Città e cultura II

Incanto del paesaggio e spiritualità
Meraviglie dell’Abbadia di Fiastra

L’abbazia di Santa Maria di Chiaravalle simbolo dei Cistercensi

IL SENSO di spiritualità si respira una volta scesi dall’auto. Gli occhi si spalancano verso il verde dei prati e delle colline circostanti e catturano inevitabilmente uno scrigno anticho di ricchezza e rispetto silenzioso millenario. E’ tutto racchiuso in uno dei fulcri della spiritualità nelle Marche, l’abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra. Le Marche sono una terra di santi, beati e papi che hanno segnato la storia e la cultura regionale, facendo fiorire centri di spiritualità lungo le valli marchigiane o in luoghi appartati, nel cuore degli Appennini. Camaldolesi, cistercensi e francescani hanno costellato il territorio di monasteri, abbazie, conventi, alcuni dei quali aprono ancora oggi le loro porte a ospiti e visitatori, come un tempo le aprivano a pellegrini e viandanti. L’abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra costituisce uno dei monumenti più pregevoli e meglio conservati in Italia dell’architettura cistercense e rappresenta la più alta testimonianza della presenza dei Cistercensi nelle Marche.

L’INTERNO della chiesa è a tre navate, di cui la centrale è altissima e a volte ogivali, con caratteristici pilastri cruciformi coronati da capitelli romanici, scolpiti dai monaci stessi con materiali provenienti dai ruderi della vicina città romana di Urbs Salvia (ora Urbisaglia). Oltre a costruire la chiesa, i monaci si dedicarono alla bonifica di tutta la zona, caratterizzata soprattutto da boschi ed estese paludi. A lato dell’edificio sorge il monastero che racchiude il grande chiostro in laterizio con bassi pilastri, archi ribassati e copertura a capriate. Dell’antico monastero, abbandonato dai Cistercensi nel 1422, a seguito di un saccheggio e successivamente affidato ai cardinali commendatari, ai Gesuiti e infine passato in proprietà alla famiglia Giustiniani-Bandini di Camerino, si conservano la Sala del Capitolo, il refettorio e il dormitorio dei conversi, la sala delle oliere e altri locali. Oggi l’abbazia è inclusa nella Riserva naturale omonima che abbraccia un territorio di 1.800 ettari: un territorio ricco di campi coltivati e di fauna protetta, con due corsi d’acqua e un lago, ove è possibile trascorrere tranquille giornate a contatto con la natura.

LA RISERVA, suddivisa in Riserva Naturale Orientata, Riserva Antropologica e Area di protezione, comprende ambienti diversi che rappresentano importanti testimonianze dell’evoluzione del territorio nel corso dei secoli. La Selva, di circa 100 ettari, è il cuore dell’area ed è l’ultimo esempio, avente ancora una superficie considerevole, di una foresta molto estesa che fino al 1700 copriva l’intera fascia collinare della provincia maceratese. Si tratta di un bosco a prevalenza di cerri, dove vivono numerosi animali selvatici tra cui il capriolo.


