Studiare sul serio: dal Censis una classifica
delle migliori università italiane

La graduatoria stilata confrontando diversi indicatori di eccellenza

Da diversi anni a questa parte, il Censis stila una classifica dei migliori atenei italiani, redatta seguendo un elaborato sistema di valutazione. Tale sistema considera molteplici fattori: servizi erogati, borse e altre agevolazioni allo studio, qualità delle strutture, livello di internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali. Ne risulta una classifica, anzi più classifiche in quanto i risultati vengono poi ordinati in più categorie: innanzitutto vengono distinti atenei statali e non statali, quindi si formano dei sottogruppi omogenei in base al numero di iscritti, individuando quindi atenei piccoli, medi, grandi e mega (questi ultimi Università statali come quella di Bologna, che contano più di 40000 iscritti). Per l’anno 2019-20 sono stati introdotti ulteriori criteri di valutazione per misurare il grado di occupabilità dei laureati (per le università statali) e il tasso di soddisfazione per i servizi ricevuti. Si iniziano inoltre a rilevare anche gli atenei che offrono la “carriera alias”: si intende con questo termine uno strumento Lgbt-friendly che permette l’attivazione di un profilo burocratico temporaneo (che comprende per esempio un badge e un account email appositi) per chi avvia una transizione di genere. Cosa dicono le classifiche per l’anno accademico 2019-20, dunque? Che l’ateneo di Bologna è in testa nella lista delle Università statali “mega” e quello di Perugia continua a guidare la classifica delle Università statali grandi; per quanto riguarda le strutture di media entità (sempre statali) il primo posto va all’Università di Trento con un lusinghiero punteggio di 97, mentre Camerino guida la classifica delle “piccole” università. I Politecnici di Milano e Torino sono infine, come prevedibile, ai primi due posti per la speciale classifica dedicata ai politecnici. Per quanto riguarda gli istituti non statali, la suddivisione per classi dimensionali è lievemente differente e distingue tra sedi di piccola (fino a 5000 iscritti), media (tra i 5 e i 10000 iscritti) e grande entità (oltre i 10000 iscritti) Milano è la città ideale per le Università grandi: nella graduatoria svettano infatti la Bocconi e la Cattolica. Per gli istituti medi è invece Roma a primeggiare con il primo e il secondo posto assegnati rispettivamente alla LUMSA (Libera Università Maria Santissima Assunta) e alla LUISS; Bolzano infine vede la sua Università privata al primo posto tra le sedi non statali “piccole”. Le diverse graduatorie sono disponibili online al sito di Censis (http://www.censis.it/formazione/la-classifica-censis-delle-universit%C3%A0-italiane-edizione-20192020)


Una valutazione relativa alla qualità della proposta didattica

Nel computo dei diversi fattori alla base delle classifiche Censis rientra anche la valutazione della proposta didattica. In questo senso l’istituto ha diviso i vari Atenei secondo la tipologia di corso (biennali, triennali, magistrali a ciclo unico) e ha utilizzato come indicatori di qualità due “famiglie di valutazione”: tasso di persistenza e tasso di internazionalizzazione. Nel primo caso si valuta la costanza nella progressione dello studente (per esempio confrontando il numero degli iscritti al primo anno con quello degli iscritti agli anni successivi), nel secondo gli scambi tra l’ateneo e l’estero (permanenze Erasmus, studenti stranieri ospitati e così via). Le numerose classifiche risultanti, in cui gli atenei vengono raggruppati in statali e non statali oltre che per area disciplinare e durata del corso, sono disponibili al sito Censis.