Città e cultura III

Digital Paper: Speciale Marche

Portonovo, il paradiso qui esiste «E’ diventata la spiaggia di tutti»

Intervista a Marcello Nicolini, presidente del consorzio «La Baia»

MARCELLO NICOLINI conosce Portonovo come le sue tasche: ristoratore, amico di vip e chef famosi (come Vissani) è da alcuni anni presidente del consorzio La Baia che raccoglie tutti gli operatori turistici che lavorano nella baia, con l’obiettivo di tutelarla, offrire servizi efficienti e mantenere vive le tradizioni locali.

Parliamo di Portonovo, la spiaggia degli anconetani. E’ ancora così?

«Iniziamo subito a sfatare un mito: Portonovo non è più la spiaggia degli anconetani, e da un bel pezzo. Negli ultimi dieci anni infatti, gradualmente, il turismo è cambiato, sono arrivati sempre più stranieri (belgi, tedeschi, olandesi) e hanno soppiantato i clienti locali. Gli anconetani dal canto loro, infastiditi dall’eccessivo affollamento, dalla stretta sulle auto, da vincoli posti a tutela del paesaggio che prima non c’erano, hanno scelto altri lidi, magari meno costosi».

E questo secondo lei è un bene?

«Nè un bene nè un male, semplicemente prendiamo atto del cambiamento. A luglio e agosto qui a cena l’80% dei clienti arrivano da fuori Ancona. Poi la situazione cambia ancora nei mesi fuori stagione, come maggio e settembre ». Da quali regioni arrivano i vostri clienti? «Emilia-Romagna, Lombardia, poi abbiamo avuto un boom di umbri grazie ai nuovi lavori sulla Quadrilatero che hanno accorciato di molto le distanze. Le infrastrutture e i collegamenti efficienti sono fondamentali quando si parla di sviluppo turistico».

Non si rischia di rendere Portonovo un posto di lusso, riservato solo a un’élite di turisti, un po’ come Forte dei Marmi?

«Non si tratta di élite, qui il target sono famiglie, coppie, persone di mezza età che cercano la tranquillità e la bellezza della natura. I giovani in cerca di divertimento scelgono altri luoghi, come Rimini, Senigallia o Porto Recanati. Magari però prima di iniziare la serata portano qui la fidanzata per una cena romantica in riva al mare. E poi Portonovo ha dei limiti di capienza, ecco ad esempio perchè molti operatori del consorzio hanno detto no ai mega party in spiaggia da migliaia di persone. C’è anche un problema legato alla sicurezza, abbiamo una sola via d’uscita via terra, dobbiamo stare attenti ».

Comunque il turismo è aumentato: la nuova organizzazione funziona?

«Sì, soprattutto per quanto riguarda le auto. In fondo, quando andiamo all’estero è normale fare dei chilometri a piedi per raggiungere spiagge da sogno, non vedo perchè a casa nostra pretendiamo quasi di parcheggiare l’auto sulla battigia. Portare sempre meno macchine e abbattere di conseguenza l’inquinamento e il traffico è il principale obiettivo che noi tutti ci siamo dati, lavorando bene in sinergia con l’amministrazione comunale. Ci sono le navette, i parcheggi a monte, serve solo cambiare la mentalità».

Portonovo non è solo un’eccellenza sul fronte naturalistico ma anche enogastronomico. Un connubio perfetto per attrarre turismo?

«Sicuramente, è un dato di fatto che sempre più persone viaggiano e si spostano anche spinte dal desiderio di assaporare piatti e specialità del luogo. Sono turisti gourmet, che si lasciano consigliare e guidare nella scelta delle tipicità. La più amata resta sempre il mosciolo, il re delle nostre tavole che cerchiamo di proporre con qualche rivisitazione. Quest’anno poi abbiamo una raccolta e una qualità eccezionale, bisogna approfittarne. E’ importante fare rete con i comuni dell’entroterra, per un’offerta diversificata, per dare alternative in caso di pioggia e soprattutto per far capire che non abbiamo solo un bel mare ma anche tante bellezze artistiche e culturali tutte da scoprire».

