Città e cultura IV

«Jamboree, siamo noi la città del rock‘n’roll»

Il sindaco: «In 19 anni diventato un maxi evento»

SENIGALLIA, si fa presto a dire città del rock’n’roll. Oggi l’associazione è quasi automatica, se si pensa alla spiaggia di velluto immediatamente si immaginano contrabbassi ruggenti, gonne a fiori e collane hawaiiane. Una kermesse, quella del Summer Jamboree, che ha respiro internazionale: dieci giorni di eventi, decine di concerti, molti dei quali gratis, mercati vintage di dischi, vestiti e memorabilia; e poi ancora sfilata di auto e moto d’epoca, dj set di qualità, corsi di ballo e addirittura parrucchieri in grado di farvi assomigliare a Elvis o a Rita Hayworth. E a proposito di Elvis e della sua capigliatura, quale sindaco poteva essere più azzeccato per la città del Summer Jamboree che Maurizio Mangialardi, noto anche per la sua acconciatura vintage.

Sindaco, oggi il Jamboree è un evento che supera addirittura i confini europei. Ma non è stato sempre così… Ricordo nel 2000, quando iniziò in sordina…

«Eh sì, oggi sembra naturale pensare al Jamboree e a Senigallia a braccetto. Ma se lei ricorda quell’edizione di diciotto anni fa può facilmente compararla con quella di adesso. Durava un giorno il Jamboree e non ci avrebbe scommesso un euro nessuno. Io accettai la sfida, all’epoca, solo per il mio amore per questo genere di musica… sentivo le potenzialità di un evento dedicato ai mitici ’50… Ed eccoci qua».

Tra l’altro non si riesce più a immaginare Senigallia senza questo festival, anche perché la città si presta perfettamente: non solo la Rotonda a mare, teatro di amori estivi passati, ma anche le strade, le piazze… ha un fascino retrò che avete giustamente sfruttato.

«Sì, e soprattutto nell’ultimo periodo. Con la riqualificazione delle ultime grandi piazze siamo diventati il teatro naturale dei grandi concerti sì, ma non solo: penso ad esempio a centinaia di ballerini, professionisti e non, che si cimentano in jive o rock’n’roll in pieno centro. Uno spettacolo meraviglioso. E pensi che noi oggi il Jamboree lo diamo quasi per scontato. L’altro giorno c’erano dei blogger tedeschi e ho preso un caffè con loro raccontando meraviglie sulla nostra città. Gli parlavo del Jamboree certo, ma anche dei nostri borghi a due passi dalla spiaggia, delle nostre mostre internazionali e della nostra cucina impareggiabile: voglio ricordare che qui ci sono due grandi chef pluristellati (Moreno Cedroni e Mauro Uliassi, ndr). Questi blogger erano educati, sorridevano ma non erano troppo convinti. Li ho incontrati di nuovo di sera: mi sono corsi incontro dicendo ‘sindaco, ma non ci aveva parlato del mare!’. Ecco, in una parola: Senigallia ha talmente tanto da dare, che il mare ormai lo diamo per scontato. Un po’ come il Jamboree».

