I suoi elementi inconfondibili: sacchi, scopa ed abiti logori

Segni particolari / Tante le raffigurazioni, ma quali i suoi elementi distintivi?

La Befana non è una bella donna, giovane o affascinante, ma, al contrario, una vecchina rattrappita dagli acciacchi dell’età e dal freddo, con pochi denti, il volto grinzoso e talvolta – non sempre – un naso piuttosto prominente ad enfatizzarne vecchiaia e poca beltà. Ma a parte questi tratti fisici, quali sono gli altri elementi incontrovertibili che caratterizzano la vera protagonista dell’Epifania? Per ripararsi adeguatamente, indossa soltanto gonnoni lunghi, lisi e rattoppati. Usa inoltre calzettoni pesanti antifreddo e scarpe comode e sulle spalle, a volte ingobbite, ha sempre uno scialle di lana pesante e colorato (e non un mantello svolazzante come capita di trovare in alcune immagini in giro). Inoltre, un’autentica Befana non ha il cappello a punta come le streghe, ma usa esclusivamente un fazzolettone di stoffa pesante (la cosiddetta pezzóla) oppure una maxi sciarpa di lana annodata in maniera vistosa sotto il mento. Altro frequentissimo errore di “immagine” è quello relativo al sacco dei doni: in realtà la vera Befana porta i suoi regali e il carbone per i più cattivi in sacchi di iuta sfatti e slabbrati che assumono la forma di calzettoni enormi. Infine, ha sempre una scopa che però cavalca al contrario delle raffigurazioni classiche di streghe, e cioè tenendo le ramaglie davanti a sé.


Dal 1957

Una festa che porta fortuna:
il 6 gennaio la Lotteria Italia

La Lotteria Italia (un tempo nota anche come Lotteria di Capodanno) è la lotteria nazionale italiana, abbinata di anno in anno ad una delle più popolari trasmissioni televisive della Rai, e trasmessa su Rai 1. Dal 2018, è l’unica lotteria nazionale italiana ancora in vigore (fino agli anni Novanta si contavano ben 13 lotterie nazionali in Italia). L’estrazione dei premi vincenti si effettua tradizionalmente il 6 gennaio. Il record di biglietti venduti in un anno appartiene all’edizione del 1988, con oltre 37 milioni di tagliandi.


Il carbone e la calza appesa:
il loro significato originario

Simbolo / Il carbone era il resto dei falò, dunque segno di rinnovamento

Nel XII secolo si diffuse la leggenda che i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana che però, malgrado le loro insistenze affinché li seguisse per far visita al piccolo, non uscì di casa per accompagnarli. Ma pentita di non essere andata con loro, preparò un cesto di dolci e si fermò ad ogni casa donando dolciumi ai bambini che incontrava. Da quel momento i bambini si sarebbero aspettati ogni Epifania i dolciumi e per ringraziare l’anziana signora, lasciavano le scarpe fuori dall’uscio di casa, così che la donna potesse cambiarli durante il lungo viaggio, o se non ne avesse avuto bisogno, li avrebbe riempiti di leccornie. Un’altra leggenda narra che Numa Pompilio, uno dei sette re di Roma, avesse l’abitudine di appendere durante il periodo del solstizio d’inverno una calza in una grotta per ricevere doni da una ninfa. Per tradizione, nella calza spunta il carbone, antico simbolo rituale dei falò, che inizialmente veniva inserito insieme ai dolci, in ricordo del rinnovamento stagionale. La morale cattolica nei secoli successivi ha trasformato il significato del carbone come punizione per i bambini più monelli.