Ilaria Traditi


LA SCHEDA

Sedici Bandiere Blu per le Marche

LE MARCHE con ben 16 Bandiere Blu sono quest’anno la quarta regione più premiata a livello nazionale (dopo Liguria, Toscana e Campania) a conferma di quanto la qualità ambientale del mare e della costa unite alla cultura dell’accoglienza siano una priorità di operatori e amministrazioni. Le spiagge e le località rivierasche ritenute meritevoli per l’assegnazione dell’ambìto vessillo, equamente distribuite tra tutte le province, sono Ancona, Civitanova Marche, Cupra Marittima, Fano, Fermo, Grottammare, Mondolfo Marotta, Numana, Pedaso, Pesaro, Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio, Porto Potenza Picena, San Benedetto del Tronto, Senigallia, Sirolo. La giuria della Fee (Foundation for Environmental Education), la ong danese che ogni anno assegna le bandiere blu a livello mondiale, valuta una serie di elementi, tra i quali la gestione ambientale della località, la qualità delle acque, i servizi e la sicurezza. E ancora la raccolta differenziata e la corretta gestione dei rifiuti pericolosi, la presenza di vaste aree pedonali, piste ciclabili, arredo urbano curato, aree verdi, l’accessibilità.


IL VIAGGIO LA SCOPERTA DELL’ANTICO BORGO IMMERGE IL VISITATORE NELLE LIRICHE DEL GRANDE MAESTRO

La poesia di Leopardi vissuta nei suoi luoghi

Dalla biblioteca alla celebre finestra della casa di Silvia fino al Colle dell’Infinito

BORGO poetico senza eguali in Italia, la cittadina di Recanati sprigiona un fascino unico verso tutti coloro che vogliono rivivere le emozioni della bellissima inafferrabilità delle liriche di Giacomo Leopardi che conducono a vere rivelazioni. Casa Leopardi, con i suoi percorsi di visita nel Palazzo Leopardi che ha dato i natali al poeta nel 1798 e nei luoghi che hanno plasmato la sua giovinezza, offre al visitatore la possibilità di percepire l’anima di Giacomo tra le mura del Palazzo, ancora oggi abitato dai discendenti del poeta, preziosi custodi della Biblioteca e dei luoghi leopardiani. Fortemente voluta da Monaldo Leopardi, padre di Giacomo, la Biblioteca creata per i figli e per la città di Recanati è stata aperta al pubblico nel 1812. Un impegno protratto in questi duecento anni dagli eredi che hanno mantenuto e valorizzato questo patrimonio universale come da disposizione testamentaria del conte Monaldo. La Biblioteca, dove Giacomo si è formato, era il posto dove gravitava la centralità della sapienza, con oltre 20000 volumi, era il baricentro attorno al quale si realizzava la vita di buona parte della famiglia: una sorta di incessante ed inevitabile conquista dello studio sopra ogni altra attività familiare. Giacomo studiò qui insieme ai fratelli Carlo e Paolina, sotto la guida attenta e affettuosa del padre. Le stanze e le sale, inalterate dal tempo della loro costituzione, come attestano le schede di catalogazione compilate da Monaldo e dai suoi figli, sono il regno di libri e manoscritti accessibili al pubblico. Assolutamente da visitare la mostra “Giacomo dei libri – La Biblioteca Leopardi come spazio delle idee”, allestita nei locali dell’ex frantoio di Palazzo Leopardi, inaugurata in occasione del bicentenario dell’apertura al pubblico della Biblioteca del Poeta. Un fantastico viaggio intellettuale che permette ai visitatori di approfondire la conoscenza del poeta attraverso le opere e i testi che lo hanno fatto crescere e diventare l’eccezionale genio che noi tutti conosciamo.