Eleonora Grossi


LE GRANDI MOSTRE SANT’AGATA E FOTOGRAFIA, DA NON PERDERE

Doisneau e Correggio, è già record

OLTRE ottomila presenze per ogni mostra, e siamo soltanto a inizio estate. Le due esposizioni di Senigallia hanno già fatto registrare il tutto esaurito. A Palazzo del Duca c’è Robert Doisneau: le Temps Retrouvé, che mette in luce l’assoluta contemporaneità del grande fotografo francese, autentico precursore delle attuali tendenze della fotografia di moda e pubblicitaria. Orario: 10-13 e 16-20; ingresso 8 euro, fino al 2 settembre. Stessa data di chiusura per l’altra grande mostra, quella del Correggio ritrovato, ovvero il bellissimo volto di Sant’Agata di Senigallia, allestita a Palazzetto Baviera. Proprio nei giorni scorsi Glenn Cooper, autore di best seller, ha presentato al pubblico il suo ultimo libro. Prima della serata Cooper ha visitato da turista il centro storico di Senigallia ma soprattutto il restaurato Palazzetto Baviera, restando meravigliato dagli stucchi del Brandani ma ancora di più è stato suggestionato dalla mostra del Correggio, con il dipinto della Sant’Agata di Senigallia. «Senigallia potrebbe apparire in uno dei miei prossimi libri e probabilmente ci sarà anche il dipinto della Sant’Agata di Senigallia» ha rivelato Cooper, stregato dalla bellezza del dipinto. E se Sant’Agata e Doisneau hanno già raggiunto numeri da record, chissà che cifra verrà toccata a fine estate, a conclusione dei grandi eventi: non solo il Summer Jamboree, ma anche il CaterRaduno, l’X Master e Pane Nostrum. Del resto Senigallia è anche città della fotografia: per l’eredità lasciata dal grande Giacomelli e l’instancabile attività del Musinf e ora anche per la grande mostra su Doisneau. E anzi, il sindaco Maurizio Mangialardi ci anticipa che, per l’autunno, la città potrebbe ospitare l’esposizione di un grande fotografo russo, mostra che è in corso a Palermo.


Eventi per il 150esimo anniversario: così la città celebra il figlio illustre

Concerti, conferenze e spettacoli dedicati al grande compositore

TANTE le iniziative per il 150esimo anniversario dalla morte di Gioachino Rossini a Pesaro e nel resto delle Marche. L’anno dedicato all’importante anniversario, che prevede ancora numerosi eventi (concerti, conferenze, spettacoli), anche all’estero, nella città natale di Rossini così come nel resto della regione, assume particolare importanza. A Pesaro tutto è partito lo scorso febbraio con la settimana delle celebrazioni rossiniane che ha visto tra i protagonisti anche Asaf Avidan ed Elio de Le Storie Tese. Tutto questo mentre le musiche di Rossini, in particolare delle ouverture delle opere più famose, impazzano negli spot televisivi e radiofonici. Così anche la pagina Facebook dedicata al 150esimo ha lanciato in questi giorni un sondaggio per scegliere una tra le arie per tenore (Languir per una bella da L’Italiana in Algeri; Terra amica da Zelmira; Ah sì per voi già sento da Otello; Cessa di più resistere da Il barbiere di Siviglia), e due tra le 8 sinfonie più famose (Barbiere di Siviglia; Italiana in Algeri; Il signor Bruschino; La scala di seta; Guillaume Tell; La gazza ladra; Semiramide e Cenerentola), da inserire nella #PlaylistRossini150. MA VEDIAMO dunque il programma delle iniziative. Il festival si svolgerà dal 1 luglio al 18 agosto con 14 appuntamenti. Il 1 luglio concerto inaugurale all’alba (Trebbiantico, parco esuli Giuliano Dalmati, ore 6) con le Sonate a 4 di Rossini. Dal 5 all’8 luglio è in programma «Danzar Rossini », uno stage di danza con il gruppo 8Cento di Bologna. Il 6 luglio (ore 21.30) a Palazzo Mosca Soirée Musicale e il 7 luglio, con partenza da Piazza del Popolo (ore 17.30), la «Promenade» storica che si concluderà alle 21.30 con il Gran ballo rossiniano, il tutto in costumi d’epoca. A Novilara «Il violino di Rossini» (3 agosto), in collaborazione con il Tartini Festival di Pirano (Slovenia), la Serata campestre con Rossini a Santa Maria dell’Arzilla (5 agosto) e Rossini Freestyle con il Trio Dimitry (8 luglio a Candelara, Giardino di San Francesco). Da lunedì 2 luglio (serata dedicata ai giovanissimi talenti) tutte le sere, fino a mercoledì 11 luglio sono in programma i Concerti Finali del Conservatorio Rossini. Gli appassionati avranno modo di ascoltare brani dal repertorio di tutti i tempi (dal primo classicismo alla contemporaneità), ma soprattutto Rossini eseguiti da solisti e ensemble.

