Alla scoperta del Parco San Bartolo

Dal borgo di Fiorenzuola alle spiagge fino alla splendida Villa Imperiale: i “must see” di un ideale itinerario

FIORENZUOLA dI FOCARA
È uno dei quattro castelli (con Casteldimezzo, Gradara e Granarola) edificati tra il X e il XIII secolo, al fine di costituire un organico sistema difensivo per il controllo del valico della Siligata, al confine tra la Chiesa Ravennate e la Chiesa Pesarese prima, e tra i Malatesta di Rimini e quelli di Pesaro poi. Denominato Fiorenzuola, nel 1889 il borgo assume la specificazione di Focara, probabilmente per la presenza nell’antichità di fuochi che segnalavano ai naviganti la posizione o di “fornacelle” dove si cuocevano laterizi e terrecotte (dal dialetto romagnolo fuchèr o fughèr, cioè focare per cuocere i laterizi). A testimonianza della sua storia, rimangono resti delle mura medievali con tre dei cinque bastioni che segnavano la cinta pentagonale e qualche portale del ’600-’700. Interessante la porta su cui una targa rievoca i versi danteschi (Inferno XXVIII) relativi ad un fatto avvenuto sul mare antistante. Da segnalare la chiesa di Sant’Andrea, documentata fin dal XII secolo, di cui oggi sopravvive solo il suggestivo campanile con orologio. Passeggiare per questo piccolo borgo che conserva intatta in vicoli e piazzette la memoria del passato è davvero piacevole.

SPIAGGIA DI FIORENZUOLA
Dal paese è possibile scendere al mare per mezzo di una vera e propria strada percorribile a piedi che prende avvio dal “Cammino degli Innamorati” e si snoda all’interno di un bel bosco con punti di sosta e terrazze assai suggestive. Oltre che per la sua incontaminata bellezza ormai agli onori della cronaca internazionale, la spiaggia naturale di Fiorenzuola è famosa anche per i cogoli (sassi tondeggianti modellati dal mare) con cui i “selcini” lastricavano anticamente strade e piazze.

VILLA IMPERIALE 
‘Gioiello’ nel cuore del Parco San Bartolo, costituisce un magnifico esempio di residenza rinascimentale in stile manierista. Il complesso architettonico è stato costruito in due fasi: nella seconda metà del ‘400 Alessandro Sforza fa realizzare una dimora difensiva in cui sia possibile tuttavia dedicarsi piacevolmente agli otia e alla cura dell’anima. La villa è chiamata Imperiale perché la prima pietra viene posta dall’Imperatore Federico III d’Asburgo, ospite a Pesaro di Alessandro Sforza nel 1468. La trasformazione in esclusiva villa di delizie avviene con Francesco Maria I Della Rovere che incarica il prestigioso architetto Girolamo Genga di aggiungere un nuovo complesso al preesistente e di trasformare la residenza in luogo ideale di vita cortese, per assolvere alle funzioni tipiche delle corti rinascimentali. Al Genga si deve anche il coordinamento della decorazione interna cui collaborano, tra gli altri, Dosso e Battista Dossi, Raffaellino del Colle, il Bronzino, Francesco Menzocchi. La realizzazione si conclude intorno al 1541 e i lavori sono seguiti dalla moglie di Alessandro, Eleonora Gonzaga, che affida a Pietro Bembo i testi delle iscrizioni nella facciata e nel cortile d’onore. La villa si stende lungo quattro livelli terrazzati in armonia con il declivio del colle. I livelli superiori sono occupati prevalentemente dai giardini, circondati da oltre 35 ettari di bosco; la loro struttura conserva la memoria del giardino rinascimentale ricco di essenze arboree profumate e pregiate insieme a bossi, viti, cedri, limoni e aranci. I due livelli inferiori costituiscono il corpo abitabile frequentato negli anni da molti letterati e artisti tra cui Tiziano e Pietro Aretino, Torquato Tasso e Baldassarre Castiglione. Svelandosi a poco a poco in mezzo alla vegetazione, la struttura dà forma alla volontà del progettista di creare un rapporto di perfetta simbiosi con il paesaggio circostante. Durante la stagione estiva, la villa si apre a visite guidate per scoprirla in tutta la sua bellezza.


