Il fascino intramontabile della Sibilla

Il mito della profetessa, fra storia e leggenda, fa da calamita per i visitatori

di ELISABETTA FERRI

TRA IL MONTE VETTORE e il Monte Priora si staglia il Monte Sibilla: con i suoi 2.173 metri, custode del mistero della Sibilla Appeninica, è una delle vette principali del parco nazionale, a cavallo tra Marche e Umbria. I Monti Sibillini devono il loro nome al mito della Sibilla, figura legata a misteriosi riti pagani, capace secondo la leggenda di vedere gli accadimenti passati e quelli futuri. Il mito narra di una profetessa condannata per la sua superbia a restare imprigionata nelle viscere della montagna: proprio la grotta della Sibilla ha assunto nei secoli una luce magica ed inquietante. Draghi, serpenti, fate simili a sirene di montagna, tutti al suo servizio per proteggere l’oro e le pietre preziose custodite nella grotta. Alle leggende orali e ai racconti popolari si aggiungono quelli scritti: da quelli di Svetonio (risalenti al 69 a.c.), all’opera scritta nel 1410 da Andrea Barberino (il Guerrin Meschino) sino al cavaliere errante e scrittore Antoine de La Salle, che racconta del paradiso della regina Sibilla, nella quale tanti cavalieri avevano smarrito la via. Naturale che siano in tanti a voler visitare questa zona del parco, dove la scorsa estate è stata installata un’importante novità: l’Università di Camerino, in collaborazione con il Comune di Montemonaco e con i geologi del Cai, grazie ai fondi della Regione per la speleologia, ha realizzato due pannelli esplicativi, entrambi in lingua italiana e inglese, che danno un’interpretazione paesaggistico-geologica di ciò che gli escursionisti si trovano davanti. Sul monte Zampa e in prossimità dell’Antro della Sibilla i visitatori trovano un pannello, con raffigurata la foto del paesaggio che hanno di fronte agli occhi, in cui sono indicate le caratteristiche di ciò che stanno vedendo. Capiranno bene dove si trovano all’interno dei Sibillini e la risposta ad alcuni perchè. Tra le immense curiosità che possiamo trovare in questo territorio, non si può dimenticare la scoperta di un piccolo crostaceo endemico, una specie tipica ed esclusiva di questo territorio. Ce lo racconta Maria Gaetana Barelli, biologa e guida del parco, che fa parte di un gruppo di ricerca diretto dal professor Lorenzoni dell’Università di Perugia.

«MONITORANDO il laghetto di Palazzo Borghese, situato a 1.700 metri, che si forma con lo scioglimento delle nevi e resiste per non più di 20-30 giorni, abbiamo scoperto l’esistenza del Chirocephalus sibyllae, un piccolo crostaceo lungo 2 centimetri, dal colore tra il verde e l’arancio. Il suo ciclo di vita nasce e si sviluppa esclusivamente in questo bacino ». Ma non è l’unica specie. Dal circo glaciale ai piedi di Palazzo Borghese, dal quale si vetta la vede della Sibilla, si passa alla valle adiacente, quella del Lago di Pilato, dove vive il Chirocephalus marchesonii: «La caratteristica che lo rende infinitamente prezioso – spiega la Barelli – è che dal dna si evidenzia che non appartiene ai chirocefali europei, ma a quelli asiatici e himalayani. Conoscere è proteggere, per questo guidiamo escursioni fino ai due laghi per permettere soprattutto agli studenti, ma anche ai turisti, di rendersi conto della biodiversità ».


IL MUSEO A MONTEMONACO C’E’ UNA STRUTTURA TUTTA DEDICATA, APERTA DIECI ANNI FA

Uno scivolo simula l’ingresso alla grotta misteriosa

E’ L’UNICO MUSEO rimasto nella sua sede storica dopo il sisma: realizzato tra il 2009 e il 2012 il Museo della Sibilla di Monte monaco è una vera fonte di curiosità per i visitatori: «Consente di fare un viaggio attraverso il mito – spiega Rosangela Censori, responsabile della struttura –. Vi si trovano pannelli con le immagini e l’iconografia delle Sibille e le foto storiche risalenti agli anni fra il ’52 e il ’54, prima che la grotta crollasse. Si possono leggere, sempre su pannelli, le fonti letterarie più importanti della leggenda e i racconti delle spedizioni di fine ’800». Ma c’è anche una parte ludica in questo museo, quella per cui i bambini impazziscono: «Abbiamo un divertente scivolo che simula l’ingresso nella grotta e anche una ricostruzione fantastica con le fate che si illuminano, oltre ad un video unico che si può vedere solo qui a Montemonaco ». Come tutte le leggende, quella della Sibilla è ammantata di mistero. E tale rimane la grande pietra arenaria portata giù dal Lago di Pilato in cui si trovano incisi tre nomi, la loro provenienza (Spoleto) e una data, alla quale manca l’ultimo numero, che risale al 1500 (si presume tra il 1520 ed il 1529).