DALLO scorso anno la Famiglia Leopardi ha aperto per la prima volta al pubblico la casa di “Silvia”, le antiche scuderie di Palazzo Leopardi dove visse Teresa Fattorini, la “Silvia” del celebre canto. Teresa Fattorini, nata il 10 ottobre 1797, era la figlia del cocchiere di casa Leopardi, morì a causa della tubercolosi nel settembre 1818, all’età di soli ventuno anni. Simbolo della giovinezza ricca di sogni e di promesse è la figura dove il poeta ritrova il dono più bello dell’adolescenza: l’attesa trepida e suggestiva dell’amore. Quiete e senso del futuro accomunano i due ragazzi che si guardano dalle rispettive case, lo sguardo di Silvia va al Palazzo, quello di Giacomo alla casa della ragazza. Il restauro delle scuderie ha permesso di recuperare ambienti che hanno ampliato i percorsi di visita di Casa Leopardi con nuove sale espositive e l’abitazione di “Silvia” composta da tre stanze: due camere da letto e una cucina arredate con mobilio e suppellettili originali dell’epoca. Un importante progetto di recupero filologico grazie al quale i visitatori possono sperimentare una prospettiva insolita e del tutto inedita. Non più “Silvia” con gli occhi di Giacomo, ma Giacomo con gli occhi di “Silvia”, e dalle finestre della casa possono immaginare i pensieri di Teresa quando, dalla sua stanza, vedeva Giacomo intento a studiare con il tavolino vicino alla finestra. Accanto al Palazzo Leopardi che si erge sulla Piazzetta del Sabato del Villaggio, Il colle dell’ Infinito, celebrato nell’idillio omonimo, meta delle passeggiate di Giacomo dove usava soffermarsi per godere lo splendido vastissimo panorama, dal monte al mare.


Il miracoloso pellegrinaggio al santuario

La basilica ospita la celebre reliquia della Santa Casa di Nazareth

IL NOSTRO VIAGGIO alla scoperta delle Marche e delle sue bellezze, continua a Loreto. La città deve la sua fama al Santuario che è uno dei luoghi di pellegrinaggio tra i più importanti del mondo cattolico. La città si è infatti sviluppata intorno alla nota Basilica che ospita la celebre reliquia della Santa Casa di Nazaret dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque, visse e ricevette l’annuncio della nascita miracolosa di Gesù. Gli studi mettono in luce che la provenienza della Casa è la Palestina, sia per lo stile architettonico che per l’uso di materiali costruttivi, sconosciuti nel territorio marchigiano.

LA TRADIZIONE vuole che la Santa Casa, dopo essere transitata per la Dalmazia, sia giunta a Loreto la notte del 9-10 dicembre del 1294. Nel 1469 iniziarono i primi lavori di costruzione dell’odierna basilica ed oggi, affianco della candida facciata in pietra d’Istria, si innalza l’elegante campanile (1750-55), opera di Luigi Vanvitelli. Sotto la cupola è posizionato il sacello della Santa Casa, rivestito di marmo con statue e rilievi, capolavoro della scultura del Cinquecento.

L’INTERNO assai suggestivo è meta di pellegrini che giungono da tutto il mondo per pregare, davanti alla statua della Madonna Nera. La Cappella dell’Annunciazione fu decorata con affreschi di Federico Zuccari, le sacrestie di San Marco e San Giovanni da Melozzo da Forlì e Luca Signorelli, il soffitto ed il padiglione della Sala del Tesoro dal Pomarancio.

IL MUSEO PINACOTECA della Santa Casa di Loreto, ospitato nel Palazzo Apostolico, conserva dipinti, sculture, arazzi e maioliche provenienti dal Santuario e donati alla Santa Casa nel corso dei secoli. Nella raccolta dei dipinti spiccano le opere della tarda maturità di Lorenzo Lotto, che morì a Loreto nel 1556. Il Tesoro della Santa Casa comprende preziose opere di alta oreficeria. MA spazio anche alla gastronomia: uno dei piatti tipici di Loreto è il coniglio in porchetta, a cui si accompagna il vino Rosso Conero Doc. Tra i principali eventi, la Rassegna Internazionale di Musica Sacra si svolge la settimana successiva alla Pasqua e vede la partecipazione delle più qualificate corali provenienti da tutto il mondo. La notte del 9 dicembre, in occasione della Festa della Venuta, che ricorda il trasporto a Loreto della casa della Madonna, le campagne intorno a Loreto si accendono di fuochi e tutte le campane suonano a festa. Il giorno 10 dicembre la festa religiosa culmina con la celebrazione in Basilica del Solenne Pontificale. INFO: www.comune.loreto. an.it; www.turismo.marche. it


