Mof 2019, l’opera trionfa

Si parte venerdì 19 luglio con Carmen di Georges Bizet

UNA CITTÀ in festa, dal 19 luglio all’11 agosto. Sarà di grande prestigio il cartellone che, anche quest’anno, l’ Associazione Arena Sferisterio propone per il Macerata Opera Festival. Più serate con tre opere e sette concerti assieme alle feste in palcoscenico, gli aperitivi in loggione e i percorsi di accessibilità. Si guarda al territorio e al futuro con il grande rito della notte dell’opera, la ricerca contemporanea con ‘Macerata Opera 4.0’, le attività per i più piccoli, conferenze, incontri e tanto altro. In una città che fino all’11 agosto non si fermerà più. Si parte venerdì 19 luglio con Carmen di Georges Bizet, poi Macbeth (20 luglio) e Rigoletto (21 luglio) di Giuseppe Verdi. Questi i tre titoli scelti dal sovrintendente Luciano Messi, dalla direttrice artistica Barbara Minghetti e dal direttore musicale Francesco Lanzillotta per il 2019 #rossodesiderio, tema di questa edizione del Festival.

SEGUENDO il motto “più Sferisterio”, aumentano le serate dentro l’Arena che accoglierà il pubblico come fosse un moderno spazio multi-funzione a “platea modulabile”. «A seconda delle diverse esigenze di produzione e fruizione dello spettacolo proposto – sottolinea il sovrintendente Luciano Messi – , lo Sferisterio diventerà sempre più protagonista scenografico della serata, con nuove soluzioni ed effetti. Il teatro accoglierà le tre opere in programma sul palcoscenico più lungo d’Europa, come accadrà per altri spettacoli musicali; una porzione di sala più raccolta sarà destinata invece a manifestazioni che esigono maggior concentrazione espressiva». Assieme alle molteplici attività per i social, viene rinnovata la collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Macerata: condividendo le proprie foto del festival con #rossocomeopera, le immagini entreranno a far parte della video-installazione realizzata dall’istituzione di alta formazione artistica. Per tutte le opere, l’Orchestra sarà sempre la Filarmonica Marchigiana assieme alla Banda “Salvadei”, al Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto per il festival da Martino Faggiani e da Massimo Fiocchi Malaspina (altro maestro del Coro) e ai Pueri Cantores “Zamberletti” diretti da Gian Luca Paolucci.

ED OLTRE alle già citate opere, ci saranno ospiti di grande calibro: mercoledì 31 luglio, solo per fare un esempio, i 100 Cellos, Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi e mercoledì 7 agosto il cantautore urbinate Raphael Gualazzi. Gran finale, l’11 agosto con “Come una specie di sorriso” con Neri Marcorè. I prezzi dei biglietti vanno dai 25 euro del settore Giallo ai 150 del Platino. Si possono acquistare abbonamenti a tre opere – con uno sconto del 20% nei settori Verde o Giallo – o a due opere, con lo sconto del 15% nel settore Platino o Verde. L’ultima recita di Carmen (10 agosto) è dedicata ad Avis, charity partner #rossodesiderio, cui andranno i 2 euro aggiuntivi del biglietto.

Angelica Panzieri


UN’ESTATE DI EVENTI LIVE: ALLO SFERISTERIO UN CARTELLONE RICCO DI GRANDE MUSICA

Da Antonello Venditti a Levante, tutte le star

SFERISTERIO LIVE prende il via. Grandi ospiti per la rassegna musicale 2019, promossa dal Comune in collaborazione con l’Associazione Arena Sferisterio. Si parte il 24 luglio con la grande cantautrice e polistrumentista di fama mondiale Loreena McKennitt, con Lost Souls Tour. A circa dieci anni di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo album di inediti, l’artista è tornata con un nuovo lavoro ed è pronta a presentarlo in giro per l’Europa, con un totale di 25 concerti attraverso dieci paesi tra cui Spagna, Germania e Italia. Sul palco sarà accompagnata dai musicisti Brian Hughes, Caroline Lavelle, Hugh Marsh, Dudley Philips e Robert Brian. A SEGUIRE, venerdì 16 agosto, il grande big della musica Antonello Venditti, che prosegue il suo tour Sotto il segno dei pesci, una serie di eventi unici per celebrare i 40 anni di uno degli album più significativi che ha fatto la storia della musica italiana. E sabato 17 agosto, Maurizio Battista darà vita allo spettacolo “Papà perché lo hai fatto?”, un’arguta ed esilarante analisi che il comico compie di se stesso e del mondo che lo circonda. Giovedì 22 agosto, altra icona di stile naturale e versatile del nuovo pop italiano: Levante. Che torna con un nuovo singolo uscito il 5 aprile per Warner Music, primo passo del suo nuovo percorso discografico. Ancora, domenica 25 agosto, il palcoscenico dello Sferisterio sarà animato dal gruppo Maneskin che continua a collezionare successi e riconoscimenti, a partire dalle 63 date sold out con oltre 130mila biglietti venduti tra il 2018 e il 2019. Ultimo appuntamento il 7 settembre con il nuovo lavoro del celebre coreografo/ regista russo belga Micha van Hoecke sulle indimenticabili canzoni della leggendaria band inglese, eseguite dal vivo dai Pink Floyd Legend. Per lo spettacolo un cast complessivo di una trentina di componenti, prodotto da Daniele Cipriani Entertainment e Menti Associate di Gilda Petronelli, in coproduzione con Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi. Punto di partenza nella creazione di Shine. Pink Floyd Moon è stato il celeberrimo brano Shine on You Crazy Diamond in cui i quattro Pink Floyd, al secolo Roger Waters, Nick Mason, Richard Wright e David Gilmour, rendevano omaggio al loro compagno Syd Barrett che si era perso nelle regioni sconosciute della “luna”, intesa come malattia mentale.