INFORMAZIONI

Visite Guidate a Villa Imperiale

“Da Raffaello a Girolamo
Genga: la Maniera moderna tra arte e natura”:
10 giugno-30 settembre,
ogni mercoledì 15.30-18.30 / mercoledì 12 e 19 agosto
anche 10.00-13.00.
6 giugno-3 ottobre,
ogni sabato 10.00-13.00.
Punto d’incontro: Villa Imperiale / prenotazione
obbligatoria, ingresso € 10.
Per info e prenotazioni:
Isairon 338.2629372,
isairon.it – info@isairon.it


Un patrimonio unico

Scrigno di bellezze tra natura, arte e storia

Scenari mozzafiato fra mare e collina da esplorare e vivere

Il parco Naturale Regionale del Monte San Bartolo è uno scrigno unico di ambienti naturali, paesaggi di rara bellezza e un importante patrimonio storico, culturale e archeologico. Con i suoi 12 chilometri di costa alta a falesia viva si estende tra i comuni di Gabicce Mare e Pesaro in un susseguirsi di speroni a picco sul mare, alternati a piccole valli che emergono sulle spiagge. L’area protetta comprende anche un versante a vocazione agricola con una produzione vinicola molto interessante. Numerosi gli aspetti naturali di grande suggestione: i giacimenti fossiliferi del Monte Castellaro, la nidificazione di rapaci e uccelli migratori, gli alberi monumentali, i boschi, le aree floristiche e i declivi punteggiati di ginestre, cannucce di Plinio e lino spinoso. Accanto alla natura, una straordinaria ricchezza di elementi tra arte e storia: gli scavi archeologici di Colombarone che hanno riportato in luce una domus romana di età tardo imperiale su cui si innesta una basilica paleocristiana del VI secolo d.C., i porti scomparsi di origine greca di Santa Marina e Vallugola; gli affreschi rinascimentali e i sontuosi giardini pensili di Villa Imperiale, i giochi d’acqua ‘storici’ di Villa Caprile. La presenza di antichi borghi medievali come Fiorenzuola di Focara, Casteldimezzo, Gabicce Monte e Gradara accrescono il fascino e l’interesse di tutta l’area. Natura e cultura si fondono nel Parco del Monte San Bartolo in perfetta armonia. Ci si può rilassare nella piccola spiaggia naturale di Fiorenzuola; lasciarsi sedurre dagli scorci mozzafiato a strapiombo sul mare, visitare il suggestivo cimitero ebraico, il conventino del Beato Pietro Gualcerano, le chiese di Santa Marina e Casteldimezzo e il Museo Paleontologico di Fiorenzuola. Tante opportunità anche per chi ama fare sport, in un parco che nella bella stagione diventa una palestra naturale en plein air, frequentata da ciclisti, biker e trekker.


Disgregazione e unità. Solcando la misura rinascimentale di Urbino

Al Centro Arti Visive Pescheria, la mostra personale dell’artista marchigiano Oscar Piattella che ha come fulcro il corpus di opere della sua ultimissima quanto densa produzione. L’esposizione è visitabile fino all’11 ottobre