In viaggio sulle tracce del Lotto: ecco dove sono tutti i capolavori

I RAPPORTI di Lorenzo Lotto con le Marche sono stati intensi e la sua pittura ha profondamente suggestionato le vicende artistiche locali. Durante la sua permanenza nella regione, dove risiedette a lungo e dove morì come oblato nella Santa Casa di Loreto, Lorenzo Lotto realizza opere di grande intensità pittorica e forte suggestione patetica. Le Marche pertanto si collocano a pieno titolo tra i luoghi lotteschi di immediato interesse per la vastità e la preminenza artistica dei documenti che il pittore vi ha lasciato. Il sito www.turismo.marche.it unisce tutte le località lottesche della regione con Jesi, grazie alla notevole presenza di opere del Lotto nella Pinacoteca civica di Palazzo Pianetti. Nella Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona è invece conservata la «Sacra Conversazione ». Spostandoci a Cingoli, nello spazio museale della chiesa di San Domenico, ecco la grande tela della «Madonna del Rosario » portata a termine dal maestro veneziano nella primavera del 1539: la chiesa attualmente è però chiusa per il sisma, ma l’opera ora è ammirabile nel palazzo Comunale. Spostandoci a Monte San Giusto, nella chiesa di Santa Maria della Pietà in Telusiano si conserva la pala di Lorenzo Lotto «La Crocifissione». La pinacoteca di Recanati, che conserva capolavori del Trecento e Quattrocento come le tavole di Pietro Domenico da Montepulciano e di Ludovico da Siena, è famosa soprattutto per il corpus di opere straordinarie di Lorenzo Lotto. Si spazia quindi da un suo capolavoro giovanile come il «Polittico di San Domenico» all’affascinante «Trasfigurazione », influenzata dal Raffaello ma di totale impostazione anticlassica, per finire con l’indimenticabile «Annunciazione», capolavoro assoluto del Maestro. Il tour sul Lotto fa tappa anche a Mogliano («Madonna in gloria e santi») e a Urbino (Galleria Nazionale delle Marche).


Il genio di De Chirico e la sua Neometafisica

La mostra a palazzo Campana fino al 4 novembre

LE MAGNIFICHE volte di palazzo Campana in pieno centro storico a Osimo sono scrigno di un gioiello, la mostra «Giorgio de Chirico e la Neometafisica » curata da Vittorio Sgarbi in ogni particolare. A novembre ricorreranno i quarant’anni dalla scomparsa del grande artista Giorgio De Chirico e Osimo ha scelto di chiudere il primo ciclo fatto di quattro grandi mostre in città proprio con un omaggio all’artista che ha aperto al Surrealismo e alla Pop art, per la prima volta su suolo marchigiano. Ci sono più di 60 opere tra dipinti, disegni, sculture e grafiche che ripercorrono prevalentemente l’ultimo periodo di produzione artistica di de Chirico. Opere tutte caratterizzate da una vena creativa felice che mette in scena una rappresentazione degli stessi temi proposti nelle prime opere ma più «divertita ». I soggetti sono quelli rappresentati nel periodo Metafisico: al centro sempre piazze, interni, esterni e manichini ma tutto, anche il cromatismo e la costruzione dello spazio, innesca nella mente richiami lieti e quasi ironici.

ALLA FINE degli anni Sessanta il grande artista ha iniziato una nuova Metafisica, che apparentemente è una replica della prima, con le Muse inquietanti, il castello di Ferrara, le piazze vuote, un mondo che insomma riproduce quello di un’epoca fortunata ma introduce elementi nuovi che lo mettono in dialogo con alcuni grandi maestri di quegli anni che rappresentano la Pop art italiana. «In quel momento ha messo insieme quello da cui era partito e ha inventato una Metafisica piena di riferimenti persino alla plastica, un mondo di assoluta contemporaneità – spiega Sgarbi – A Osimo abbiamo cercato di dimostrare che la Neometafisica non è la ripresa di un tempo antico ma l’invenzione di un mondo nuovo da parte di un genio che è capace di ritrovare in se stesso il passato, il futuro e il presente. Quella che ammiriamo oggi è una pittura-concetto, una pittura che è filosofia, una Metafisica allegra».

