Natura

Digital Paper: Speciale Marche

I magnifici sentieri della Sibilla: «Magici e alla portata di tutti»

Il sindaco Onorato e il geologo Farabollini raccontano il monte

MENO di dieci chilometri a nord del Vettore, tra Montemonaco e Castelsantangelo sul Nera, c’è il monte Sibilla. Con i suoi 2.173 metri, custode del mistero della Sibilla Appenninica, è una delle vette principali del parco nazionale a cavallo tra Marche e Umbria. Amministrativamente si trova nel comune di Montemonaco e, per una parte, in quello di Montefortino, località appartenenti rispettivamente alle province di Ascoli Piceno e Fermo. «La montagna per noi ha un’importanza centrale – evidenzia il sindaco di Montemonaco, Onorato Corbelli –. Invitiamo tutti a visitarla e a rispettarla. Il nostro sogno, che sono certo realizzeremo in futuro, è riaprire l’antro della Sibilla – continua –, permettendo ai visitatori di entrare nella grotta, chiusa anni fa in circostanze mai del tutto chiarite. Intanto chi viene qui per la montagna può godersi il ‘Sibilla trail’, la corsa che si terrà il 14 luglio, la camminata del 15 luglio nell’ambito del Festival dell’Appennino, la festa celtica del 18 e 19 luglio al parco Monte Guarnieri. Per qualsiasi informazione su questi eventi si può chiamare la pro loco al 335 5434105».

«IL RIFUGIO che porta il nome del monte è il punto di riferimento per tutte le escursioni – spiega Piero Farabollini, docente dell’Università di Camerino e presidente dell’Ordine dei Geologi per le Marche –. Si tratta di una struttura molto comoda dal punto di vista turistico. E’ possibile dormire, mangiare e rifocillarsi. Da lì si possono percorrere due sentieri: quello verticale che conduce al monte Zampa e poi prosegue per la Sibilla, oppure quello meno ripido che arriva alla cima Vallelunga e poi, volendo, al monte Porche e al Vettore».

«LA PARTICOLARITÀ delle passeggiate sul monte Sibilla – prosegue Farabollini – sta nel fatto che per lunghi tratti si cammina in cresta e dunque c’è una vista mozzafiato. Dal monte Zampa, per esempio, si scoprono parte della valle dell’Infernaccio e molte delle cime principali dei Sibillini, tutte stupende. Il Cai classifica l’anello della Sibilla come un percorso di tipo E, cioè escursionistico e dunque alla portata di tutti, ma io raccomando sempre massima attenzione. Si cammina su ghiaia, su erba o su roccia, quindi servono scarpe adeguate e bastoni da trekking». Proprio questa zona del parco sarà presto interessata da un’importante novità: «Come Università di Camerino, in collaborazione con il Comune di Montemonaco e con i geologi del Cai, grazie ai fondi della Regione per la speleologia andremo a realizzare due pannelli esplicativi, entrambi in lingua italiana e inglese, che daranno un’interpretazione paesaggistico-geologica di ciò che gli escursionisti si trovano davanti. Mi spiego: sul monte Zampa e in prossimità dell’Antro della Sibilla i visitatori troveranno un pannello, con raffigurata la foto del paesaggio che avranno davanti agli occhi, in cui saranno indicate le caratteristiche di ciò che stanno vedendo. Quindi innanzitutto capiranno bene dove si trovano all’interno dei Sibillini e poi troveranno la risposta al perché, ad esempio, il monte ha una forma a corona oppure scopriranno cos’è un ‘circo glaciale’ e il punto in cui possono notarlo davanti ai loro occhi. La speranza è posizionarli entro l’estate». «Per realizzare queste tabellazioni, e per avere le maggiori informazioni possibili sulla’Antro della Sibilla – conclude – sono stati fatti degli studi di tipo geofisico che hanno evidenziato la presenza di cavità e condotti carsici. D’altronde è o non è la più misteriosa tra le montagne dei Sibillini? ».


MONTEMONACO UN BORGO DA NON PERDERE

Mons Demoniacus, tra leggenda e storia

MONS Daemoniacus. Secondo la leggenda era questo l’antico nome del paese, dovuto alla pratica di culti pagani legati alla grotta della Sibilla e al lago Pilato. Poi, nell’Alto Medioevo, su questo insediamento arroccato a 980 metri, proprio di fronte al Monte Sibilla, salirono i monaci benedettini. Essi diedero un forte impulso alle attività e all’ organizzazione del territorio. Si formarono così i primi nuclei di abitazioni dei coloni ai quali vennero affidate le terre possedute dai religiosi per coltivarle. Così, già alla fine del X secolo, Montemonaco costituiva un piccolo paese che, sotto la guida spirituale e morale dei monaci, divenne negli anni successivi un importante punto di riferimento del territorio montano. In questo contesto si deve visitare la villa Curi, sede del Museo della Grotta della Sibilla. Ma Montemonaco non finisce qui: da piazza Roma si arriva al Palazzo Comunale con la torre civica del ’300; poi le due chiese di San Biagio (sec XV) e San Benedetto Abate (sec XIII): all’interno di quest’ultima si trovano un Crocifisso in legno policromo di fine quattrocento, un affresco di scuola crivellesca, raffigurante Cristo crocifisso tra la Vergine e S. Lucia, un reliquiario del XVI secolo in argento, che custodisce le reliquie del braccio di S. Benedetto. Attraversando i giardini pubblici si possono osservare i resti delle mura castellane intervallate da tre torrioni e un suggestivo panorama sui massicci dei monti Vettore e Sibilla. Proseguendo si arriva alla porta S. Biagio. Oltrepassatala, si giunge al Parco Monteguarnieri. Proseguendo si arriva in piazza Risorgimento. Il percorso attraverso le vie del borgo si conclude con i resti, inglobati all’interno delle mura, di porta San Lorenzo.


