«Con il Made in Italy conquistiamo il mondo»

Il direttore Menegoi: «Noi gli unici con una sezione di pittura contemporanea. E coltivando la nostra identità attiriamo i collezionisti esteri»

Per Simone Menegoi, classe 1970, quella al via domani è la seconda edizione di Arte Fiera. La manifestazione, dopo il successo di Fotografia e Immagini in movimento, triplica le sue sezioni, un traino per riportare in via Michelino anche le gallerie straniere: «Finalmente l’arte italiana del dopoguerra è considerata con rispetto e collezionata anche all’estero», spiega il direttore di Arte Fiera.
Menegoi, questa è la sua seconda manifestazione da direttore. Quella delle conferme, per certi versi.
«Molti amici l’anno scorso mi rincuoravano, dicendo che la vera prova è quella del secondo anno, quando tutti ti aspettano al varco. Andò molto bene e ora quelle parole diventano un po’ una pressione. Ma quest’anno io e la vicedirettrice Gloria Bartoli abbiamo sfruttato i dodici mesi per lavorare. Questa è la seconda tappa di un percorso di rinnovamento della manifestazione su tutti i fronti».
Lei ha più volte sottolineato l’importanza di motivare gli addetti ai lavori, vista anche l’enorme concorrenza. Come?
«Gli addetti ai lavori cercano la qualità. Lavoriamo sulla qualità della proposta, delle gallerie, della selezione che fanno i curatori. E inoltre cercano, vista la saturazione del panorama artistico, l’originalità. È importante che una fiera abbia la sua identità. Noi siamo storicamente forti sul Moderno e sugli anni ’50, ’60 e ’70. Questa caratteristica non va sminuita, tutt’altro. Ma non dobbiamo perdere l’attenzione al contemporaneo. L’ambizione è essere la manifestazione di riferimento per l’arte italiana del Ventesimo e Ventunesimo secolo, per le gallerie che la rappresentano. Non solo italiane: c’è un ritorno, timido ma spero in una crescita, delle gallerie straniere. Sono nelle sezioni curate e non è un caso».
A proposito delle sezioni curate, quest’anno ne avete tre. Come si caratterizzano?
«Torna Fotografia e Immagini in Movimento, dopo il successo dell’anno scorso, sempre con il gruppo Fantom. Una nuova sezione, Pittura XXI, è affidata a Davide Ferri: è dedicata alla pittura contemporanea. Non c’è una sezione equivalente in nessuna fiera italiana o straniera, non una singola sezione dedicata alla pittura contemporanea e mi sembrava una lacuna notevole, dato l’interesse per la pittura negli ultimi anni dal punto di vista di mercato, critico e istituzionale. La terza sezione, Focus, è composta da otto gallerie e tocca il punto forza di Arte Fiera, il dopoguera storicizzato. L’abbiamo affidata a Laura Cherubini».
A livello di progetti culturali, protagonisti Courtesy e Oplà.
«Per quanto riguarda Courtesy, è interessante come le stesse collezioni, grazie alla loro ampiezza, offrano a curatori di diversa sensibilità la possibilità di fare mostre completamente diverse. L’anno scorso Davide Ferri aveva cercato un forte legame tematico con il territorio. Eva Brioschi fa un percorso molto più libero. Di Oplà, il format delle performance, sottolineo come Silvia Fanti abbia scelto artisti e pezzi davvero calzanti con una fiera. Vorrei ricordare anche Eva Marisaldi e la sua opera Welcome. E la ristorazione, altro elemento di rinnovamento: continua la partnership con Fico e nella vip lounge c’è Giuseppe Palmieri, restaurant manager dell’Osteria Francescana».
Come vede la risposta della città alla manifestazione?
«La città ama questa fiera. Siamo stati accolti fin dal nostro arrivo in un clima positivo e sostenuti in mille modi».
Art City vi aiuta?
«BolognaFiere è il principale sostenitore economico di Art City, non sarebbe così se non ci credessimo. È molto importante, fa massa critica. Se un collezionista deve prendere un treno o un aereo per visitare una fiera tra tante, senza qualcosa in più come la possibilità di visitare mostre ed eventi importanti, è più difficile reggere la sfida con altre fiere».
Come cambia, in questi anni, Arte Fiera?
«La mission è chiara: è fondamentale continuare a coltivare l’identità italiana della fiera. Dobbiamo coltivare gli espositori e i collezionisti. Finalmente l’arte italiana, sia moderna che contemporanea, è considerata con rispetto e collezionata anche all’estero. Voler essere la manifestazione di riferimento dell’arte italiana significa mobilitare l’interesse anche degli stranieri. Incentiviamo il collezionismo: l’anno scorso abbiamo ospitato centinaia di collezionisti e continueremo a farlo anche quest’anno. Arte Fiera vuole essere internazionale in quanto italiana!».

Riccardo Rimondi