LE INIZIATIVE

Scuola Bauhaus, al Buonaccorsi una mostra per i cento anni

FITTO il cartellone delle mostre in programma: da non perdere ‘Aspettando Bauhaus 100. Ivo Pannaggi’ a Palazzo Buonaccorsi (galleria di arte moderna) il 22, 23, 29 e 30 giugno. Visita alla sala Pannaggi dedicata al grande artista maceratese che fu uno dei tre italiani che seguirono i corsi della scuola di design fondata nel 1919. La mostra sarà aperta anche a luglio, tutti i martedì e domenica alle 17 e venerdì alle 11 (max 25 posti). Suggestivo l’appuntamento dei giovedì (ore 21,30) con ‘Una notte mitica’, cON visita al buio e a pancia in su al soffitto e ai personaggi della galleria dell’Eneide. A Macerata l’estate è anche a misura di bimbo poiché sabato 13 luglio, alle 16,30 si terrà “Signori si parte… e io modestamente lo Party’, con visita animata e laboratorio sul viaggio in carrozza, per bambini dai 6 ai 12 anni. E per i più curiosi, la città diventa visibile anche dall’alto: dal 16 luglio, tutti i giorni, alle 18,30 e 19,30, sarà possibile ammirarla dalla Torre dell’Orologio. La fatica per salire sulla terrazza panoramica sarà ripagata dallo splendido panorama che si aprirà sotto i vostri occhi. Dai Sibillini al mare, da nord a sud, non c’è confine a ciò che potrete vedere dal punto più alto di Macerata. Altro appuntamento, a luglio, tutti i lunedì, mercoledì e sabato alle 11, ‘Bauhaus per piccoli’ (fino ai 12 anni), con momenti ludici per guardare il mondo con gli occhi dei ragazzi speciali della scuola Bauhaus. E ancora, Sferisterio 190, tutti i martedì, giovedì e domenica alle 11 e venerdì e sabato alle 15,30: un viaggio di mezzora alla scoperta dei 190 anni di storia del simbolo della città di Macerata. Riconfermati tutti gli appuntamenti di luglio, anche per il mese di agosto. E a settembre, proseguiranno le visite alla mostra Bauhaus 100 e Sferisterio 190. In parallelo, tutti i city tour estivi, con tappe al museo di Palazzo Ricci, sale storiche della biblioteca comunale e Torre dell’Orologio. Si parte a giugno, da martedì a domenica, con partenza alle 11.30 da piazza della Libertà e alle 14.30 da Palazzo Ricci. E ancora, dall’1 al 14 luglio, da lunedì a domenica, partenza alle 10,30 da piazza della Libertà e alle 16,30 da Palazzo Ricci. Dal 15 luglio al 31 agosto, i tour partiranno alle 10,30 e alle 16.30 da palazzo Buonaccorsi. E fino al 15 settembre, il ritrovo è alle 10.30 con partenza da piazza della Libertà e alle 16,30 con partenza da Palazzo Ricci.


Rof, il traguardo dei quarant’anni

Appuntamento dall’11 al 23 agosto con un cartellone di grande qualità

di ELISABETTA ROSSI

II ROF e i suoi primi 40 anni. Non si sono ancora spenti gli echi delle feste per i 150 anni dalla morte del Cigno, che Pesaro è già pronta a celebrare un nuovo importante traguardo legato a Gioachino Rossini: le 40 candeline del festival. Un festival che ha raggiunto un’età matura e consapevole, ma che non smette di stupire per la sua freschezza e la capacità di rinnovarsi. E anche il cartellone del 2019 (dall’11 al 23 agosto) offre un trittico eccezionale di opere. Le tre principali sono Semiramide (Mariotti/VIck), Equivoco stravagante (Rizzi/Leiser e Caurier) e la ripresa di Demetrio e Polibio (Arrivabeni/ Livermore). Un programma di particolare impegno produttivo, a cui si aggiunge, come sempre, Il viaggio a Reims, la tradizionale opera, in forma di cantata scenica, che da anni rappresenta il trampolino di lancio per le nuove voci scoperte dall’Accademia rossiniana Alberto Zedda, che dalla morte del maestro e profondo conoscitore del Cigno, è stata affidata a Ernesto Palacio, direttore artistico del Festival. Più che una scuola, è un luogo in cui si apprendono la mentalità, la cultura e lo stile del belcantismo.

MA IL ROF è anche concerti, come ‘La riconoscenza’ (14 agosto, Teatro Rossini) che vedrà salire sul podio il maestro Donato Renzetti alla direzione dell’orchestra Filarmonica Gioachino Rossini. O come i ‘Rossini italian harmonists’ (15 agosto, teatro Rossini), che oltre alle musiche del Cigno pesarese, eseguono anche Boccherini, Schumann, Verdi e Offenbach. Il giorno successivo (16 agosto, Teatro Rossini) l’appuntamento è con le ‘Soirées musicales’. Si continua con i ‘Concerti di Belcanto’ e i lirico-sinfonici per i quali a salire sul palco saranno i musicisti dell’Orchestra sinfonica Rossini. Spazio anche a uno speciale gala celebrativo pensato per il 40° che si terrà il 21 agosto (ore 20.30) alla Vitrifrigo Arena.