«PRIMA del terremoto avevamo circa 4.000 visitatori l’anno – dice la Censori – poi ci sono venute a mancare le gite primaverili delle scuole alle quali facevamo fare le escursioni il mattino e la visita del museo il pomeriggio. Stiamo recuperando con l’autunno, abbinando una visita al castagneto». Montemonaco rimane comunque il punto di partenza per le escursioni più interessanti alla volta della grotta della Sibilla: anche se non si può più entrarvi per via delle frane, il suo fascino rimane intatto.


Un itinerario di bottega in bottega

Nei distretti della scarpa, del cappello e delle ceramiche venduti in tutto il mondo

DI BOTTEGA in bottega nella terra del saper fare. I percorsi di Fermo Rebirth ci portano nei distretti della scarpa e del cappello, per toccare con mano i manufatti di qualità che rispecchiano il genio e la creatività degli artigiani marchigiani, in un contesto, ambientale, culturale ed artistico di grande eccellenza. I percorsi, oltre all’aspetto naturalistico, ambientale e culturale, sono arricchiti con laboratori artigiani, dove vengono mostrate le lavorazioni di ceramiche, cappelli e calzature, tipiche di questo territorio. Si apriranno le porte delle botteghe dove sono state create e sviluppate scarpe, ceramiche e cappelli di qualità, vendute nelle boutique di tutto il mondo. Questa capacità e, se vogliamo tradizione, ha radici profonde e risale alla “vocazione autoimprenditoriale” della regione, fatta di persone che, nel dopoguerra, hanno di fatto dato origine ad un’industria che non c’era, ad un modo nuovo di produrre, mantenendo una qualità artigianale in una dimensionalità internazionale. Tutto guidato da una vera passione per il mestiere, dalla capacità di anticipare i cambiamenti e creare innovazione cercando di orientare sempre di più la vocazione artigiana verso la cultura d’impresa contemporanea.

IN QUESTI LUOGHI troviamo una cultura gastronomica che ancora rispecchia le tradizioni contadine, ogni piatto porta con sé il gusto autentico di prodotti genuini: tra i piatti tipici le paste all’uovo come i vincisgrassi, versione marchigiana delle lasagne, gli immancabili maccheroncini di Campofilone e il tartufo pregiato dei Monti Sibillini.


LA NOVITÀ DUECENTO PIONIERI PER LA PRIMA EDIZIONE DEL SIBILLINI BIKEPACKING

Unsupported Bike Adventure, nuova idea per il cicloturismo

LA PRIMA edizione di Unsupported Bike Adventure, lo scorso 25 maggio, ha registrato un grande successo. Il Sibillini Bikepacking ha visto al via 200 pionieri provenienti da 5 nazioni arrivati per scoprire il territorio del Parco attraverso una versione appositamente rivista del Grande Anello, studiato per esaltare la varietà e la bellezza di questi luoghi incontaminati e ricchi di storia, tradizioni e un’immancabile aura di magia e leggenda. Circa 160 km 4500 d+ dove oltre il 90% si sviluppa su mulattiere e sentieri di montagna. Un nuovo modo di fare cicloturismo, sempre più diffuso tra gli appassionati della bici, dove ognuno è libero di organizzare il proprio viaggio in autonomia, abbandonando il cronometro e sincronizzando i cicli dei pedali con quelli della natura, seguendo una traccia consegnata all’inizio del giro. «Non è una gara, non c’è classifica – spiega Ivano D’Orazio del Comitato organizzativo -. Semplicemente è un viaggio che consente di scoprire in Mountain Bike tutta la magia di un territorio che, nonostante le ferite inflitte dal terremoto, è ancora in grado di emozionare e stupire. Un viaggio impegnativo, dove chi ti sta a fianco non è l’avversario da battere ma un compagno di avventura». Il progetto si sviluppa in connessione col progetto regionale Marche Outdoor, rivolgendosi ai bikers più avventurieri. Il percorso è diventato permanente: ogni settimana si registrano nuovi viaggiatori, appassionati che vogliono scoprire mondi fantastici e tesori nascosti, un paesaggio che si mostra ogni volta diverso e che ogni volta regala un rinnovato stupore. Per maggiori informazioni o per registrarsi al percorso consultare il sito www.sibillinibikepacking.it.