Il Lago con gli occhiali, colpo d’occhio unico

Si narra che nelle sue acque giaccia il corpo di Pilato: i tre percorsi per raggiungerlo

IL LAGO di Pilato è situato a 1.941 metri di altezza, sul Monte Vettore, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nel comune di Montemonaco. È l’unico lago naturale delle Marche e uno dei pochissimi laghi glaciali di tipo alpino presenti nell’Appennino. E’ raggiungibile a piedi attraversando panorami incantevoli, ambienti incontaminati e peculiarità zoologiche e botaniche. È conosciuto e spesso definito ‘il lago con gli occhiali’ in quanto i due laghetti montani presenti talvolta si uniscono a causa dello scioglimento del ghiacciaio sovrastante. Il lago ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni. Pertanto è severamente vietato bagnarsi nelle acque del lago e bisogna mantenere una distanza di almeno 5 metri dal bordo per evitare di calpestare le uova del chirocefalo deposte a riva.

SECONDO la leggenda nelle sue acque vi sarebbe finito il corpo di Ponzio Pilato. Nel Medioevo era considerato luogo di streghe e negromanti. Si consiglia a tal fine, a Montemonaco, la visita del Museo della Grotta della Sibilla. La salita è impegnativa per chi non è allenato. Sono richiesti scarponi da trekking e racchette. Il sentiero, inizialmente immerso nel bosco, all’uscita è esposto al sole. Pertanto in estate è consigliato l’utilizzo di copricapi, di creme protettive per la pelle e di una buona scorta di acqua. Tre sono i percorsi per raggiungerlo. Il primo ha durata di 2 ore e mezza all’andata e altre 2 e mezza al ritorno. Da Foce (frazione di Montemonaco), per Valle della Gardosa, poi al termine della stradina c’è un ripido sentiero sulla sinistra, all’interno di un fitto boschetto, con ripidi tornanti (le cosiddette ‘Svolte’) e risalita valle del Lago. A Foce nei mesi di luglio e agosto un pulmino gratuito conduce all’imbocco del sentiero fino alla fine della valle della Gardosa, interdetto ai mezzi privati. Il secondo percorso si snoda da Forca di Presta dal comune di Arquata del Tronto, da cui si segue il percorso per arrivare alla cima del monte Vettore, giunti al rifugio Tito Zilioli si inizia a scendere a sinistra verso la valle del lago. Attenzione nel tratto Le Riccette, da percorrere con la massima accortezza. Il terzo infine parte da Castelluccio, per Capanna Ghezzi, Forca Viola: è di 3 ore circa di percorrenza (dei tre è il sentiero più lungo).

A SEGUITO di un’ordinanza del Comune di Montemonaco (agosto 2016), vige il divieto di accesso alla foce del Lago di Pilato, a causa terremoto del 24 agosto 2016. Inoltre, è vietato percorrere il sentiero che conduce al Lago di Pilato. Sono particolarmente rischiose le seguenti zone: tutta la valle del Lago di Pilato, la strada del Monte Sibilla e la cresta del monte Vettore. A seguito dell’ordinanza 205 del 29/07/2017 del Comune di Montemonaco è stato parzialmente riaperto al transito il sentiero che da Foce di Montemonaco conduce al Lago di Pilato. A seguito dell’ordinanza n. 38 emessa il 30 maggio 2018 dal Comune di Montemonaco infine, è stato riaperto il tratto denominato ‘Le Svolte’, che conduce al lago di Pilato.
Info: 0736.856462 – 0737.972711 e www.sibillini.ne


