Civitanova Danza, parte la maratona

Dal 29 giugno al 2 agosto, appuntamenti di prestigio nei teatri della città

CIVITANOVA si prepara a danzare. Ancora una volta. Poichè dal 29 giugno al 2 agosto, la città rinnova la propria vocazione di città della danza con il XXVI Festival Internazionale Civitanova Danza. La manifestazione è dedicata al maestro Enrico Cecchetti (1850-1928), già celebre per i suoi virtuosismi di danzatore poi per la fervida attività didattica, grazie alla quale si sono formati, a San Pietroburgo, plotoni di danzatori russi, in primis l’intera troupe dei Ballett Russes. Inaugurazione ufficiale il 29 giugno, con Civitanova Danza in Famiglia (ore 20, Teatro Annibal Caro) con Hopera Baby di E.Sperimenti Dance Company. A seguire, sabato 6 luglio (21,30 Teatro Rossini), Young Gala con Giovani Talenti&Civitanova Danza. E ancora, sabato 13 luglio (16,30 Hotel Miramare), Civitanova Danza Focus e alle 19 HappyDanceHour (19, centro città) a cura delle scuole di danza del territorio.

L’EDIZIONE 2019, promossa dal Comune con Azienda Teatri di Civitanova, Amat, Regione Marche e Ministero per i Beni e le Attività Culturali, convalida la propria formula con il programma curato da Gilberto Santini, direttore Amat, articolato in due sezioni: Festival nel festival e La notte della stella. Con vari appuntamenti di prestigio, il cartellone si snoda tra debutti, stelle della danza mondiale, maratone danzate dal tramonto a notte fonda, momenti di approfondimento e formazione. Si conferma lo slogan Civitanova danza tutto, che accompagna da qualche anno la manifestazione, testimonianza dell’aspirazione a riunire i rappresentanti di diverse culture. IL FESTIVAL nel festival (13 luglio) è il vero nucleo progettuale dell’inziativa, con una maratona di danza che tocca tutti i teatri della città (Cecchetti, Rossini, Annibal Caro), con debutti e progetti di residenza nell’ambito del progetto Civitanova Casa della Danza. DUE le prime italiane: Ball, del coreografo Guilherme Miotto, brasiliano di base in Olanda, vincitore di molti premi, tra cui i prestigiosi Magnolia Award e André Gingras Award con la compagnia Corpo Maquina (Teatro Cecchetti, ore 20.15); e Voyager, della Compagnia Nazionale di Danza di Malta, diretta da Paolo Mangiola (Teatro Rossini, ore 21.30). Il trittico si completa con la prima assoluta di Suite escape, di Riccardo Buscarini (Teatro Annibal Caro, ore 23,15) al termine di una residenza di creazione nelle strutture della città alta: Foresteria Imperatrice Eugenia e Teatro Annibal Caro. Il Festival offre una vetrina anche alla danza italiana, con un prezioso debutto. Il Balletto di Roma propone al Teatro Rossini (20 luglio) la prima assoluta di Io, Don Chisciotte, del coreografo Fabrizio Monteverde. E il 2 agosto, al Teatro Rossini, Virgilio Sieni presenta Metamorphosis, con musiche di Arvo Pärt.

LA NOTTE della stella vede protagonista (Teatro Rossini, 27 luglio 21,30) la star Sergei Polunin con Sacré. Il festival offre una vetrina anche alle scuole di danza del territorio con un Gala (13 luglio) di brani coreografici e lavori di fine anno. Inoltre, si rinnova l’appuntamento con l’alta formazione grazie ad un programma intensivo di lezioni di danza classica e contemporanea, con il Campus Civitanova Danza per Domani, settima edizione, dal 5 al 10 agosto, con la consulenza artistica di Paola Vismara, e docenti della Scuola di Ballo Accademia Teatro alla Scala e del Ballet de l’Opéra de Paris.