IL 18 LUGLIO alla Chiesa di Cristo Re, concerto all’Opera Pesaro con i Vespri d’organo con interpreti gli organisti Giuliana Maccaroni e Martino Parcile. Il 6 luglio parentesi pop in piazza del Popolo con un concerto di Edoardo Bennato in salsa rossiniana. Subito dopo si partirà con il Rossini Opera Festival in programma dall’1 al 23 di agosto e che vede in programma tra le opere principali Ricciardo e Zoraide; Adina e Barbiere di Siviglia con l’immancabile Viaggio a Reims interpretato dai giovani dell’Accademia e la Petite Messe Solenelle in chiusura. E che negli eventi collaterali proporrà anche un inedito Massimo Ranieri alle prese con la musica di Rossini. Ma questi sono solo un piccolo antipasto di quanto accadrà durante l’estate e nel prossimo autunno. Per il momento l’amministrazione tiene tutto top-secret.


LA NOVITA’

Inaugura anche il museo rossiniano tra memoria, cimeli e tecnologia

NELL’ANNO del Centocinquantenario della morte di Gioachino Rossini, si aggiungerà un altro importante tassello per rendere Pesaro ancora più attrattiva non solo per i turisti ma anche per studiosi e appassionati del grande maestro. Già perché a novembre (la data scelta è il 13, giorno della morte del Cigno), si inaugurerà il Museo Rossiniano. Forte del finanziamento di un milione di euro appositamente individuato dal Mibact e dalla Regione Marche, il progetto ha già avviato il suo iter con la pubblicazione del bando di gara. Uno degli appuntamenti messo in campo dal Comune di Pesaro e dal Comitato Promotore delle Celebrazioni Rossiniane e il Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei Centenari Rossiniani; con loro, le realtà ‘depositarie’ dell’eredità del Maestro: Fondazione Rossini, Conservatorio Statale di Musica G. Rossini, Fondazione Rossini Opera Festival. Il museo, come è noto, si insedierà in quella che per molti anni è stata la sede della Fondazione Cassa di Risparmio e che già ora ospita a piano terra gli uffici della Fondazione Rossini: Palazzo Montani Antaldi. Un edificio costruito tra la fine del Seicento ed i primi del Settecento poi danneggiato seriamente dai bombardamenti del secondo conflitto. Ristrutturato tra il 1986 e il 1991 dall’allora Cassa di Risparmio è apparsa a tutti la sede più adatta ad ospitare il Museo Rossiniano. Sotto il profilo artistico, di notevole livello appaiono gli affreschi della scuola del Lazzarini, tuttora conservati nel piano nobile e al secondo piano. Quello Rossiniano sarà un museo di nuova concezione, non ‘solo luogo’ di memorie e cimeli ma spazio ‘aperto’ in cui le nuove tecnologie saranno protagoniste per consentire ai visitatori di ogni età un’esperienza «immersiva ed emozionante ». Il Museo Rossiniano sarà una meta obbligata anche per studiosi (musicologi; storici; musicisti), visto che a piano terra si potranno consultare documenti, epistolari, pubblicazioni ed edizioni critiche della biblioteca della Fondazione Rossini e completare così una esperienza coinvolgente e totale nel mondo di Rossini. Intanto è già operativo il sito gioachinorossini.it, il ‘canale’ ufficiale di riferimento delle celebrazioni. Già ora è possibile vedere quante sono gli eventi rossiniani programmati in tutto il mondo.

La RAI, main media partner dell’anno rossiniano, sta già promuovendo il progetto delle celebrazioni. La partnership prevede altri due momenti significativi del programma: Il Rossini Opera Festival (agosto) e il 13 novembre, l’inaugurazione del Museo di Rossini e della Musica.