Poltrona Frau, un marchio da museo
Al Castello per rivivere la battaglia

Un luogo incantato che ha benedetto un’azienda leader nel mondo

TOLENTINO non è solo una città incastonata tra verde e storia. E’ anche significato di un marchio come Poltrona Frau, unico al mondo. Un nome di marchigianità che ha dato origine al «Poltrona Frau Museum», uno spazio espositivo aziendale progettato da Michele De Lucchi e ospitato nell’edificio industriale di Poltrona Frau, luogo dell’incontro tra la realtà produttiva e il mondo esterno. In totale 1400 i che custodiscono una collezione di prodotti storici e di documenti originali d’archivio, mai esposti al pubblico prima d’ora, testimonianze della storia e dell’evoluzione dell’azienda che nel 2012 compie 100 anni. In questa zona in cui la spiritualità abbraccia l’anelito all’ambiente, a metà strada tra il mare Adriatico e i monti Sibillini c’è poi il Castello della Rancia. Probabilmente il termine è una corruzione della parola grancia, ovvero granaio, dal francese grange, mutuato dal latino granica, nome che i Camaldolesi e altri ordini monastici danno alle loro fattorie fortificate. Costruito come fattoria fortificata nella metà dell’XI secolo il Castello della Rancia era inizialmente una sorta di casa-torre con strutture autonome per la difesa delle derrate agricole. Il maniero viene ampliato e adattato nel XIV secolo (1352-1355) per volontà di Rodolfo II da Varano, senza perdere la sua funzione originaria, e utilizzato come dimora signorile. Ricopre un ruolo primario nelle vicende storiche del luogo fino alla metà del XVI secolo e nel 1581, gestito dai Gesuiti, ritorna ad essere casa colonica e deposito alimentare a seguito della pacifica dominazione della Chiesa. In seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù, disposta dal papa Clemente XIV nel 1773, la proprietà del castello passa alla Camera Apostolica che nel 1829 lo vende al nobile casato dei marchesi Bandini, ora principi Giustiniani Bandini. Date importanti da ricordare sono il 2 e il 3 maggio del 1815, giorni della furibonda battaglia detta «della Rancia» o di «Tolentino» quando l’intera zona diventa campo di scontro tra l’esercito francese di Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone, e le truppe austriache del generale Federico Bianchi. L’importanza di quest’evento nella storia d’Italia è tale da essere ritenuto l’esordio del Risorgimento italiano. Nel corso dei secoli, al Castello della Rancia si sono soffermati personaggi illustri come Braccio da Montone, Francesco Sforza. Tra questi, anche Papa Pio VI, la cui sosta al castello venne celebrata dal marchese Bandini nel 1782 con la costruzione di un arco trionfale situato a pochi metri dal castello e che ancora oggi è visibile lungo la Strada Statale 77. Attualmente è di proprietà del Comune di Tolentino e dal luglio del 2000 ospita il Museo Civico Archeologico «Aristide Gentiloni Silverj». Ogni anno è una tappa fissa per chi vuol rivivere quei momenti storici in uno scenario più che suggestivo.


Terme, natura e secoli di storia intatti

Il bene unico delle acque e i metodi curativi, un luogo unico al mondo

PERCHÈ visitare Sarnano? Perchè addentrarsi nel verde delle sue colline e dei monti che la sovrastano? Perchè scegliere proprio questo angolo incontaminato, lontano dalla frenesia delle città, per dedicarsi allo sport, per impiegare nel miglior modo possibile il proprio tempo libero a contatto con la natura e con evidenti guadagni in salute e ossigenazione? Perchè cercare di rivivere la storia attraverso monumenti e angoli rimasti intatti nel tempo? Semplicemente perchè si è a Sarnano. Un luogo unico al mondo, in cui la natura si intreccia a meraviglie con la salute, donando freschezza a cuore, anima e spirito. Sarnano è nota soprattutto per la qualità delle sue acque e per le terme. Oltre alla bellezza del paesaggio e alle infinite testimonianze d’arte, Sarnano vanta la presenza di una stazione termale molto rinomata per la qualità e le applicazioni delle acque, tra cui la bicarbonato- calcica oligominerale di San Giacomo, la sulfureo- salsa di Terro e la bicarbonato-calcica Tre Santi. Le Terme di San Giacomo nascono ufficialmente nel 1933, in un periodo in cui il termalismo suscitava grandi entusiasmi, sospinto dal mito del corpo e della prestanza fisica e sostenuto dalla volontà del Regime di valorizzare le risorse naturali della nazione. Lo stabilimento Terme di Sarnano, convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, è dotato di moderne e sofisticate attrezzature impiegate in particolare per la prevenzione presso il Centro di Diagnostica Strumentale, per la riabilitazione nel Centro Fisiokinesiterapico e, in campo estetico, nel qualificato Centro Estetico. Col trasferimento alla nuova sede di Via Alcide De Gasperi 28, l’offerta delle Terme di San Giacomo si è arricchita dei nuovi servizi di SPA-Centro Benessere, di piscina termale interna con idromassaggio, di piscina termale esterna con solarium e appartamenti in formula Residence per soggiorni termali, culturali di benessere o relax. L’impianto termale di Sarnano è aperto tutto l’anno. Nel periodo estivo dalle 8 alle 12 e dalle 16 alle 19; il sabato dalle 8 alle 12 (nei mesi di agosto e settembre aperto anche il sabato pomeriggio). Invernale (da novembre a Pasqua): pomeriggio 15:30 / 19:00. Chiuso il sabato. Le cure inalatorie, le cure idroponiche, la sordità rinogena, la balneoterapia (per le patologie dermatologiche e dell’apparato locomotore) e le cure ginecologiche sono convenzionate con il Sanitario Nazionale. Check-in al residence e servizi di SPA sono possibili negli stessi orari dello stabilimento termale, con apertura il sabato pomeriggio e la domenica su prenotazione, che è sempre consigliata. Ma la meraviglia di Sarnano non è solo legata alle Terme. Il paese, situato su un’altura alla destra del fiume Tennacola, ben stagliato sullo sfondo dei Monti Sibllini che sembrano proteggerlo dal resto) conserva intatto il suo centro storico di origine medievale. Non a caso Sarnano fa parte dei Borghi più Belli d’Italia. La Sarnano vecchia ha ancora la forma del castrum, un borgo fortificato che si snoda in cerchi concentrici dalla Piazza Alta e scende tra vicoli e casupole fino alla base del colle creando un’atmosfera suggestiva, dove il tempo sembra essersi fermato. Sette secoli di storia intatti nel tempo e nello spazio.