A CIVITANOVA MARCHE DUE CITTÀ DA SCOPRIRE: ARTE, MARE, BUON CIBO E DIVERTIMENTO

Proposte di lusso e ristoro in Corso Umberto I

UNA LUNGA SPIAGGIA divisa dal porto peschereccio e da quello turistico. Con tre piste ciclabili (del Castellaro, del Chianti e la pista sui due lungomari nord e sud), Civitanova Marche rientra tra le località balneari più frequentate della costa adriatica. Una città che vive, oltre che di mare, anche di shopping e turismo. Poiché accanto alle attività commerciali ed industriali, ci sono diversi outlet di prestigiose firme del made in Italy, soprattutto nel settore calzaturiero. E ancora, sono presenti impianti sportivi attrezzati per le più svariate discipline, tra cui il golf, l’equitazione e la vela.

DA SEMPRE riferimento di tutta la provincia per i locali più ricercati, il corso di Civitanova Marche è anche il cuore della città. Meta di giovani e famiglie che passeggiano in libertà visitando le vetrine, tra proposte di lusso e svariati punti di ristoro. Una visita particolare la merita uno dei negozi più antichi del corso e del suo genere nelle Marche: la Libreria Giardini. Gestita dalla famiglia Giardini da tre generazioni, possiede una vastissima collezione di libri, soprattutto edizioni di lusso e di autore, spesso introvabili in altre librerie. Due, in particolare, i centri che caratterizzano Civitanova: Città Alta e l’abitato costiero. Nella prima, si trova il Teatro storico Annibal Caro. Da non perdere, la pinacoteca comunale Moretti; le Chiese di Sant’Agostino e di San Francesco; la Chiesa di San Paolo e quella di San Marone. Interessanti anche la Stazione del Tram (1900) in stile liberty, il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari e il Museo Storico del Trotto. Situata fra la Città Alta ed il porto, Villa Conti, costruita nel 1910. La città vanta anche l’imponente Palazzo Cesarini Sforza, dove sono conservati alcuni affreschi di Pellegrino Tibaldi. Caratteristici i Giardini Pubblici, le palazzine del Lido Cluana e la pescheria. Nella zona nord si trova l’ex Casa dei Balilla, oggi sede della Biblioteca Comunale e del Cinema Teatro E. Cecchetti.


PORTO RECANATI

All’Arena Gigli, musica e suggestioni con tanti vip

UN TEMPO borgo di pescatori, oggi vivace cittadina balneare che viene paragonata ad un salotto sul mare, grazie alla bellezza del suo litorale e alla vista spettacolare sul Monte Conero. Anche per la stagione 2019, il cartellone all’Arena Gigli è ricco e spazia tra vari generi di spettacolo. La stagione si apre il 5 luglio con Luca Argentero che propone “E’ questa la vita che sognavo da bambino?”, diretto da Edoardo Leo, in cui l’attore racconta la vita di tre sportivi italiani: Alberto Tomba, Walter Bonatti e Luisin Malabrocca. Il 9 luglio è la volta di una band anglo-americana storica: ’Gli America’ che festeggia i 50 anni di carriera. Il 12 e 13 luglio Radio 2 in tour, con una due giorni di musica e spettacolo che si concluderà con il concerto ad ingresso libero del Gruppo Le Vibrazioni, trasmesso in diretta da Radio2. Il 18 luglio momento di comicità con Max Giusti e Massimo Macchini con “Fratelli Cugini”. L’Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta da David Crescenzi, si esibirà invece il 23 luglio nella “Serata all’opera” che il Comune di Porto Recanati dedica alla lirica. Il 4 agosto “Uomini in Frac”, con omaggio a Domenico Modugno. E il 7 Biagio Izzo che propone lo spettacolo “È tutto un recito”. Fiorella Mannoia incanterà l’Arena Gigli nella serata dell’8 agosto. Il 13 è la volta dello spettacolo Sarà Mimi, con l’associazione Minuetto che propone uno spettacolo dedicato a Mia Martini. Ancora cultura il 17 agosto con Marco Goldin, esperto di impressionismo in Italia e il 19 Agosto, la Pfm. Inizio spettacoli ore 21,30.