A spasso per il San Bartolo
Sentieri a picco sul mare

Da Gabicce passando per antichi e suggestivi borghi

UN SUGGESTIVO percorso è quello che si può effettuare partendo dal nord delle Marche. La lunga spiaggia sabbiosa di Gabicce Mare, in provincia di Pesaro Urbino, è interrotta da un promontorio e presenta brevi tratti di litorale ghiaioso e fondali profondi. La località è disposta su due livelli: la parte bassa, distesa su un piccolo golfo; la parte alta, a picco sul mare, ovvero Gabicce Monte, che sorge su di uno scoglio panoramico. Meritano una deviazione il romantico porto di Baia Vallugola, con una piccola spiaggia protetta da un promontorio e il castello Gradara, a 5 km dalla costa, con magiche atmosfere del passato. Una suggestiva strada ricca di scorci e panorami mozzafiato si snoda per 20 Km da Gabicce Mare a Pesaro, nel cuore del Parco Regionale del Monte San Bartolo, lambendo pittoreschi paesi a strapiombo sul mare come Casteldimezzo, Fiorenzuola di Focara e Santa Marina Alta. L’area del parco é stata indicata quale zona umida di importanza nazionale perché vi svernano numerose specie di uccelli marini. In queste aree particolarmente suggestiva é la fioritura delle ginestre che regala ineguagliabili odori e giochi di colori. A Casteldimezzo si conservano parte delle mura una volta intervallate da numerosi torrioni. Interessante è la chiesa intitolata ai Santi ravennati Apollinare e Cristoforo, che un Crocifisso del XV secolo, opera di Jacobello del Fiore; la grande tavola sopra l’altare centrale, rappresentante una Madonna in trono col Bambino, i Santi Apollinare e Cristoforo opera di Francesco Zaganelli databile attorno al 1510. Fiorenzuola di Focara assunse nel 1889 la specificazione di Focara, probabilmente per la presenza nell’antichità di fuochi che segnalavano ai naviganti la posizione oppure per la presenza di ‘fornacelle’ dove si cuocevano laterizi e terrecotte. Nel borgo sono visibili alcuni portali del ‘600-‘700, alcuni picchiotti ai portoni e resti delle mura medievali. Interessante anche la porta sulla quale una targa porta incisi i versi Danteschi (Inferno XXVIII) relativi a un fatto avvenuto sul mare antistante. Da segnalare la chiesa di Sant’Andrea, di cui sopravvive solo il suggestivo campanile con orologio. Santa Marina Alta è una piccola frazione a picco sulla falesia, citata in documenti del ‘600 che lasciano pensare che fu un castello di rilievo nel commercio via mare. Vi si può visitare la chiesa di Santa Marina Vergine. Attraversando la medesima strada panoramica si incontrano i gioielli rinascimentali di Villa Caprile e Villa Imperiale. Una strada panoramica serpeggia sul colle Ardizio tra Pesaro e Fano, cittadina dal nobile passato insignita della Bandiera Blu: qui il litorale torna pianeggiante, sabbioso, con brevi tratti ghiaiosi: le due zone balneari dell’antica Fanum Fortunae sono il Lido, breve e sabbioso a nord, e la Sassonia, lunga e ghiaiosa a sud, con al centro il pittoresco porto peschereccio. Fano conserva ancora molte tracce delle origini romane, come il monumentale Arco d’Augusto, porta dell’antica Via Flaminia. Nel centro della città, in Piazza XX Settembre, la cinquecentesca Fontana della Fortuna, davanti alla quale ha sede il Teatro della Fortuna. Attraverso il rinascimentale Arco Borgia-Cybo si ha accesso alla Corte Malatestiana, oggi utilizzata per spettacoli all’aperto e sede di Museo Civico e Pinacoteca. Tra i fiumi Metauro e Cesano si trovano altri due ospitali centri balneari: Torrette di Fano e Marotta di Mondolfo. Mondolfo è un grazioso comune medievale che rientra tra i Borghi più belli d’Italia.


