14%
Il trend

È la crescita nella quantità di rifiuti affidati al Consorzio Conai per essere avviati a riciclo o recupero energetico in Emilia Romagna, che è passata dalle 413 mila tonnellate del 2018 alle 470 mila del 2019; nelle Marche la crescita è del 12%, con un dato assoluto di 140 mila tonnellate

Dall’estero c’è ancora da imparare
Ma via Emilia e Marche studiano bene

Nel 2019 le due regioni hanno fatto meglio del resto d’Italia

La plastica che dà vita a nuovi oggetti è il 43%
Ma i numeri sono in crescita a doppia cifra

di Marco Principini
BOLOGNA

Negli ultimi anni, sul fronte rifiuti, sono stati compiuti notevoli passi in avanti. L’Italia, per quel che riguarda la raccolta differenziata, è riuscita a balzare nei primi posti delle classifiche europee trainata da regioni virtuose come l’Emilia-Romagna e le Marche. Qualcosa in più c’è da fare nel riciclo, in particolare per la plastica: il Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) ha valutato in poco più del 43% (2019) la quantità di plastica che effettivamente dà vita a nuovi oggetti. A fornire uno scenario esaustivo sulle performance green del Paese è il Conai, il Consorzio nazionale imballaggi che nei mesi scorsi ha tracciato un bilancio anche per Emilia-Romagna e Marche. Nel 2019, da Piacenza a Rimini, hanno evitato la discarica 470.054 tonnellate di rifiuti di imballaggio, conferite in modo differenziato al sistema Conai per essere avviate a riciclo o recupero energetico. La regione mette a segno un +14% nei conferimenti rispetto al 2018, quando aveva affidato al consorzio 413.561 tonnellate di materiale. Nel dettaglio, i cittadini hanno conferito 17.817 tonnellate di acciaio, 868 di alluminio, 135.992 di carta, 33.687 di legno, 104.464 di plastica e 177.226 di vetro. I dati pro capite rivelano che gli abitanti dell’Emilia Romagna si sono assestati su numeri superiori alla media nazionale per quasi tutti i materiali di imballaggio. Ogni cittadino ha conferito al sistema Conai una media di 31,01 chili di carta (23,22 in Italia), 7,64 di legno (3,35 a livello nazionale), 23,57 di plastica (la media italiana è di 21,42) e 40,26 di vetro (la media italiana è di 33,51). Lo sguardo alle province offre un panorama diversificato a seconda del materiale di imballaggio considerato, con dati influenzati – come ogni anno – dalle convenzioni che i Comuni attivano con Conai tramite l’accordo quadro tra il consorzio e l’Anci. Ottime anche le performance delle Marche: nel 2019 hanno evitato la discarica 140.111 tonnellate di rifiuti di imballaggio (il dato è sempre riferito alle quantità conferite in modo differenziato al sistema Conai per essere riciclo o recupero energetico). La crescita della regione è del 12,05% rispetto al 2018: 4.534 sono le tonnellate di acciaio, 402 quelle di alluminio, 38.471 di carta, 4.948 di legno, 36.025 di plastica e 55.730 di vetro. Numeri che il Conai definisce «molto incoraggianti» e che confermano i comportamenti virtuosi dei cittadini marchigiani già registrati da Ispra: le Marche si piazzano nella top 5 delle regioni italiane più efficienti in termini di economia circolare e raccolta differenziata.