Dalla polvere alla luce: capolavori recuperati

A Camerino la mostra delle opere salvate dalla devastazione del sisma

SONO STATE liberate dalla polvere e riportate alla luce in tutto il loro splendore. Sono almeno 30 le opere d’arte salvate dalla devastazione del terremoto del 2016 al centro della mostra dal titolo ‘Dalla polvere alla luce: l’arte recuperata’, allestita a Camerino in due percorsi espositivi: uno nella Chiesa del Seminario, unica chiesa agibile della città, e l’altro nell’adiacente deposito attrezzato ‘Venanzina Pennesi’, che verrà aperto al pubblico per l’occasione grazie al finanziamento della soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio delle Marche. Inaugurata a maggio scorso e aperta fino al 3 novembre, la mostra è stata promossa dall’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche e dal comune di Camerino e realizzata con il contributo della Regione Marche. L’esposizione ricorda anche il grande lavoro di recupero del patrimonio artistico nel quale si sono adoperati con tenacia e determinazione anche i carabinieri del nucleo tutela beni culturali e i vigili del fuoco. Tra le opere tornate alla luce ci sono quelle più significative della cultura figurativa del Quattrocento camerte, oltre che tra le più emblematiche della storia artistica della città e dell’Arcidiocesi, come la Sant’Anatolia del Maestro dei Magi di Fabriano, l’Assunzione della Vergine di Simone e Giovan Francesco De Magistris e la Madonna in trono col Bambino del Maestro della Madonna di Macereto. Ma anche la tavola raffigurante l’Annunciazione, il Padre Eterno e i due angeli nel timpano e il Martirio di San Sebastiano nella predella (attribuiti a Luca Signorelli e provenienti dall’Oratorio del Santissimo Crocifisso di Pioraco) e la tempera e oro su tavola del Maestro del Trittico (proveniente dalla Cattedrale di Camerino ed esposta nel museo diocesano). Torna a Camerino anche la Macchina processionale della Madonna duecentesca del Santuario di Santa Maria in Viadetta, detta Nuvola, per dieci anni esposta nel Museo diocesano ‘Monsignor Aurelio Sorrentino’ di Reggio Calabria, che ne ha promosso il restauro. La mostra è aperta dal venerdì alla domenica (10-13 e 16-19) Info evento: Arcidiocesi di Camerino Tel: 0737 630400 E-mail: beniculturali@arcidiocesicamerino. it


SERRAPETRONA QUI IL PRIMO DEPOSITO DEL PATRIMONIO ARTISTICO

Ecco ‘Il bello della ricostruzione’

TUTTO ‘il bello della ricostruzione’ nella chiesa di Santa Maria di Piazza. Serrapetrona è stato il primo comune del cratere sismico maceratese ad allestire un deposito attrezzato per ospitare il patrimonio artistico salvato dalla distruzione. E dallo scorso novembre, 26 opere provenienti da diverse chiese inagibili del territorio comunale hanno trovato un contenitore dove poter tornare alla vista dei visitatori. L’allestimento del deposito è stato portato avanti dal comune di Serrapetrona con il coordinamento scientifico della Soprintendenza Archeologica, Belle arti e Paesaggio delle Marche, oltre che con la collaborazione della Parrocchia di San Clemente e dell’Arcidiocesi di Camerino- San Severino Marche. Ma il bello della ricostruzione riguarda lo stesso contenitore, nella chiesa di Santa Maria, che si trova nel cuore del paese e che è stata risistemata con maestria grazie al restauro dopo il terremoto del 1997. Di notevole valenza storico-artistica le opere protagoniste dell’esposizione che sono state oggetto di interventi tesi alla loro salvaguardia. Info: Comune di Serrapetrona Tel. +39 0733 908321 http://www.comune.serrapetrona.mc.it/arte