La culla del Rinascimento: Urbino

Si torna indietro nel tempo attraversando le vie tra monumenti e arte

URBINO è uno dei centri più importanti del Rinascimento italiano e dal 1998 il suo centro storico è patrimonio dell’umanità Unesco. E’ la città natale di Raffaello Sanzio ed è sede di una delle più antiche e importanti università d’Europa, fondata nel 1506. Quanto mai affascinante andare alla scoperta della città. Iniziamo dal Palazzo Ducale, uno dei più interessanti esempi architettonici e artistici del Rinascimento italiano, sede della Galleria Nazionale delle Marche. Il viaggio nella città prosegue con la Casa Museo di Raffaello Sanzio, dove visse il celebre pittore e poi il Duomo realizzato in stile neoclassico, che contiene alcune tele di Federico Barocci, e l’annesso Museo Diocesano Alba.

L’ORATORIO di San Giovanni, dove è possibile ammirare un imponente ciclo d’affreschi realizzati dai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino Marche tra il 1415 e il 1416. Un altro Oratorio è quello di San Giuseppe, dove è conservato il complesso scultoreo raffigurante la Natività di Cristo, opera di Federico Brandani e pregevoli decorazioni e opere d’arte nella prima metà del XVIII secolo, grazie alle committenze e alle donazioni di vari membri della famiglia Albani. Di altro genere è la visita alla Fortezza Albornoz, realizzata nella seconda metà del XIV secolo per volontà del cardinale Egidio Alvares de Albornoz.

MA LA CITTÀ non è solo Raffaello. Il pittore toscano Piero della Francesca lasciò capolavori, in parte andati perduti, in molte città delle Marche, tra cui Ancona, Loreto, Pesaro. Ma è tra le vie e i palazzi di Urbino che le proverbiali geometrie di Piero sembrano prendere forma. Nel segno di Piero e dell’importanza che ha avuto per l’arte della nostra regione, le Marche sostengono con Emilia Romagna, Toscana, Umbria l’itinerario interregionale Terre di Piero (www.terredipiero. it) e con la vicina Umbria l’itinerario Terre del Duca che dopo Urbino arriva nelle città rinascimentali di Pesaro, dove i Musei civici ospitano la monumentale Incoronazione della Vergine di Giovanni Bellini e Senigallia, nota per la grande Rocca Roveresca, ricca di capolavori di Perugino e Federico Barocci. Per conoscere i paesaggi sfondo di molte delle sue opere, la Regione Marche promuove la visita dei Balconi di Piero, diffusi tra Romagna e Marche (www.montefeltroveduterinascimentali. eu) Urbino non è solo arte. Tra le specialità enogastronomiche locali rinomata è la «Casciotta di Urbino », formaggio a pasta semicruda da tavola riconosciuto prodotto Dop; gustosissima è la crescia urbinate, definita anche crescia sfogliata, una sorta di focaccia che si mangia calda con salsiccia, erbe di campo, prosciutto, lonza o formaggio. Gli eventi di maggior rilievo che hanno luogo a Urbino durante l’anno sono il Festival di Musica Antica a luglio, la Festa del Duca ad agosto e la Festa dell’Aquilone a settembre (info: www.urbinoculturaturismo. it).


