Il David di Michelangelo? «Stia nella loggia»

Firenze, le parole del genio di Vinci in un documento quasi inedito sulla collocazione del capolavoro. Straordinaria esposizione

di Olga Mugnaini
FIRENZE

«… Che stia nella loggia, dove ha detto Giuliano, in su el muricciuolo dove s’appichano le spalliere allato al muro, con ornamento decente et in modo non guasti le cerimonie degli uffici». Sono le parole di Leonardo da Vinci, che esprime così la sua opinione riguardo alla collocazione del David di Michelangelo, così come riportato in un verbale ufficiale del 1504. Il prezioso documento, praticamente inedito, viene esposto eccezionalmente dall’Opera di Santa Maria del Fiore nel suo Museo di piazza Duomo, nella Sala della Pietà di Michelangelo, fino al 3 novembre.
Proprio qui, cinque secoli fa, fu scolpito il David, “liberato” da un pezzo di marmo già sbozzato e lasciato nell’antica sede dell’Opera progettata da Filippo Brunelleschi. I verbali raccontano che il 16 agosto del 1501 gli operai di Santa Maria del Fiore e i Consoli dell’Arte della Lana dettero incarico al giovane Michelangelo di condurre a termine una colossale statua d’uomo per il Duomo di Firenze, lasciata incompiuta da Agostino di Duccio nell’antica sede dell’Opera in Piazza Duomo. Definiscono quella figura “gigante” senza specificarne l’identità. Due anni e mezzo dopo, mentre Michelangelo sta finendo di scolpire il David, si convoca una riunione, con i massimi artisti e intellettuali fiorentini del tempo, per valutare una nuova collocazione. Due sono le posizioni proposte dal governo di Firenze: l’arengario del Palazzo della Signoria oppure il centro del cortile di Michelozzo, al posto del David bronzeo di Donatello. Tra queste due posizioni, precisa l’araldo, sarebbe consigliabile di porre il gigante di Michelangelo al posto della Giuditta. Seguono i pareri dei presenti alla riunione, tra questi Sandro Botticelli e Cosimo Rosselli, favorevoli per il sagrato del Duomo. Sarà per primo Giuliano da Sangallo a proporre la Loggia dei Signori, in modo che sia possibile girargli attorno e vederla da tutti i lati.
«A molti dei convenuti a quell’incontro il giudizio di Giuliano da Sangallo suonò a tal segno saggio e illuminato da convincerli a una condivisione risoluta – spiega Antonio Natali, curatore dell’esposizione –. Leonardo incluso; il cui parere, a leggere le carte, fu conciso e quasi appiattito sull’ipotesi di Giuliano».
«Io confermo – dice Leonardo – che stia nella loggia dove à detto Giuliano in su el muricciuolo dove s’appichano le spalliere allato al muro chon ornamento decente et in modo non guasti le cerimonie delli ufficii». Terminata la riunione, sarà il governo di Firenze a decidere la posizione del David sull’arengario di Palazzo Vecchio, dando seguito presumibilmente a una decisione già presa prima. L’acceso dibattito fu comunque registrato in un verbale che, in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo, l’Opera ha deciso di esporre in pubblico. Si possono così leggere i pareri di Leonardo e degli altri grandi artisti presenti, tra cui: Botticelli, Perugino, Filippino Lippi, Andrea della Robbia, Antonio e Giuliano da Sangallo, Piero di Cosimo, Il Cronaca, Lorenzo di Credi e Francesco Granacci.


L’IMPORTANZA

Quelle carte straordinarie
nascoste da ottant’anni

«È un documento eccezionale di una stagione fiorentina irripetibile », afferma Antonio Natali, curatore dell’esposizione. Il verbale è stato esposto solo una volta prima d’ora, 80 anni fa, nelle mostre leonardiane del 1939 a Milano. Il documento, che comprende più carte raccolte in un volume, è aperto sulle pagine con il parere di Leonardo. Le altre, non essendo possibile presentarle in originale, sono visibili in fac simile. Completa l’esposizione un video (realizzato da Art Media Studio) che mostra le varie collocazioni proposte per il David e la ricostruzione del trasferimento.

O.M.


Il moto perpetuo, la sfida eterna in mostra

Al museo Galilei di Firenze la ruota perpetua idromeccanica, un cuscinetto a sfera e il motore basato sulla vite di Archimede

FIRENZE

Un mulino a ricircolo ripreso dal modello di Francesco di Giorgio. Una ruota perpetua idromeccanica da uno studio di Leonardo, come risulta dal Codice Atlantico. E ancora un cuscinetto reggispinta a sfera, sempre di Leonardo ma dal Codice di Madrid. E la ruota perpetua a circolazione di sfere e il motore perpetuo basato sulla vite di Archimede. Sono alcune delle meraviglie esposte al Museo Galileo di Firenze (piazza dei Giudici 1) nell’ambito della mostra che proseguirà fino al 12 gennaio, dal titolo “Leonardo da Vinci e il moto perpetuo”.
Come spiega lo scienziato Paolo Galluzzi, direttore del Museo Galileo «fin dal Medioevo l’idea di riprodurre con dispositivi meccanici il moto perpetuo delle sfere celesti ha stimolato l’immaginazione e l’ingegno di tecnici, ingegneri e filosofi naturali, che si sono confrontati con la sfida di costruire macchine che, una volta messe in movimento, potessero funzionare perennemente senza applicazione di forza».
Un nodo fondamentale di questa storia plurisecolare è rappresentato dagli studi nei quali Leonardo ha cercato di stabilire se sia davvero possibile realizzare macchine a moto perpetuo. Le sue ricerche mostrano la serietà e l’impegno con i quali il Genio di Vinci si applicò nella ricerca di soluzioni praticabili. Egli giunse tuttavia alla conclusione che il moto perpetuo non può esistere in natura, anticipando così di oltre tre secoli la dimostrazione definitiva della verità di quel principio fornita da James Clerk Maxwell, protagonista dell’affermazione della termodinamica nella seconda metà del secolo XIX. La mostra presenta un’esaustiva galleria degli spettacolari disegni di Leonardo e dei principali protagonisti delle ricerche sul moto perpetuo, affiancata dai modelli di alcuni tra i più intriganti di quei dispositivi e da suggestivi filmati ne illustrano il presunto funzionamento. Un elemento di grande novità è la sezione dedicata alla realtà aumentata: grazie a questa tecnologia rivoluzionaria, i visitatori potranno interagire con l’ambiente circostante, visualizzando come se fossero reali le macchine a moto perpetuo concepite da Leonardo e dagli altri ingegneri e scienziati. Chi lo desidera, potrà cimentarsi in un divertente gioco didattico, dedicato ai princìpi fisici in base ai quali si ritenne a lungo che il moto perpetuo fosse possibile.

Olga Mugnaini