UN CAST STELLARE in cui figurano, tra gli altri, big del panorama mondiale della lirica, come Juan Diego Florez, Nicola Alaimo, Paolo Bordogna, Mirco Palazzi, Michele Pertusi. A dare corpo alle note di Rossini, sarà l’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, insieme col coro del teatro Ventidio Basso (diretto dal maestro Giovanni Farina). Uno spettacolo nello spettacolo, grazie al maxischermo che sarà installato (in collaborazione col comune di Pesaro) in piazza del Popolo per la videoproiezione in diretta. Informazioni: www.rossinioperafestival. it; gioachinorossini.it- Rossini150.it; www.pesarocultura. it


A PALAZZO MONTANI ANTALDI INAUGURATO L’11 GIUGNO: UN PERCORSO SULLA VITA DEL GRANDE COMPOSITORE

Dieci sale come un’opera, ecco il museo di Rossini

– PESARO –

LA VITA E L’OPERA di Gioachino Rossini in dieci sale. Tante sono le stanze del piano nobile di Palazzo Montani Antaldi, nel cuore del centro storico di Pesaro (in via Passeri), che compongono il Museo nazionale Rossini, fresco di taglio del nastro lo scorso 11 giugno. Un museo monografico che la città ha deciso di dedicare al grande compositore. Un altro luogo ‘rossiniano’ accanto a quelli che già da tempo parlano di lui. Come il Teatro, i musei civici di Palazzo Mosca, la biblioteca della Fondazione Rossini e il Tempietto di Palazzo Olivieri. Il racconto del Cigno si snoda sala per sala, ognuna diversamente colorata e con soffitti affrescati con temi mitologici. Quadri, cimeli, busti, scenografie, libretti, spartiti e partiture originali, corredati da supporti interattivi e multimediali, entrano nel vivo del genio di Rossini. Originale la ripartizione delle sale secondo i tempi musicali di un’opera. L’Ouverture del museo è rappresentata dalla Sala 1 e cioè il Salone degli specchi del palazzo, destinata a ospitare incontri, conferenze e concerti da camera. Una chicca della stanza: il pianoforte Pleyel di Rossini, restaurato e perfettamente accordato. E soprattutto pronto per tornare a far vibrare le note del genio. Si possono ammirare anche un busto e il ritratto giovanile di Rossini.

LE SALE 2, 3 E 4 sono invece l’Atto I. In particolare, la sala 2 è dedicata a Pesaro e ai primi passi del compositore fino al trasferimento a Bologna e al debutto de ‘La cambiale di matrimonio’, mentre la 3 è quella che racconta la consacrazione di Rossini come icona del suo tempo. La 4 e la 5 illustrano la fase napoletana, ma anche quella di Roma, Milano e Bologna. L’intermezzo è invece la sala 6, scrigno di capolavori come il Barbiere di Siviglia, la Cenerentola e La gazza ladra. Rossini ha 30 anni e con le sue trenta e più opere è una star della musica in tutta Europa. L

E ULTIME 4 SALE sono l’Atto II: la maturità di Rossini nella sala 7 che racconta del suo trasferimento a Parigi e della sua morte nel 1868. La sala 8 è dedicata al Guglielmo Tell. Chiudono la 9 e la 10 con la fase dell’opera religiosa di Rossini e del periodo finale della sua vita. Accanto alle sale rossiniane, sono stati previsto anche spazi per mostre temporanee: dall’11 giugno è partita ‘Wall of Sound’, 50 scatti di Guido Harari, il fotografo del rock. Info: Museo Nazionale Rossini, via G. Passeri, 72, Pesaro. Aprile, maggio, giugno e settembre: da martedì a domenica 10-18. Luglio e agosto: tutti i giorni 10-18; sabato apertura continuata 10-23. Da ottobre a marzo: da martedì a domenica 10-13 e 15-18. Tel. 0721.1922156; www.museonazionalerossini. it


La Pinacoteca, lo scrigno dei tesori

Il pezzo più pregiato, tra i vari capolavori, la Madonna della Pace del Pinturicchio