In questo 2020, anno delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte di Raffaello, la Fondazione Pescheria presenta: “Disgregazione e unità. Solcando la misura rinascimentale di Urbino”, mostra personale dell’artista marchigiano Oscar Piattella (Pesaro 1932). Organizzata in collaborazione con il Comune di Pesaro – Assessorato alla Bellezza e la Regione Marche, con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Urbino e con main sponsor Inveco Holding Spa, l’esposizione è visitabile fino all’11 ottobre. Curata da Alberto Mazzacchera, la mostra ha come fulcro il corpus di opere dell’ultimissima quanto densa produzione del pittore pesarese che, nell’atelier sotto le imponenti pareti rocciose del Catria, per una vita intera ha indagato declinazioni e rifrazioni della luce, raggiungendo inusitate vette spirituali con le sue creazioni astratte. Come sottolinea il titolo, Piattela ha nutrito e nutre la sua ricerca di matrice informale, solcando la misura del rinascimento matematico del Ducato di Urbino e, nel rileggere in chiave attualissima le magistrali fughe prospettiche presenti in tanta pittura, propone una sua personale e avvincente inquadratura, una prospettiva altra, gravata del compito di introdurre lo sguardo verso l‘infinito. Annota il curatore come “Piattella si sia più e più volte soffermato, mentre andava riflettendo sulle sue scelte, sulle grandiose opere custodite nel Palazzo Ducale di Urbino, come sull’architettura stessa di tale formidabile ‘città in forma di palazzo’ dove gli spazi in certe ore del giorno inondandosi di luce, sembrano dilatarsi e scontornarsi al punto da rendere metafisiche le candide superfici di calce e di pietra”. Il percorso allestito al Centro Arti Visive Pescheria presenta la sua evoluzione artistica attraverso 55 dipinti su tavola, in tre sezioni legate da un potente e preciso uso del colore. Un cromatismo che anche quando perde spessore materico a vantaggio di superfici levigate, si mantiene inalterato. Nel Loggiato sono esposti due nuclei di lavori “storici”: 10 opere “materiche” (a partire dal 1957) e 18 opere “semi-materiche” (anni 2000-2011) e nella chiesa del Suffragio le opere più recenti: 26 dipinti e un grande polittico (anni 2014 -2020), chiaro riferimento alla Pala di Giovanni Bellini conservata ai Musei Civici di Pesaro. L’omaggio a Piattella non vuole essere un passaggio scontato, un atto di memoria doverosa. Qui si palesa una produzione a tratti totalmente innovativa e al tempo stesso perfettamente in linea con quel “rumore di fondo” che marca l’intera produzione di questo inesauribile maestro, il suo “fraseggio geometrico” oggi più che mai evidente. Negli ultimi anni, dopo aver catturato gli astri sulle sue tele e tavole, è la curvatura dello spazio che lo conduce a tracciare, con colori a tratti neoespressionisti, nuovi spazi di luce, fisici e al contempo interiori. In questo cammino di ininterrotta ricerca, sempre in bilico tra coerenza e riconoscibilità da un lato e la necessità di continuare a sperimentare dall’altro, Piattella ha tracciato ulteriori elementi d’orizzonte. Spiega Mazzacchera: «attraverso una costruzione matematica, una rigorosa suddivisione delle tavole in quadrati o rettangoli, un tracciare punti di convergenza e incidere linee su linee, quadrati su quadrati, rombi su rombi, per mezzo di un lavoro meticoloso e senza tregua nel suo atelier del Catria, Piattella dà corpo ad una suggestiva visione dell’universo e dello spazio che, come già avvenne per le opere materiche, necessita ora solo di essere assimilata dallo spettatore. L’artista offre questi nuovi dipinti allo sguardo di chi dopo inutili tentativi classificatori, dovrà arrendersi e abbandonarsi alle suggestioni dei colori, alla potenza delle molteplici rifrazioni della luce che da sempre contrassegnano le sue opere, ed ora anche al gioco interminabile, magnetico delle linee che si intrecciano, si sovrappongono, aprendo a spazi interiori» Disponibile in mostra il catalogo con testi critici di Enrico Capodaglio, Bruno Ceci, Aldo Iori, Alberto Mazzacchera.