NEL 2020 A CINQUECENTO ANNI DALLA MORTE

Le celebrazioni per Raffaello: mostre ed eventi sul grande pittore

IL RINASCIMENTO torna di moda anche nella città natale di Raffaello. Qui le celebrazioni del cinquecentenario dalla morte partiranno ufficialmente nell’ottobre 2019 con una grande mostra a Palazzo Ducale, come ha annunciato il direttore della Galleria Nazionale delle Marche Peter Aufreiter. «Raffaello e i suoi amici di Urbino » sarà il titolo del progetto espositivo che, insieme alla memoria dell’illustrissimo cittadino, mira a riportare in vita i fasti della signoria cinquecentesca, «per far sentire – spiega Aufeiter – che l’atmosfera vissuta da Raffaello è ancora la stessa nella sua città». Si muovono nella medesima direzione le mostre in calendario: «Federico da Montefeltro e l’Oriente», zoom su un lato poco noto del condottiero, signore e mecenate che fece di Urbino un centro culturale secondo solo alla Firenze medicea (da luglio a ottobre); «Giovanni Santi e la corte di Urbino », che esplorerà l’arte del padre di Raffaello nei suoi rapporti con la signoria. E per completare il quadro del Rinascimento urbinate, tra il 2019 e il 2020 saranno di scena Paolo Uccello, Tiziano con opere fresche di restauro, Francesco di Giorgio Martini e la storica Scuola del Libro di Urbino.

E, OVVIAMENTE, per questo evento e non solo la macchina dell’accoglienza è in pieno fermento. «Urbino – dice il tour operator Federico Scaramucci – è da sempre una meta molto frequentata per l’arte, il food e l’ambiente. Il turismo internazionale inizia a conoscere anche questi luoghi al di fuori delle grandi mete nazionali. Abbiamo preparato e presentato nelle fiere dei pacchetti proprio per l’evento su Raffaello, ma che potranno essere utilizzati sempre. La carta vincente è che qui si possono vivere delle esperienze uniche e non replicabili che poi si possono raccontare».


Da Piero Della Francesca a Leonardo: così si entra direttamente nel quadro

Un nuovo modo di scoprire le Marche attraverso i luoghi dei Maestri

UN NUOVO MODO per vedere e conoscere le Marche è rappresentato dalla grande opportunità che oggi ci viene offerta dalle nostre opere d’arte e da una nuova chiave di lettura di esse. Ognuno di noi può entrare in un paesaggio d’arte, “vieni nel Montefeltro e affacciati sui balconi da cui ammirare i paesaggi dipinti dai nostri più grandi artisti”. Il progetto Montefeltro Vedute Rinascimentali è un progetto che ha lo scopo di ridare luce al “Paesaggio Invisibile” ; restituire al mondo i “paesaggi dipinti” che i pittori del Rinascimento scelsero per gli sfondi delle loro grandi opere che purtroppo s’erano perduti, dietro cinque lunghissimi secoli, tra le insidie della natura e dell’uomo. Con questo progetto, l’opera d’arte non si guarda dentro una cornice all’interno di una stanza, ma offre l’opportunità di entrare direttamente nel quadro, in quella parte che rappresenta il paesaggio. Si tratta di un’offerta turistica-culturale di assoluta originalità, finora mai presentata, un tesoro di rara qualità rappresentato dalla scoperta nel Montefeltro dei veri fondali delle opere di Piero della Francesca e non solo.

IL PRIMO paesaggio ritrovato è quello che fà da sfondo al ritratto di Federico da Montefeltro di Piero della Francesca. Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, valoroso uomo d’arme e grande umanista. In questo caso, siamo sulla piana del fiume Metauro tra i Comuni di Urbania, Peglio e Sant’Angelo in Vado. Sullo sfondo verso l’orizzonte si intravede Sant’Angelo in Vado e dietro l’Appennino tosco- marchigiano con la Massa Trabaria, l’Alpe della Luna, i Sassi Simone e Simoncello ed il Carpegna.

IL SECONDO paesaggio ritrovato fa da sfondo ai carri trionfali dei Duchi di Urbino; Federico e Battista vengono ritratti uno di fronte all’altra sul terrazzo della Pieve del Colle su cui si apre la meravigliosa piana del Metauro. La vallata dei Trionfi è una vasta pianura attraversata dal fiume Metauro a cavallo dei Comuni di Urbania, Fermignano, Urbino ed Acqualagna. Ai bordi della valle, una catena di colline si unisce come a disegnare un grande anfiteatro. Sui primi terrazzi e sulla parte più elevata dei colli c’è sempre una pieve, una cappella, un monastero. Anche per questa veduta, Piero della Francesca ricorre al “volo d’uccello”. Dalla località Pieve del Colle sale fino a circa 1000 metri di altitudine per abbracciare un territorio che dalla piana di San Silvestro sul Metauro si allarga fino ad Urbino, ai monti delle Cesane, e poi arriva fino ad Ancona. E’ possibile visitare il balcone che si trova a Piana di San Silvestro tra Fermignano ed Urbania.