I dati provinciali

Fronte acciaio, emerge Ferrara
Rimini svetta nella carta

BOLOGNA

In Emilia-Romagna, tra le province più virtuose sul fronte del riciclo dei rifiuti, quella di Ferrara emerge con un primato per i conferimenti di imballaggi in acciaio: ammontano 9,24 chili per abitante. Stando ai snumeri, a seguirla è Piacenza, con 6,6 chili. La provincia di Rimini, dal canto suo, svetta con il dato più alto per quanto riguarda la carta, che si assesta a 45,30 chili per abitante, mentre la provincia di Reggio Emilia registra il dato pro capite più alto per tre materiali che sono legno, plastica e vetro. Proseguendo, quella di Modena invece è la provincia che registra il più alto dato sul fronte degli affidamenti di alluminio, arrivando a 0,75 chili per abitante. Spostando lo sguardo alle Marche, e osservando i dati pro-capite, va detto che i numeri dalla provincia di Pesaro-Urbino a quella di Ascoli Piceno risultano superiori alla media nazionale soprattutto per carta, plastica e vetro. Nel 2019 ogni abitante della regione ha conferito al sistema Conai una media di 28,14 chili di carta (la media italiana è di 23,22), 25,16 chili di plastica (21,42 in Italia) e 36,64 chili di vetro (33,51 in Italia). La provincia di Pesaro-Urbino è quella che registra il dato pro capite più alto per carta, legno e vetro. Per trovare i risultati migliori nel comparto dei metalli, invece, bisogna spostarsi nella provincia di Fermo, i cui abitanti conferiscono ogni anno 3,87 chili di acciaio e 1,27 di alluminio destinati al riciclo. Nello stesso territorio, poi, registra ottime performance anche la plastica: i cittadini fermani infatti ne hanno conferiti più di quelli delle altre province, 29,30 chili a testa.


Forlì Ambiente, tecnologia e sicurezza

La cooperativa di Forlì è un punto di riferimento nelle pulizie industriali
Formazione continua e attrezzature innovative per proteggere gli operatori

FORLÌ

Il core business è rappresentato dalle pulizie industriali con auto spurghi potenziati e pompe ad altissima pressione: macchinari utilizzati per pulire serbatoi, vasche, tubazioni, sistemi fognari e macchinari nelle industrie. Forlì Ambiente, realtà guidata da Marco Martelli, oltre 10 milioni di fatturato e una sessantina di dipendenti, è un riferimento del settore in particolare in Romagna. Ed è un riferimento nell’agrifood. «Siamo impegnati – spiega Martelli – per industrie nel settore della trasformazione alimentare, aziende che hanno stoccaggi sul porto di Ravenna per materie solide come granaglie, concimi, semi oleosi e terre per le industrie ceramiche, oppure liquide come materie prime o intermedi per l’industria chimica. In questi casi, al porto, il nostro lavoro consiste nella pulizia di silos, capannoni e nastri trasportatori per le materie solide, di serbatoi e tubazioni per quelle liquide quando viene cambiata destinazione d’uso agli stoccaggi». Per quanto riguarda l’agroalimentare, tra le aziende che si rivolgono a Forlì Ambiente spiccano Conserve Italia, Amadori, Unigrà, Caviro, Deco e Clai. La cooperativa forlivese è anche socia di Ciclat Trasporti Ambiente. «Per questi lavori specializzati – osserva Martelli – possiamo contare su personale formato secondo le prescrizioni del Dpr 177/2011, successivo al Dlgs 81/2008, per lavorare in spazi confinati dove possono essere presenti diverse tipologie di gas oppure si può verificare una carenza di ossigeno. Oltre alla formazione continua del nostro personale abbiamo investito e investiremo tutti gli anni cifre importanti per mantenere efficienti le attrezzature che ci permettono di lavorare in sicurezza e acquistare le soluzioni più innovative ». Un esempio è costituito dai rilevatori multigas. «Ci sono poi attrezzature che facilitano il recupero veloce di un operatore in difficoltà, autorespiratori e attrezzature adatte a lavorare anche in zone classificate Atex, cioè dove è molto possibile che siano presenti gas esplosivi. In questo caso oltre ai rilevatori gas abbiamo una serie di attrezzature antiscintilla e radio ricetrasmittenti per comunicare, tutte certificate Atex». Così, «quando c’è il rischio che ci sia una concentrazione anche minima di gas o si presenti una carenza di ossigeno nella pulizia di vasche interrate, cisterne, spazi confinati in genere, gli operatori intervengono con l’ausilio di autorespiratori per il cui uso sono stati formati». È la tecnologia ai massimi livelli, indispensabile la sicurezza degli operatori. Nel settore industriale e zootecnico l’azienda si occupa anche di pulire sistemi fognari, vasche di raccolta liquami, sedimentatori dei depuratori interni e cura gli smaltimenti dei rifiuti prodotti nelle pulizie compreso il trasporto con mezzi che possono trasportare da 3 a 30 tonnellate.