La storia del Centro Arti Visive Pescheria

Luogo storico della cultura a Pesaro è il Centro Arti Visive Pescheria, antico mercato ittico nel cuore della città. Smessa la funzione originaria e convertito in spazio espositivo dal 1996, su progetto dell’artista Loreno Sguanci, è il punto di riferimento per le mostre di arte contemporanea e design, promosse dall’istituzione comunale Fondazione Pescheria. Le origini delle disposizioni per la vendita del pesce sono rintracciabili negli antichi Statuti pesaresi sin dal XIV fino al XVII secolo, poi, a inizio Ottocento, il Comune avverte l’esigenza di edificare un edificio pubblico per la vendita di questo prodotto sempre più rilevante per l’economia cittadina. Il progetto della Pescheria viene quindi approvato nel 1820 e affidato all’ingegner Pompeo Mancini, autore anche degli Orti Giuli. La costruzione, realizzata nel triennio 1821-1823, si affaccia su corso XI settembre e viene addossata alla seicentesca chiesa del Suffragio. Chiusa al culto dal 1888, anche la chiesa diviene mercato ittico dopo varie destinazioni e fa oggi parte integrante dello spazio espositivo con la suggestiva pianta dodecagonale. Il grande ambiente del loggiato ha conservato il soffitto a trabeazioni in legno e una fontana in pietra a conchiglia. Nell’assetto generale è rimasto integro nella sua sobria eleganza con le possenti colonne secondo lo schema-tipo del tempio pagano. Dal 1988, due belle fontane in marmo d’Istria, restaurate, sono inoltre tornate a ornare i lati dell’ingresso principale. Centro di produzione culturale e ‘osservatorio’ puntato sul presente, il Centro Arti Visive inaugurò con una mostra personale di Eliseo Mattiacci e nel tempo ha ospitato mostre di tanti protagonisti della scena nazionale e internazionale come Enzo Cucchi, Nanni Valentini, Mauro Staccioli, Mimmo Paladino, Giuseppe Penone, Jannis Kounellis, Nicola Samorì. Particolare attenzione è sempre stata rivolta alla fotografia oltre che alla promozione degli artisti italiani emergenti.


Il Museo Nazionale Rossini
dedicato al genio di Pesaro

La vita, l’uomo e la grandezza dell’artista in due Atti e un Intermezzo, come un’opera lirica, ma anche l’attualità di Gioachino Rossini, cittadino illustre di Pesaro che gli ha dato i natali

«era un genio in fuga. / dal suo tempo, dalla mediocrità, / dalla rivoluzione, / dalla musica del futuro, / dalla sua terra, dalle ovvietà, / dai pedanti, dalla modernità. / e ovviamente, come tutti, / da se stesso». Alessandro Baricco