GLI ALTRI LAGHI SONO DECINE IN TUTTA LA REGIONE: ADATTI A SPORTIVI O ALLE FAMIGLIE

Da Talvacchia a Castreccioni, esperienze tutte da vivere

I LAGHI delle Marche sono moltissimi e richiedono di verse abilità. Il Lago del Furlo si trova nella Riserva Naturale Gola del Furlo. La gola o passo del Furlo è situata lungo il tracciato originario della via Flaminia, nel tratto in cui questa costeggia il fiume Candigliano, affluente del Metauro nella provincia di Pesaro- Urbino nel comune di Fermignano. Una rete sentieristica di 52 km consente di attraversare boschi, leccete, una faggeta ed anche praterie sommitali, che offrono spazi immensi per gli appassionati di birdwatching. Info 0721700041 o www.riservagoladelfurlo. it Vicino ad Ascoli c’è il Lago di Castel Trosino, formato dallo sbarramento del torrente Castellano, un affluente di destra del fiume Tronto. A valle della diga è possibile scorgere la confluenza del fiume all’interno dell’acquedotto romano che portava acqua ad Ascoli, mentre a monte del lago si trovano le famose sorgenti d’acqua sulfurea (salmacina), già conosciute dai Romani, raggiungibili grazie alla pista ciclopedonale a tal fine creata. Il Lago di Talvacchia è il confine che divide i territori di Marche ed Abruzzo e attraversa la zona mediana del lago; nel periodo autunnale è quasi vuoto e si possono vedere vecchie case e ponti che normalmente sono sommersi. Il Lago di Castreccioni è il più grande bacino artificiale del centro Italia, nel Comune di Cingoli. Meta di rotte migratorie di molti uccelli acquatici, è diventato Oasi Provinciale di Protezione Faunistica. E’ il luogo ideale per trascorrere delle giornate in relax passeggiando lungo le sponde o noleggiando barche, pedalò, canoe, natanti elettrici. Sulle rive del lago sono presenti dei punti ristoro, quali bar, agriturismi, e punti con ombrelloni.


«A Montefortino, per ritrovare se stessi»

A passeggio nello splendido borgo, tra arte e cibo, all’ombra dei Sibillini

CORREVA l’anno Mille e castelli e fortezze circondavano il Comune di Montefortino, che diventerà poi capoluogo circa un secolo dopo. Quel fortino dei Signori di Monte Pasillo segnava i confini montani dei loro possedimenti e dà il nome all’abitato popolato da sudditi: da Sant’Angelo in Montespino i popolani si trasferirono all’interno delle mura per godere di protezione e di una vita migliore. Bisognerà aspettare la fine del 1200 perché il Comune raggiunga l’autonomia, con l’elezione del Podestà assegnato dalla Santa Sede. Il borgo di Montefortino era famoso per la lavorazione della lana, grazie ai tanti capi ovini che pascolano in montagna, poi nel 1400 circa si decide di investire nell’agricoltura e nella protezione degli abitanti, e nella valle del Tenna sorgono le le case-torri, avamposti di campagna. A Montefortino si trovano innumerevoli testimonianze di questo passato glorioso: dai monumenti alle chiese, passeggiare per il paese è un balsamo per il corpo e per l’anima. E’ lo stesso sindaco Domenico Ciaffaroni a raccontarci il suo splendido Comune.

Sindaco, tra le meraviglie delle Marche c’è la sua cittadina…

«Sì, una meraviglia per gli occhi e per il cuore».

Perché un turista dovrebbe abbandonare il sole e il mare e venire su da voi?

«Senza nulla togliere alle spiagge, consigliamo una visita se si vuole rallentare, riconnettersi con la natura e anche, me lo lasci dire, ritrovare se stessi».

Che tipo di turismo siete in grado di offrire?

«Naturalistico e naturale, ovviamente, ma non solo. C’è la collezione Duranti, ma anche il museo di Arte sacra. Infatti anche chi è interessato al turismo religioso qui trova testimonianze interessanti, con la Madonna dell’Ambro: in regione siamo il secondo polo di culto mariano dopo Loreto ». E poi ci sono i Sibillini… «Sì, che permettono a chiunque di immergersi nella natura e nella riflessione».

Siete a un passo da splendidi cammini e anche dall’Infernaccio…

«Sì, proprio l’Infernaccio è stato riaperto da poco dopo il sisma del 2016 e anche lo splendido eremo di San Leonardo è fruibile, da metà luglio saremo a buon punto».

Non si può non parlare del sisma… A due anni di distanza i turisti sono tornati?

Difficile superare la psicosi e soprattutto capire che il «mostro» può colpire ovunque, come accaduto in Emilia, ad esempio… «La psicosi è difficile da sradicare ma con l’aiuto di tutti e anche della Regione, che è stata molto sensibile, ne stiamo uscendo. Le presenze di Pasqua ci hanno confermato un trend molto positivo: i turisti stanno tornando a farci visita e siamo pronti ad accogliere tutti».

Famiglie, sportivi, giovani…

«I nostri percorsi naturalistici sono adatti a tutti, alcuni anche ai portatori di handicap».

E gli eventi?

«C’è Risorgimarche, con Paolo Belli (vedi pag. 14-15). Poi tante sagre, tra le quali a luglio quella della trota e ovviamente a settembre quella della cucciòla». Eleonora Grossi


NEL CUORE DEL PARCO ESCURSIONI DA NON PERDERE

Le gole sospese tra due valli
Ecco lo splendore dell’Infernaccio

SE SI PASSA da Montefortino è praticamente d’obbligo un’escursione all’Infernaccio, gole naturali fomate del fiume Tenna tra il monte Priora e il Monte Sibilla. Immerse nelParco Nazionale dei Monti Sibillini, sono tra le gole più suggestive dell’Appennino umbro-marchigiano. Le gole mettevano in comunicazione le valli diametralmente opposte dei fiumi Nera e Tenna ed era, nell’antichità, la via più breve ed accessibile per attraversare l’Appennino e giungere a Roma o Norcia. Le gole oggi sono luogo di escursioni – con percorsi diversi e varie difficoltà – e passeggiate, pensate per famiglie appassionate della natura incontaminata, molto frequentate nel periodo estivo anche per le fresche temperature tipiche di queste zone. Si consiglia, comunque di verificare le condizioni del tempo e dei percorsi prima di intraprendere il cammino (http://www.sibilliniweb.it/citta/ le-gole-dell-infernaccio/).