Gli altri servizi

Gli interventi in autostrada

Forlì Ambiente completa i servizi offerti di pulizia nelle industrie con pompe da travaso dotate di motori ausiliari e con pompe ad altissima pressione fino a 1000 bar «che servono per rimuovere le incrostazioni calcaree più dure – racconta Martelli –. Siamo attrezzati anche per intervenire in caso di sversamenti causati da incidenti stradali con ribaltamenti di camion o autoarticolati che contengono materie liquide o solide la cui fuoriuscita può provocare danni da inquinamento di corsi d’acqua o terreni». In questi casi, sottolinea dunque il numero uno di Forlì Ambiente, l’azienda interviene direttamente «per conto delle compagnie assicurative di chi ha causato questi danni. Siamo inoltre iscritti alla categoria 8C dell’Albo gestori ambientali che ci permette di fare da intermediario per un quantitativo ingente di rifiuti, avendo ottimi rapporti con gli impianti di smaltimento». Forlì Ambiente è una realtà in crescita, tanto che nel 2021 sono previste nuove assunzioni.


Eco.Ser tra rifiuti speciali e agricoltura bio

Nel 2020 l’azienda bolognese ha festeggiato i 25 anni, forte di tre impianti di stoccaggio e della sua attenzione all’economia circolare

BOLOGNA

Il mondo dell’agricoltura biologica e quello dei rifiuti sono meno lontani di quanto si possa immaginare. C’è un filo rosso che li unisce ed è quello dell’attenzione all’ambiente. Ne sa qualcosa chi ha passato un quarto di secolo a trattare i rifiuti speciali e pericolosi. Prodotti, o fattori di produzione arrivati alla fine del loro ciclo divita, che una volta erano visti come qualcosa di cui semplicemente liberarsi, mentre oggi, con la crescente attenzione alle tematiche ambientali, vengono analizzati sempre più per quello che sono: da un lato, un problema ambientale, sociale ed economico della massima importanza; dall’altro, una risorsa. In questo senso Eco.Ser, che quest’anno ha spento le 25 candeline ed è guidata dall’amministratore unico Gilberto Gherardi dal 2010, ha trovato la sua missione: quella di interporsi tra il produttore e la destinazione finale, per gestire il percorso dei rifiuti in maniera professionale e responsabile. L’azienda di Villanova di Castenaso (Bologna) è parte integrante del consorzio Astra di Faenza (Ravenna), i cui associati, operando nell’ambito ambientale, offrono servizi specifici e integrati per ogni esigenza. L’attività di Eco.Ser si svolge su tre impianti, tutti in Emilia-Romagna. Il primo, e il più importante per numero di dipendenti al lavoro, è a Villanova di Castenaso. Poi, dall’hinterland bolognese, ci si sposta in Romagna, a Riolo Terme, in provincia di Ravenna. E sempre nel Ravennate, ma a Lugo, si trova il terzo impianto: è l’ultimo arrivato, visto che si è aggiunto solo nel 2018. Tutti e tre gli impianti sono abilitati a raccogliere i rifiuti dalle aziende produttrici, per poi trasportarli agli impianti finali di trattamento e smaltimento, a seconda della tipologia e delle caratteristiche fisiche e chimiche. Attenzione: parliamo dei rifiuti speciali e speciali pericolosi delle aziende, come possono essere l’amianto e i solventi, dannosissimi per l’ambiente e potenzialmente dannosi per le persone. Accanto a questo, però, c’è tutto il tema dell’economia circolare. Sotto questo aspetto Eco.Ser può contare su un ramo aziendale composto da un ufficio