Dalla Riviera verso le montagne

Suggeriti tre percorsi ad anello: si lasciano le palme per le vette

di ELISABETTA FERRI

UN VIAGGIO tra storia ed enogastronomia. I tre anelli Ascoli Rebirth partono dall’affascinante Riviera delle Palme, caratterizzata da centinaia di palme presenti, da tantissime oasi verdi, fontane, aree ricreative e di svago e con una modernissima pista ciclabile che si snoda sul lungo mare. Un percorso tra natura e mare caratterizzato da borghi gioiello, come Acquaviva Picena, Grottammare e paesaggi mozzafiato.

IL PRIMO ANELLO è sviluppato sui morbidi crinali ascolani, lo sguardo si apre su vigne, canyon calanchivi con falesie argillose alte fino a 100 metri e boschi incontaminati che creano un prezioso ecosistema, ricco di animali selvatici che si rifugiano in queste aree, sorgenti e protettori della biodiversità. Percorsi su strada si intrecciano con esperienze in MTB, escursioni organizzate dalle stesse aziende vitivinicole pedalando tra le vigne e degustando vini DOC esportati in tutto il mondo, e con luoghi magici come il castello di Offida e la chiesa di Santa Maria della Rocca.

IL SECONDO ANELLO parte dalla bellissima città medioevale di Ascoli, considerata tra le più monumentali d’Italia. Un susseguirsi di chiese, palazzi e musei, caratterizzata da torri e campanili; ci si trova avvolti dal caldo colore dorato del travertino, che riveste quasi tutto il centro storico. Il percorso si sviluppa su splendidi crinali che incrociano borghi incastonati tra le verdi colline in cui l’atmosfera è conviviale ed allegra. Lungo il percorso si scorge il Monte dell’Ascensione, il cui aspetto frastagliato suggerisce diverse figure: a seconda del punto di osservazione può ricordare la bella addormentata o il profilo di Cecco d’Ascoli, eretico e avversario di Dante Alighieri. Il legame della gente con questo monte è molto forte, grazie alla sua grande ricchezza naturalistica e storicoculturale. Percorrere i suoi sentieri significa entrare in una dimensione insolita, muoversi lungo le vie della storia; piceni, romani, saraceni, templari, eremiti, lanzichenecchi e briganti hanno camminato in questi luoghi. Da qui inizia una morbida discesa fino a raggiungere la vallata del Tronto per poi tornare in Ascoli.

IL TERZO ANELLO di Ascoli rebirth entra nel cuore delle Marche, dirigendosi verso i Monti Sibillini. Lo fa seguendo strade panoramiche, secondarie, che regalano il contatto con la natura, scorci indimenticabili e tornanti che trasmettono quella sensazione di libertà che solo la montagna sa donare.


MARCHE TRAIL L’11 OTTOBRE AL VIA SECONDA EDIZIONE

Un’avventura che parte dal Conero

L’11 OTTOBRE al via la seconda edizione del MARCHE TRAIL, un nuovo tracciato “Unsupported Bike Adventure” destinato a far scoprire su strade bianche le fantastiche colline marchigiane, visitare i borghi più caratteristici e gustare l’ospitalità dei marchigiani e dei loro prodotti tipici. Il tracciato si snoda dalla riviera del Conero sino alla riviera delle Palme, attraversando la bella collina marchigiana e alcune delle vette dei Monti Sibillini. Uno splendido territorio ricco di natura, storia e tradizioni popolari, una nuova traccia studiata per esaltare la varietà e le bellezze di questa regione, l’unica in Italia che si esprime al plurale. Il territorio in autunno offrirà un paesaggio perfetto agli amanti delle due ruote, regalando paesaggi indimenticabili: i colori diventano caldi, l’uva si matura sui filari delle vigne, la luce dei cieli si fa avvolgente. Pure in questo caso un traccia ed un viaggio da organizzare in piena autonomia: anche in questo caso una sfida con se stessi, con lo scopo di migliorare la propria capacità di scoprire luoghi fantastici. Un percorso d’avventura che attraversa gran parte delle Marche senza alcun supporto da parte degli organizzatori, fatta eccezione alla partenza e all’arrivo. Per gli iscritti, l’unico vincolo è dato nel seguire la traccia fornita, dall’inizio alla fine. Per maggiori informazioni o per registrarsi al percorso consultare il sito www.marchetrail.it.


