Innovatore come un artigiano 4.0

Il vicepresidente di Confartigianato Emilia Romagna: oggi sarebbe sicuramente un nostro associato

L’intervento
Chapeau a Leonardo e al suo copricapo

Di Leonardo quasi tutto, e troppo, è stato detto, tranne del suo misterioso cappello. Che appare e scompare dai suoi ritratti veri quanto immaginari. Meglio: il cappello gli è stato messo in testa e tolto a seconda di come piaceva l’immagine del pittore (col cappello) o del genio (senza). L’icona con cappello nasce da un’immagine piuttosto ingrata, messa in giro nel 1568 da Giorgio Vasari, che mai lo conobbe. E con l’aggiunta di nappe, piroli o pompon, è ancora imperante. Diffusa da un dipinto del tutto falso: un “autoritratto” confezionato ad arte a Firenze nel primo Settecento per l’accorato desiderio del penultimo dei Medici. Realizzato da un ignoto che però è riuscito a dare un volto riconoscibile da chiunque. Infatti, fino a metà Ottocento Leonardo ha in testa un cappello da pittore che non esiste, se non come una ridicola cuffia da notte. Oltretutto, se c’è un personaggio che non ha mai avuto l’ossessione del proprio ritratto è proprio lui, tantomeno confondendosi con il Cristo del Cenacolo o nascondendosi nei tratti della Gioconda. Nulla da dire però che un cappello a Leonardo non sia stato necessario.
La sua vita d’artista è un lungo viaggio. Da Firenze a Milano, da Milano a Venezia, da Venezia a Firenze. E ancora da Firenze a Milano, poi da Milano a Roma. Infine, attraversando le Alpi, in un tardo autunno, arriva ad Amboise ospite di Francesco I di Valois. Si era portato appresso, a dorso di mulo due quadri in particolare, più meno della stessa misura: un san Giovanni Battista e la cosiddetta Gioconda (ora entrambi al Louvre). Qui rimarrà circa due anni e mezzo in una vecchiaia forse felice ma sicuramente molto mal portata, con una paralisi alla mano destra. E morirà a 67 anni. Cinquecento anni fa. Ultima domanda (non spontanea): perché i francesi si sono appropriati di Lionardo Vinci (come lui si firmava usando sia la destra che la sinistra)? Lapalissiana, la risposta: perché gli compravano i quadri, e hanno dato una buona pensione a Léonard de Vinci, “peintre, engénieur et architecte du Roi”. Chapeau!


«Innovatore, come un artigiano 4.0»

Davide Servadei, vicepresidente di Confartigianato Emilia Romagna: oggi sarebbe un nostro associato

di Giuseppe Capatano
BOLOGNA

«Oggi Leonardo sarebbe un nostro associato». Davide Servadei, vicepresidente di Confartigianato Emilia Romagna e già numero uno nazionale di Confartigianato Ceramica, lo dice con un sorriso. Ma la sua, in realtà, è molto più di una battuta. «Se fosse nato 500 anni più tardi – argomenta – il genio avrebbe partecipato ai corsi 4.0, alle mostre di artigianato artistico d’eccellenza, sarebbe innovatore di linguaggi e tecniche. Ciò che è stato ai suoi tempi». Anche perché «noi che ci occupiamo di artigianato artistico non solo produciamo degli oggetti, ma li ideiamo. Quindi bisogna stare anche linguisticamente al passo coi tempi, è un nostro dovere. Non possiamo permetterci di realizzare, se si escludono i produttori di logotipi del passato, oggetti fuori moda. Dobbiamo aggiornarci e guardare avanti, proprio come ha fatto Leonardo più di 500 anni fa: lui – osserva Servadei – si è preoccupato di rinnovare i linguaggi, era un tecnico, ha sperimentato e ha trasmesso gli insegnamenti ai suoi allievi. Ecco un altro nostro obbligo: trasmettere ciò che sappiamo fare».
In caso contrario, l’artigianato in generale e quello artistico in particolare si impoverirebbero. «Non è semplice reperire giovani con questa passione, io stesso ne assumerei ma non riesco a trovarne agevolmente. Seguiamo l’aspetto formativo con attenzione, scontiamo anche il comportamento di una generazione di genitori che ha manifestato contrarietà ai mestieri creativi e manuali come prospettiva per i propri figli. Ma sono convinto – afferma il numero due regionale dell’associazione di categoria – che l’artigianato tornerà prepotentemente di moda perché in fondo l’interesse c’è. Dobbiamo soltanto giocarci meglio il nostro know how». Ne fa (anche) un discorso di comunicazione, Servadei. Lui che è titolare della storica bottega d’arte Ceramica Gatti 1928 di Faenza, gestita insieme alle sorelle Marta e Laura, già docente di tecnica della ceramica all’accademia di Belle arti di Ravenna con partecipazione alla creazione di opere per eventi del calibro della Biennale d’arte di Venezia e della Quadriennale di Roma.
«Il contributo che l’artigianato artistico dà al turismo – osserva – è molto alto. Ciò che realizziamo rappresenta il territorio e le città d’arte attirano sempre più visitatori. Ma non sempre il valore del nostro lavoro è riconosciuto. Produciamo cose belle, bisogna comunicarle meglio e Confartigianato si sta battendo molto in tal senso. Fare e non comunicare è come non fare: abbiamo chi dà vita a oggetti stupendi, ma altri vendono di più solo perché bravi comunicatori». Una missione che sente sua, Servadei. «Confartigianato – rivela – sta cercando di avvicinare i produttori alla comunicazione anche attraverso specifici incontri. È un altro obbligo che dobbiamo avere da artigiani: non si può non avere un sito, non parlare inglese, non esportare». In particolare l’Emilia Romagna, la regione di Servadei, «è viva e con grandi eccellenze. Soltanto la provincia di Ravenna ne ha due, la ceramica e i mosaici, è un valore aggiunto che dobbiamo tutelare».


La ricerca

Strumenti musicali e metalli i settori con più aziende

BOLOGNA

Una ricerca dell’ufficio studi di Confartigianato rivela che alla fine del primo trimestre, in Italia, le imprese dell’artigianato artistico sono 288.302 e contano 801.001 addetti (in Emilia Romagna sono oltre 25.300 le realtà attive e 78.700 gli addetti). Rappresentano il 22,2% delle imprese e il 28,2% degli addetti dell’artigianato nazionale. L’analisi dei dati per ambiti indica che due di questi concentrano complessivamente 99.722 imprese artigiane, un terzo (34,6%) del totale: un quinto (21,2%) è nei metalli (61.188 imprese) e il 13,4% in strumenti musicali, occhialeria e altro (38.534 imprese); seguono legno con il 9,9% (28.638 imprese), alimentari con l’8,9% (25.769 imprese), restauro, riparazione e tappezzeria con il 7,0% (20.166 imprese), fotografia e design con il 6,8% (19.599 imprese) e abbigliamento con il 6,6% (18.966 imprese).