Pesaro culla di Gioachino Rossini è Città Creativa Unesco della Musica e al grande genio ha dedicato un nuovo importante museo: il Museo Nazionale Rossini che ha inaugurato lo scorso anno a Palazzo Montani Antaldi, edificio d’epoca in centro storico, a pochi passi dal celebre Teatro Rossini. Il museo racconta la vita, l’uomo e la grandezza dell’artista ma anche l’attualità dell’opera di Rossini, cittadino illustre di Pesaro che gli ha dato i natali il 29 febbraio 1792. I visitatori sono invitati nel mondo rossiniano, raccontato come un’opera lirica, metafora musicale della sua intensa vita. Un percorso affascinante, scandito in dieci sale, che segue le tappe biografiche del compositore e la sconfinata produzione operistica della sua carriera, ambientate di volta in volta nel contesto storico, tra luoghi e personaggi (parenti, maestri, impresari, cantanti, musicisti, politici, regnanti). L’Overture è la Sala degli Specchi, in cui è esposto il pianoforte Pleyel appartenuto al maestro, restaurato e a disposizione per essere suonato in occasione di incontri, conferenze e concerti. Si prosegue attraverso le sezioni suddivise in due Atti e un Intermezzo ovvero un’area video con proiezioni di importanti capolavori come il Barbiere di Siviglia, la Cenerentola e La gazza ladra. La prima parte è dedicata alla nascita e agli esordi di Rossini, all’ascesa verso il successo e ai viaggi in Italia, la seconda mette in luce la maturità, i viaggi in Europa e il trasferimento a Parigi fino alla morte nel 1868. In una suggestiva ambientazione neoclassica, il racconto si snoda sala per sala, ognuna con pareti diversamente colorate e soffitti affrescati con temi mitologici magnificamente conservati, dove sono allestiti quadri, busti, cimeli, spartiti originali, libretti, scenografie, corredati da supporti multimediali e interattivi di ultima generazione, pensati per una facile e accattivante fruizione dei contenuti. Documenti e materiali straordinari, ordinati scientificamente con il contributo della Fondazione Rossini, tra cui video di celebri edizioni del Rossini Opera Festival. Il museo è la narrazione di un lungo viaggio artistico e sentimentale, unico nel suo genere, avvincente, drammatico e ricco di aneddoti curiosi; di una vita vissuta come un melodramma al tempo stesso serio e comico, doloroso e amoroso, con fiaschi e successi furiosi, a cavallo tra rivoluzioni, restaurazioni politiche, teatri, salotti, grandi personaggi e rivolgimenti intellettuali, tra illuminismo, neoclassicismo e romanticismo. Un’epopea che attraversa i movimenti culturali dell’Europa tra settecento e ottocento e si perpetua nell’attualità. Protagonista lui, il grande divo figlio di un’epoca che ha generato la prima pop star ante litteram della storia musicale europea: Gioachino Rossini. Il museo Nazionale costituisce la punta di diamante del grande percorso rossiniano che comprende, oltre al Teatro Rossini, Casa Rossini, Palazzo Mosca – Musei Civici, il Tempietto Rossiniano, Palazzo Olivieri e la Biblioteca della Fondazione Rossini (situata al piano terra dell’edificio). La sua vocazione è didattica ed educativa e si traduce in un ricco programma di visite e attività per le scuole e in visite guidate e teatralizzate al pubblico a cura di Sistema Museo. Ospita inoltre eventi e mostre temporanee dedicate alla musica di tutti i tempi, rivolti al pubblico di ogni età. Dopo la mostra “Wall of Sound”, con le celebri fotografie di pop star di Guido Harari, ora è la volta della rassegna “NOI. Non erano solo canzonette” la nostra storia raccontata attraverso la grande musica d’autore (da 12 luglio all’11 ottobre anche a Palazzo Mosca – Musei Civici). Il grande progetto museale è nato nell’ambito delle celebrazioni “Rossini 150” del 2019, realizzato dal Comune di Pesaro in partnership con la Fondazione Cassa di Risparmio e il sostegno del Mibact d’intesa con la Regione Marche.


LA VISITA

Un percorso, un affascinante racconto

Il percorso nel dettaglio: la Sala degli Specchi è l’Ouverture del museo; accoglie il pianoforte Pleyel restaurato e perfettamente accordato, pronto per essere suonato in occasione di concerti da camera e qui trovano spazio un busto e un ritratto di Rossini a dare il benvenuto. Il primo Atto si snoda attraverso le sale che raccontano: infanzia e formazione (1792-1812) ovvero i primi passi di Gioachino a Pesaro, il trasferimento con la famiglia a Bologna, fino al debutto a Venezia con “La cambiale di matrimonio”. I primi successi (1812-1815) dove si scoprono i luoghi, gli amori e i personaggi che hanno portato all’ascesa di Rossini. Il soggiorno napoletano (1815- 1822) con partiture autografe, documenti, immagini, quadri che documentano il periodo di Napoli, dove è direttore musicale del Teatro San Carlo. Le licenze da Napoli (1815-1821) in cui si racconta il suo breve ritorno a Pesaro e le sue prime in scena a Roma e a Milano.