Marche, una rinascita dell’anima

Una regione al plurale che offre ai ciclisti un patrimonio diffuso

LA BICICLETTA ti accompagna nel turismo outdoor esperienziale, scopri Marche Outdoor. Le dolci colline ti conducono dal mare alla montagna, le eccellenze culturali ed enogastronomiche ti coccolano lungo il tragitto e il paesaggio naturale e culturale diventa museo a cielo aperto. Vi è mai capitato di voler staccare dal quotidiano e ricaricare le energie? E’ scientificamente provato che le attività all’aria aperta aiutano a combattere lo stress e a ritrovare la positività per affrontare il quotidiano. Le Marche si aprono e mettono in mostra il loro cuore, fatto di tradizioni, mangiar bene, cultura e saper fare, un patrimonio diffuso tramandato nei secoli, per certi versi incontaminato, che oggi si dischiude con un susseguirsi di pedalate. La bici è il mezzo scelto ormai da sempre più persone che vogliono trovare un legame con il paesaggio, con la storia: e sulle due ruote, oggi si possono scoprire interamente le Marche. Lo sport smette di essere fatica e diventa gusto, diventa fragranza. Abbina la tua bicicletta al profumo delle ginestre, del pane appena sfornato, dei formaggi con il miele o le confetture, abbina un paesaggio unico ai vini marchigiani e alle birre artigianali.

UNA RINASCITA personale all’insegna dell’equilibrio e del benessere, esperienze indimenticabili che tramutano il viaggio in una reale fusione con il territorio, di una prorompente bellezza che ogni volta regala una rinnovata meraviglia. I percorsi si snodano lungo le vallate e sui crinali, regalando paesaggi unici ai ciclisti. Gli anelli tracciati nel progetto Marche Rebirth imprimono sul territorio il segno del Terzo Paradiso del Maestro Michelangelo Pistoletto, la ricerca di quell’equilibrio possibile tra artificio, innovazione e natura. Concediti tutto il tempo necessario per godere dei luoghi attraversati a un passo diverso da quello a cui siamo abituati, scopri i borghi e la natura, per assaporarli fino in fondo, per centellinarne il gusto e per vivere esperienze che ti avvicinano alla tradizione e alla cultura locale.


MACERATA REBIRTH ARTE, ARCHITETTURA E SACRALITA’

Un piccolo tesoro: si pedala accanto a fonti storiche

RIVIVERE NEL TEMPO, alla ricerca di antiche terre sacre. I percorsi Macerata Rebirth sono un piccolo tesoro nel nostro territorio, attraversano campagne coltivate, crinali che aprono scorci che vanno dal mare alla montagna, passano accanto a fonti storiche e a straordinari esempi di arte e architetture romaniche. Se l’intera regione è caratterizzata da architetture romaniche, la provincia di Macerata ne condensa l’essenza, ne amplifica la sacralità. Si parte dal mare, da Civitanova Marche si raggiunge la basilica di Santa Maria a Piè di Chienti dichiarata monumento nazionale nel 1902. Le carte della nota abbazia di Farfa, da cui dipendevano i frati che l’hanno fondata, parlano di questa chiesa già dall’anno 93. E’ una dei cinque soli impianti in Italia dotati di coro con deambulatorio e raggiera delle absidiole. Lungo la “strada antica che viene dal mare” si incontra la chiesa monumentale di San Claudio al Chienti che sorprende per la sua architettura, maestosa da qualunque parte la si osservi, e per un’alta e frastagliata barriera color verde cupo, formata da una doppia fila di cipressi. Lo sguardo del visitatore è attratto dall’armonia delle proporzioni e dalla elegante semplicità delle linee architettoniche; è sorpreso quando avverte la presenza di due chiese sovrapposte unite dalle due torri laterali.

RISALENDO verso i monti la storia continua e si incontra il Parco Archeologico di Urbs Salvia, più di 40 ettari di parco immerso tra storia e natura, il più grande, importante e spettacolare delle Marche. Il percorso di visita, che si snoda in gradevoli sentieri scendendo attraverso un comodo tracciato di circa un chilometro, consente di cogliere nella sua interezza la struttura di una tipica città romana. Prima di proseguire nei percorsi non si può non visitare e vivere la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra che costituisce un’esperienza unica ed indimenticabile per l’armonia e la compostezza del paesaggio, per i suoni soffusi che invadono l’aria, per i colori che in ogni stagione caratterizzano questo territorio. Un’area adatta anche ai più piccoli, con diverse possibilità di entrare a contatto con i vari ambienti naturali e con spazi e percorsi riservati, oltre che ai ciclisti, ai pedoni e a chi ama andare a cavallo.