SASSOTETTO SANTA MARIA MADDALENA TRE RIFUGI, POSSIBILITA’ DI SNOWBOARD

Tra impianti sciistici d’eccellenza e percorsi di mountain bike

SARNANO è anche natura e possibilità di visitare luoghi incontaminato. Tra questi c’è Sassotetto, famoso per il suo comprensorio sciistico Sassotetto- Santa Maria Maddalena. E’ per ordine di grandezza la seconda più grande delle Marche, con ben 11 km di piste. La stazione sciistica di Sarnano situato sulla catena dei Monti Sibillini è composto da due ski area: Sassotetto e Santa Maria Maddalena. Gli impianti di risalita negli ultimi anni sono stati riammodernati, ora il resort dispone di 11 impianti di risalita: 2 tapis roulant 5 skilift, 2 manovie, 2 seggiovie (una biposto ed una triposto) che servono piste di media difficoltà. Sulle piste di Sarnano ci sono tre rifugi: baita La Capannina – loc. Santa Maria Maddalena, rifugio 1600 metri – loc. Santa Maria Maddalena, baita Euroski – loc. Sassotetto. Per gli amanti dello snowboard è attivo uno snowpark nella ski area di Santa Maria Maddalena. Da alcuni anni è stato attivato un impianto di innevamento programmato mentre per gli amanti dello sci in notturna alcune piste nella ski area di S.M.Maddalena sono state dotate di un impianto di illuminazione. Il Sassotetto Active Park, invece, fornisce lezioni di mountain bike per bambini, con tre percorsi di vario livello; escursioni sia a piedi che in bici, accompagnati da guide specializzate; passeggiate a 6 zampe accompagnati da educatore cinofilo; dispone di un grande spazio dove svolgere attività ludiche e diversi sport, tra cui running, calcio, pallavolo,skate, enduro, ecc. La struttura è dotata di un bar e di un ristorante Euroski, con cucina tipica. E’ attivo un noleggio di varie attrezzature sportive bici comprese, un’officina meccanica e un piccolo bike shop. Viene anche assicurato un servizio di bike shuttle.


Le suggestioni della storia
In bici o a piedi nella natura

San Severino sfida il terremoto: tante le proposte

«ORA non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è». Lo scriveva Hemingway ne «Il vecchio e il mare» e oggi il senso di quelle parole lo possiamo cogliere anche nell’azione di tanti piccoli centri del «cratere sismico » che, in attesa della ricostruzione, cercano un pronto rilancio turistico dopo il brutto ko inferto dal terremoto. San Severino Marche è uno di questi: ha ferite profonde, ci vorranno degli anni per risanarle, ma con orgoglio vuole rialzare la testa puntando sulle ricchezze che gli restano intatte. A cominciare dal «cuore» del paese: la Piazza del Popolo, caratteristica per il suo portico e per l’insolita forma ovale. Una passeggiata tra i negozi, una foto-ricordo sotto la Torre dell’orologio e l’aperitivo in uno dei bei locali che vi si affacciano sono quasi una tappa obbligata per il visitatore. Così come lo è il teatro Feronia, opera dell’architetto settempedano Ireneo Aleandri (1827): il sisma l’ha risparmiato, grazie anche agli importanti lavori di restauro che ne permisero, 33 anni fa, la riapertura. E’ un gioiello da ammirare!