Nella sala Intermezzo “Rossini renaissance”, tra i due atti della sua vita, si può sostare e ammirare comodamente video proiezioni dei tre importanti capolavori: Barbiere di Siviglia, Cenerentola e Guillaume Tell. Rossini ha trent’anni, ha composto una trentina di opere ed è famoso in tutta Europa.

Il secondo Atto prosegue con le sezioni: in Europa (1822 – 1824), il periodo della maturità con i viaggi in Europa, tra Vienna e Londra. Parigi primo atto (1825 – 1830) in cui si narra il soggiorno parigino, l’incarico di direttore del Théâtre-Italien e la produzione di opere teatrali. Rientro in Italia (1830 – 1855) tra Bologna e Firenze e, infine, Parigi ultimo atto (1855-1868) ovvero il ritorno in Francia e la produzione musicale del Maestro fino alla morte, giunta il 13 novembre 1868. Il percorso si conclude con la sala audio e video che rende fruibili le opere del compositore attraverso tablet e cuffie individuali in una dimensione relax e le postazioni multimediali: orchestra interattiva, visita virtuale in 3D al Tempietto Rossiniano del Conservatorio Rossini e proiezione interattiva del Teatro Rossini.


La Sonosfera®, un teatro per l’ascolto
profondo di ecosistemi e musica

Un progetto speciale che nasce per documentare i paesaggi sonori delle foreste primarie in estinzione

Un’esperienza speciale da fare a Pesaro è la visita alla Sonosfera® che sarà riaperta a breve. Unico al mondo, questo Teatro Eco-acustico trasportabile, nato per il progetto ‘Fragments of Extinction – Il Patrimonio Sonoro degli Ecosistemi’, nel 2014 ha ottenuto il brevetto internazionale ad opera dell’ideatore David Monacchi, docente del Conservatorio Rossini. Il progetto studia e propone i paesaggi sonori delle foreste primarie equatoriali registrati da Monacchi durante le spedizioni in tutto il pianeta. Visti i drastici mutamenti del clima e degli habitat naturali a livello globale, è ora di fondamentale importanza portare all’attenzione generale la ‘sesta estinzione di massa’. L’esperienza diretta e in tempo reale del suono degli ecosistemi che si vive all’interno della Sonosfera®, costituisce intatti uno strumento di consapevolezza verso il cambio di paradigma e la transizione ecologica, ormai richiesti inderogabilmente alla nostra civiltà. collocata all’interno di Palazzo Mosca sede dei Musei Civici, la Sonosfera® è parte integrante del patrimonio del Museo Nazionale Rossini. Il pubblico è seduto in una doppia cavea simile ad un anfiteatro, costruito per essere acusticamente perfetto, isolato dall’esterno e completamente fono- assorbente all’interno. Il suono proviene da quarantacinque altoparlanti che si combinano creando al centro un campo sonoro sferico molto prossimo alla realtà. Gli spettrogrammi del suono e i contenuti audiovisivi sono proiettati a 360° ad altissima definizione e l’esperienza è quella di una vera e propria immersione in un panorama sonoro e visivo e di un’esplorazione sensoriale molto potente. I contenuti da ascoltare possono essere molteplici, legati alle sinfonie degli ecosistemi naturali con la loro biodiversità in estinzione, ma anche ad un’esplorazione inedita dell’opera di Gioachino Rossini come pure ad altri programmi musicali e sonori. A proposito del compositore, sono previste applicazioni per raccontare la musica come non la si è mai ascoltata attraverso il suono tridimensionale, proprio a partire dall’opera del genio di Pesaro. Inoltre, in occasione delle Celebrazioni Dantesche del 2021 – per i 700 anni dalla morte di Dante –, sarà realizzata, in prima assoluta, la rappresentazione sonora in 3D dei canti V dell’Inferno, II del Purgatorio e XXXIII del Paradiso della Divina Commedia. grazie alla coinvolgente esperienza proposta, la Sonosfera® costituisce uno straordinario strumento di divulgazione sia scientifica che per un pubblico più ampio, arrivando a coprire una serie di ambiti legati alla ricerca nelle scienze e nell’arte, all’educazione ecologica ed estetica. Sono allo studio anche applicazioni di tipo terapeutico legate alla specificità di uno strumento immersivo così avanzato e per questo capace di sollecitare stati di rilassamento profondo o di interagire con disturbi dello spettro autistico o disturbi sensoriali più in genere. Come strumento multifunzionale semistabile, la Sonosfera® potrà viaggiare nel mondo durante l’anno portando i contenuti prodotti a Pesaro Città Creativa Unesco della Musica in musei e istituzioni culturali europee e internazionali. La versione inaugurata il 6 gennaio è stata finanziata nell’ambito del Progetto ITI Pesaro Fano (Investimenti Territoriali Integrati) con fondi FESR Marche (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e si è sviluppata grazie al contributo del Museo Nazionale Rossini e del Comune di Pesaro, con il raccordo dei Servizi Comunali: Nuove Opere, Sviluppo e Opportunità, Politiche Culturali e Governance. La costruzione della Sonosfera® è stata possibile grazie ad un team di circa 20 professionisti tra ingegneri, disegnatori, scenotecnici e aziende costruttrici diretti da Flavio Antoccia/Sonus Audio Services. I contenuti inaugurali sono stati realizzati con tecnologie non standard e software sviluppati per il progetto da un altro team specifico tra cui ex-studenti del corso di Musica Elettronica del Conservatorio Statale di Musica G. Rossini, diretti da David Monacchi ed Eugenio Giordani.


