Perle immerse nella natura
dove riposare corpo e mente

Ci si può dormire, mangiare sano e anche fare yoga

SONO TANTE le possibilità di fare escursioni partendo dai rifugi, o ponendoli come tappa finale del proprio itinerario. Non sono molti quelli aperti dopo il sisma, ma sono comunque sufficienti per organizzare bellissime passeggiate per tutti i gusti. Edgardo Giacomozzi gestisce i rifugi Garulla e Città di Amandola: «Il Garulla si trova a 870 metri, ha 36 posti letto, camere con bagno ed è punto tappa del grande anello, oltre ad essere attrezzato per i bikers – spiega Giacomozzi –. Da lì, in mezzora si sale all’altro rifugio che dista 3,5 km». C’è una sottolineatura importante: «Per consentire agli escursionisti di completare il Grande Anello ci siamo attrezzati con altre strutture vicino ai rifugi attualmente chiusi, b&b o agriturismi, che vengono a prendere le persone con i fuoristrada per il pernotto e il mattino le riportano al punto di partenza. Dal Garulla parte il sentiero N4, che va verso Fiastra o verso Rubbiano: si può anche fare una sola tappa e tornare indietro».

IL RIFUGIO Città di Amandola si trova invece a 1.200 metri, aperto tutto l’anno nei week-end e tutti i giorni ad agosto: «Siamo raggiungibili in auto, abbiamo 70 posti per mangiare e davanti al rifugio c’è un bellissimo prato, in località Campolungo, con i giochi per i bambini e dove poter utilizzare anche i barbecue – dice Edgardo –. Da qui, nelle giornate terse vediamo un panorama che spazia dal Gran Sasso al Conero e partono tantissimi sentieri, dalle passeggiate più tranquille alle escursioni per i più esperti. La più spettacolare è quella che arriva alle sorgenti dell’Ambro, che consiglio in maggio e settembre per via della maggior portata d’acqua. Oppure l’escursione a Pizzo Tre Vescovi, che ha un dislivello di 900 metri».

ANDREA SALVATORI gestisce invece il rifugio del Fargno ed altri quattro che stanno rilanciando anche zone limitrofe al Parco, come Sassotetto (www.rifugideisibillini. it). «Non abbiamo mollato -– dice Andrea –. E il Fargno è il simbolo della nostra resilienza, perché ha una forma progettata per poter resistere al vento che quassù, a 1.820 metri, soffia forte. Disponiamo di 24 posti letto e menù a km zero: facciamo pane e biscotti in casa, e proponiamo sughi legati alla memoria della pastorizia, con alimenti che si potevano portare nel tascapane, dalle salsiccie alle erbe di campo, dal pomodoro allo scalogno. E naturalmente la polenta, che non manca mai». Il Fargno si trova su un incrocio di sentieri per cui sono possibili semplici passeggiate su strade sterrate ma anche escursioni spettacolari. A fine mese dovrebbero riaprire le uniche due strade che oggi collegano questo rifugio col mondo: la strada di Casali di Ussita e quella di Pintura: «Abbiamo comunque delle navette per le emergenze. Ogni rifugio ha un’emozione diversa, facciamo anche yoga, lezioni di formazione sulla natura e persino corsi di pasta fresca ». Dal rifugio del’Aquila parte il sentiero natura “Fra camosci e aquile” (E3), mentre dal Tribbio, che è tappa del Grande Anello, si dipanano anche facili sentieri per le Lame Rosse, il lago di Fiastra.