IL TERZO paesaggio ritrovato fa da sfondo al ritratto di Battista Sforza, donna colta ed apprezzata per i legami profondi con il territorio del Montefeltro. Dietro la Duchessa, si trova la Valmarecchia: il cuore più antico del Montefeltro. E’ possibile visitare il balcone che si trova tra San Leo e l’Alta Valmarecchia.

ULTIMO paesaggio ritrovato fa da sfondo alla scena in primo piano di San Gerolamo a colloquio con un devoto, presumibilmente Girolamo Amadi, nobile veneziano. Alle spalle della scena, in primo piano (San Gerolamo ed un devoto), appare un altro sipario sulla Valmarecchia. Il punto d’osservazione si trova nella dorsale di Monte Gregorio e, diversamente dai tre paesaggi del Dittico, la prospettiva usata da Piero della Francesca per questo sfondo, non è aerea ma solo panoramica. E’ possibile visitare il balcone che si trova a San Leo al mare di Rimini.

A SEGUITO di anni di studio, approfondimento e ricerche, Rosetta Borchia pittrice e fotografa e Olivia Nesci, docente di Geografia fisica, ideatrici insieme a Silvia Storini (promoter) come già precedentemente scritto, del Progetto Montefeltro Vedute Rinascimentali (MVR), hanno confermato ciò che è stato il risultato di tutto il loro lavoro scientifico: il ritrovamento del reale paesaggio della Gioconda ossia una veduta aerea estesissima sull’antico Ducato di Urbino vista dalle alture della Valmarecchia, oggi territorio appartenente alle Marche, all’Emilia Romagna ed in parte, alla Toscana. Per identificare il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda, le due studiose, definite “cacciatrici di paesaggi” hanno dovuto trovare la chiave di lettura giusta con cui Leonardo aveva creato; si tratta di una particolare tecnica di rappresentazione prospettica che coglie e sintetizza la bellezza: “compressione”.

LE DUE RICERCATRICI che già nel 2007 avevano scoperto nel Montefeltro sette paesaggi riconducibili alle opere pittoriche di Piero della Francesca, amano affermare “è Pacifica che ci ha cercato, che ci è venuta incontro”. Contemporaneamente a questa grande ed importante scoperta, è stato confermato un altro mistero che ruota attorno alla donna ritratta da Leonardo. La vera identità della dama non è Monna Lisa ma è quella di Pacifica Brandani, dama alla corte di Urbino, amante di Giuliano De’ Medici, morta dando alla luce il figlio avuto da Giuliano. La scoperta dell’identità della donna la si deve allo storico Roberto Zapperi che ha pubblicato nel 2012 “Monna Lisa addio. La vera storia della Gioconda”, teoria peraltro già sostenuta fin dagli anni ’50 dai più grandi storici di Leonardo ossia Chastel, Pedretti e Perrig. Per informazioni-prenotazioni e per visite guidate: 366.9508583; 0541.916306; info@montefeltroveduterinascimentali. eu Sito web: www.montefeltroveduterinascimentali. eu Links utili-approfondimenti: www.cacciatricidipaesaggi.it