RIPRENDENDO la traccia e percorrendo il terzo e più lungo anello che ci porta alla montagna, una tappa spetta alla Chiesa di San Giusto, un piccolo gioiellino da poco recuperato e riaperto al pubblico grazie ai lavori di restauro eseguiti dopo il sisma del 2016. Fondata tra l’XI ed il XII secolo e considerata uno tra i più importanti monumenti romanici della regione. La sua particolare architettura a pianta circolare sormontata da una cupola costruita senza centine di sostegno fu oggetto di studi a livello internazionale, tanto che per la sua realizzazione si suppone abbiano operato maestranze provenienti dall’oriente ed in particolare dalla Siria. Tutto si sposa in una cornice fatta di vigneti che danno origine a vini e prodotti pregiati riconosciuti a livello internazionale; le cantine si aprono e si scoprono il verdicchio di Matelica, la vernaccia di Serrapetrona e il vino cotto di Loro Piceno.


Il Parco in bicicletta
Immersi nella natura

Il Grande Anello sulle due ruote in 5 giorni

COSA C’È di più bello che pedalare ammirando il panorama? Poche soddisfazioni sono paragonabili a quella di viaggiare sulle due ruote gustando tutto quello che la natura ci offre: esplorare il Parco dei Sibillini in sella ad una bicicletta consente di catturare sensazioni laddove i motori spegnerebbero il canto degli uccelli o il gorgoglio dei ruscelli, coprirebbero l’odore del fieno, della ginestra e dell’elicriso. Per questo il Parco propone, a tutti gli amanti della bicicletta, degli itinerari completamente segnalati e di diverso grado di difficoltà.

IL GRANDE ANELLO Questo lungo itinerario, per cui è necessaria una bicicletta da montagna ed un ottimo grado di allenamento, può essere percorso in 4 o 5 giorni: partendo da Visso si fa tappa a Fiastra, Amandola, Montegallo e Norcia, scoprendo paesaggi di straordinaria bellezza e borghi nascosti che raccontano la storia e la cultura millenaria di questi luoghi. I campi e i boschi della valle del Campiano sono impreziositi da perle architettoniche come il castello di Castelfranco, la chiesa di San Salvatore e l’Abbazia di Sant’Eutizio. I Casali dell’Acquaro e la valle di Visso, con cui si chiude il Grande Anello, propongono infine ambienti solitari e di particolare pregio naturalistico. E’ inoltre possibile, grazie ad un attraversamento in quota, abbreviare l’itinerario. C’è poi anche una variante che abbrevia il Grande Anello ad una tappa, con la traversata da Visso ad Amandola, 48 km con un dislivello complessivo in salita di 1.278 mt. e un dislivello complessivo in discesa di 1.002 mt. Un’impegnativa ‘cavalcata’ tra i due versanti dei Sibillini attraverso la Forcella del Fargno che, posta a oltre 1800 mt. di quota, rappresenta il punto più alto di tutti gli itinerari.

I SIBILLINI hanno una gamma di possibilità davvero interessanti e si può scegliere anche fra 14 gite di un giorno: si tratta di percorsi ad anello, prevalentemente di bassa e media difficoltà. I tracciati sono stati individuati su carrarecce, strade sterrate e, in alcuni tratti, su strade asfaltate. Si va dall’anello della Valle del Chienti (26 km, mezza giornata, di interesse prevalentemente culturale) che percorre il paesaggio rurale alle porte del Parco, a quello della Valle del Fiastrone (34 km, intera giornata, naturalistico) che ci mostra il volto ‘mediterraneo’ del Parco. Il più lungo è l’anello del Monte Rotondo, 50 km, con un dislivelllo complessivo in salita di 1.314 mt. che parte dai paesi di Fiastra e Acquacanina (il comune più piccolo delle Marche) sale in quota e attraversa, quasi per intero, le verdi praterie montane che fanno da cornice all’alta valle del Fiastrone: sul colle soprastante l’abitato di Trebbio, c’è la possibilità di ammirare i ruderi del Castrum Flastrae, risalente all’XI secolo. Il più breve, 14 km, è l’anello della Valle del Fluvione, itinerario ch inizia da Balzo, sede municipale di Montegallo, e si snoda tra le piccole frazioni che sembrano scomparire nel paesaggio dominato dall’imponente versante orientale del Monte Vettore (2.476 mt.), la vetta più alta dei Sibillini.