LE INFORMAZIONI DISLOCATE NEI CENTRI VISITA E MUSEI. A FOCE UNA STRUTTURA TEMATICA

Le Case del Parco per documentarsi meglio

I CENTRI VISITA e i Musei sono punti di informazione turistica e di documentazione allestiti con spazi tematici e strutturati per offrire ai visitatori un’esperienza conoscitiva piu ampia del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. A Bolognola è inoltre presenti e fruibile il centro faunistico faunistico del Camoscio appenninico, dov’è possibile osservare con un po’ di fortuna gli animali ospitati. Ogni Centro ospita, al suo interno, la Casa del Parco, che svolge una funzione strategica, volta sia all’accoglienza turistica sia all’educazione ambientale. La loro funzione è infatti quella di garantire al visitatore le informazioni indispensabili per una corretta e adeguata fruizione dell’area protetta. Presso i Centri del Parco è possibile reperire il materiale informativo sul Parco e sul suo vasto territorio e acquistare, oltre ai gadgets, anche le guide, le mappe e le pubblicazioni del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Le case attualmente aperte dopo il sisma si trovano ad Amandola, Cessapalombo, Montemonaco, Preci e Visso. Strutture alternative a quelle precedentemente esistenti sono state invece aperte a Castelsantangelo sul Nera, Fiastra, Montefortino e Valfornace. E’ aperto, infine, il Centro Tematico di Foce incentrato sul Chirocefalo del Marchesoni e sul lago di Pilato: svolge attività di informazione, educazione e interpretazione ambientale. Il Centro è dotato di pannelli illustrativi, finalizzati a favorire una più ampia conoscenza e sensibilizzazione sul Chirocefalo del Marchesoni


«Marche sempre più connesse»

Aeroporto e nuove tecnologie per il rilancio del territorio

UNA REGIONE sempre più connessa. Non solo nella rete virtuale ma anche in quella che cuce insieme cultura e turismo.

Governatore Ceriscioli, quali sono le strategie da adottare per il nostro territorio?

«La prima cosa è continuare il lavoro di forte comunicazione sulle Marche. Perché una regione come la nostra ha solo il problema di essere percepita e conosciuta».

Uno dei punti fondamentali su cui puntare è la cultura…

«Confermiamo anche per il prossimo anno la presenza sul territorio regionale di manifestazioni di carattere nazionale. In questi giorni facevamo l’esempio del rapporto che abbiamo con l’Ermitage (museo di San Pietroburgo ndr), che ha prestato lo scorso anno i quadri di Lotto al museo di Macerata e oggi con Madonna Benois a Fabriano ha portato decine di migliaia di visitatori in pochi giorni. Il prossimo anno replicheremo con Raffaello. Continueremo la collaborazione con l’Ermitage, investendo molto sulla cultura perché è il primo elemento di attrazione turistica della regione. Poi sosteniamo il circuito della lirica. Ad esempio lo Sferisterio, cha ha avuto in questi anni il contributo della Regione, sta crescendo in una maniera incredibile. Si conferma Rossini, che sta battendo ogni record».

Un buon turismo passa anche per la riqualificazione delle strutture ricettive…

«Abbiamo portato i contributi regionali per la riqualificazione delle strutture ricettive dagli 8 milioni a oltre 20 milioni di euro. Che attivano a loro volta altrettante risorse, quindi complessivamente 60 milioni di riqualificazioni per le strutture ricettive. Erano circa 20 anni che non succedeva una cosa del genere: il successo è stato forte, hanno risposto velocemente e in tempi molto rapidi queste risorse si trasformano in strutture qualificate, nuove offerte. A proposito di turismo, abbiamo fatto un bando di recente per assumere del personale IAT, localizzati ad aggiungere personale dove e quando normalmente non operavano ».

La Regione Marche sta investendo molto anche sul turismo a due ruote

«Esatto. Il mondo del bike è uno dei modi più belli per vedere il paesaggio nel nostro territorio. A questo proposito ci sono delle strutture ricettive per i ciclisti, così come un investimento molto forte per le ciclovie: da quella Adriatica alle altre. Tutto questo per favorire un modo per fruire il paesaggio in maniera di qualità».

Quanto sono importanti le nuove tecnologie per la regione?

«Ci sono sempre più iniziative che attraverso il web 4.0 e la realtà virtuale propongono strumenti informatici del territorio come il wi fi in tutte le spiagge. Una spinta forte per crescere in quel verso».

Non ultimo l’importanza dell’aeroporto…

«Abbiamo retto molto bene sul mercato turistico nazionale, l’aeroporto è essenziale per il turismo straniero. È molto più importante aprire rotte a turisti che vengono nelle Marche piuttosto che far andare fuori regione i marchigiani. Mentre in questi anni siamo stati abituati ad avere rotte che vanno verso l’estero, quelle definite ora fanno il contrario, sono studiate per far arrivare turisti».