Casa Rossini, dimora natale di Gioachino

Interessanti documenti ed uno store esclusivo dedicato al compositore

Tappa fondamentale del percorso rossiniano a Pesaro è la casa natale di Gioachino Rossini che ne documenta vita e opere. Il compositore nasce qui il 29 febbraio 1792, come ricorda l’iscrizione al primo piano: “La divina arte della musica arrise in questa stanza alla nascita di Gioacchino Rossini” e vi trascorre i primi anni con la famiglia. Composto da quattro piani e da un sotterraneo, l’edificio è realizzato tra il XV e il XVIII secolo; sorge sull’antica ‘via del Duomo’ attuale via Rossini, e si presenta oggi completamente rinnovato. Della struttura originaria è possibile ancora ammirare le imposte delle finestre ad arco, i camini anneriti dal fumo e un’antica cucina. Nel 1892, a cento anni dalla nascita di Gioachino Rossini, il Comune di Pesaro acquista il palazzo e lo adibisce a museo che nel 1904 viene dichiarato monumento nazionale. I materiali esposti provengono in gran parte da Parigi: stampe e incisioni, litografie e ritratti appartenuti al collezionista Alphonse Hubert Martel; tra questi trenta ritratti di Rossini a stampa, dalla giovinezza alla vecchiaia, e il disegno di Gustave Dorè che lo ritrae sul letto di morte, oltre a una serie di caricature; nella stanza dedicata alla musica, si trova un fortepiano appartenuto al maestro, restaurato e funzionante. Casa Rossini ha implementato il materiale in esposizione grazie alla collaborazione con la Fondazione Rossini che ha concesso interessanti documenti, tra cui lettere e spartiti autografi, libretti originali e la digitalizzazione di intere partiture. Oltre alla Sala audio e video, contenuti multimediali sono consultabili su touch screen lungo il percorso e mostre tematiche approfondiscono vari temi. Un piacevole spazio free accoglie il pubblico con uno store esclusivo dedicato al genio, l’unico presente a Pesaro e al mondo; all’ultimo piano si trova lo spazio Rossini Gourmet e nel seminterrato la Cantina Rossini dedicati alla valorizzazione di Rossini raffinato cultore della buona tavola.
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www.pesaromusei.it