PER arrivare alle gole il punto di riferimento è Rubbiano, nei pressi di Montefortino e poco distante da Montemonaco. Per chi proviene da Macerata, uscire dalla superstrada a Sforzacosta e prendere la SS 78 fino ad Amandola. Quindi prendere a destra per Montefortino. Da Ascoli Piceno prendere la SS 4 Salaria fino a Mozzano quindi, poco dopo il paese, svoltare a destra e continuare in direzione Comunanza per circa 24 chilometri su SP 237. Svoltare a sinistra su SP 105 prima di Comunanza in direzione Montefortino. Da Foligno prendere la SS 77 per Macerata e uscire a Caccamo Serrapetrona, poi la SP 502 per Caldarola- Sarnano. Da Caldarola seguire sempre la SP 502 verso Sarnano e prendere la SS 78 fino ad Amandola per poi svoltare a destra per Montefortino.


Bottura, Vecchioni e Cambridge: «La grande estate di Amandola»

Eventi e star internazionali, l’orgoglio del sindaco Marinangeli

AGGRAPPATA tra il fiume Tenna e il versante orientale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Amandola è uno dei centri più importanti per risorse storico-culturali, valenze ambientali e paesaggistiche. Il centro storico, adagiato sui tre colli Marrubbione, Castel Leone, Agello, brilla tra imponenti e sontuosi palazzi, e più nascosti e graziosi vicoli. Nel punto più alto del paese la tradizione vuole si trovasse il mandorlo, assurto ad emblema del Comune. Un paese che ha avuto gravi danni dal sisma 2016 e dopo due anni è riuscito a ripartire.

Sindaco Adolfo Marinangeli, che estate sarà?

«Ricchissima. Praticamente ogni weekend siamo impegnati con una miriade di eventi: dal cinema in centro storico alla festa del gelato, il 21 e il 22 luglio. E ancora l’escursione del Cai nella Valle delle Cento Fonti, la musica napoletana e ovviamente il 26 agosto il concerto di Roberto Vecchioni e il 25 quello di Marco Morandi. Sono una serie incredibile di eventi perché in questo momento viviamo un passaggio importante: riuscire a cambiare il livello della paura e dello stress. Siamo già nella fase successiva alla psicosi sisma in realtà, e tutte le iniziative sono fatte per portare la festa in piazza e stare insieme. Col sisma si convive, e lo hanno capito anche i nostri turisti: sono tornati già a marzo per gli eventi legati al tartufo nero. Inglesi, americani, svedesi, israeliani e italiani del Nord. E’ bello rivederli qui».

A proposito di tartufo, da voi arriva una star internazionale…

«Sì, il 3 novembre arriva lo chef più famoso del mondo, Massimo Bottura, che cucinerà per noi al nostro evento sul tartufo bianco pregiato. E poi c’è RisorgiMarche (vedere alle pagine 14 e 15, ndr). E vorrei citare anche l’evento in collaborazione con l’università di Cambridge, Living with earthquakes, che porterà in paese nell’ultima settimana di luglio cinque università e studenti da ogni parte del mondo». Insomma, l’estate di Amandola è davvero da non perdere. Eleonora Grossi


TRA ANTICHI BORGHI E SPLENDIDI BOSCHI ESCURSIONI TUTTO L’ANNO

Cammino francescano della Marca, da Assisi ad Ascoli come il Santo

AMANDOLA non è solo uno splendido borgo dove riconnettersi con la natura e con l’arte. E’ anche tappa fondamentale del millenario filo che unisce Umbria e Marche sotto il nome di San Francesco d’Assisi: il Cammino Francescano della Marca. Un percorso affascinante che in 167 chilometri porta i viandanti da Assisi ad Ascoli Piceno. Sentieri immersi nel verde, da percorrere in tutta sicurezza grazie alla segnaletica o semplicemente scaricando i tracciati sul cellulare; anche se, a dirla tutta, seguire le indicazioni fisiche, come i viandanti e i pellegrini di una volta, è sicuramente più consigliato. Il Cammino Francescano della Marca ripercorre la via che San Francesco seguì nel 1215 nelle sue predicazioni verso le Marche meridionali e unisce idealmente il santuario del poverello d’Assisi con il sepolcro del protettore dai terremoti Sant’Emidio d’Ascoli. Quest’anno si è tenuto dal 21 al 28 aprile, e come sempre ha collegato due regioni, quatrro province e ben 17 comuni, tra i quali, appunto, Amandola. Un’occasione unica per vivere questa zona che si sviluppa lungo l’Appenino Umbro-Marchigiano e il Parco Nazionale dei Sibillini ripercorrendo una delle vie che San Francesco utilizzò ottocento anni fa per le sue predicazioni per le Marche meridionali. Pochi anni fa, grazie ad un finanziamento della Regione sono stati trasformati in ‘Spedali’ per l’accoglienza dei pellegrini ben tre strutture lungo il Cammino: a Comunanza, Venarotta ed Ascoli. E sotto il coordinamento della Provincia di Ascoli è stato firmato un protocollo tra tutti i Comuni umbri e marchigiani per la manutenzione dei sentieri e la valorizzazione del Cammino. L’associazione Cammino Francescano della Marca organizza durante l’anno cammini di gruppo della durata di 8 giorni con guide, macchina d’appoggio per trasporto bagagli, pernottamenti e cene della durata di 8 giorni. Info: camminofrancescano@gmail. com