Monica Generali


TRASPORTI

Emilia-Marche: nel week end si viaggia in treno a metà prezzo

DAL 5 LUGLIO viaggiando nel week end dall’Emilia Romagna alle Marche costa la metà. E’ la nuova iniziativa in vigore fino al prossimo 1° settembre che unisce Trenitalia e la regione Marche, committente e finanziatrice dei servizi ferroviari regionali. Lo scopo è quello di favorire il flusso di turisti, durante l’estate, tramite il treno, quindi promuovendo un trasporto in maniera green e senza inquinare. Marche Line, questo il nome del nuovo collegamento, prevede due corse andata e ritorno: una è il Regionale Veloce 1777 che parte da Piacenza alle 14.06 del venerdì, per arrivare sulla costa marchigiana (capolinea San Benedetto del Tronto) alle 20.18. Fermate intermedie, nelle Marche, a Pesaro, Fano,Senigallia, Falconara Marittima, Ancona, Porto Recanati, Civitanova, Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio. Il rientro è invece previsto la domenica, con il Regionale Veloce 1780 alle 18.05 e arrivare a Piacenza alle 23,25.


IL PALCOSCENICO EVENTI, MOSTRE E APPUNTAMENTI PER ATTIRARE ANCHE I TURISTI DELLA TERRA D’ORIENTE

«Con Rossini, Leopardi e Raffaello destagionalizziamo il nostro turismo»

«IL SALVATAGGIO dell’aeroporto delle Marche sarà sicuramente fondamentale per il turismo della nostra regione ». Un’operazione strategica, che si sta concludendo dopo quasi 4 anni di lavoro intenso: «Se fosse fallito le problematiche sarebbero state tante, dal turismo, al commercio e non ultima l’ occupazione ». L’assessore al Turismo e alla Cultura Moreno Pieroni ne è sicuro, e pone l’accento sull’importanza dei rapporti con la Cina. «Siamo uno dei quattro aeroporti nazionali con volo diretto verso l’Oriente, insieme a Milano, Roma e Bari. Il rapporto con la Cina diventa strategico, sono previsti circa due voli settimanali con tanti turisti che arriveranno nelle Marche. Umbria, Abruzzo, Emilia Romagna e la maggior parte delle regioni centrali faranno riferimento all’aeroporto di Ancona. In più altre linee che stiamo mettendo in piedi con l’Europa. Stiamo costruendo anche un bel percorso di promozione, investendo grazie ai fondi europei, che coinvolge tutto il territorio: dal pesarese al territorio di Ascoli. Tra il 2019 e il 2020 ci sarà quindi anche una forte promozione del turismo verso l’estero: Germania, Francia e paesi del nord, mantenendo sempre altra l’attenzione sull’Italia». Strategica anche l’accoglienza, «legata ad una serie di grandi appuntamenti: ripartiremo con la terza edizione di RisorgiMarche, la nostra ciliegina sulla torta, poi tanti altri spettacoli dal vivo di artisti nazionali e marchigiani, nell’area del cratere per aiutare le popolazioni colpite dal sisma. In questo modo si crea un indotto, sarà un momento non soltanto culturale ma anche economico e sociale».

DOPO l’anno rossiniano, le Marche si preparano all’anno dedicato a Leopardi: «In occasione dei 200 anni dell’Infinito stiamo organizzando diversi appuntamenti. Nel 2020 chiuderemo il quinquennio con Raffaello. è stato creato un comitato promotore di eventi, con mostre prettamente in provincia di Pesaro e Urbino, con un docufilm dedicato a Raffaello e a tutte le Marche. Questo perché la cultura destagionalizzerà l’accoglienza turistica». (Info e pacchetti vacanze su: www.turismo. marche.it Idee di viaggio su: www.destinazionemarche. it).

mon.gen.


RisorgiMarche atto terzo
Marcorè fa cantare le montagne del terremoto

Tornano le grandi firme della musica

TREKKING, rispetto per la natura e soprattutto economia solidale: ruotano intorno a questi tre concetti il senso e la genesi di ‘RisorgiMarche’, il festival ideato da Neri Marcorè, che dal 2017 ha portato attenzione e turisti sui luoghi duramente colpiti dai terremoti dell’agosto e dell’ottobre 2016. Che avevano devastato il centro Italia, per estensione in particolare le Marche, terra natale dello stesso attore. Un evento cresciuto anno dopo anno, non solo in termini numerici (in due edizioni, infatti, si sono registrate oltre 230.000 presenze su 29 concerti), ma soprattutto nella consapevolezza che quei luoghi andavano vissuti e rispettati.