GIOIELLI NEL PESARESE GLI AFFRESCHI RECUPERATI NEL MONASTERO

Da Castelsantangelo sul Nera a Mondolfo

SONO IL SEGNO della rinascita dalla distruzione del terremoto. Gli affreschi recuperati nel Monastero di San Liberatore a Castelsantangelo sul Nera sono in mostra, fino al 6 ottobre 2019, al complesso monumentale di Sant’Agostino, a Mondolfo (provincia di Pesaro e Urbino), uno dei borghi più belli d’Italia. ‘Un segno per la rinascita’ è il titolo dell’evento, organizzato dal comune, assessorato alla Cultura, in collaborazione con la soprintendenza alle Belle arti, l’istituto ‘Enirco Fermi e l’Archeoclub che permette di ammirare affreschi e frammenti che testimoniano i gravissimi danni causati dal sisma del 2016. Un evento tragico che ha ferito profondamente gran parte del patrimonio culturale del sud delle Marche, ma dal quale anche il patrimonio artistico salvato dalla distruzione sta di nuovo tornando a splendere grazie alla preziosa attività di recupero e di messa in sicurezza che tanti organi istituzionali hanno svolto insieme, cooperando e unendo forze e mezzi: soprintendenza, carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile insieme a tanti volontari. Tra i capolavori in mostra, figurano l’affresco di San Cristoforo, datato 1474 e prodotto artistico della bottega di Paolo da Visso, recuperato dalle macerie del terremoto dai carabinieri e vigili del fuoco. Accanto a San Cristoforo si possono ammirare i due estratti di ‘San Rocco e Cristo Redentore’, di Paolo Bontulli da Percanestro (1508), oltre ad un bellissimo tabernacolo del ‘600 di un intagliatore siciliano, una statua di Santo Stefano e frammenti della nicchia presbiteriale. Ingresso gratuito, sino al 6 ottobre 2019. Info: Comune di Mondolfo Tel: (+39)07219391) Mail: comune. mondolfo@provincia.ps.it Web: http:// www.comune.mondolfo.pu.it www.castellodimondolfo. it www.sabapmarche.beniculturali.it


Gentileschi, luci e silenzi su Fabriano

Lo spirito del Merisi distillato nelle opere di Orazio e degli altri caravaggeschi

– FABRIANO –

TORNA, dopo 400 anni, a Fabriano. Torna attraverso le sue opere, per la prima volta riunite in una mostra nella città della carta. ‘La luce e i silenzi: Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca nelle Marche del Seicento’ è il percorso espositivo, pensato e curato dalla professoressa Annamaria Ambrosini e Alessandro Delpriori, pronto ad aprire i battenti il prossimo 1 agosto per restare a distillare lo spirito del Merisi (grande assente nelle Marche) fino all’8 dicembre. Un percorso espositivo diffuso che parte dalla pinacoteca civica Bruno Molajoli e da lì si incammina lungo i suggestivi itinerari urbani che coinvolgono il Duomo e la chiesa di San Benedetto. Ma non sarà una mostra destinata solo a deliziare gli amanti del bello e dell’arte. Non manca infatti anche un’interessante scoperta che promette di creare discussione, curiosità e, forse dubbi, tra esperti e studiosi. Tra gli angeli della ‘Circoncisione’ di Ancona, c’è chi ritiene di aver riconosciuto il volto di Artemisia, la celebre figlia di Orazio e talentuosa pittrice (autrice della tela Giuditta e Oloferne) nella giovinetta che suona l’organo portativo. Orazio avrebbe dunque dipinto Artemisia come Santa Cecilia, inserendola nella piccola schiera di alati. A mettere in risalto il dettaglio è stata una collaboratrice della Ambrosini, la studiosa dell’arte, originaria di Sassoferrato, Lucia Panetti. È IL 1613 quando Gentileschi arriva a Fabriano. Si lascia alle spalle Roma e il dramma della violenza sessuale subita dalla figlia da parte dell’ex amico e collega Agostino Tasso. A lui, Orazio l’aveva affidata, ancora adolescente, perché le insegnasse la prospettiva. Ma invece di occuparsi del suo talento, già spiccato, Tasso si interessò invece del suo corpo e abusò di lei. Artemisia lo denunciò, ma il processo non rese del tutto giustizia alla giovane. Che, si tramanda, fu costretta a deporre le sue accuse contro l’amico del padre sotto tortura (con schiacciamento dei pollici). Quattro anni più tardi, Orazio chiude la parentesi marchigiana e nel 1619 se ne va verso Genova e poi la Toscana. Non prima di aver tentato di farsi affidare da Francesco Maria II della Rovere i lavori nella chiesa di Sant’Ubaldo a Pesaro. Ma senza riuscirci. A Fabriano, Gentileschi porta il ‘raggio caravaggesco’. Ma nella sua personale e unica declinazione. Con le sue luci e i suoi silenzi, come evidenziato nel titolo della mostra. E non sarà il solo a distillare lo spirito del Merisi nelle Marche, dove il grande pittore non è mai stato.

