Milano, il Genio vive nel Castello

Fino alla prossima primavera un ricco programma di esposizioni per raccontare luoghi e opere

di Anna Mangiarotti
MILANO

Il Castello Sforzesco, cuore delle celebrazioni a Milano, continua a pulsare. L’articolato programma espositivo “Leonardo mai visto”, lì ambientato, si prolunga e arricchisce nei prossimi mesi. Tra inverno e primavera. Propiziato, si direbbe, da un fiore, l’Anemone nemorosa, che annuncia il risveglio della natura. Lo schizzo in cui lo riproduce a matita rossa Francesco Melzi, allievo di Leonardo, è stato di recente trovato nel Gabinetto dei Disegni del Castello ed esposto nella sezione “Intorno alla Sala delle Asse. Leonardo tra Natura, Arte e Scienza”, già conclusa. Ma il Melzi è al centro di nuove indagini illustrate pochi giorni fa da Rosanna Sacchi dell’Università di Milano e Alessandro Nova del Kunsthistorisches Institut in Florenz durante il convegno internazionale “L’ultimo Leonardo, 1510-1519”, organizzato a Palazzo Reale da Politecnico ed Ente Raccolta Vinciana.
E fino al 15 dicembre prosegue al Castello “Intorno a Leonardo. Opere grafiche dalle collezioni milanesi”, tra cui i tipici “nodi vinciani”, che il visitatore può ulteriormente apprezzare nella decorazione della vicina Sala delle Asse, dove il restauro in corso continua a proporre ulteriori suggestioni da studiare. Questo, il luogo simbolo del cinquecentenario, con il gigantesco trompe l’oeil di un pergolato di gelsi (i moroni allusivi al Moro), ammirato già da oltre 200.000 visitatori, affascinati anche dalla scenografica installazione multimediale che guida alla lettura del capolavoro. La sala resta eccezionalmente accessibile fino al 19 aprile 2020: massimo 50 persone per volta, per motivi di conservazione e di sicurezza; ingresso prioritario per chi acquista il biglietto online. Nella Sala delle Armi, un altro percorso multimediale racconta “Leonardo a Milano”, fino al 12 gennaio 2020. Al di là del portale del Banco Mediceo (conservato al Castello dopo la rimozione dal palazzo di Cosimo de’ Medici, già via dei Bossi n. 1774-3, oggi n. 4, allora sede del Banco e residenza di Pigello Portinari, amministratore della filiale milanese), si va alla riscoperta dei luoghi frequentati da Leonardo nei circa 20 vent’anni di soggiorno: per esempio, la chiesa di san Francesco Grande, la più grande della città dopo il Duomo, demolita a fine Settecento, alla quale era destinata la bellissima Vergine delle Rocce. E nuove esposizioni si annunciano. Dal 31 gennaio al 29 aprile 2020, intorno a un indizio che ha a che fare con l’opera battuta all’asta nel 2017 per 450 milioni di dollari e ora nelle mani dell’erede al trono dell’Arabia Saudita: il “Salvator Mundi”.


IL CASO

Il Salvator Mundi
Le mille verità del capolavoro

MILANO

Il Salvator Mundi fu davvero realizzato da Leonardo? Dalla sua bottega questo soggetto uscì certamente in varie versioni. E un foglio ritrovato nel Gabinetto dei disegni del Castello, mai presentato, recentemente restaurato, porta sul retro la scritta “Salvator Mundi”, mentre sul recto ci sono figure anatomiche che presenterebbero un tratto sinistrorso. Occasione per costruirvi intorno la mostra “Una scrittura allo specchio. I segreti della mano sinistra di Leonardo”. Dal 24 gennaio al 19 aprile, l’altra mostra avrà al centro proprio il “Salvator Mundi” attribuito all’allievo Salaì, che Caprotti, patron dell’Esselunga, donò alla Pinacoteca Ambrosiana. E, approfondendo il lavoro dell’atelier di Leonardo, si farà luce perlomeno su questa iconografia tanto diffusa nelle botteghe lombarde del primo Cinquecento, prima di esporsi ai riflettori (e alle ombre) del mercato internazionale dell’arte.