SAN SEVERINO MARCHE è addossato al colle di Montenero, nella valle del Potenza. Dal nucleo più antico, detto Castello, si gode una vista meravigliosa sulle colline coronate di piccoli paesi e la campagna punteggiata di piccoli casolari. Ma la principale attrazione è la Pinacoteca civica, ospitata presso Palazzo Tacchi Venturi, che raccoglie quadri di scuola locale provenienti dalla confisca dei beni ecclesiastici negli anni successivi all’Unità d’Italia, e in parte opere prestate dalla diocesi e affreschi staccati per ragioni di conservazione. Una visita in questo luogo vale un viaggio in questa piccola città d’arte: la Pinacoteca è stata riaperta un paio di mesi dopo il terremoto dell’ottobre 2016, ed è una delle poche raccolte di tutta l’area del cratere visitabile dopo la devastazione provocata dalle scosse. Come se la storia avesse deciso di ripetersi, visto che la Pinacoteca nasce dall’esigenza di salvaguardare le opere raccolte dal Comune che, dopo la soppressione di molti enti religiosi a seguito del decreto del luglio 1866, passarono alle amministrazioni comunali per essere poi destinate al pubblico. La raccolta venne collocata in alcuni ambienti della Residenza Comunale dove rimase fino al 1974, anno dell’inaugurazione della nuova sede, il palazzo Tacchi Venturi poi Manuzzini, costruzione del XV secolo che incorpora un’antica torre di vedetta. Dedicata a Padre Tacchi Venturi, noto studioso sanseverinate di storia delle religioni i cui eredi donarono alla città gran parte del palazzo dove attualmente è allestita, la Pinacoteca comprende, tra le altre opere, i polittici di Vittore Crivelli, Niccolò Alunno e Paolo Veneziano, l’altarolo di Lorenzo Salimbeni, alcuni dipinti di Lorenzo d’Alessandro e opere concesse dalla Curia Vescovile, che ne conserva la proprietà. Tra queste un Cristo deposto del XIII secolo, la Madonna della Pace del Pinturicchio e la Madonna del Soccorso di Bernardino di Mariotto. Il pezzo più pregiato della collezione è sicuramente la Madonna della Pace del Pinturicchio, tavola ritenuta da molti il suo capolavoro per lo splendore dei colori e la ricchezza del paesaggio. Grazie al progetto ‘Il Museo di tutti e per tutti’ della Regione Marche, all’interno della Pinacoteca sono stati realizzati anche un percorso tattile sensoriale, il rilievo in resina di un particolare della Madonna della Pace di Pinturicchio, schede di sala in braille ed il catalogo con disegni a rilievo e testi in braille dedicato ai fratelli Salimbeni, protagonisti di quel rinnovamento linguistico in senso internazionale del Quattrocento marchigiano. «Entrate nella Pinacoteca – è stato l’invito lanciato dal professor Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, già ministro per i Beni culturali, e soprintendente del Polo Museale Fiorentino, in occasione della riapertura dopo un recente riordinamento scientifico – e capirete le tendenze artistiche fondamentali che attraversarono, fra Trecento e Cinquecento, questa parte d’Italia. C’è l’influsso lagunare che, risalendo dai porti sull’Adriatico, porta nel nome della Marca lo smagliante smaltato cromatismo di memoria bizantina di Paolo Veneziani. C’è il fiorentinismo un po’ naif di Allegretto Nuzi da Fabriano e c’è, affidato al superbo retablo perfettamente intatto nella sua dorata cornice, lo stile di Carlo Crivelli che si declina e si ibrida nei modi più popolareschi, nel linguaggio in un certo senso ‘etnico’ del fratello Vittore. La corrente artistica espressionista di origine umbra è testimoniata in Pinacoteca dal polittico di Nicolò di Liberatore, detto l’Alunno, mentre la linea morbida, ritmica e melodiosa inaugurata dal Perugino si affida al Pinturicchio su tavola forse più bello fra quanti se ne conservano nei musei del mondo ».


PER I TURISTI SUL WEB 160 SOLUZIONI PER TRASCORRERE LE VACANZE: GLI STRANIERI APPREZZANO

Ville, casali e dimore storiche: il progetto di ‘Homelike Villas’

LA RINASCITA dopo il terremoto passa anche da un progetto turistico di ampio respiro che lega due delle regioni più colpite, le Marche e l’Umbria, estendendosi anche alla Toscana e in futuro ad altre regioni d’Italia. Il progetto ‘Homelike Villas’ parte proprio da San Severino Marche, lanciato dall’imprenditore settempedano Sandro Teloni che ha anche fondato il nuovo tour operator ‘Villas in Italy’ presentandolo ufficialmente a poco più di un anno dai fatti che sconvolsero nell’ottobre 2016 anche la comunità locale. Dalla splendida residenza di charme La Villa, in località Cesolo, il progetto ‘Homelike Villas’ ha ben presto conquistato il mondo mettendo in rete ben 160 tra ville moderne, ville antiche, casali e dimore storiche per offrirle ai turisti, soprattutto stranieri, come case di vacanza da affittare per una o più settimane. Un progetto ambizioso tanto da essere stato subito inserito dalla rivista Vanity Fair tra i dieci migliori siti al mondo per affittare le case di vacanza.

TANTO DA ESSERE SELEZIONATO tra «le migliori proposte che offrono tutte le garanzie che servono e i necessari servizi per rendere speciale ogni viaggio», il portale offre case lussuose in mezzo al verde e, tra tanti plus per chi affitta, anche un consulente di viaggio che assiste il cliente dal momento della prenotazione al check-out fornendo anche tutte le informazioni utili per godersi al meglio il territorio. Molte delle strutture presenti nella rete, soprattutto nelle Marche, hanno già registrato il sold out iniziando anche a prendere prenotazioni per la prossima estate. Un successo per l’iniziativa ma anche per il turismo della nostra regione, soprattutto in un’ottica straniera.


Pellegrinaggio alla Santa Casa

Ogni anno migliaia di turisti arrivano per pregare la Madonna Nera

È UNO dei luoghi di pellegrinaggio più importanti al mondo, che ogni anno raccoglie migliaia di credenti. Loreto è la culla della spiritualità marchigiana, scrigno d’arte e luogo di cultura, nata attorno alla celebre Basilica che ospita la Santa Casa di Nazareth, dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque, visse e ricevette l’annuncio della nascita miracolosa di Gesù. Il suo arrivo si fa risalire al 1291, quando i musulmani cacciarono definitivamente i cristiani da Gerusalemme e tentarono poi di riconquistare Nazareth, un gruppo di angeli prese la Casa e, dopo alcune peregrinazioni, la portò in volo fino a Loreto. Anche per questo motivo la Madonna Nera di Loreto è venerata come patrona degli aviatori.