UNA MOSTRA che dà lustro alla città, già tra i fulcri dell’arte marchigiana. L’esposizione, visitabile fino al 4 novembre, è realizzata grazie alla concessione del generoso prestito di un nucleo di opere della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico ed è organizzata dal Comune con la partecipazione dell’istituto Campana, della fondazione Don Carlo Grillantini e dell’associazione culturale «Metamorfosi ». Una mostra che fa bene anche al cuore perché sponsor etico è la Lega del filo d’oro.

Silvia Santini


L’ALTRO FRONTE

Castelfidardo, «regina» della fisarmonica

LA CITTÀ di Castelfidardo è la «regina» indiscussa di uno strumento dalle mille sonorità, la fisarmonica. C’è stato bisogno di un crogiolo di saperi, costumi e persino lingue a Castelfidardo per dare inizio a una nuova era, quella dello strumento a mantice che ben prima dell’Unità d’Italia aveva già conquistato i cuori dei paesani ed ebbe il proprio boom agli inizi del Novecento, quando il fidardense Paolo Soprani, artigiano lungimirante, fece fare alla fisarmonica il salto dall’artigianato puro alla meccanizzazione della produzione. Per tutto il Novecento fino a oggi Castelfidardo ha nutrito il comparto dell’industria della fisarmonica che sta tenendo duro nonostante la crisi con le esportazioni in tutto il mondo, soprattutto in Cina e in America Latina passando anche per la Russia. Per farsi cullare dalle dolci note dello strumento e sprofondare nell’abisso dei ricordi, la città ha aperto ai turisti il museo della fisarmonica in pieno centro storico con preziosissimi esemplari custoditi con grande gelosia dai mastri artigiani, ha costruito persino la fisarmonica da Guinness, lo strumento a mantice più grande del mondo e funzionante, visitabile a due passi dal museo, e a settembre organizza il Pif, premio internazionale della fisarmonica.


La patria della carta tra arte e monumenti:
Fabriano città dell’Unesco

Il gioiello medievale a vocazione manifatturiera

LA STORIA con la fabbricazione della carta a mano che ha reso la città famosa in tutto il mondo; l’arte con affreschi e dipinti mozzafiato custoditi in chiese e oratori tutto di matrice medievale; l’enogastronomia contrassegnata dalle prelibatezze della terra e il gusto unico del salame di Fabriano; la certificazione Unesco che permetterà di ospitare a giugno 2019 il meeting internazionale a cui parteciperanno delegazioni di 180 città provenienti da 72 nazioni. Sono tante le cartoline di Fabriano, realtà da 30mila anime che profuma di antico, dove i tesori della cultura si fondono con l’operosità di un distretto da sempre a vocazione manifatturiera, culla dell’elettrodomestico in particolare con l’epopea della famiglia Merloni e dei relativi marchi Ariston e Indesit. Il tutto incastonato in panorami di collina dove gli amanti della natura possono gustarsi passeggiate all’aria aperta.

IL VIAGGIO nel gioiello medievale non può che partire dall’area storica, dove nel 1600 è stata edificata la Cattedrale di San Venanzio che custodisce la cappella di San Lorenzo affrescata da Allegretto Nuzi nel 1360. A meno di duecento metri di distanza ecco il complesso conventuale di San Domenico, che ospita il Museo della Carta e della filigrana, al cui interno si possono apprendere tecniche e segreti della lavorazione dei fogli compresi quelli sui quali molteplici generazioni di studenti hanno disegnato tramite gli inconfondibili album con il logo F4. La vicina chiesa di San Biagio e San Romualdo ospita la cripta che conserva il sarcofago marmoreo con le reliquie di San Romualdo, fondatore dell’ordine camaldolese, morto nel territorio comunale. Inevitabile la tappa all’Oratorio della Carità, con la sala principale impreziosita da un ciclo affrescato dal pittore manierista urbinate Filippo Bellini. La struttura è divenuta ancor più nota negli ultimi anni, quando nella finzione scenica ha ospitato il convento delle suore televisive della fiction di Raiuno ‘Che Dio ci aiuti’.