USCITI da lì, si possono percorrere a piedi due interessanti percorsi. Il primo porta alla pinacoteca civica e, poco più avanti, alla basilica di San Lorenzo in Doliolo: siamo lungo via Salimbeni, in pieno centro storico. Luoghi indenni dalle scosse. In pinacoteca sono conservate opere di straordinario valore; il pezzo più pregiato della collezione è sicuramente la Madonna della Pace del Pinturicchio, tavola ritenuta da molti il suo capolavoro. San Lorenzo, invece, è una delle chiese più antiche della città e nella cripta ci sono resti di affreschi dei fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni. Il secondo itinerario sale fino al Castello al monte dove si ergono la torre civica e il Duomo antico, simboli di San Severino. Il complesso monumentale del Castello, in cui è ubicato pure il museo archeologico, è inagibile; però una visita esterna la merita ugualmente, anche perché dalla sommità del colle si può godere di un bellissimo paronara della città e del suo territorio. In ogni caso, prima di lasciare il centro, bisogna vedere il suggestivo chiostro di San Domenico, a due passi dalla piazza, e il caratteristico Borgo Conce, storico quartiere industriale in cui è stata appena inaugurata una struttura museale dedicata alle manifatture locali e alla produzione di energia. La ospita un’antica centrale elettrica finemente restaurata. Da non perdere, poi, il Parco archeologico di Septempeda: colonia e municipio romano, importante snodo sulla via che collegava l’Adriatico alla Flaminia. Infine, la scoperta del territorio: gli amanti di mountain bike o nordic walking possono raggiungere facilmente le grotte di Sant’Eustachio, lungo la Valle dei grilli, dove i benedettini fondarono una piccola abazia eremitica, mentre i naturalisti possono avventurarsi nella Riserva dei monti San Vicino e Canfaito attraverso una serie di percorsi escursionistici che si snodano tra faggi secolari e ambienti affascinanti. Elcito, ad esempio, è un luogo d’incanto: una manciata di case su uno sperone di roccia che domina la valle, proprio alle spalle del San Vicino.

Mauro Grespini


L’ESCURSIONE DA VEDERE LO STORICO CASSERO. UN RELAIS DA SOGNO NEI CASALI RISTRUTTURATI

Castelraimondo, l’essenza delle Marche

RISALENDO la valle del Potenza, una volta superata San Severino Marche, si arriva a Castelraimondo, il cui territorio collinare racchiude in sé l’essenza delle Marche grazie a un paesaggio armonioso e ricco di peculiarità. Il paese si è sviluppato attorno al Cassero, una torre di avvistamento (alta 37 metri) che è stata costruita presumibilmente fra il 1311 e 1318: faceva parte del sistema dell’Intagliata, cioè di quella linea di torri, fossati e muraglioni fatti edificare dalla Signoria dei Varano a difesa di Camerino, per un tratto di circa dodici chilometri da Pioraco a Torre Beregna, durante le guerre coi vicini centri di Matelica e San Severino. Difatti, Castelraimondo è ancora oggi il crocevia fra i tre principali Comuni dell’alto maceratese e da questa sua posizione baricentrica ha tratto beneficio per il proprio sviluppo economico e abitativo. Certamente uno dei luoghi più suggestivi è Borgo Lanciano, a poche centinaia di metri dalla diramazione per Pioraco e a breve distanza dall’omonimo Castello eretto nel XIV secolo da Giovanni da Varano. La sapiente ristrutturazione di antichi casali ha fatto nascere nello storico borgo un raffinato Relais, una delle strutture ricettive marchigiane di maggior livello nel suo genere. Inoltre, assieme ad altre vecchie torri del territorio circostante, oggi è considerato una delle «Rocche celesti«: luoghi, cioè, che – grazie all’assenza di inquinamento luminoso della zona – sono stati trasformati in privilegiati punti d’osservazione della volta celeste.