LA STORIA. Per molti secoli i pellegrini di ogni ceto ed età si mettevano in viaggio per raggiungere la Santa Casa, spesso da terre lontane, verso la cosiddetta Marca di Ancona, come si usava chiamare fino al 1860 il territorio tra i fiumi Esino e Tronto.Venne poi eretta una piccola chiesa circondata da un fortilizio (il primo santuario) per proteggere la Santa Casa. Nel 1469, per iniziativa del vescovo di Recanati Nicolò delle Aste e in seguito con Papa Paolo II, iniziarono i primi lavori di costruzione dell’odierna basilica, dapprima di forme gotiche e successivamente rinascimentali. I grandi architetti del tempo prestarono la propria opera alla costruzione del santuario: Giuliano da Maiano, Baccio Pontelli, Giuliano da Sangallo; Francesco di Giorgio Martini, Donato Bramante , Andrea Sansovino, Antonio da Sangallo il Giovane ed altri ancora. Nel 1507 con papa Giulio II il santuario venne posto sotto il diretto controllo della Santa Sede. Nel 1586 Sisto V nominò Loreto a diocesi e gli venne dedicata la statua bronzea, opera di Antonio Calcagni e Tiburzio Vergelli, che è posta in tutta la sua maestosità a fianco dell’ingresso della Basilica. La cupola ottagonale fu opera di Giuliano da Sangallo e venne realizzata negli anni 1499-1500. La statua della Madonna, di rame sbalzato e dorato, si trova alla sommità del lanternino della cupola. A fianco della candida facciata in pietra d’Istria, completata nel 1587, si innalza l’elegante campanile (1750-55), opera di Luigi Vanvitelli. Salendo un’ampia scalinata e attraversando tre magnifiche porte in bronzo si giunge all’interno della Basilica. La pianta è gotica a tre navate su dodici pilastri, con cappelle laterali e tredici absidi. Sotto la cupola, la cui calotta è stata dipinta dal pittore Cesare Maccari con le Litanie lauretane e la Storia del Dogma dell’Immacolata (1890-1907), è posizionato il sacello della Santa Casa, rivestito di marmo con statue e rilievi, capolavoro della scultura del Cinquecento. La Cappella dell’Annunciazione fu decorata con affreschi di Federico Zuccari, le sacrestie di San Marco e San Giovanni da Melozzo da Forlì e Luca Signorelli, il soffitto ed il padiglione della Sala del Tesoro dal Pomarancio. La Basilica è stata affidata all’ordine dei Padri Cappuccini. Tra le cose più suggestive da visitare a Loreto: la Chiesa della Banderuola, la prima chiesa che ha ospitato la casa di Nazareth; la Scala Santa, 330 gradini per purificare l’animo; I Camminamenti di Ronda, che venivano usati in passato per scrutare l’orizzonte e garantire la sicurezza; la Sala del Tesoro, dove sono custoditi in grandi teche i preziosi doni ricevuti dal Santuario. Su tutti il Museo Antico tesoro della Santa Casa e Lorento Lotto. L’ingresso si trova sotto il loggiato di piazza della Madonna, che conserva dipinti, sculture, arazzi e oggetti d’arte di grande valore. Tra le opere, quelle di Lorenzo Lotto, uno dei più grandi pittori del ‘500 europe, che trascorse gli ultimi due anni di vita proprio a Loreto.


S. Claudio al Chienti di Corridonia:
l’antichissima chiesa romanica

LA CHIESA di San Claudio al Chienti di Corridonia ha origini antichissime, ed è uno degli esempi più importanti di architettura romanica delle Marche. Situata nel territorio in cui sorgeva la città romana di Pausulae, che fu anche antica sede vescovile, è documentata a partire dall’XI secolo presso l’Archivio Storico di Fermo. Fu una pieve, e non un’abbazia: i documenti escludono che vi sia mai esistita una congregazione monastica di qualsiasi tipo. Oggi mantiene il suo aspetto originario in maniera quasi intatta, la cui peculiarità è la presenza di due chiese sovrapposte. Ha pianta quadrata ed è modulato lungo il perimetro da absidi semicircolari. La facciata è incorniciata da due torri cilindriche, simili ai campanili dell’area ravennate e trova analogie nelle Marche in San Vittore alle Chiuse e Santa Maria delle Moje. Interessante il portale gotico in pietra d’Istria che orna l’ingresso del piano superiore e fu aggiunto in epoca successiva all’edificazione della chiesa


S. Urbano sull’Esinante di Apiro:
tra geometrie e giochi di luce

L’ ABBAZIA di Sant’Urbano sorge isolata sulla sponda sinistra del torrente Esinante, affluente del fiume Esino. Situata tra le dolci colline marchigiane è una delle più antiche: la data della sua fondazione è ascrivibile al X-XI secolo. È orientata ad Oriente, verso Gerusalemme, simbolo di luce e perciò di Dio:nell’antichità era consuetudine inserire nelle costruzioni religiose, elementi ispirati da modelli astronomici e matematici. Nell’Abbazia di Sant’Urbano dove si realizzò un occhio circolare sopra l’abside, dal quale solamente in due date dell’anno, (il 25 maggio e il 19 luglio) alle prime ore del mattino, entra un fascio luminoso che attraversa il buio dell’aula e colpisce un cerchio scolpito nel pilastro della navata laterale sinistra. A causa dei violenti contrasti con il vicino comune di Apiro per le sue mire espansionistiche sul castello di Sant’Urbano, nella prima metà del XIII secolo l’abbazia subì numerose devastazioni.


