Il fatale incontro con Francesco I

Bologna, 1515: la visita del re di Francia e l’inizio della seconda vita dell’artista nelle grazie del castello di Amboise

di LUCA ORSI
– BOLOGNA –

VIA GALLIERA, nel centro di Bologna, è una strada dal tono aristocratico, fiancheggiata da nobili palazzi. Fra i più eleganti c’è senz’altro Palazzo Felicini, al numero 14. Costruito nel 1497 da Bartolomeo Felicini, ancora oggi conserva la sua originaria architettura bentivogliesca, con il portico a nove archi e le finestre ogivali. Nell’inverno del 1515, i saloni del piano nobile ospitarono Leonardo Da Vinci. Qui, ai primi di dicembre, l’artista 63enne conobbe Francesco I, re di Francia, suo grande ammiratore. Questo incontro impresse una svolta decisiva nella sua vita: nei tre giorni che passò a Bologna, in Leonardo germogliò l’idea definitiva di trasferirsi Oltralpe, dove trascorrerà gli ultimi tre anni della sua vita.

FRANCESCO I ARRIVÒ a Bologna per incontrare papa Leone X. Solo tre mesi prima, le truppe svizzere guidate dal legato pontificio erano state travolte dai soldati francesi. La città emiliana era stata scelta dal pontefice come sede del negoziato che avrebbe dovuto regolare i confini del potere della Chiesa gallicana e chiarire il possesso dei ducati di Parma e Piacenza. «Non dimenticare di portare con te Leonardo», raccomandò Giuliano de’ Medici al fratello pontefice. L’artista, all’epoca, era membro della corte dei Medici. Leonardo, scrive Bruno Nardini, nella sua Vita di Leonardo, «si trovava a Piacenza, con le truppe papali. Ebbe l’ordine di raggiungere immediatamente il papa a Bologna, perché Leone X voleva presentarsi al re di Francia con la sua corte al completo». In un taccuino, l’artista annota le tappe del suo frettoloso viaggio sotto le Due Torri: «Fiorenzuola, Borgo San Donnino, Parma, Reggio, Modena, Bologna ». Nei due giorni di incontri diplomatici fra il re e il papa, nelle ore più calde Leonardo amava passeggiare sotto i portici del centro.

PRIMA DEL SONTUOSO banchetto conclusivo offerto da Leone X («momento di ostentazione del potere, che il papa rese quasi una prassi durante il suo pontificato », spiega Massimo Montanari, docente di Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna), venne presentato al re di Francia. «Vostra maestà, ecco Leonardo da Vinci», disse il papa sorridendo. Si narra che Francesco I, vedendo l’artista che si inchinava davanti a lui, si sia alzato in piedi e lo abbia abbracciato ricordando l’ammirazione del padre Luigi XII – morto pochi mesi prima – per il genio toscano, sussurrando: «Leonardo, mon père…». A questo punto, la Storia – più o meno documentata – sfuma nella leggenda. Si vuole infatti che nei giorni a Palazzo Felicini Leonardo abbia dipinto la Gioconda. In via Galliera, fra gli ospiti della nota e potente casata di banchieri, al seguito di papa Leone X era anche la giovane Filiberta di Savoia, duchessa di Nemours, zia di Francesco I. Il ritratto su tavola, che Leonardo portò con sé in Francia nel 1516, riprodurrebbe dunque Filiberta, non Lisa Gherardini di Francesco Giocondo, cioè la Monna Lisa che tutto il mondo ammira al museo del Louvre.