LO SCORSO ANNO furono 14 gli appuntamenti, tutti ad ingresso gratuito. Quest’anno si riparte, con tanti altri eventi ed ospiti importanti. Tutto è iniziato, simbolicamente, dal Comune di Arquata del Tronto, con Niccolò Fabi e Gnu Quartet e con la sorpresa per il pubblico di non trovare transenne o strutture complesse, ma soltanto una semplice cordicella a delimitare la zona del prato destinata agli artisti e ai loro strumenti. Da lì è stato un crescendo di testimonianze d’affetto e vicinanza per RisorgiMarche: Malika Ayane, Daiana Lou, Ron, Enrico Ruggeri, Paola Turci, Bungaro, Daniele Silvestri, Fiorella Mannoia & Luca Barbarossa, Brunori SAS, Max Gazzè, Francesco De Gregori/ Gnu Quartet e Samuele Bersani.

NEL 2018, la seconda edizione con Piero Pelù, Angelo Branduardi, Mario Biondi, Alex Britti, Noa, Clementino, Luca Carboni, Irene Grandi, Andrea Mirò, Paolo belli & Big Band, Elio & Rocco Tanica, Simone Cristicchi/ Gnu Quartet + Ermal Meta, Toquinho, Neri Marcorè/Gnu Quartet, conclusasi col record di 70mila persone per Jovanotti. «Il nostro pubblico ha capito cosa c’è dentro RisorgiMarche – dichiara Marcorè – , quali sono i suoi obiettivi e anche quelle regole non scritte di civile convivenza. Dall’abbraccio reiterato alle popolazioni locali, alla raccolta di ogni singolo rifiuto, ha dimostrato che la rinascita passa, non solo per la ricostruzione fisica dei luoghi danneggiati, ma anche attraverso l’umanità che si esprime stando insieme, rendendosi veicoli di promozione e sensibilità verso quei luoghi che sono un patrimonio da valorizzare». «Giovani, anziani, famiglie con bambini di ogni età, appassionati di montagna e neofiti – aggiunge Marcorè – hanno condiviso gioia, sudore, emozioni e stupore. Un vero e proprio pellegrinaggio laico, una sorprendente cavalcata di entusiasmo, partecipazione e condivisione, con numeri impressionanti, al di sopra di ogni aspettativa».

CAMMINARE, per il pubblico, ha significato anche conoscere le aziende del territorio colpite dal sisma, in particolare quelle del comparto enogastronomico e artigianale, con la possibilità di contribuire all’economia locale mediante l’acquisto di prodotti.

Angelica Panzieri


L’Infinito di Leopardi compie 200 anni

Mostre, spettacoli e conferenze a Villa Colloredo Mels per celebrare la sua lirica

UNA ROMANTICA città balcone che affaccia sull’infinito. Recanati è un piccolo gioiello culturale incastonato sul Monte Tabor, il colle che sempre caro fu a Giacomo Leopardi. Alla sua città il poeta dedicò versi perfetti, che aprono lo sguardo verso un orizzonte senza limiti, una terra senza confini fatta di colori: dal giallo delle ginestre al verde della siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Dalla stesura dell’Infinito sono passati esattamente duecento anni, una ricorrenza speciale celebrata grazie ad un evento lungo un anno tra mostre, spettacoli, conferenze, pubblicazioni, per sollecitare la necessità di tornare al «pensiero leopardiano ». La prima parte delle celebrazioni, che si è svolta dal 21 dicembre 2018 al 19 maggio 2019, ha visto protagonista il ritorno a casa del manoscritto originale del più celebre componimento di Leopardi: «Infinità / Immensità. Il manoscritto», a cura di Laura Melosi, direttrice della Cattedra Leopardiana presso l’Università degli Studi di Macerata, in collaborazione con Lorenzo Abbate. Poi «Mario Giacomelli. Giacomo Leopardi, L’Infinito, A Silvia», mostra curata da Alessandro Giampaoli e Marco Andreani: una sequenza fotografica al centro di uno dei capitoli più affascinanti della fotografia italiana. Tra questi è stata esposta A Silvia, il celebre foto-racconto ispirato all’omonima lirica di Leopardi.