San Salvatore di Valdicastro a Fabriano

L’ABBAZIA di S. Salvatore di Valdicastro fu fondata fra il 1005 e il 1009 da S. Romualdo degli Onesti, il quale, nel 1027, vi si spense. La storia della sua scomparsa è molto particolare: sulla via del ritorno il Santo poco prima di morire, a circa km 2 dal monastero, si fece costruire una cella con oratorio (S. Biagiolo), dove rende l’anima a Dio il 19 giugno 1027. Cinque anni dopo il corpo, ritrovato incorrotto, viene riesumato e tumulato nella chiesa del monastero sotto l’altare maggiore. Il complesso fu ristrutturato nel 1262 e in epoche successive. Quella che oggi si può vedere è di stile gotico, ha tre campate, tre absidi e sotto la nave traversa è posta la cripta. Nelle pareti della chiesa si possono notare affreschi del XV secolo raffiguranti S. Cristoforo, S. Giovanni Battista e lo stesso fondatore San Romualdo. L’altare è composto di un sarcofago romano del III secolo d.C. dove per 400 anni furono custodite le spoglie di S. Romualdo. Molto interessante è anche il Chiostro con le volte a crociera e la Sala Capitolare. Della primitiva costruzione conservala cripta con piccolissime finestre a strombo. Il monastero è diventato abitazione privata e, successivamente, agriturismo con una splendida veduta, a partire dal 2006. L’Abbazia è di proprietà della Cooperativa Agricola San Romualdo. Per visitarla e per avere maggiori informazioni, visitare i siti www.turismo.marche. it/Turismi/Cultura e www.iluoghidelsilenzio.it/abbazia- di-san-salvatore-di-valdicastro-poggio-san-romualdo


Santa Maria della Rocca di Offida:
il miracolo delle trenta mine

CIRCONDATA su tre lati da dirupi, che si aprono su due vallate, la chiesa di Santa Maria della Rocca è una costruzione in stile romanico-gotico. È stata edificata nel 1330 da Maestro Albertino, costruendola su una già esistente piccola chiesa benedettina. La facciata, rivolta verso l’esterno dell’abitato è articolata da lesene e sul lato opposto sono presenti tre absidi poligonali con paraste di pietra bianca, monofore e archetti gotici. Sull’abside centrale si apre un portale romanico-gotico attraverso la quale si entra nella cripta ornata di affreschi attribuiti al Maestro di Offida. Pitture di influsso giottesco, alcune attribuite a Giacomo da Campli, sono conservati nella chiesa superiore (parte delle decorazioni originali sono andate perse per il deperimento della copertura). Costruiti in epoche differenti, negli altari laterali, si segnala quello dedicato a sant’Andrea, del XV secolo, con pala affrescata su muro da Vincenzo Pagani. Il miracolo della Vergine: tra il 16 ed il 18 giugno ‘44, durante l’avanzata delle truppe alleate, alcuni militari tedeschi avevano minato la chiesa affinché le macerie potessero essere di intralcio agli alleati. Delle trenta mine esplose, nessuna scalfì la chiesa. La credenza popolare legata alla chiesa: sul lato sinistro del primo gradino della scala è rappresentata una pecorella che mangia un quadrifoglio. Se ci si posiziona sopra e si esprime un desiderio, questo si avvera se si percorre all’indietro la scalinata ad occhi chiusi.


Sant’Elena a Serra San Quirico:
la chiesa delle tre navate

FONDATA nel 1005 da San Romualdo, nel 1180 si unì alla Congregazione Camaldolese. Al momento dell’aggregazione, l’abbazia era comunque un’istituzione consolidata con un notevole sviluppo economico e sociale. Nel XII secolo vantava il possesso di circa 50 chiese e 10 edifici fra castelli e ville con tutti i beni annessi. La chiesa fu rinnovata alla fine del sec. XII. Alla metà del XV secolo Papa Innocenzo VIII la sottrasse alla Congregazione camaldolese, nominando un Abate commendatario, il cardinale Giovanni Colonna. Il 6 Aprile 1816, l’ultimo Abate commendatario di Sant’Elena, cedette in enfiteusi l’ Abbazia con tutti i beni annessi alla famiglia Pianesi, che ne divenne in seguito la legittima proprietaria. La chiesa è costruita a blocchetti di arenaria irregolare; ha una slanciata facciata con campanile a vela e un bel portale strombato a semicolonne, sormontato da una lunetta che mostra una croce apicata tra due leoni a bassorilievo. È a tre navate; quella centrale è larga più del doppio rispetto a quelle laterali ma si eleva alla stessa altezza delle altre, tanto da conferire all’invaso l’aspetto di una chiesa sala, “ a gradinature”. Il presbiterio, sopraelevato sulla cripta, conserva nella conca absidale la tela che raffigura Sant’Elena e la Croce, opera del Pomarancio. L’apparato scultoreo dell’abbazia consiste nei capitelli della cripta, in quelli dei pilastri delle navate e nell’ornato del portale. Nel vecchio Monastero, ora usato per cerimonie, conferenze, si trovano delle sale dalle volte in laterizio, ora a botte ora a crociera, con pareti in pietra.