NELLA CENTRALE e scenografica piazza del Comune campeggia il Palazzo del Podestà, uno degli edifici di architettura tipicamente medievale, eretto a metà del Duecento che si affaccia sulla fontana Sturinalto, commissionata nel 1285 a Jacopo di Grondolo, ispiratosi alla fontana Maggiore di Perugia. Lì a fianco gli splendidi giardini del Poio e la Pinacoteca civica Molajoli che nel recente passato ha ospitato prima una mostra tutta dedicata al Gentile da Fabriano, inaugurata dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, poi l’esposizione con i capolavori dello stesso Gentile e di Giotto curata da Vittorio Sgarbi. Una sorta di pinacoteca naturale viene invece considerata la chiesa di San Benedetto che nonostante le ferite degli ultimi terremoti del 1997 e del 2016 esibisce ancora decine di affreschi e dipinti ultracentenari.

ARTE e cultura hanno dunque contribuito ad ottenere nel 2013 il titolo di città creativa dell’Unesco nella categoria artigianato grazie alla carta a mano, portando Fabriano alla ribalta internazionale anche attraverso la nomina di ambasciatrice Unesco della poetessa Francesca Merloni. La sempre più forte sinergia con l’ente umanitario vivrà il suo momento più alto proprio tra un anno con l’attesa kermesse internazionale dell’annual meeting, a cui è prevista la partecipazione di 400 delegati di 180 città e di cinque continenti diversi. In quell’occasione gli ospiti potranno gustare il tipico salame coi lardelli riconosciuto come presidio ‘Slow Food’, accompagnato dal verdicchio doc della vicina Matelica. Sempre a giugno 2019 sarà la volta del traguardo del quarto di secolo per il Palio di San Giovanni, la rievocazione storica seguita da moltissimi turisti in particolare per la realizzazione delle splendide infiorate artistiche e la gara finale della Sfida del Maglio tra le quattro Porte cittadine con la preprazione di una chiave in ferro battuto dai fabbri. Proprio il fabbro Mastro Marino è il simbolo della città insieme al fiume Giano recentemente tornato a cielo aperto nel tratto del centro storico dove si può ammirare lo scorrere del corso d’acqua che costeggia alcune vie caratterizzata dall’architettura trecentesca.

Alessandro Di Marco


Jesi, indietro nel tempo fino al Medioevo
I suoi «Castelli» tra torri e camminamenti