Monte Bove, ecco il cuore dei Sibillini

Il sindaco di Ussita: «Venite a trovarci, innamoratevi dei nostri panorami»

SE SI DOVESSE individuare un cuore dei Sibillini questo sarebbe il monte Bove, custode di Ussita e dell’Appennino maceratese. Con i suoi 2.169 metri e le sue stupende pareti rocciose è il monte più ‘dolomitico’ di Marche e Umbria. Qui il terremoto ha lasciato dei segni evidenti ma non ne ha in alcun modo intaccato il fascino: «Sul simbolo del nostro Comune c’è un bue, proprio a evidenziare il legame tra il paese e la sua montagna – spiga il sindaco di Ussita, Vincenzo Marini Marini –. Da sempre, infatti, il Bove scandisce la vita degli ussitani e dei visitatori. Il sisma, pur essendosi fatto sentire, non ha in alcun modo modificato l’aspetto più importante della zona: la sua conformazione orografica e scenografica, che resta unica».

IL BOVE, caratterizzato da una particolare forma a ‘U’, ha tre cime: due, la Sud e la Nord, sono quelle principali; la terza è detta Croce di monte Bove ed è la cima che domina Ussita. «Sono diversi i fattori che rendono questa zona unica nel centro Italia – prosegue fiero il primo cittadino –. Il primo è senza dubbio la comunità, che non esiste solo in funzione dei turisti ma vive il paese tutto l’anno. Questo ha permesso che la montagna, con tutte le sue caratteristiche, fosse declinata al presente con naturalezza, senza quindi sfociare negli atteggiamenti da stabilimento balneare o, viceversa, senza sposare estremismi eremitici. Ussita, in poche semplici parole, è un paese vivo e vivibile, perfetto per delle vacanze all’aria aperta in totale relax. E qui va introdotta la seconda caratteristica che rende unica questa zona: la valle ai piedi del Bove è accessibile anche ai principianti dell’escursionismo o ai bambini, non mancano sentieri per i più esperti e ci sono percorsi di roccia per gli amanti del genere, oltre al torrente Ussita che offre tante opportunità ». Opportunità che sarebbero state ancora maggiori se il sisma non avesse danneggiato alcune pareti usate dai rocciatori e reso particolarmente pericoloso uno dei sentieri: «In realtà il passo che oggi è pericolante è il famoso Passo Cattivo, che deve questo nome proprio al fatto che anticamente i pastori lo consideravano molto rischioso per i greggi. Insomma, il sisma non ha fatto altro che acuire alcune criticità già presenti, ma non è l’ambiente ad aver accusato i veri colpi del terremoto. Sono state, infatti, le strutture: quelle ricettive, il palaghiaccio, la piscina coperta e gli impianti sciistici di Frontignano. Su questo fronte ci siamo attivati da tempo per ripristinare il funzionamento di tutto, strutture ricettive in primis. Stiamo cercando di ricrearle in legno ». «Non abbiamo bisogno – conclude Marini Marini – di donazioni: il miglior modo di aiutare Ussita e il monte Bove è sceglierli per la propria vacanza».

Gigi Mancini


L’ESPERTO GIANLUCA CARRADORINI DEL CAI CAMERINO

«Una meta affascinante che vale il viaggio»

GIANLUCA Carradorini del Cai Camerino (foto in alto), chimico, autore di due pubblicazioni sui Sibillini, è uno dei massimi conoscitori del Monte Bove. A lui abbiamo chiesto di raccontarcelo.

Dottor Carradorini, che ci dice del Bove?

«E’ la montagna rocciosa per eccellenza, una delle poche di calcare massiccio. Le altre vette sono molto più erbose, questa invece è davvero speciale».

Che cambiamenti ha portato il sisma?

«Chi la frequenta da anni non può non accorgersi dei cambiamenti che ha portato il terremoto, soprattutto nella zona di Passo Cattivo e dei torrioni di roccia. I tre spalti, occidentale, orientale e centrale, portano segni evidenti. Tuttavia la loro bellezza resta. I percorsi migliori, a mio parere, oggi sono quelli della Val di Panico: non ci sono rischi e c’è una vista mozzafiato».

Lo consiglia ai turisti?

«Il monte Bove non è una meta di passaggio, non si trova sul cosidetto ‘Anello dei Sibillini’ ma viene raggiunto appositamente da chi vuole raggiungere una delle sue tre cime. Questo forse lo rende ancor più affascinante, proprio perché meno frequentato».

E’ l’impero della natura…

«Da qualche tempo c’è anche la riserva dei camosci, che si trova intorno alle pareti della Croce di Monte Bove. D’estate pascolano e, se si sta in silenzio, è facile incontrarli».