DELLA PRODUZIONE marchigiana, la mostra riunisce i capolavori realizzati tra Ancona (1606-1607), con la sublime Circoncisione e Fabriano (1613-1619), con La Vergine del Rosario oggi nella Pinacoteca Civica, la Visione di Santa Francesca romana oggi a Urbino (Galleria Nazionale delle Marche), l’intensa Maddalena per l’Università dei Cartai, nucleo di una stanza tematica e infine le opere del Duomo e di San Benedetto, contesti ricchissimi che riflettono, a gradazioni diverse, la conversione caravaggesca dell’artista. Ma sono anche altri i protagonisti del percorso espositivo. Particolare attenzione è riservata a Giovan Francesco Guerrieri, a cui i curatori hanno voluto dedicare una mostra nella mostra. Altrettanto rilievo ha avuto l’opera del romano Giovanni Baglione, artista molto attivo nelle Marche, folgorato da Caravaggio del quale diventerà poi acerrimo nemico.

LE ALTRE PRESENZE caravaggesche sono Alessandro Turchi, Valentin de Boulogne, Bartolomeo Manfredi, Antiveduto Gramatica, Giovanni Serodine, Angelo Caroselli, Carlo Bononi, la cui pala realizzata per il monastero delle clarisse cappuccine ed oggi a Brera, tornerà per la prima volta a Fabriano dopo le spoliazioni napoleoniche del 1811. Ma non è finita. La galleria di grandi si completa con artisti che hanno mostrato l’impatto del Merisi ma con inflessione più classicista, come Giovanni Lanfranco, Emilio Savonanzi, Simone Cantarini, Guido Cagnacci, Giuseppe Puglia, Girolamo Buratti o nel dibattersi di due anime e due epoche, come in Pomarancio, Andrea Lilli, Filippo Bellini. Quella su Gentileschi è la quinta e ultima mostra del ciclo di eventi ‘Mostrare le Marche’ partito nel 2017 con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale delle aree colpite dal sisma attraverso l’esposizione di opere d’arte provenienti dai musei e dalle collezioni pubbliche ed ecclesiastiche interessate dall’ultimo terremoto.


«Puntare sull’arte
per rilanciare il territorio»
La ricetta di Ambrosini

L’intervista alla storica dell’arte e docente a Urbino

– FABRIANO –

PROFESSORESSA Annamaria Ambrosini (curatrice della mostra insieme con Alessandro Delpriori), quanto significa in termini di volano turistico per Fabriano e le Marche il percorso espositivo su Orazio Gentileschi?

«Una mostra come questa è molto importante per il nostro territorio. Ricordiamo che è l’ultima dei 5 eventi del ciclo ‘Mostrare le Marche’. Un ciclo che si è posto come obiettivo quello di mostrare come i luoghi del cratere sismico abbiano tanto da dire. Piccoli luoghi di straordinaria cultura che sul fronte del turismo rappresentano risorse inesauribili. Gentileschi ha avuto questo rapporto importante con Fabriano e le Marche. È stato 4 anni in città. Ha realizzato opere uniche. E Fabriano non gli aveva ancora mai dedicato una mostra».

Quale è invece il significato artistico dell’opera e della mostra di Gentileschi?

«Abbiamo voluto sottolineare l’aspetto della sua produzione che si collega a Caravaggio. La sua produzione, ma anche quella di altri pittori caravaggeschi. Gentileschi lascia questo squarcio del Merisi ma senza la violenza che lo caratterizza. Orazio lo fa con un sentire che è in sintonia con la sensibilità marchigiana. Le Marche hanno infatti una vocazione naturalista temperata, non violenta come quella di Caravaggio. La pittura di Gentileschi, appunto la sua luce e i suoi silenzi, sono unici. C’è un senso della luce così intenso e astratto di una modernità tale che colpisce subito l’occhio del visitatore. Questa luce che rivela e spiega anche senza aver bisogno della violenza del Caravaggio. Un silenzio, una purezza assoluta del colore, della linea che rievoca talora anche Masaccio fino a riportarci alle origini della nostra storia».