INAUGURATE il 29 giugno, giorno del compleanno di Giacomo Leopardi, proseguiranno fino al 3 novembre il ciclo di mostre che animeranno la programmazione culturale cittadina nella stagione estiva a Villa Colloredo Mels: «Infiniti» a cura di Emanuela Angiuli e «Finito, Non Finito, Infinito» a cura di Marcello Smarrelli, per un percorso sensazionale dall’epoca romantica a oggi. Le celebrazioni saranno accompagnate da eventi collaterali curati da massimi esperti del panorama italiano e internazionale con un’attenzione particolare per le nuove generazioni: «Infinito Leopardi» è un progetto promosso dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L’Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), con la partecipazione di Regione Marche, Comune di Recanati, Centro Nazionale Studi Leopardiani, Casa Leopardi, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, Università degli Studi di Macerata e Sistema Museo. L’infinito, come tante sue liriche è stata composta tra le mura che hanno plasmato la sua giovinezza. Luoghi, diventati un simbolo, che ancora oggi offrono ai visitatori la possibilità di conoscere l’intimità del poeta grazie a percorsi guidati: Casa Leopardi, a Palazzo Leopardi ancora oggi abitato dai discendenti del poeta e preziosi custodi della Biblioteca (costruita grazie a Monaldo, padre del poeta, dove sono raccolti oltre 20.000 libri) e dei luoghi leopardiani, si affaccia sulla piazza che prende nome dalla famosa lirica di Giacomo, Il sabato del villaggio. Da un paio d’anni, la famiglia Leopardi ha aperto per la prima volta al pubblico la casa di Silvia, ovvero le antiche scuderie di Palazzo Leopardi, dove visse Teresa Fattorini.

Monica Generali


MUSEI CIVICI TRA LE OPERE IL DIPINTO PIÙ FAMOSO: IL MIRACOLO DELL’ANNUNCIAZIONE

Lotto e le Marche: i suoi capolavori esposti alla Pinacoteca

I RAPPORTI di Lorenzo Lotto con le Marche sono stati intensi. Tanto che la sua pittura ha profondamente suggestionato la vicende artistiche della regione. Durante il suo periodo marchigiano, Lotto (1490-1556) realizzò opere di grande intensità pittorica. Alcune di queste sono conservate a Urbino, Ancona, Cingoli, Monte San Giusto, Mogliano, Jesi, Loreto e Recanati. Nella pinacoteca che contiene capolavori del Trecento e Quattrocento. Insieme a opere come le tavole di Pietro Domenico da Montepulciano e quelle di Ludovico da Siena, ci sono quelle straordinarie del pittore veneto. Si spazia da capolavori giovanili come il Polittico di San Domenico (1508) all’affascinante Trasfigurazione (1512), influenzata da Raffaello ma di totale impostazione anticlassica, per finire con l’indimenticabile Annunciazione.

UN CAPOLAVORO assoluto del Maestro, realizzato tra il 1527 e 1534, è forse il suo dipinto più famoso: la tela espone l’evento miracoloso, quello dell’Annunciazione, nel momento stesso in cui si verifica. Un dipinto a olio su tela, conservato nel Museo civico Villa Colloredo Mels a Recanati, firmato “L. Lotus” . L’opera potrebbe risalire al periodo veneziano dell’artista, quando sarebbe stata spedita, oppure a quello successivo in cui Lotto si recò direttamente nelle Marche per attendere ad alcune opere. Oggi le prese di posizione principali riguardano il secondo caso, con una datazione vicina al 1534, dopo la Crocifissione di Monte San Giusto.