La natura incontaminata di Fiastra: dal lago ai gioielli architettonici

Chiese e abbazie che custodiscono pregevoli affreschi e tele

ED ECCOCI a Fiastra, comune della provincia di Macerata, che ospita sul suo territorio il lago artificiale lungo le cui sponde si sono sviluppate alcune attività ricettive e ricreative. Il nome di Fiastra deriva da un probabile abitato piceno nei pressi del Fiastrone, dal significato di fiume, corso d’acqua. Il 1 gennaio 2017 ha incorporato l’ex comune di Acquacanina, che è divenuto sua frazione. Fra i gioielli architettonici di Fiastra spicca la chiesa romanica di San Paolo, che custodisce un pregevole gruppo ligneo policromo cinquecentesco e un’importante tela del Baciccia (XVII secolo). Pregevoli affreschi duecenteschi ornano ancora la navata destra della chiesa di San Lorenzo al Lago mentre la parrocchiale di San Marco di Colpolina, caratterizzata da triplice abside, conserva una cripta a cinque navate e un portale romanico dell’XI o del XII secolo. Degno di nota è anche il santuario, un tempo intitolato a San Giovanni Battista, in cui nel 1373 venne sepolto il beato Ugolino. La frazione di Acquacanina si estende su un territorio prevalentemente montuoso, a 734 metri sopra il livello del mare. La storia del piccolo comune coincide con quella dell’Abbazia di San Salvatore in Rio Sacro fondata dai benedettini lungo la Valle del Rio Sacro nel VI secolo. Nel Cinquecento i monaci abbandonarono la Valle del Rio per trasferirsi nella loro dipendente Chiesa di Santa Maria de Merigu, fondata intorno all’anno 1000. La Chiesa parrocchiale di Rio Sacro fondata dai benedettini nell’anno 1000 e recentemente restaurata ha all’interno notevoli opere d’arte tra cui un gruppo in legno con la Madonna di Rio Sacro e il Bambino (XVI secolo), una piccola tela (Madonna del Suffragio) di Carlo Maratta, una tavola del XVI secolo ed un affresco (Martirio di San Sebastiano) attribuito a Girolamo di Giovanni.

DA VISITARE anche i ruderi di un castello costruito dalla famiglia Da Varano nel XIV secolo in località Vallecanto, con all’interno la coeva chiesetta di Santa Margherita ornata all’interno da due affreschi di Girolamo di Giovanni; la Chiesa della Madonna del Vallone, in località Campicino, che custodisce monumentali altari barocchi ed una tela raffigurante la Deposizione, di scuola romana caravaggesca del XVII secolo. La località è ideale per la pratica dello sci di fondo: sono infatti presenti cinque anelli di piste da fondo. Il centro storico, i monumenti e i musei del Comune sono parzialmente fruibili (Info 0737 52112; info@ comune.fiastra.mc.it; www.comune. fiastra.mc.it).


L’ESCURSIONE TANTI GLI ITINERARI: IL PIU’ SEMPLICE E’ DI 7 CHILOMETRI

Stratificazioni di roccia a forma di torri
Il fascino unico delle Lame Rosse

LE LAME Rosse di Fiastra sono stratificazioni di roccia a forma di pinnacoli e torri costituite da ghiaia tenuta insieme da argilla e limi, formatesi grazie all’erosione di agenti atmosferici. Sono situate sopra il Lago di Fiastra, nella frazione di San Lorenzo al Lago del Comune di Fiastra, in provincia di Macerata, tra il monte Fiegni (1323 metri sopra il livello del mare) e il monte Petrella (1155 metri slm.). Sotto di esse scorre il fiume Fiastrone che ha origine dall’omonimo lago. I percorsi possibili per arrivare alle Lame Rosse sono svariati ma il più comune è quello che parte dal lago di Fiastra; l’itinerario, andata e ritorno sullo stesso sentiero, è lungo 7 chilometri e il dislivello è di 200 metri. E’ quindi adatto per la maggior parte delle persone: si cammina dapprima su una strada sterrata e successivamente quasi sempre all’ombra all’interno di una lecceta, dove la strada diventa un piacevole sentiero. L’AREA è particolarmente suggestiva e varia tra lunghi tratti di rigogliosa vegetazione, brevi scorci sul lago fino a un paesaggio da favola a causa del tipico colore rosso delle Lame. Per l’abbondanza di acqua, la flora e la fauna sono molto ricche. Il tempo di percorrenza andata e ritorno è di circa 3 ore. Si parte a piedi dalla diga del lago, lasciando la propria auto qui e proseguendo a piedi sopra la diga, poi si sale e al primo incrocio sulla sterrata si gira a destra proseguendo per altri 30 minuti. In alternativa si può anche partire dal belvedere della Ruffella, passando per la frazione di Fiegni, sempre nel Comune di Fiastra. Per quanto riguarda il lago di Fiastra, si tratta di un lago artificiale i cui lavori sono iniziati nel 1955 allo scopo di fornire energia elettrica nella Vallata del Fiastrone. La sua superficie è di 2 km quadrati. Il lago è situato all’interno del parco nazionale dei Monti Sibillini ed è alimentato dalle acque del fiume Fiastrone e piccoli affluenti minori che creano angoli suggestivi. Il lago è molto famoso per eventi importanti come il «Triathlon dei Monti Sibillini» o numerose gare di pesca sportiva. Le sue acque sono particolarmente limpide e non inquinate. Le rive sul lato sinistro della diga sono molto ripide, mentre il lato destro è costeggiato da una pista ciclabile da cui si può facilmente accedere al lago.