Circondata dai monti: Matelica
Camerino e le tele salvate dal sisma

La mostra «Milleduecento. Civiltà figurativa tra Umbria e Marche»

MATELICA sorge al centro dell’Alta Valle dell’Esino, circondata ad est dalla catena del Monte San Vicino e a ovest dall’Appennino Umbro-Marchigiano. Fulcro della cittadina è Piazza Enrico Mattei (fondatore e primo presidente dell’Eni), al centro della quale si trova una monumentale fontana cinquecentesca dalla forma ottagonale. Quest’ultima, in pietra bianca, risale al l587, ed è stata progettata dall’architetto della Santa Casa di Loreto, Lattanzio Ventura di Urbino. Sulla piazza si affacciano alcuni dei principali palazzi matelicesi: il Palazzo del Governo e l’annesso loggiato, Palazzo Ottoni con la suggestiva loggetta e il Palazzo Comunale. Lungo le vie e i vicoli sorgono numerosi palazzi nobiliari e chiese che conservano pregevoli opere d’arte: la Cattedrale di Santa Maria Assunta, la Chiesa di San Francesco, ricca di opere d’arte del sec. XV, e il Teatro Comunale, opera di Giuseppe Piermarini, l’architetto che costruì la Scala di Milano.

A PALAZZO Piersanti è ospitato l’omonimo museo che prende il nome dalle collezioni di Venanzio Filippo Piersanti, donate nel 1901 al Capitolo della Cattedrale. Tra le notevoli opere conservate dipinti di Bellini, Antonio da Fabriano, Francesco di Gentile da Fabriano, Salvator Rosa, Carlo Maratta, argenti pregiati, mobili rari e di pregio. Da visitare la mostra «Milleduecento. Civiltà figurativa tra Umbria e Marche al tramonto del Romanico» che è ospitata proprio dal Piersanti. Di eccezionale interesse, anche per la sua rarità, è l’orologio solare sferico in marmo con iscrizioni in greco, noto come Globo di Matelica, datato tra il I e il II secolo d.C. Merita una visita anche la frazione di Braccano, originale museo a cielo aperto con circa 70 murales di vari artisti sulle facciate delle case. Rinomato è il vino Verdicchio di Matelica Doc; il Verdicchio di Matelica Riserva è riconosciuto Docg. ALTRA CITTÀ che, seppur colpita dal terremoto, cerca di riemergere è Camerino. Situata su un colle tra le valli del Chienti e del Potenza, chiusa dai Monti Sibillini e dal Monte San Vicino, a circa 50 km da Macerata, vanta la bandiera arancione. Molti i monumenti purtroppo colpiti dal terremoto. Oltra alla rinomata università merita una visita per ammirare i tanti capolavori salvati dalla Pinacoteca ormai inagibile e conservati nella stessa città (info. cultura@- camerino.sinp.net, proloco@camerino. sinp.net. oppure 0737632534).


Divertimento, shopping, tuffi e arte
Civitanova: due città da scoprire

Nella vicina Porto Recanati l’interessante mostra dedicata a Dalì

E’ UNA delle località balneari più rinomate e vitali della regione. Civitanova Marche vede a nord un arenile ampio e sabbioso e l’acqua è poco profonda: ideale per il bagno dei bambini, che possono così immergersi in tutta sicurezza e giocare senza alcun rischio; il litorale sud, invece, presenta un arenile misto di sabbia e ghiaia e acque più profonde. La lunga spiaggia è divisa dal porto peschereccio e da quello turistico. Tre sono le piste ciclabili: pista del Castellaro, pista del Chienti e una pista sui due Lungomari nord e sud. La caratteristica di Civitanova è quella di avere due centri. La Città Alta, antico borgo costruito su un colle racchiuso tra le mura di un castello medievale, ottimo esempio di architettura militare rinascimentale, e l’abitato costiero. A Civitanova Alta si trova il Teatro storico Annibal Caro, edificato nel 1872, che vanta un’importante stagione teatrale. Da visitare: la Pinacoteca Comunale Moretti, raccolta d’arte contemporanea soprattutto di incisioni; la Chiesa di Sant’Agostino, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di San Paolo e la Chiesa di San Marone. Interessanti sono anche la Stazione del Tram (1900) in stile liberty, il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, e il Museo Storico del Trotto, unico nel suo genere, fuori del centro abitato. Situata fra la Città Alta e il porto, immersa in un parco con giardino all’italiana, Villa Conti, una villa liberty costruita nel 1910: poco lontano si trova la palazzina San Michele, raro esempio di art nouveau nella zona del maceratese. Civitanova Marche, sorta intorno alla fortezza e sui resti della romana Cluana, vanta l’imponente Palazzo Cesarini Sforza, dove sono conservati alcuni affreschi di Pellegrino Tibaldi. Davanti al palazzo si apre piazza XX Settembre. Caratteristici sono poi i Giardini Pubblici, le palazzine del Lido Cluana in stile liberty e la pescheria. La zona nord è caratterizzata dai numerosi alberi di Viale Vittorio Veneto, dove si trova l’ex Casa dei Balilla, oggi sede della Biblioteca Comunale e del Cinema Teatro Cecchetti. Accanto alle numerose attività commerciali e industriali, ci sono nell’area numersi outlet di prestigiose firme del made in Italy, soprattutto nel settore calzaturiero. Tra gli eventi da segnalare la rassegna Civitanova Danza, Festival Internazionale di danza.