Nessun riferimento alla celebre figlia Artemisia Gentileschi…

«È una pittrice meravigliosa, ma non l’abbiamo inserita perché lei nelle Marche non ha mai lavorato. Volevamo raccontare la storia di questo luogo. E farlo attraverso chi ha prodotto sulle nostre terre. Però ricordiamoci che Gentileschi arriva a Fabriano dopo la vicenda della figlia, abusata a Roma dal suo amico pittore Agostino Tassi. Non so se possiamo dire che Orazio abbia sostenuto la figlia durante il processo e dopo. Le lettere sono controverse, anzi in alcune, proprio degli anni in cui lui è a Fabriano e lei a Firenze, i loro rapporti non sono buoni, almeno in quel momento. Quello del trasferimento nelle Marche è stato un momento che rientrava psicologicamente nel suo itinerario. È un’opportunità che avrebbe voluto continuare ad avere. Nel 1619 c’è una trattativa con Urbino, per ottenere l’affidamento di alcuni lavori. Ma non va avanti».

È una mostra che riserva sorprese anche per gli studiosi…

«Sì, delle interessanti novità. L’occhio fresco e giovane di una ragazza, una mia collaboratrice, Lucia Panetti si è accorta che nella Circoncisione, tra gli angeli che suonano, ce n’è uno senza ali. È una santa Cecilia e il suo volto è molto somigliante a quello di Artemisia. L’ipotesi è che il padre abbia ritratto lei come santa Cecilia, nel 1607, quando aveva 13 o 14 anni. Altra novità sono, ad esempio, le opere di Angelo Carosello. Dipinti molto importanti che finalmente hanno trovato un nome».

Avete creato un percorso espositivo diffuso…

«Abbiamo voluto che la mostra dialogasse prima con la città, dividendola tra la pinacoteca e il Duomo e San Benedetto, che sono luoghi ricchi di suggestioni. Per quello abbiamo deciso di lasciare lì le opere e fare spostare lo spettatore. Poi abbiamo però segnalato altri luoghi come Ripatransone, Camerino, San Severino. Altro aspetto da mettere in luce è la sala tematica della Maddalena con altre maddalene ». Prossimo progetto? «Ce l’ho in mente, ma ancora non lo svelo. Quello che spero è di poter fare mostre che non siano solamente eventi, ma che servano a costruire ricerca e lavoro sul territorio. È questo lo sforzo che vogliamo portare avanti».

Elisabetta Rossi


LO SPETTACOLO DELLA NATURA

Alla scoperta del Parco,
tra le grotte di Frasassi
e la Gola della Rossa

DAI CAPOLAVORI su tela a quelli disegnati dalla Natura. Come le grotte di Frasassi e il Parco della Gola della Rossa. Uno spettacolo che parte da sottoterra, con un viaggio tra rocce, canyon e cunicoli scolpiti dall’acqua e dal tempo, e continua in superficie per sentieri immersi nel verde rigoglioso e intatto. Le meraviglie delle Grotte di Frasassi affascinano ormai da più di 45 anni circa 200mila visitatori all’anno. Scoperte per caso, nel 1948, da un gruppo di speleologi di Ancona, e aperte al pubblico nel 1974, il complesso ipogeo di stalattiti e stalagmiti, alte anche fino a 15 metri, si inabissa per un percorso percorribile a piedi di circa 1500 metri. Suggestivi i nomi con cui sono state ribattezzate dagli speleologi le varie sale e colonne di calcare: dall’Abisso Ancona (la prima parte di grotta apparsa ai suoi scopritori che le hanno dato il nome della loro città do provenienza) alle guglie e ai pinnacoli del Castello delle fatine, fino alla Sala dell’infinito con i suoi pozzi, passando per Sala 200, Grand canyon e Sala dell’orsa. Ma una volta tornati in superficie, lo spettacolo che si offre agli occhi dei visitatori non è meno suggestivo. Ci si può immergere nel verde del Parco naturale della Gola Rossa a piedi, ma anche in mountain bike e a cavallo. Lungo ben 35 sentieri escursionistici segnalati. O arrampicandosi su pareti a strapiombo. Per gli amanti dell’acqua, spazi attrezzati, fruibili in diversi periodi dell’anno, per canoa e rafting. I 10.026 ettari di area protetta sono anche un paradiso per una fauna variegata e una flora che conta almeno 1250 specie vegetali. Sono 105 le specie di uccelli nidificanti, tra cui l’aquila reale e il nibbio, mentre 40 i mammiferi e 29 tra rettili e anfibi. Un meraviglioso viaggio nella natura, sopra e sotto terra, che riesce sempre a incantare. Info Parco Naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, via Marcellini, 5 Serra San Quirico (Ancona) 0731.86122