Viaggiando con la Divina Commedia

Sono tanti i luoghi e i personaggi citati da Alighieri nella sua celebre opera

DA FEDERICO II a Pier Damiani, sono numerosi i personaggi legati alle Marche protagonisti della Divina Commedia di Dante, così come i luoghi della regione direttamente citati o evocati nei suoi versi. Il viaggio inizia dal Montefeltro, terra di rocche e castelli al confine con la Romagna. La Rocca Malatestiana di Gradara fa da sfondo alle tragiche vicende di Paolo e Francesca, immortalate nel Quinto Canto dell’Inferno. I personaggi a cui si ispirò l’Alighieri sono storici: Francesca da Polenta fu data in sposa nel 1275 dal padre Guido, signore di Ravenna, al fedele alleato Giovanni Malatesta, signore di Rimini, chiamato Gianciotto perché “ciotto”, sciancato, al contrario di suo fratello Paolo, gentile e aiutante. Fra Francesca e il cognato Paolo scoppiò una passione proibita, quell’amore «che a nullo amato amar perdona», fino a quando Gianciotto li colse in flagrante tradimento in una sala del castello e li uccise. Anche se ha subito diverse modifiche nel corso dei secoli, la rocca conserva il suo aspetto medievale, con le mura di cinta, i torrioni merlati e i camminamenti di ronda, e molto caratteristico è anche il borgo ai suoi piedi, chiuso all’interno di una seconda cinta di mura. Ancora oggi, al castello si entra superando il ponte levatoio; all’interno, i saloni affrescati riflettono gli splendori dei signori che hanno governato sul contado: dopo i Maletesta, Gradara passò prima agli Sforza e poi ai Della Rovere.

NEL CANTO IV del Purgatorio Dante cita poi il Castello di San Leo, per descrivere il monte impervio che il poeta si accinge a scalare insieme a Virgilio: dall’altezza, alla pendenza e al sentiero scavato nella roccia, i dettagli riportati sono così precisi da rendere verosimile l’ipotesi che Dante avesse una conoscenza diretta del luogo. Una sensazione analoga si ha leggendo i versi del Paradiso che evocano il paesaggio che circonda l’Eremo di santa Croce di Fonte Avellana: «Tra ’due liti d’Italia surgon sassi, e non molto distanti a la tua patria, tanto che ‘ troni assai suonan più bassi, e fanno un gibbo che si chiama Catria, di sotto al quale è consecrato un ermo, che suole esser disposto a sola latria». Dal Trecento, il panorama non è cambiato: ancora oggi per raggiungerlo si sale da Serra Sant’Abbondio per i boschi che arrivano alla falde del monte Catria, con la sua cima tondeggiante a forma di gobba; il complesso si svela all’improvviso, in fondo a una vallata chiusa fra alture scoscese. Al monastero, che nel Medioevo fu il fulcro della vita spirituale delle Marche, è legata la figura di Pier Damiani, il santo riformatore dell’Ordine Camaldolese incontrato da Dante nel Canto XXI del Paradiso: il frate giunse a Fonte Avellana nel 1035 e divenne priore dell’eremo nel 1043; in questi anni riorganizzò la vita monastica, fece costruire un chiostro vicino alla chiesa e arricchi la biblioteca di preziosi codici.

SULLE ORME di Pier Damiani ci si sposta nella Marca anconetana: nel suo colloquio con Dante, il frate infatti menziona una chiesa del litorale dicendo di essersi fatto monaco «nella casa di Nostra Donna in sul lito adriano» (Par. XXI, 122-123). Secondo alcuni studiosi, si tratterebbe della chiesa di santa Maria di Portonovo, isolata sulla baia di Portonovo, protesa sul mare sopra il piede di un’antica frana. Risalente al’inizio del XI secolo e costruito in puro stile romanico, l’edificio è quel che rimane di un antico monastero. Altri studiosi identificano invece la “casa di Nostra Donna” con la basilica della Santa Casa di Loreto. Nella commedia sono citate, in rima, anche Urbisaglia e Senigallia, portate come esempio dall’avo di Dante Cacciaguida, incontrato nel XVI canto del Paradiso, per testimoniare come in questa vita tutto sia destinato a perire: «Se tu riguardi Luni e Orbisaglia come sono ite, e come se ne vanno di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, udir come le schiatte si disfanno non ti parrà nova cosa né forte, poscia che le città di termine hanno».

2018-07-05T10:06:49+00:00Argomento: INTRATTENIMENTO|Speciale |