S. Maria di Chiaravalle:
il fulcro della città

LA CHIESA sorge al centro della cittadina, preceduto da un’area verde. La sua origine risale al VII secolo, quando un primitivo monastero benedettino sembrerebbe essere stato eretto in un terreno donato al Papa dalla regina longobarda Teodolinda. Venne poi distrutto nel 1126 dai Saraceni per poi essere ricostruito dai monaci cistercensi che lo denominarono Santa Maria in Castagnola. La struttura attuale, fu fondata secondo la tradizione nel 1172 da monaci cistercensi, riutilizzando i resti della precedente costruzione. Nel 1248 l’abbazia può contare su ben quaranta monaci, ciò testimonia la vasta estensione e la grande importanza del complesso monastico, tanto da diventare oggetto delle mire espansionistiche del libero comune di Jesi e in seguito anche di Ancona. Il chiostro e i circostanti ambienti abbaziali sono stati rinnovati nel tardo ‘500. La chiesa abbaziale, in particolare, è un notevole esempio di architettura cistercense: tre navate, transetto e abside quadrata. La facciata romanica ha due spioventi, con grande rosone sormontato da una bifora ed un fastigio cuspidato, sopra cui scorre una fascia di archetti. Nell’interno dell’abbazia una preziosa scultura in pietra policroma raffigura una Madonna con bambino del XII secolo


Santa Maria a Portonovo:
la citazione dantesca

PERFETTAMENTE inserita nel paradiso naturale del Monte Conero, la chiesa di Santa maria di Portonovo sovrasta la scogliera di bianco calcare su cui è arroccata. È in armonia con l’ambiente circostante, parzialmente nascosta nel verde, è un vero e proprio gioiello dell’architettura romanica, realizzato in blocchetti lavorati di calcare del Conero. La pianta a croce greca è divisa in cinque navate, la cupola risulta divisa in due parti, il tiburio e il tamburo sono quadrati, la principale fonte di luce è rappresentata dalle caratteristiche bifore. Nel vestibolo della chiesa, una lapide riporta i versi del XXI canto del Paradiso di Dante Alighieri: «In quel loco fu’ io Pier Damiano, e Pietro Peccator fu’ ne la casa di Nostra Donna in sul lito adriano.» L’apertuta dell’Abbazia è effettuata da volontari di Italia Nostra Nella stagione estiva è aperta da lunedì 15 aprile e fino a domenica 30 giugno: mercoledì e sabato 16,30 – 19,30; il venerdì e la domenica 09,00 – 12,00. Da lunedì 1 luglio a domenica 15 settembre: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato 16,30 – 19,30; la domenica 09,00 – 12,00. Eventuali aperture extra potranno essere richieste scrivendo a ancona@italianostra.org sette giorni prima e saranno subordinate alla disponibilità dei volontari.


Madonnadell’Ambro, la Lourdes dei Sibillini

IL SANTUARIO della Madonna dell’Ambro, a Montefortino (Fermo), è uno dei più antichi e visitati (dopo Loreto) delle Marche. Definito anche “la piccola Lourdes dei monti Sibillini”, è situato a 658 metri di altitudine, incastonato tra Monte Priora e Monte Castel Manardo. Posto nel cuore del Parco dei Sibillini, in uno scenario di rara bellezza, consente allo spirito e al corpo, di trovare pace e ristoro. Il paesaggio e il silenzio del luogo aiutano la riflessione e il discernimento, confortando le migliaia di pellegrini che ininterrottamente, durante l’anno, raggiungono il santuario. Il terremoto del 2016 ha danneggiato anche questo luogo di culto, ma la decisa volontà della Cassa di Risparmio di Fermo, che si è accollata la spesa dell’intero restauro, ha permesso la riapertura nella notte di Natale dello scorso anno. «Da quella sera – dice il rettore Padre Gianfranco Priori, noto anche come ‘Frate Mago’ – è stato un flusso continuo e superiore ad ogni aspettativa. Segno che, anche con il luogo inaccessibile, i fedeli delle Marche, colpiti dal terremoto, hanno pregato e chiesto conforto alla Madonna dell’Ambro. Così tanti vengono per sciogliere voti o chiedere nuove grazie, altri per semplice gratitudine e per quella naturale e semplice devozione da sempre cara alla gente marchigiana. Noi frati Cappuccini siamo felici che, anche grazie al santuario, tutto il territorio ai piedi dei Sibillini inizia pian piano a ripartire dopo quel terribile 2016». Poco distanze dal santuario, sopra la Gola dell’Infernaccio, si erge un altro luogo di fede, l’eremo di San Leonardo, realizzato a mano e da solo da Padre Pietro, il frate eremita scomparso qualche anno fa.