Lorenzo Lotto: un biglietto, cinque musei

Mostra itinerante nelle Marche alla scoperta del pittore venziano

UN BIGLIETTO per 5 musei. È il biglietto unico che apre le porte sull’arte di Lorenzo Lotto (Venezia 1480-Loreto 1156/1557), il grande pittore che ha lasciato nelle Marche una ricca produzione di capolavori. Ben 25 tele conservate tra musei e chiese di 8 località marchigiane: Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati e Urbino. Con l’acquisto si un solo ticket si può accedere quindi a 5 musei (Pinacoteca Civica di Ancona, Musei Civici di Palazzo Pianetti di Jesi, Musei Civici di Colloredo Mels di Recanati, il MASM-Museo Arte Sacra di Mogliano, Sala degli Stemmi del Palazzo Comunale di Cingoli) oltre alla visita del percorso multimediale dell’Ime – Istituto Marchigiano di Enogastronomia con sede a Jesi, ente di rilievo regionale dedicato alla conoscenza, formazione, divulgazione e degustazione dei prodotti enogastronomici marchigiani di qualità. Visitabili invece gratuitamente le opere del Lotto conservate nel museo Pontificio Santa Casa di Loreto e nella chiesa di Santa Maria in Telusiano di Monte San Giusto. Tariffe d’ingresso a parte invece per la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino (per le quali si può consultare il sito www.gallerianazionalemarche. it).

DOPO LE GRANDI mostre nel 2018 al Prado di Madrid e alla National Gallery di Londra («Lorenzo Lotto, Portraits») dedicate ai suoi ritratti, anche la regione Marche è scesa in campo per celebrare l’arte del veneziano. E chiusa con successo la mostra di Macerata ‘Lorenzo Lotto, il richiamo delle Marche’ (che ha registrato 30mila visitatori), la Regione ha deciso di puntare sull’itinerario lottesco. Nel nostro territorio, Lotto ha infatti vissuto e trovato punti di riferimento essenziali per la sua crescita personale e formazione artistica. Non a caso ha lasciato nelle Marche una quantità e qualità tali di opere, che non ha eguali nel resto di Italia. Un museo diffuso ora visitabile con l’acquisto del ‘biglietto unico Lottesco’.


LA VITA E LE OPERE I CAPOLAVORI IN CHIESE E MUSEI DELLA REGIONE

Le Marche, sua terra d’ispirazione

LORENZO LOTTO (Venezia 1480- 1557) risulta operoso nelle Marche nel corso di tutta la prima metà del ’500: una scelta di lavoro la sua, al servizio di confraternite, ordini religiosi e importanti prelati come Nicolò Bonafede di Monte San Giusto, che nel corso del tempo si tramuta in una scelta di vita, culminante nella decisione di farsi oblato nella Santa Casa di Loreto dove è custodito il suo ‘Libro di spese diverse’, struggente e fondamentale libretto di annotazioni e pensieri, che svela qualche tratto della complessa personalità dell’artista. Nella sua Venezia, Lotto non riscuote successo. La sua arte contrasta con il gusto ufficiale del tempo. Così è costretto a emigrare, passando per la Lombardia, Roma (dove lavora con Raffaello alle Stanze vaticane) e le Marche. Qui i suoi capolavori abbelliscono le chiese e i musei di borghi e cittadine, tutti da scoprire nelle loro peculiarità storiche e artistiche. Profondo il legame che unisce il maestro veneziano a queste terre, nelle quali ripetutamente tornava per creare e ispirarsi e dove scelse di attendere la morte, a Loreto, in condizioni di povertà, e dove viene sepolto nel 1556 o 1557. Delle sue opere, ad Ancona si trova ‘La sacra conversazione’, a Monte San Giusto ‘La Crocifissione’, mentre il ‘San Rocco’ a Urbino.