MARCHE OUTDOOR DA QUELLO DI POLVERINA A FIASTRA, DA SAN RUFFINO A GEROSA

Tra magia ed incanto, terra di laghi

MONTI SIBILLINI, tra magia ed incanto: Marche Outdoor fa un focus su quest’area del territorio caratterizzato da una natura incontaminata, magnifici borghi ricchi di storia, di cultura e di leggende e ottimi piatti legati alla tradizione. Il Monte Vettore, con i suoi 2.476 mt., è la vetta più alta di questo paesaggio misterioso. L’intera area è percorribile in bici su strade secondarie grazie ai tre anelli del Sibillini Rebirth, un viaggio appassionante in grado di mostrare gli scorci più belli, di alternare il verde della natura e delle montagne con laghi dalle acque verdi cristalline: Lago di Polverina, Lago di Fiastra, Lago di San Ruffino, Lago di Gerosa. Ma si possono scoprire le leggende che ancora oggi si tramandano di padre in figlio, infatti si chiamano Monti Sibillini perché da sempre sono il regno della Sibilla e delle sue fate dalle zampe caprine, di cavalieri erranti, nonché la dimora di altre creature leggendarie. Per gli appassionati di MTB qui s’incrociano altre tracce: troviamo i percorsi in MTB del Parco dei Monti Sibillini e percorsi attrezzati per la disciplina di enduro nel Sibillini Park Enduro a Sarnano, percorribili dalla fine della primavera, ovvero dallo scioglimento della neve.


Uno scrigno magico da scoprire

I 18 Sentieri Natura sono adatti anche ad escursionisti meno esperti

di ELISABETTA FERRI

CAMMINARE nel verde è una dimensione che i turisti stanno sempre più riscoprendo. Ma non tutti hanno le capacità di arrampicarsi in montagna. Per questo il Parco nazionale dei Monti Sibilini, uno scrigno magico pieno di sorprese, ha studiato e creato dei percorsi natura: si tratta di 18 percorsi facili, di cui due veramente “per tutti”, quindi fruibili anche con passeggini e sedie a ruote. Completamente segnalati, sono un’occasione straordinaria per far scoprire i Sibillini anche agli escursionisti meno esperti, o a chi dispone di poco tempo. Partono dai centri storici dei paesi o dalle loro immediate vicinanze e hanno come obiettivo quello di far conoscere un aspetto rilevante della realtà del territorio: dalla fauna, alla flora, alla vegetazione, alla storia e alle tradizioni locali. Da Visso a Fiastra, da Amandola a Montefortino, da Montemonaco ad Arquata del Tronto, ce n’è davvero per tutti i gusti. Il percorso numero 16, denominato “Un antico bosco si rinnova” prevede anche una visita alla casa “Il giardino delle farfalle” particolarmente consigliato a chi viaggia con dei bambini.

PER CHI HA buone gambe e se la sente di intraprendere invece un vero viaggio nel parco, la proposta è quella del Grande Anello dei Sibillini. Si tratta di un percorso escursionistico di circa 120 Km completamente segnalato, realizzato dal Parco recuperando e attrezzando percorsi esistenti. L’anello abbraccia l’intera catena montuosa e si articola in nove tappe che permettono di conoscere, oltre alla molteplicità di paesaggi e bellezze naturali, anche l’inestimabile patrimonio storico-culturale di questo territorio. Nei punti tappa del percorso sono previsti rifugi escursionistici: la loro gestione è strettamente collegata alla promozione dei prodotti agricoli tradizionali e alla valorizzazione di attività compatibili con l’ambiente. I rifugi, raggiungibili anche in auto, sono stati realizzati prevedendo il completo abbattimento delle barriere architettoniche così da poter offrire un’ospitalità qualificata anche a persone con disabilità motoria. A causa del sisma alcune strutture non sono ancora riuscite a riaprire i battenti, ma nei pressi esiste comunque la possibilità di fare tappa in b&b o agriturismi: occorre sempre consultare il sito (www.sibillini. net) e fare attenzione agli aggiornamenti. Meglio, per chi non è esperto, farsi accompagnare da una guida del parco.

IL PERCORSO, descritto in senso orario partendo da Visso, sede del Parco, può essere seguito anche iniziando da qualsiasi altro punto, così come possono essere realizzati singoli tratti, in un giorno o due, ovvero per trascorrere uno splendido week-end senza impegnarsi per i nove giorni previsti dall’intero tracciato. Una descrizione più completa e dettagliata è contenuta nella guida “Grande Anello dei Sibillini” in vendita nei punti informativi del Parco e in molti esercizi commerciali del territorio. Infine, fra i sentieri escursionistici tracciati sugli antichi itinerari dei pastori, riservati ai più esperti, ce n’è uno adatto a tutti denominato “Il silenzio degli eremi” e contrassegnato dalla sigla ‘E2’: partendo dalla diga del Lago del Fiastrone si giunge al cospetto delle suggestive Lame Rosse, uno stupefacente fenomeno di erosione provocato dalle acque meteoriche. Il Lago del Fiastrone, in cui si specchiano tutte le alte cime dei monti circostanti, merita di per sè una sosta e volendo un rinfrescante bagno.