Raffaello, gli amici e l’allievo

Al via le celebrazioni per il quinto centenario della morte del divin pittore

– URBINO –

ALL’OMBRA dei Torricini è tutto pronto per celebrare il ‘divin pittore’. Per il quinto centenario della morte di Raffaello, nel 2020, Urbino, il Montefeltro e le Marche intere hanno messo in campo un ricco programma di eventi. Con due obiettivi: festeggiare l’anniversario del genio del Rinascimento, ma anche far scoprire o riscoprire le bellezze storiche, artistiche e naturali della sua terra. Ad aprire la serie di appuntamenti è stata la mostra dedicata al padre dell’urbinate, il pittore Giovanni Santi, allestita nel Palazzo Ducale di Urbino e terminata ad aprile scorso. E si continua (fino al 2021) con iniziative che puntano a raccontare l’arte e la vita di Raffaello attraverso le persone che lo hanno conosciuto e frequentato. Come amico o maestro. Pronta al taglio del nastro la mostra ‘Da Raffaello a Raffaellino dal Colle’ (Urbino-Palazzo Ducale, Sale del Castellare, 17 maggio- 13 ottobre 2019). Promossa dal comune di Urbino, con il contributo della Regione Marche e del comitato nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, sotto la curatela scientifica di Vittorio Sgarbi, è dedicata a Raffaellino dal Colle, allievo diretto di Raffaello e pittore colto che elaborò una delle più originali ed autentiche espressioni del manierismo fuori Firenze. Per la prima volta saranno riunite alcune delle sue opere più significative provenienti da chiese e musei di Roma, Cagli, Mercatello sul Metauro, Perugia, Piobbico, Sansepolcro, Sant’Angelo in Vado, Urbania, Urbino. Il percorso sarà aperto da due tele di Raffaello custodite nell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Si tratta di una tavoletta, inedita, raffigurante la Madonna con il Bambino e l’affresco staccato con Putto reggifestone.

‘RAFFAELLO e gli amici di Urbino’ (Palazzo Ducale di Urbino, ottobre 2019-gennaio 2020) è invece l’esposizione pensata dalla Galleria nazionale delle Marche, incentrata sul racconto del mondo di relazioni di Raffaello con un gruppo di artisti attivi a Urbino, in particolare Girolamo Genga e Timoteo Viti. Amici importanti che hanno accompagnato la sua transizione verso la maniera moderna e i suoi sviluppi stilistici durante la stagione romana. La mostra punta ad esplorare anche il rapporto con i modelli di Signorelli e Perugino, oltre che le opere eseguite da Raffaello su committenza della corte dei Montefeltro Della Rovere, ma anche quelle sue studiate altrove dai compagni di strada e diversamente assimilate.

A PRIMAVERA 2020, riflettori puntati su ‘Baldassarre Castiglione’, autore de ‘Il cortegiano’ che dà titolo alla mostra che si terrà a Urbino, promossa dall’amministrazione del Ducato e affidata alla curatela scientifica di Vittorio Sgarbi e Jack Lang. Esposizione che mette in risalto la figura di primo piano del Castiglione, nell’ambito culturale e politico dei primi decenni del Cinquecento, attraverso l’esplorazione della attività politica e diplomatica, i rapporti intercorsi con i principali artisti, letterati, diplomatici, alti prelati dell’epoca. Si cambia sfondo con ‘Raffaello e la sua Madonna del velo’ e ‘Raffaello e Angelo Colocci, bellezza e scienza nella costruzione del mito della Roma antica’ (Loreto, aprile-settembre 2020/ Jesi, settembre 2020-febbraio 2021), esposizioni dedicate ai nessi tra Raffaello e l’umanista jesino Colocci, punto di riferimento per gli artisti, gli antiquari, i poeti, attraverso l’esposizione di documenti originali e l’uso di tecnologie digitali innovative che permetteranno ricostruzioni dei capolavori raffaelleschi, a cominciare dalla stessa Stanza della Segnatura.