Il cuore della Vallesina è ricco di storia fra chiese e palazzi storici

NEL CENTRO storico di Jesi si cammina nel Medioevo: il nucleo più antico della principale città della Vallesina è racchiuso in una cinta muraria trecentesca scandita da porte e torrioni. Qui, il 26 dicembre 1194, nacque Federico II Hohenstaufen (1194-1250): per parte di madre nipote di Ruggero II, fondatore della dinastia normanna nell’Italia meridionale, e da parte di padre dell’imperatore svevo Federico Barbarossa, divenne a sua volta re di Germania e di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero. Nella piazza che porta il nome dell’imperatore troviamo la Cattedrale di San Settimio, d’origine duecentesca ma ricostruita nel Settecento, e Palazzo Ripanti Nuovo, con la sua imponente facciata tardo-barocca, che ospita la collezione di arte religiosa, dal Medioevo a oggi, del Museo Diocesano: spiccano una Croce Processionale (sec. XVI-XVII) di legno istoriato alta più di 4 metri, un Cristo ligneo processionale del sec. XIII-XIV e i dipinti di Ercole Ramazzani, allievo di Lorenzo Lotto. La vicina piazza Colocci è dominata dall’imponente Palazzo della Signoria, progettato alla fine del Quattrocento da Francesco di Giorgio Martini in eleganti forme rinascimentali. Oggi è sede della Biblioteca Comunale Planettiana. La visita a Jesi non può prescindere da un’escurzione tra i suoi «Castelli». Cinti da mura e ricchi di storia e tesori d’arte sono anche gli altri piccoli borghi della Vallesina, che si allunga lungo il medio corso del fiume Esino con una serie di colline ricoperte di vigneti di Verdicchio e di Lacrima di Morro d’Alba Doc. Uno dei più caratteristici, sulle pendici del Monte Murano, è Serra San Quirico, con il suo nucleo medievale intatto, chiuso fra possenti mura, dominate dalla trecentesca Torre del Cassero. Fra i vicoli in petra si apre Piazza della Libertà, raccolta attorno alla Torre Comunale del XII secolo; dalla Loggia Manin la vista plana sulla vallata. Da vedere anche la Chiesa di Santa Lucia, un gioiello in stile barocco e rococò, con interni sontuosamente decorati e tele di Pasqualino Rossi e Guido Reni. I bei panorami e gli scorci suggestivi abbondano anche a Staffolo, «il balcone della Vallesina»: anche qui, il nucleo più antico del borgo è chiuso dalle mura, aperte solo in due punti contrapposti, e nasconde interessanti chiese d’epoca diversa, come la parrocchiale di Sant’Egidio Abate, con un prezioso polittico del Quattrocento, opera del cosiddetto Maestro di Staffolo. Rinomato per il vino è anche Morro d’Alba, al centro della piccola Doc del Lacrima di Morro d’Alba, un rosso corposo e profumato ottenuto da un vitigno autoctono. Il borgo è fortificato e vanta un primato: è l’unico in Italia dove si può camminare per un camminamento di ronda (detto la Scarpa) intatto che corre lungo l’intera cinta muraria, coperto e fiancheggiato da arcate. A Serra dei Conti si può visitare l’originale Museo delle Arti Monastiche «Le Stanze del Tempo sospeso». La zona è ricca di antichi luoghi monastici anche fuori dai borghi, come l’Abbazia di Sant’Apollinare risalente a prima dell’anno Mille a Monte Roberto. Da non perdere a Maiolati Spontini i luoghi Spontiniani.


A PALAZZO GHISLERI SALE TEMATICHE TRA SCENOGRAFIE TRIDIMENSIONALI, INSTALLAZIONI, PROIEZIONI E COSTUMI D’EPOCA

«Stupor Mundi», il museo dedicato all’imperatore Federico II

MA COME mai Federico II nacque a Jesi? La principessa normanna Costanza d’Altavilla, era in viaggio attraverso la Marca Anconetana per raggiungere in Sicilia il marito Enrico VI, e lo partorì sotto a una tenda, collocata nella piazza cittadina che oggi è intitolata all’imperatore. Anche se non vi abitò mai, Federico rimase legato a Jesi e le concesse una serie di privilegi, che le valsero l’appellativo di «Città Regia». Otto secoli dopo, la sua città natale lo ha ricambiato e, nella medesima piazza, gli ha dedicato un nuovo, originale museo interattivo, Federico Stupor Mundi: il nome fa riferimento all’epressione «stupor mundi et immutator mirabilis» (lo stupore del mondo e il miracoloso trasformatore) con cui Matteo da Parigi definì l’imperatore, che non fu solo un grande politico e condottiero, ma anche un fine intellettuale e studioso, con interessi che spaziavano fra letteratura, matematica, medicina e astronomia. Ospitato a Palazzo Ghislieri, il nuovo museo è allestito per sale tematiche, ricche di scenografie tridimensionali, installazioni multimediali, proiezioni di immagini tratte da miniature medievali, olografie e ricostruzioni di oggetti e costumi dell’epoca. Si scoprono così le vicende di Federico; la sua ascendenza, gli anni giovanili, l’incoronazione a Imperatore; il suo difficile rapporto con il Papato; la crociata in Terrasanta; i tanti castelli fatti costruire nel Sud Italia, le mogli e la discendenza. In primo piano, anche le sue passioni, da quella per la falconeria (Federico scrisse un trattato in materia) a quella per le arti e le scienze (info. 0731/084470 o 0731/202944).

2018-07-04T19:16:53+00:00Argomento: INTRATTENIMENTO|Speciale |