DA CIVITANOVA si raggiunge facilmente Porto Recanati. Merita una visita anche perchè fino al 2 settembre si può visitare la mostra sull’affascinante mondo surrealista di Salvador Dalì e Max Ernst allestita nel Castello Svevo. «L’arte surreale, Salvador Dalì e Max Ernst» porta nelle Marche sessanta opere grafiche: quaranta quelle appartenenti al genio artistico di Salvador Dalì (info: Comune di Porto Recanati 071759 971).


Macerata, collezioni d’arte e palazzi storici

Affascinante l’orologio astronomico posizionato sulla Torre Civica

A TESTIMONIARE vocazione principale di Macerata basta ricordare che il Comune aderisce all’Associazione delle Città d’Arte e Cultura e, non a caso, può vantarsi di ospitare un’Università, tra le più antiche nel mondo, fondata nel 1290. La visita alla città può iniziare da uno dei monumenti più rappresentativi: l’Arena Sferisterio di Ireneo Aleandri, splendido esempio di architettura neoclassica che ospita ogni estate una prestigiosa stagione lirica, il Macerata Opera Festival. Nel cuore della città sorge il settecentesco Palazzo Buonaccorsi , oggi sede delle raccolte di arte antica e moderna e del museo della carrozza. La Sala dell’Eneide è la fastosa, settecentesca galleria, luogo di rappresentanza di Palazzo Buonaccorsi: i dipinti celebrano le gesta di Enea, la volta è affrescata con le Nozze mitologiche di Bacco e Arianna alla presenza degli dei dell’Olimpo.

NEL CENTRO storico si trovano altri edifici di notevole valore: il Palazzo Comunale, dalla facciata in stile neoclassico sulla quale è stata collocata, nel 1952, l’immagine della Madonna della Misericordia con l’iscrizione Civitas Mariae; la Loggia dei Mercanti, piccolo gioiello rinascimentale fatto realizzare dal Cardinale Alessandro Farnese, il Palazzo della Prefettura, austero edificio in cotto, antica residenza dei legati pontifici, caratterizzato da un portale marmoreo del 1509; la Chiesa di San Paolo, costruita tra il1623 e il 1655, con la facciata grezza, in cotto, officiata fino al 1810 dai Barnabiti e poi ceduta nel 1830 dal governo pontificio al Comune; la Torre Civica, alta 64 metri, sul cui basamento si trova la ricostruzione dell’orologio astronomico ad automi, simile a quello di Venezia, costruito nel 1569 dai fratelli Ranieri di Reggio Emilia. Una macchina di straordinaria complessità governa le diverse funzioni dell’orologio: l’azionamento del carillon; i colpi che scandiscono le ore; l’uccello che fa suonare la piccola campana colpendola col becco; la giostra con l’angelo e i Re Magi; l’avanzamento della lancetta nel quadrante orario; i movimenti dei dischi dei corpi celesti e del Drago. Lo splendido quadrante policromo, oltre a indicare le ore, mostra i moti apparenti della volta celeste, del Sole e della Luna e i circuiti dei cinque pianeti conosciuti al tempo nel quale i fratelli Ranieri portarono a termine la loro impresa. Quest’ultima funzione fa di questo dispositivo un esemplare unico tra gli orologi da torre rinascimentali e si può ammirare alle ore 12 e alle ore 18. DA VISITARE a Macerata sono anche il settecentesco Teatro Lauro Rossi, Palazzo Ricci, che ospita una collezione d’Arte Italiana del Novecento. Tra i principali siti di architettura religiosa si segnalano il Duomo, realizzato nel 1771-90, sul sito di una precedente chiesa, su progetto di Cosimo Morelli, e la vicina Basilica della Misericordia, ricca di stucchi e marmi pregiati; la Chiesa di Santa Maria delle Vergini, tempio di stile bramantesco, che custodisce una «Epifania» del Tintoretto. Sul fronte dell’enogastronomia il piatto tipico maceratese sono i vincisgrassi, una sorta di lasagne al forno. Gli ingredienti della ricetta originale sono: prosciutto crudo, tartufo, parmigiano e una salsa a base di latte e farina, con i quali si condiscono gli strati di pasta all’uovo.