Dormire all’ombra dei Sibillini: «Accordi con i privati e guide»

La mappa dei rifugi accessibili con il presidente dell’Ente Parco

QUELLO dei rifugi è un tasto dolente per il parco nazionale dei monti Sibillini, sia se si guarda a quelli di competenza dell’ente, sia se si estende l’analisi al Club Alpino Italiano e ai privati. Il sisma, d’altronde, si è fatto sentire forte e chiaro sui monti umbro- marchigiani e le uniche strutture in quota sono, appunto, i rifugi. Eppure a due anni di distanza dal sisma, con tutto il lavoro fatto da enti, popolazione e appassionati giorno e notte, l’accoglienza dei Sibillini ha ritrovato slancio e l’offerta turistica per questa estate 2018 è ricca e per ogni tipo di interesse, dalle famiglie agli sportivi. A fare il punto della situazione è Oliviero Olivieri, presidente dell’ente Parco: «I nostri rifugi sono sei, quattro dei quali inagibili. Si tratta di quelli situati a Campi, nel Comune di Norcia, Cupi, nel Comune di Visso, Colle Le Cese, nel Comune di Arquata e Colle, nel Comune di Montegallo. Purtroppo qui il terremoto è stato inesorabile. Hanno resistito, invece, quelli di Garulla, nel Comune di Amandola e di Tribbio, nel Comune di Fiastra. Stiamo lavorando all’allestimento di strutture provvisorie».

GLI UNICI RIFUGI del Cai, a parte il ‘Paci’ che però non si trova nei Sibillini, sono lo Zilioli (del Cai Ascoli), sul Vettore, del tutto inagibile e quello di Castelluccio (Cai Umbria), totalmente distrutto. Tra le note positive c’è il Fargno (Bolognola, Macerata). Per le informazioni sui rifugi è molto utile il portale ‘rifugideisibillini. it’ (telefono 330 280690): ci sono aggiornamenti e contatti. «Per ovviare alla mancanza di punti di appoggio per gli escursionisti – annuncia Olivieri – abbiamo preso accordi con i privati che si sono messi a disposizione: tutte le case disponibili sono elencate sul sito sibillini.net».

AD AVER accusato il sisma, in realtà, è anche la sede centrale dell’ente Parco a Visso: «Ora ci siamo spostati in una struttura provvisoria, praticamente due container – prosegue Olivieri –. Quella che sarà realizzata invece avrà ben 750 metri quadri, per ospitare i 21 dipendenti, le 10 persone di supporto che il ministero ci ha inviato e i volontari, i tesisti e tutti coloro che vorranno collaborare con noi». «Ora però basta parlare di danni del sisma, parliamo di quanto di buono viene fatto e verrà fatto nei prossimi mesi – va dritto al punto Olivieri –. Più dell’80% dei sentieri è percorribile, per il restante 20% stiamo trovando mano a mano la soluzione. Anche questa attività è consultabile sul sito: le carte vengono aggiornate costantemente. Un gruppo di operatori Cai della Toscana ha appena completato la segnaletica con la rimozione degli ostacoli dai percorsi: laddove ci sono criticità noi proponiamo alternative». A proposito degli escursionisti per il futuro Olivieri ha in mente una soluzione, soprattutto per i siti più particolari come i percorsi che conducono al lago di Pilato: «L’idea, in accordo con i carabinieri forestali e con i sindaci, è quella di introdurre l’obbligo di guide, in modo da vigilare sugli escursionisti e fare in modo che il parco sia rispettato. A volte mi mandano foto di persone che si fanno il bagno al lago o che addirittura permettono ai cani di entrare. Questo non è tollerabile e non posso non valutare delle apposite misure».

Gigi Mancini


Le meraviglie delle Grotte di Frasassi

A passeggio per un chilometro e mezzo tra stalattiti e stalagmiti alte fino a 15 metri

UNO SPETTACOLO della natura scoperto praticamente per caso 48 anni fa da un gruppo di speleologi di Ancona che mai avrebbero pensato di essersi consegnati alla storia per merito di quell’escursione. Sono stati proprio gli uomini del Cai del capoluogo regionale a regalare non solo alla comunità locale ma all’Italia e al mondo intero la possibilità di godere del meraviglioso complesso ipogeo delle Grotte di Frasassi dove ogni anno si registrano oltre 200 mila presenze. DOPO la calata ipogea del 25 settembre 1971, l’anno successivo venne costituito dal Comune di Genga e dalla Provincia, il Consorzio Frasassi con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare le cavità carsiche al cui interno è stato realizzato un percorso totalmente fruibile a piedi di 1500 metri e visitabile tutto l’anno ad eccezione di un breve periodo di fermo biologico nel mese di gennaio. Li si possono ammirare sculture naturali formatesi ad opera di stratificazioni calcaree nel corso di 190 milioni di anni grazie all’opera dell’acqua e della roccia. L’ACQUA, di fatto, discioglie piccole quantità di calcare e cadendo a terra, nel corso di uno stillicidio che dura millenni, le deposita formando delle concrezioni. Queste si dividono in stalagmiti (colonne che crescono progredendo dal basso verso l’alto) e stalattiti, che invece scendono dal soffitto delle cavità.

