Anghiari, la storia tradotta in arte

Condottieri e strateghi, protagonisti già dell’affresco vinciano, tornano sul campo di battaglia dopo 579 anni in una mostra al Museo

di Olga Mugnaini
ANGHIARI (Arezzo)

La storia della battaglia di Anghiari come mai prima d’ora in Italia. Un percorso d’arte dove il visitatore scopre l’opera di Leonardo Da Vinci e le figure dei grandi personaggi storici impegnati nei fatti della battaglia di Anghiari. A presentare l’evento, che si intitola “Arte di Governo e la Battaglia di Anghiari. Da Leonardo da Vinci alla serie gioviana degli Uffizi”, è proprio il Museo della Battaglia di Anghiari, piazza Mameli 1-2 nella cittadina in provincia di Arezzo che porta il nome del celebre dipinto di Leonardo da Vinci, in occasione del cinquecentenario della morte dell’artista scienziato.
La mostra inizia dai protagonisti di quella storica battaglia che, tramite i loro ritratti, tornano ad incontrare il paesaggio della loro battaglia 579 anni dopo. Le prime opere esposte appartengono alla serie gioviana degli Uffizi, ovvero alla serie dei ritratti di uomini illustri commissionata da Cosimo I De Medici a Cristofano di Papi dell’Altissimo, allievo di Bronzino, che per i suoi ritratti si ispirò alla collezione pittorica e numismatica di Paolo Giovio. Eugenio IV, Neri Capponi, Niccolò Piccinino, Filippo Maria Visconti si affrontano e dialogano allo stesso tempo e nella medesima sala, in due pareti opposte, per le due fazioni opposte. Il primo a presentarsi sulla parete destra è Neri Capponi, uno tra i comandanti delle truppe fiorentine impegnate sul campo di battaglia contro l’esercito milanese. Fu considerato dai fiorentini l’artefice della vittoria grazie alla sua esperienza maturata in ambito militare. Accanto a lui troviamo un altro protagonista, papa Eugenio IV, alleato con Firenze e Venezia. Cristofano dall’Altissimo ha rappresentato Eugenio IV, con il volto e la veste per metà in ombra, soffermandosi sui dettagli della barba incolta e sugli effetti del chiaroscuro resi dalle fittissime pieghe della veste dal colletto sottilmente ricamato.
Nella parte opposta della sala, Filippo Maria Visconti e Niccolò Piccinino si guardano e sembrano volersi parlare. Filippo Maria Visconti fu il promotore di un’ambiziosa politica di dominio per ridare forza e prestigio al Ducato di Milano. Il suo fedele condottiero Niccolò Piccinino, perugino di nascita, fu introdotto presto al mestiere delle armi per la repubblica fiorentina, ma passò nel corso degli anni al servizio del Duca di Milano rimanendogli sempre fedele. Nei ritratti dei due personaggi sono evidenti i richiami alle medaglie di Pisanello. Qui lo sguardo si sofferma sulla tecnica e la qualità artistica di questo autore poco conosciuto ma con abile capacità di resa dei dettagli, riscontrabili nell’oro e nel velluto della veste del Duca di Milano, nella chiusura della cotta di maglia, nel chiaroscuro dell’incarnato e del copricapo di Niccolò Piccinino. Nella piccola sala centrale spicca il ritratto di Cosimo il Vecchio de’ Medici, per mano di Bronzino. Nella stessa sala, ancora più minute ed elegantissime sono le decorazioni della pergamena di Giovanni Pietro Birago, frammenti dello Sforziade che glorificava le gesta di Francesco I Sforza, Pater Patriae. Tra le decorazioni di angeli e musici e allegorie delle virtù teologali emergono i ritratti di profilo di Galeazzo Maria Sforza, Francesco Sforza e di Ludovico il Moro.
Il viaggio continua nell’ultima sala con la figura di Leonardo da Vinci che accoglie con il suo sguardo, vigile su due opere policrome del XVI secolo che hanno preso ispirazione dalla sua celebre battaglia, ovvero l’Episodio per lo stendardo proveniente dal Museo Horne di Firenze, in questa occasione ricondotto all’ambito artistico del Sodoma, e la Tavola Doria, celebre testimonianza recentemente attribuita a Francesco Morandini detto “Il Poppi”.