Un sogno trasformato in realtà
«Il segreto? Qui c’è vita vera»

Un anno di Fico: il bilancio e le prospettive dell’ad Tiziana Primori

Lorenzo Pedrini
BOLOGNA

IL PRIMO anno di vita è quello dell’entusiasmo intatto ma, d’altra parte, anche quello delle prove più dure. Allo scoccare dei suoi primi 365 giorni, allora, Fico-Eataly World ne ha già superate molte e i numeri parlano di attese rispettate. Il fatturato del primo parco agroalimentare del mondo tocca oggi i 50 milioni di euro (58 a fine anno), frutto di 2,8 milioni di visitatori totali e del lavoro di 900 addetti. Lo scontrino medio, invece, supera i 18 euro a persona e, se la metà degli incassi arriva ancora durante i weekend e il dato degli ingressi ‘bolognesi’ rimane stabile al 30%, a colpire è l’aumento delle presenze straniere, cresciute negli ultimi mesi dal 7% al 20%.

Tiziana Primori, come commenta questi dati l’amministratore delegato di Eataly World?

«Non posso che essere soddisfatta, perché il sogno si è già trasformato in un parco che funziona e fattura, grazie agli sforzi dei lavoratori e alla visione degli imprenditori che ci hanno dato fiducia. Abbiamo ancora tanta strada da fare ma, a un anno dalla nascita, ci sentiamo di sicuro più forti».

Se dovesse citare tre punti di forza di Fico, a che cosa penserebbe?

«Innanzitutto a quanto fatto per promuovere le piccole realtà italiane, con lo spazio dedicato ai comuni che pullula di pro-loco pronte a mostrare il meglio che hanno da offrire. Poi penso alla vita vera che Fico trasuda, con piante e animali che nascono e le fabbriche contadine che trasformano le materie prime in prelibatezze, e, infine, agli ospiti che ci hanno fatto visita, da Pepe Mujica a don Ciotti e dall’astronauta Paolo Nespoli a Jamie Oliver ».

Che cosa, invece, l’ha colpita al di là delle previsioni iniziali?

«A scaldarmi il cuore sono i bambini, con le attività rivolte alla scuole che sono state allargate, vista la grande richiesta, anche a quelle dell’infanzia, mentre una sorpresa gradita è quella del turismo accessibile, rivolto a chi ha difficoltà deambulatorie ma anche a chi non è in grado di sentire o vedere».

Le criticità da risolvere, dove si annidano?

«Vista la vastità della nostra offerta abbiamo scelto, da oggi, di andare letteralmente incontro a chi entra, per raccontargliela di persona. Poi, dal momento che le fabbriche contadine ce lo chiedevano, abbiamo pensato di varare corsi durante i quali il pubblico indossa camice e guanti e si può aggirare al loro interno. Infine, punteremo sempre più sulle scuole e sulle famiglie, con tanti nuovi progetti ad hoc».

E il nodo trasporti, come procede?

«Sul tanto dibattuto Fico Bus, con la fine del periodo di prova, si troverà senz’altro una soluzione per farlo rendere al meglio, anche se, si sa, gli italiani preferiscono la macchina. A chi cerca il pelo nell’uovo, però, vorrei ricordare che in un solo anno abbiamo fatto meglio di una realtà consolidata come Mirabiliandia e che sfioriamo già i numeri di un colosso del divertimento come Gardaland».

Chi vi ama ne sarà felice, mentre chi non vi ama continuerà a non fidarsi.

«L’Italia è uno strano Paese, culla del meglio che la Terra ha da offrire ma spesso poco lungimirante e, a volte, pure invidioso. I migliori attestati di stima, però, credo vengano dal fatto che i francesi già ci stanno copiando (con il progetto del parco agroalimentare che sorgerà vicino a Lione, ndr) e che un mercato fondamentale come quello cinese sta rispondendo al meglio ».

Di occhi a mandorla, in un sabato come questo, in effetti se ne vedono in giro.

«Sì, ma non mi riferisco solo a questo. In cantiere, infatti, c’è il progetto di costruire un Fico direttamente in Cina, visto che nel fu Celeste Impero sembrano avere perfettamente colto la nostra logica di business, cultura e sostenibilità».