LE FORME e le dimensioni delle autentiche opere naturali hanno stimolato la fantasia degli speleologi, i quali dopo averle scoperte le hanno battezzate denominandole in maniera curiosa: è il caso dei «Giganti», il «Cammello» e il «Dromedario », l’»Orsa», la «Madonnina », la «Spada di Damocle» (stalattite di 7,40 metri di altezza e 150 cm di diametro), «Cascate del Niagara », la «Fetta di pancetta» e la «Fetta di lardo», l’«Obelisco» (stalagmite alta 15 metri al centro della Sala 200), le «Canne d’Organo» (concrezioni conico-lamellari che se colpite risuonano), il «Castello delle Streghe». All’interno delle grotte sono presenti anche dei laghetti in cui ristagna l’acqua dello stillicidio e dei «pozzi», cavità cilindriche profonde fino a 25 metri che possono raccogliere l’acqua o convogliarla verso piani carsici inferiori.

LA VISITA della grotta ha una durata di 70 minuti anche se le opzioni sono di diverse tipologie. I gruppi sono accompagnati da guide professionali fornite dal Consorzio Frasassi. La temperatura interna è di 14 gradi costanti a prescindere dalle stagioni e dal meteo esterno. L’ideale per una visita durante l’estate. I visitatori possono parcheggiare auto, bus e altri mezzi nella vicine area dove insiste un mercatino permanente, alcune attività di ristoro tutto situate nei pressi della biglietteria dove è presente anche un servizio di bus navetta per raggiungere l’ingresso delle grotte.


IL PARCO FRASASSI GOLA DELLA ROSSA

Sentieri, arrampicate e rafting immersi nell’ambiente rupestre

UN TOTALE di ben 35 sentieri escursionistici segnalati, dove introdursi a piedi, in mountain bike e a cavallo, ma anche pareti naturali di roccia a strapiombo dedicate agli amanti delle arrampicate verticali e perfino spazi attrezzati fruibili in diversi periodi dell’anno per la canoa e il rafting. Sono solo alcune delle opzioni per godere di strutture e servizi del Parco naturale Frasassi Gola della Rossa che proprio in queste settimane festeggia il traguardo dei 25 anni di attività. L’area protetta di 10.026 ettari si spalma su un territorio che ingloba diverse realtà dell’entroterra fabrianese ed ha il suo asse centrale nel comune di Genga nelle immediate vicinanze delle Grotte. Proprio quella zona è il paradiso dei rapaci, in quanto nei selvaggi anfratti rocciosi nidificano l’aquila reale, l’elusivo gufo reale, il falco pellegrine, l’astore e il lanario. Nel territorio vivono anche il gatto selvatico, il lupo, l’istrice e decine di specie diverse di chirotteri che colonizzano numerose cavità ipogee.

L’AMBIENTE rupestre delle gole ospita moltissime specie floristiche, alcune di elevato interesse scientifico come la rarissima ’Moheringia papulosa’, pianta rupicola endemica al pari della ‘Rhamnus pumila’, un piccolo arbusto che si inserisce nelle frartture delle rocce e che presenta i rami fortemente aderenti ad esse.

NEL CUORE del Parco sorge l’abbazia di San Vittore delle Chiuse, risalente all’XI secolo, una delle più importanti testimonianze dell’architettura romanica nelle Marche. Il museo speleo paleontologico e archeologico di Genga è invece allestito nel cenobio della stessa abbazia e conserva il famoso ittiosauro di Genga, un rettile marino lungo tre metri, dall’aspetto simile a un delfino, vissuto nel Giurassico superiore, circa 150 milioni di anni fa.


AVVENTURE PER GRANDI E PICCINI

Ponti tibetani, carrucole e cavi sospesi sul fiume

EMOZIONI forti per grandi e piccini tra percorsi sugli alberi, cavi sospesi sopra il fiume Sentino, traballanti ponti tibetani e carrucole vertiginose. È l’offerta del parco ‘Frasassi avventura’ posizionato a pochissime centinaia di metri dall’ingresso delle Grotte che si caratterizza proprio per la possibilità di coniugare il divertimento degli adulti con quello dei bambini grazie a una serie di tracciati diversi riconoscibili dai vari colori indicanti il grado di difficoltà. Escursioni con guide specializzate, attività didattiche per bambini, laboratori creativi e naturalistici con educatori ed animatori ambientali, proposte personalizzate su richiesta per gruppi e famiglie (feste di compleanno, addio al celibato e nubilato, team building, feste tra amici) sono ulteriori servizi complementari offerti. La struttura si trova a Genga, in località San Vittore, nell’area verde antistante l’ex mulino nei pressi dell’abbazia romanica di San Vittore alle Chiuse.

2018-07-04T17:46:07+00:00Argomento: INTRATTENIMENTO|Speciale |