UN’ESTATE DI EVENTI LIVE: IL CARTELLONE

Sferisterio, l’arena della lirica apre le porte alla musica leggera

UN CARTELLONE unico e di grande prestigio. E’ quello che propone l’Arena Sferisterio. In primo piano quello dedicato alla grende lirica. Il Flauto Magico di Mozart, L’Elisir d’amore di Donizetti e La Traviata di Verdi sono tre opere italiane che possono intrattenere un rapporto speciale con lo Sferisterio, Macerata e il suo territorio: sono tre opere che si caratterizzano per la delicatezza e la freschezza della scrittura, tali da collaudare per l’ennesima volta l’ampio ma intenso spazio sonoro dello Sferisterio; sono tre dichiarazioni di «assuefazione» nei confronti del teatro d’opera – «La mia droga si chiama opera» è il titolo dell’anno – anche perché contengono fra i loro brani più celebri e fra gli elementi di snodo della drammaturgia il vino, sostanza inebriante e rivelatrice che, proprio a Macerata e nelle Marche, si sta dimostrando valido alleato dell’opera attraverso l’ampio e convinto legame con il territorio e con le vigne e le cantine che ne illustrano l’anima più autentica. Sono infine tre opere che, per caratteristiche, difficoltà e implicazioni, sono ideali per mettere in moto la grande e armoniosa macchina dello Sferisterio, fatta dai tanti professionisti che anno dopo anno ne decretano il successo come forma di spettacolo basata sì sui protagonisti vocali ma, in fondo, “opera organica” che si realizza attraverso un contributo operativo e creativo autenticamente plurale. Il Macerata Opera Festival 2018 parte con Il Flauto Magico il 20 luglio. Poi L’Elisir d’Amore 21 luglio e La Traviata 22 luglio. Tre debutti consecutivi e quattro weekend fino al 12 agosto. Ma poi c’è anche lo Sferisterio Live dedicato alla musila leggera. E anche qui c’è una grande proposta. Il 4 luglio i Simple Minds, il 7 agosto Max Gazzè, il 14 Ben Harper, il 16 Fabrizio Moro, il 18 Jesus Christ Superstar, il 22 Lorenzo Fragola, il 23 Carl Palmer, il 27 Enrico Brignano, e il 7 settembre Pink Floyd Legend (Infona Arena Sferisterio 0733261335 e Iat Macerata 0733234807).


L’OMAGGIO AL GRANDE PITTORE

In autunno una mostra su Lorenzo Lotto

SE ANCONA, Loreto, Recanati, Monte San Giusto, Jesi, Cingoli e Urbino possono vantare di ospitare buona parte della produzione artistica di Lorenzo Lotto (1480-1557), altri capolavori, realizzati dall’artista veneto nelle Marche, si trovano oggi nei principali musei del mondo e non hanno fatto più ritorno nei luoghi da dove sono partiti. Nel giugno del 2018 è stata inaugurata al Museo del Prado di Madrid una grande mostra su «I Ritratti di Lorenzo Lotto», che poi sarà trasferita alla National Gallery di Londra (a Madrid dal 18 giugno al 30 settembre; a Londra dal 7 novembre al 10 febbraio 2019). Una serie di iniziative che daranno grande visibilità alla Regione Marche le cui terre hanno rappresentato una parte essenziale della vita e della formazione del Lotto e che potranno così essere al centro dell’attenzione pubblica. A cavallo delle mostre di Madrid e Londra si realizzerà a Macerata una esposizione dal titolo «Lorenzo Lotto: il richiamo delle Marche» dal 19 ottobre al 10 febbraio 2019 con l’obiettivo di riportare nelle Marche da varie parti del mondo le opere dell’ autore realizzate proprio per queste terre e ad esse collegabili, mettendole in rapporto con alcune altre testimonianze artistiche in grado di illustrare le tappe della carriera dell’artista.