Tutti gli outlet dei grandi brand
Ecco il made in Italy nelle Marche

Calzature, arredamenti, pelle, ma anche cappelli e fisarmoniche

UN VIAGGIO tutto da vivere. Dove storia, cultura, ma anche anche antiche tradizioni artigianali e manifatturiere s’intrecciano. Le Marche, regione in cui si realizzano molti dei prodotti più prestigiosi del made in Italy, diventano così la terra da non perdere. Anche per chi vuole fare shopping. Numerose le griffe che si possono acquistare nel settore dell’abbigliamento e delle calzature ed accessori, andando a caccia di outlet e punti vendita dei più prestigiosi brand nazionali e internazionali. Proprio qui sono nati marchi che hanno fatto la storia, diventando celebri in tutto il mondo. Nel Fermano, da Montappone a Massa Fermana, si producono cappelli pregiatissimi, i cui modelli più originali sono conservati nel Museo del Cappello di Montappone. Sinonimo, non solo di economia, ma anche di arte, creatività e manifattura. Dove la tradizione di intrecciare la paglia, nata nel XVIII secolo, ha in Montappone uno dei centri principali: tutte le fasi della sua lavorazione sono illustrate nel percorso museale, dalla raccolta alla selezione, dall’intrecciatura alla cucitura, fino alla decorazione e vendita del cappello. Lo shopping nelle Marche non è solo legato alle grandi firme, ma include anche le lavorazioni artigianali di lunga ed antica tradizione, come quella della pelle, da cui derivano le più importanti industrie di calzature, pellame e borse. Da citare, sicuramente Tod’s che, ad Arquata del Tronto, il 20 novembre 2017, a poco più di un anno di distanza dal sisma che il 24 agosto 2016 aveva colpito anche quella zona, ha inaugurato, grazie a Diego Della Valle, la nuova sede. La stessa in cui calzature e pelletteria di lusso, amati da celebrities in tutto il mondo, sono diventati un mito e antesignani di un nuovo stile d’eleganza maschile e femminile. E poi non mancano gli arredi di pregio, punto di riferimento per una clientela sempre più esigente. Poiché l’artigianalità dei processi produttivi, assieme alla scelta delle migliori pelli, come nel caso di Poltrona Frau di Tolentino, possono fare la differenza. Soprattuto grazie a spazi come il Poltrona Frau Museum, simbolo d’eccellenza che in 1400 metri quadrati ospita una collezione di prodotti storici e documenti originali d’archivio, testimonianze della storia e dell’evoluzione dell’azienda centenaria. Famosa, a livello internazionale, anche la produzione della carta di Fabriano, dove ha sede il Museo della Carta e Filigrana, che ospita la ricostruzione di una cartiera medievale ancora funzionante, oltre alla collezione di filigrane di tutte le epoche storiche. In città, è possibile acquistare la carta fatta a mano in diverse botteghe così come anche nella libreria del museo. Un fashion tour, nel cuore delle Marche lifestyle, dove anche la musica vuole la sua parte. Perché un altro importante settore da considerare è quello delle fisarmoniche, celebri strumenti musicali che a Castelfilardo, per oltre un secolo, hanno avuto il maggior centro di produzione. Ad esse, è dedicato un apposito museo internazionale, uno dei più visitati delle Marche, con circa 350 esemplari, tutti diversi tra loro. Pezzi unici, provenienti da 22 paesi diversi che vogliono rendere omaggio ai molti imprenditori artigiani ed industriali che, con la loro opera, hanno contribuito a trasformare culturalmente questa zona delle Marche.