LA VITA E LE OPERE DALLA PALA D’ALTARE AGLI ALTRI CAPOLAVORI

Il bimbo prodigio che aiutava il padre

RAFFAELLO SANZIO nasce ad Urbino nel 1483. C’è chi dice che il «divin pittore» venne al mondo il 28 marzo. Ma i più sembrano concordi nell’indicare il 6 aprile. Nasce nella casa (sulla ripida salita che porta il suo nome) che nel 1873 diventa sede dell’»Accademia Raffaello». Qui visse i primi anni della sua formazione artistica alla scuola del padre, il pittore Giovanni Santi. Ed è a Urbino che Raffaello, come disse nel 1984, il rettore dell’Università, Carlo Bo, «ha imparato la divina proporzione degli ingegni, soprattutto ha imparato il valore della filosofia, della dignità da dare al suo lavoro di Pittore». Rimasto orfano a 11 anni, viene affidato allo zio sacerdote Bartolomeo. Ma Raffaello aveva già mostrato il suo talento. Lo stesso Giorgio Vasari, suo contemporaneo, racconta che «da bambino era stato di grande aiuto al padre nelle numerose opere che Giovanni eseguiva nello stato di Urbino». Ed è nella sua città, che il piccolo prodigio comincia a studiare il disegno e la prospettiva, oltre che le opere di Piero della Francesca e di Luciano Laurana. Ma è il Perugino quello che maggiormente influenza il tratto di Raffaello. Dalla sua prima opera documentata (una pala d’altare per la chiesa di San Nicola da Tolentino a Città di Castello nel 1501) i successivi vent’anni di carriera e di vita sono costellati dalla nascita di capolavori che hanno fatto di Raffaello il genio del Rinascimento. Dal periodo fiorentino, in cui studia Leonardo da Vinci e Michelangelo, Raffaello si trasferisce nel 1508 a Roma dove comincia a lavorare per Giulio II. L’incontro col Papa segna una svolta. L’urbinate rivela le sue grandi doti di architetto, diventando il più importante di Roma. A soli 37 anni, il 6 aprile 1520, Raffaello muore. Secondo Vasari sono gli eccessi amorosi a uccidere il pittore. Viene sepolto nel Pantheon. Così come lui stesso aveva chiesto.


«I nostri progetti per museo e casa natale»

Luigi Bravi, presidente dell’Accademia Raffaello: lavoriamo sull’allestimento

– URBINO –

UN’OCCASIONE da non perdere. Per realizzare qualcosa che rimanga negli anni. E non che duri il tempo dei festeggiamenti. A questo deve servire la grande macchina organizzativa messa in moto per celebrare il quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio. Ad auspicarlo è il presidente dell’Accademia Raffaello e professore di Filologia Classica dell’università di Chieti, Luigi Bravi.

Presidente Bravi, innanzitutto cosa significa Raffaello per Urbino?

«È la grande occasione per percorrere una strada che porta lontano dalla città e arriva fino all’estremità della terra. Perché Raffaello, nel momento in cui lo si considera in dimensione provinciale o nazionale, si commette un enorme torto. Nonostante abbia sempre tenuto a firmarsi come cittadino urbinate, la sua fama non è collocabile in uno spazio circoscritto. Raffaello è stato da subito sovramunicipale ».

È quindi il più importante volano per Urbino?

«Tra tutte le carte che Urbino ha a disposizione quella di Raffaello è molto facile da spendere. Ma non solo per l’imminenza del quinto centenario. Pensiamo che il museo della casa natale di Raffaello è il primo museo non statale per numero di visitatori nelle Marche. Ciò vuole dire che indipendentemente dal centenario, la gente viene a visitare la casa di Raffaello. C’è un episodio del mondo antico che spiega bene il valore della casa. È quando il pittore Ingres viene in visita a Urbino. Fa alcuni disegni, di Palazzo Ducale riporta alcune decorazioni architettoniche, ma della casa di Raffaello disegna l’intera facciata. Segno che per lui si trattava di una sorta di pellegrinaggio».

Ha in mente nuove modalità di proporre Raffaello e dunque Urbino?

«Le celebrazioni sono un fatto episodico, per questo l’accademia Raffaello si è proposta di pensare a qualcosa di permanente. Abbiamo concentrato le nostre energie nel proposito di allestire il museo della casa natale in modo che i suoi contenuti legati sia alla nascita che al mito del pittore divino fossero meglio leggibili di quanto non siano adesso. La prima cosa è l’allestimento. E così come è non aiuta il visitatore. Abbiamo previsto di sistemare il tutto per il centenario. E sarà un’occasione per restituire qualcosa che rimanga negli anni. Il secondo punto è invece quello di consegnare Raffaello ai giovani».

Come?

«Con le olimpiadi raffaellesche destinate alle scuole d’Italia. Si tratta di una competizione tra studenti delle scuole superiori che ha ad oggetto vita e opere di Raffaello. Agli studenti saranno presentate opere o dettagli di opere e loro dovranno rispondere a quesiti legati a quelle tele. Le olimpiadi si svolgeranno a Urbino prima del 6 aprile, giorno della morte di Raffaello ».

E a proposito della morte, si dice che sia deceduto per una febbre dovuta a eccessi amorosi…

«Su questo aspetto il dipartimento di biologia della Sapienza di Roma, insieme all’Accademia dei virtuosi del Pantheon, faranno indagini scientifiche sui resti del pittore per vedere se sia stato avvelenato ».