Ancona tra i tesori del porto antico, chiese e monumenti tutti da scoprire

Unico luogo dove è possibile una passeggiata da mare a mare

LA SPIAGGIA dentro la città, il centro storico tra testimonianze archeologiche e medievali, le sue chiese di mille stili diversi, il verde dei suoi parchi pronto a mescolarsi all’azzurro del mare e il sole che tramonta ai due lati del miglio d’oro. Ancona, una città che non ha ancora imparato a farsi apprezzare e corteggiare. Dal porto al Passetto, dall’anima mercantile di uno scalo a due passi dallo shopping, capace di rigenerarsi e trovare un’unione con la città. Il capoluogo delle Marche e la sua evoluzione portuale, perfetto connubio tra ‘ferro’, ossia il lavoro di uno scalo tra i più attivi del Mediterraneo, e un palcoscenico naturale aperto a nuove contaminazioni. Da mare a mare. Venite con noi in questo viaggio dentro una città apparentemente burbera di primo acchito, come la sua gente, come la crocetta, il mitile simbolo a cui lo scrittore Eugenio Gioacchini ha dedicato una poesia dialettale: «Guardo la crocetta con la sua anima gentile, ha qualcosa del carattere nostro anconetano; rozzo di fuori, duro, un po’ villano, ma dentro buono, uno zucchero, un amore; non conta la scorza, conta il cuore». Nel 2016 l’artista della Transavanguardia Enzo Cucchi, anconetano doc, ha inaugurato la sua opera dedicata ad Ancona, la Fontana dei Due Soli. Il nome non è casuale, considerata la particolare esposizione geografica di Ancona, Ankon, ‘gomito’ dal greco. Da un estremo all’altro del gomito, dal porto naturale al Passetto appunto, è possibile ammirare il sole sorgere e accucciarsi la sera senza muovere un dito.

LA NOSTRA passeggiata alla scoperta delle ricchezze di Ancona parte proprio dal punto più esposto verso la sponda orientale dell’Adriatico: la Lanterna Rossa all’interno del porto Antico. Un tempo usata per facilitare gli approdi dei traghetti e dei cargo chiusa al pubblico, oggi luogo di pace dove ammirare la città da un punto di vista privilegiato, tra un selfie e il canto dei gabbiani al tramonto. Non esiste in Italia un porto commerciale dove poter ammirare tanti monumenti, come ad esempio i due archi, quello Clementino e soprattutto l’Arco di Traiano, la cui visuale si mischia alle navi da crociera superlusso costruite dentro il cantiere navale. Una passerella in muratura guida il visitatore tra il marmo dell’Arco realizzato in onore del grande Imperatore romano e i gioielli del mare che fanno grande il made in Italy. Attraverso i due archi è possibile scattare una foto alla cattedrale di San Ciriaco, il Duomo della città costruito sopra i resti di un edificio di culto di epoca greca, cartolina perfetta, riassunto della bellezza. Il centro storico dal porto sale verso il colle del Guasco, dove ci si può perdere tra i vicoli in selciato e una visita alle chiese degli Scalzi, di San Francesco alle Scale, la Pinacoteca e il Museo Archeologico.

DALL’AREA archeologica del Foro Romano, si sale fino nel cuore del parco del Cardeto, splendore selvaggio di un’area unica e di inestimabile valore naturalistico. Dal parco, senza perdere il sentiero del ‘verde’, è possibile raggiungere l’altro polo: il Passetto e le sue grotte, cavità prodotte nella roccia e trasformate in miniappartamenti, capaci di mantenere intatto il sapore delle tradizioni marinaresche. Poco più in là la ‘spiaggia degli anconetani’, un arenile unico nel suo genere collegato con la parte alta della rupe da un ascensore realizzato negli anni ’60. Lassù, domina il Monumento ai Caduti, da cui parte il lungo ed alberato viale della Vittoria che conduce il visitatore fino a piazza Cavour e il suo stile Ottocentesco. Il nostro percorso, dopo le vetrine del centro, termina al Mandracchio, il porto peschereccio, all’ombra della Mole Vanvitelliana, il pentagono simbolo di Ancona.

2018-07-04T18:54:46+00:00 Argomento: INTRATTENIMENTO|Speciale |