IL PARCO SEMPLICI INDICAZIONI DI COMPORTAMENTO PER UNA GIORNATA INDIMENTICABILE

Tutte le regole per vivere la montagna in sicurezza

LA MONTAGNA ha bisogno di rispetto e a volte anche semplici comportamenti possono rendere l’ambiente migliore. Ecco qualche suggerimento ed alcune regole da seguire: limitare l’utilizzo di veicoli a motore allo stretto necessario e ai luoghi meno fragili: oltre a causare danni all’ambiente, i veicoli a motore impediscono di godere appieno di quanto la natura ci offre; pianificare l’escursione nei periodi meno affollati: l’esperienza sarà sicuramente più viva ed interessante; evitare schiamazzi e altri rumori inutili e formare gruppi poco numerosi: il rumore non infastidisce solo la fauna selvatica, ma anche gli altri visitatori; restare sempre lungo i sentieri: oltre ad essere più sicuri, consentono di affaticarci di meno; non abbandonare alcun tipo di rifiuto, neanche biodegradabile o di origine organica, come gli scarti dei pasti: possono alterare le caratteristiche del suolo e le abitudini degli animali selvatici; non raccogliere fiori, frutti o sassi, raccogliere casomai i rifiuti che qualcuno, meno responsabile di noi, può aver lasciato; il cane è il migliore amico dell’uomo, ma non della fauna selvatica: meglio non portarlo in escursione; se si ha la fortuna di avvistare un animale meglio restare immobili e in silenzio, il nostro incontro durerà più a lungo; evitare di campeggiare al di fuori delle aree appositamente attrezzate; non accendere fuochi all’aperto: i divieti sono davvero pochi, ma questo è assolutamente necessario; informarsi sulla normativa, sui regolamenti e sulle disposizioni del Parco: con un comportamento sbagliato si può, inconsapevolmente, arrecare danni all’ambiente; se volete portare a casa qualcosa dal Parco scattate fotografie: saranno bellissime e il ricordo dell’esperienza fatta indimenticabile.


Monte Bove, al centro dell’universo

Uno dei trekking più gettonati insieme a quello che porta al Lago di Pilato

di ELISABETTA FERRI

CHI HA BUONE GAMBE ed è abituato a fare abitualmente trekking troverà in questo territorio mille possibilità di vivere immerso nella natura. In particolare, le guide del parco hanno studiato dei percorsi legandoli alla tradizione. La pastorizia, da sempre praticata sui Sibillini, ha fatto sì che si creasse, nel corso dei secoli, una fitta rete di sentieri che dai nuclei abitati si spingevano fino alle quote più alte, dove si aprivano le praterie primarie, pascolo estivo delle greggi transumanti. Utilizzando i vecchi tracciati è possibile costruire moltissimi itinerari. Il Parco ne ha individuati 17, ritenendo questi percorsi tra i più significativi per scoprire i diversi paesaggi e la natura dei Sibillini, conciliando le esigenze di fruizione a quelle della corservazione. Gli itinerari sono completamente segnalati e contraddistinti dalla lettera ‘E’ seguita dal numero del percorso. Per ogni itinerario, oltre ai dati tecnici e ad una breve descrizione, sono indicati il punto di partenza, di arrivo e la relativa numerazione. I tempi sono calcolati in modo da lasciare spazio a soste per riprendere fiato ed osservare gli straordinari paesaggi e i piccoli tesori dei Sibillini. Si va dal sentiero che segue i passi dei carbonai e parte da Tribbio, a quello che esplora le suggestive Lame Rosse; dall’itinerario che parte dalla Bolognola fino a Fonte dell’Aquila a Pizzo Tre Vescovi, dal sentiero escursionistico “Le vie della fede” all’orrida gola dell’Infernaccio, da Frontignano, alla montagna magica della Sibilla, dalla traversata di Forca di Presta al sentiero sui passi del Guerin Meschino.