tecnico agronomico apposito, che è incaricato di occuparsi del riutilizzo in agricoltura di fanghi agroalimentari provenienti da due distillerie di Faenza, che vengono prodotti per poi concimare terreni agricoli. È la stessa società a conferire alle distillerie i prodotti da cui poi verranno ricavati i fanghi. Oggi questo comparto rappresenta la seconda voce del fatturato aziendale. Ed Eco.Ser copre, in questo modo, tremila ettari di superficie agricola sparsi sulle province di Bologna, Ferrara e Ravenna. Un dato che rende la realtà bolognese una delle aziende leader nel settore, capace di conferire ogni anno 30 mila tonnellate di prodotto fango. E il comparto è in forte crescita, se si considera che solo in questo ambito Eco.Ser ha visto, in un triennio, il fatturato crescere del 60%. Non solo rifiuti, però. Benché restino quelli il business di riferimento dell’azienda, Eco.Ser si è lanciata in un’altra sfida ambiziosa entrando nel campo dell’agricoltura biologica. La società detiene la quota di maggioranza della Soc.Agr. Ecoter S.S.: una realtà che oggi gestisce 74 ettari di frutteto certificato biologico e circa venti ettari di pioppeti biologici da biomassa. Inoltre l’azienda ha in cantiere, e il progetto è già in fase avanzata, l’acquisto di ulteriori 84 ettari. «Siamo una realtà polivalente, come piace definirla a me – spiega Massimiliano Gherardi, tecnico agronomo impegnato nell’ufficio agricoltura ambiente e rifiuti – che lavora per l’ambiente e con l’ambiente a 360 gradi». Anche in un 2020 che ha costretto molte aziende a rivedere i propri piani di sviluppo, davanti alla crisi economica senza precedenti derivata dalla pandemia, Eco.Ser non si è fermata. E oggi si avvia a chiudere un anno in cui ha completamente rinnovato il parco mezzi: oggi sono nove gli automezzi per il trasporto e la raccolta dei rifiuti, tutti Euro 6, a cui si aggiungono due rimorchi. Che l’azienda non sia rimasta ferma lo dimostrano i dati economici e occupazionali. Il valore della produzione è cresciuto del 50% tra il 2017 e il 2019, passando da 5,8 a 8,6 milioni di euro in appena due esercizi. Contestualmente il personale è aumentato del 40% in tre anni: oggi sono 30 le persone attive in azienda, tra impiegati, autisti, magazzinieri e collaboratori di vario genere. La crescita imperiosa dei ricavi subirà nel 2020 una frenata dettata dalla crisi, ma la chiusura dell’esercizio è prevista su dati simili a quelli del 2019. Guardando al futuro c’è spazio per l’ottimismo, perché il settore avrà sempre più cose da dire: ci si attende, infatti, che la crescente sensibilizzazione sul tema della corretta gestione del rifiuto potrà portare un aumento delle prospettive lavorative.


SFIDE E OPPORTUNITÀ

Tra stabilimenti e campi, una realtà impegnata su più fronti

1
Le sedi aziendali
Tutto parte da Villanova

A Villanova di Castenaso (Bologna) c’è la sede centrale di Eco.Ser, fondata nel 1995. Allo stabilimento bolognese si aggiungono altri due siti: uno a Riolo Terme, in provincia di Ravenna e uno a Lugo. Proprio l’impianto di Lugo è l’ultimo arrivato nella famiglia Eco.Ser

2
Divisione agronomica
I fanghi nei campi

Con la sua divisione agronomica, Eco.Ser si occupa del riutilizzo in agricoltura di fanghi agroalimentari provenienti da due distillerie di Faenza: la nuova vita di questi fanghi è quella di concimare i terreni agricoli