetti visibili immediati, ma sono legate all’incapacità del nostro corpo di digerire e quindi di assimilare alcuni componenti degli alimenti oppure a delle infiammazioni dell’organismo provocate dal cibo. Spesso le intolleranze alimentari possono causare sintomi a livello dello stomaco o dell’intestino, difficoltà di digestione, mal di testa, stanchezza immotivata e altri disturbi. L’intolleranza al lattosio e la celiachia – malattia che può presentarsi in modo variabile dallo svezzamento alla pubertà fino all’età adulta e che interessa l’intestino tenue manifestandosi in un’intolleranza permanente al glutine – sono tra le pochissime intolleranze alimentari davvero riconosciute dal mondo medico.