«VENITE perché i Sibillini permettono di raggiungere le vette, camminando in quota su creste affilate e sicure, solo con fiato e gambe, senza dover essere un alpinista: e una volta in cima si godono panorami mozzafiato». L’intrigante presentazione è di Maurizio Fusari, zoologo e guida del parco: «I Sibillini sono anche un punto d’incontro botanico eccezionale. Vi si trovano fioriture stupende con esemplari rari: la Stella Alpina dell’Appennino e la genziana, sono presenti specie artiche e di brughiera, ma anche mediterranee e persino dell’Est Europa, come la genziana dinarica. Il paesaggio circostante è stato anche modellato dall’uomo, con chiesette abbarbicate in cima alle montagne e tante leggende da ascoltare». Ecco quali sono i consigli di Maurizio, una delle tante guide del Parco rintracciabili sul sito con tanto di foto e numero di cellulare, per gli escursionisti esperti. «In alta quota il sentiero più gettonato è quello che porta al Lago di Pilato, con un dislivelo di 1.000 metri e per il quale occorrono 5 ore e mezza di cammino senza soste. Niente di tecnicamente difficile, comunque. Tre i punti di partenza: meglio mettersi in marcia da Foce di Montemonaco oppure da Castelluccio, mentre consiglio di evitare Forca di Presta che è più complicata». «Un’altra bellissima escursione è quella che porta al Monte Bove, nella zona di Frontignano-Ussita, 8-900 metri di dislivello e 5 ore circa di cammino. Qui ci troviamo proprio al centro geografico del Parco: in cima si trova una cresta a ferro di cavallo che permette di vedere tutta la dorsale appenninica, in totale sicurezza. In questa zona – aggiunge Fusari – sono stati reintrodotti i camosci e tutte le femmine riproduttive stanno proprio sul Monte Bove: è facile vederli perché non hanno memoria dell’uomo e quindi nemmeno paura, si lasciano osservare e qualche volta anche avvicinare».


IL PARCO TRENTA CHILOMETRI DI CATENA MONTUOSA CON DIVERSE SPECIE: AVVISTATI LUPI E ORSI

Un territorio che è regno di tanti animali: tornati anche cervi e camosci appenninici

IL TERRITORIO del Parco Nazionale dei Monti Sibillini comprende l’omonima catena montuosa, lunga circa 30 km, con valli selvagge e fianchi boscosi, che scendono ripidi fino ai margini collinari, più fertili e popolati. Dalla catena principale, dipartono dorsali secondarie che delineano numerose valli solcate da impetuosi torrenti. L’azione potente della natura e l’attività dell’uomo, presente in questi luoghi da millenni, hanno contribuito a formare e garantire la straordinaria ricchezza paesaggistica, naturalistica e storico-culturale di questo territorio. Ricchezza che si traduce in circa 1.800 specie vegetali, adattate a vari tipi di ambienti, e in numerose specie faunistiche comprendenti circa 50 specie di mammiferi, 150 di uccelli e oltre 230 tra pesci, rettili e anfibi, oltre a numerosissimi invertebrati. Negli ultimi decenni questi ambienti sono tornati a popolarsi di mammiferi, un tempo estinti o divenuti rari, come il capriolo, l’istrice e il gatto selvatico, oltre al capriolo, al cinghiale, reintrodotto per scopi venatori prima dell’istituzione del Parco. Nei fiumi nuotano il merlo acquaiolo e la trota fario dell’Appennino, e si nasconde il raro gambero di fiume. Tra i falconiformi si ricordano invece l’astore e lo sparviero, caratterizzati da una lunga coda che permette loro un agile volo fra il fitto dei boschi, e nelle aree collinari più aperte, il raro lanario.

LA FAUNA più interessante del piano montano è rappresentata dal lupo appenninico, dal falco pellegrino, dal gufo reale e dal maestoso cervo, reintrodotto dal Parco nel 2005, dopo quasi due secoli dalla sua scomparsa. Dal 2008, grazie a un importante progetto, è stato reintrodotto il camoscio appenninico, uno dei mammiferi più rari e protetti d’Europa. Anche se in maniera sporadica, è stata inoltre segnalata, in tempi recenti, la presenza dell’orso bruno appenninico e della lince eurasiatica. L’ambiente montano è caratterizzato da valli profonde e selvagge, da boschi dominati dal faggio e da vaste aree pascolive ricavate dall’uomo tagliando la fascia superiore del bosco. Nel settore marchigiano sono presenti anche forre e gole di grande suggestione quali quelle dell’Acquasanta, dell’Infernaccetto dell’Ambro e dell’Infernaccio. I borghi medioevali, le case rurali, le chiese romaniche, i castelli e le abbazie (molti dei quali, purtroppo, danneggiati dal sisma) si integrano armoniosamente nel paesaggio, in cui piccoli campi coltivati, boschi cedui e arbusteti si alternano, gli uni agli altri, come tessere di un prezioso mosaico.