Come giudica questa operazione?

«Marginale. Non mi interessa particolarmente ».

Che messaggio lascia Raffaello ai giovani di oggi?

«Un grandissimo messaggio ai giovani di qualunque provenienza: ascoltare tutti i maestri, trarne il meglio ed elaborare per conto proprio. E non chiudersi nella propria città. Andare dove porta il successo. Ma senza scordarsi le origini, ce lo insegna Raffaello stesso che si firmava l’urbinate. Raffaello ha girato tanto. È stato un antesignano dell’erasmus artistico. Ha osservato Leonardo in tutti i modi, ma non è Leonardo. Lo stesso con Michelangelo».

Che tipo era Raffaelllo?

«Era considerato di carattere amabile. Aveva sempre un sacco di gente intorno. Ma anche qualche nemico invidioso. Come Sebastiano del Piombo».

Oltre a Raffaello su chi può puntare Urbino?

«Su un suo opposto: Federico Barocci. Artista che si era chiuso a Urbino. Ma deve puntare su tutto il suo rinascimento, i Montefeltro e i della Rovere e le relazioni internazionali con la Spagna».

Elisabetta Rossi


LA CITTÀ CULLA DEL RINASCIMENTO, UN CAPOLAVORO DI PIETRA AVVOLTO DALL’ABBRACCIO DELLE COLLINE

Urbino, incredibile contenitore di bellezza

– URBINO –

A SPASSO tra arte e storia. In un immutabile percorso che sospende il tempo e fonde insieme passato e presente. Patria di Raffaello, culla del Rinascimento, gioiello architettonico, museo a cielo aperto, Urbino è un incredibile contenitore di bellezza. Un capolavoro di pietra avvolto nel doppio abbraccio delle morbide colline circostanti e della lunga cinta muraria in cotto. Da piccolo borgo, grazie alle mani di grandi artisti, la perla del Montefeltro è diventata l’indiscussa ‘culla del Rinascimento’. Tanto che ancora oggi se ne respira l’aria quattrocentesca. Una caratteristica che nel 1998 le ha fatto guadagnare il riconoscimento di patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Antichissime le sue origini. Come testimonia il nome romano di Urvinum che, secondo alcuni studiosi, deriverebbe dal latino urvus, ovvero il manico ricurvo dell’aratro. Nel quattrocento, il centro raggiunge però il suo massimo splendore. Merito di figure illuminate come Federico di Montefeltro (la cui corte venne raccontata da Baldassarre Castiglione ne ‘Il cortegiano’) che chiamò nel ducato la rosa dei più grandi artisti dell’epoca: Piero della Francesca, Luciano Laurana, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Girolamo Genga e il padre di Raffaello, Giovanni Santi. Questi, ma anche tanti altri, hanno lasciato ad Urbino il segno del loro passaggio. Tracce d’arte e di storia da scoprire nella passeggiata per il centro storico.

A PARTIRE dal Palazzo Ducale con i suoi Torricini gemelli. Realizzato da Luciano Laurana, è oggi sede della Galleria nazionale delle Marche, dove sono custoditi capolavori come la ‘Flagellazione di Cristo’ di Piero della Francesca, il ‘Miracolo dell’ostia profanata’ di Paolo Uccello e la ‘Muta’ di Raffaello. E a proposito di Raffaello, una tappa merita la sua casa natale. Da non perdere le stalle ducali e la magnifica rampa elicoidale. O l’oratorio di San Giovanni e il suo ciclo d’affreschi uscito dai pennelli dei fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino Marche. Ma Urbino offre una meravigliosa vista di sé anche dalla fortezza Albornoz, realizzata nella seconda metà del XIV secolo, che la guarda dal colle opposto. Il cuore del Ducato batte anche con altri storici eventi. Come la Festa dell’aquilone che si svolge a settembre. E tiene tutti col naso in su per vedere chi vincerà la sfida a far volare più in alto il proprio aquilone. Urbino culla anche i palati. Rinomata la sua casciotta dop, formaggio a pasta semicruda. Impossibile resistere alla crescia urbinate, focaccia che si mangia calda con salsiccia, erbe, prosciutto e formaggio.