Abbazia di S. Maria di Chiaravalle
immersa nel verde della Riserva

Un territorio fondato sull’ideale dell “Ora et Labora”

Lavoro e preghiera. È l’ideale benedettino che negli anni ha segnato la storia di Fiastra, dando frutto ad un un patrimonio inestimabile che ha impreziosito il valore fondamentale di questo territorio. Istituita nell’ 1984, la Riserva Naturale Abbadia, comprende 1825 ettari di terreni che circondano l’Abbazia di Chiaravalle, nata per proteggere le terre appartenute ai monaci cistercensi e da loro plasmate nel corso dei secoli e dove è ancora possibile godere di un ambiente accogliente ed armonioso, espressione di un rapporto equilibrato tra uomo e natura. Attualmente la Riserva, è gestita dalla Fondazione Giustiniani Bandini, che ha come finalità fondamentali quelle di promuovere la ricerca scientifica e le attività di educazione ambientale.

L’ABBAZIA SANTA Maria di Chiaravalle è invece uno dei monumenti più pregevoli e meglio conservati in Italia dell’architettura cistercense e rappresenta la più alta testimonianza della presenza dei Cistercensi nelle Marche, che vi arrivarono nel 1142 dal monastero di Chiaravalle di Milano. I monaci portarono con sè i libri liturgici e gli arnesi da lavoro. Per la costruzione dell’abbazia, iniziata l’anno del loro arrivo in terra marchigiana, furono seguite le indicazioni di San Bernardo e si ricorse ad architetti – monaci francesi che si avvalsero di stilemi tipici dell’architettura cistercense. L’interno della chiesa è a tre navate, di cui la centrale è altissima, e a volte ogivali, con caratteristici pilastri cruciformi coronati da capitelli romanici, scolpiti dai monaci stessi con materiali provenienti dai ruderi della vicina Urbs Salvia. Oltre a costruire la chiesa, i monaci si dedicarono alla bonifica di tutta la zona, caratterizzata soprattutto da boschi ed estese paludi. Tra gli affreschi che si conservano nell’abbazia, quelli della seconda cappella a destra, dedicata a San Benedetto. A lato dell’edificio sorge il monastero che racchiude il grande chiostro in laterizio con bassi pilastri, archi ribassati e copertura a capriate. Dell’antico monastero, abbandonato dai Cistercensi nel 1422, in seguito ad un saccheggio e successivamente affidato a cardinali commendatari, ai Gesuiti e infine passato in proprietà alla famiglia Giustiniani- Bandini di Camerino, si conservano la Sala del Capitolo, il refettorio e il dormitorio dei conversi, la sala delle oliere e altri locali. (www.turismo.marche.it www.abbadiafiastra.net)


La basilica di San Nicola
risplende dopo il terremoto

LA BASILICA di Tolentino è uno dei santuari più importanti dell’Italia centrale. Dedicata a San Nicola, che fu frate agostiniano, taumaturgo e grande predicatore, venne consacrata nel 1465 e al suo interno contiene pregevoli opere d’arte come S. Anna di Guercino, S. Tommaso da Villanova di G. Ghezzi. Nella cappella vi sono conservati due grandi quadri, ex voto: L’Incendio del Palazzo Ducale a Venezia di Matteo Stom e La peste a Genova (o a Venezia, secondo alcuni) di Giovanni Carboncino. Recentemente riaperta dopo i lavori di messa in sicurezza a causa del terremoto: «La chiesa era stata danneggiata soprattutto nella parte del complesso monumentale che riguarda la parte conventuale e il santuario – spiega il giornalista Luca Romagnoli -, ora sono nuovamente accessibili, dopo un controllo accurato del soffitto a cassettoni e dopo il montaggio di una rete di protezione, la navata centrale, la Cappella delle Sante Braccia dove è stato sistemato il corpo del Santo e il Cappellone trecentesco», i cui preziosi affreschi sono in parte visibili. «San Nicola è il co-patrono di Tolentino, una Santo adorato in tutto il mondo: ci sono chiese dedicate a lui alle Canarie, nel Bronx, in Amazzoni: luoghi dove gli agostiniani sono stati e hanno diffuso il culto di San Nicola». Il 10 settembre a Tolentino si festeggia San Nicola, per tradizione fino alla domenica successiva ci sono feste sia religiose che civili, che culminano con la Festa del Perdono fiera con tombole e fuochi d’artificio. «Questa manifestazione fa si che tutti coloro che vengono in visita alla basilica e assistono alla messa, si confessano e fanno la comunione, sono perdonati di tutti i peccati ».

IL MIRACOLO La Cappella delle Sante Braccia custodisce le braccia di San Nicola. Un tentativo di trafugamento fu realizzato dopo la morte del santo, ma fallì perché dalle braccia amputate iniziò a sgorgare del sangue. Il miracoloso evento è rappresentato nella tela di G. Foschi presso l’altare maggiore.


IL PARCO ARCHEOLOGICO

Tra storia e natura, un sito da scoprire

PIÙ DI 40 ETTARI di parco archeologico, immerso tra storia e natura. Quello di Urbs Salvia, questo il nome antico di Urbisaglia, è il sito più spettacolare della Marche. Il percorso di visita, che scende per un comodo tracciato di circa un chilometro, mostra i monumenti principali di una tipica città dell’età imperiale e permette di approfondire lo studio della civiltà romana. La visita inizia al Museo Archeologico Statale, dove sono esposti materiali provenienti dall’antica Urbs Salvia. Si prosegue con le cisterne dell’acquedotto che rifornivano d’acqua la città sottostante: nel punto più alto è collocato il Serbatoio dell’acquedotto, due gallerie parallele che rifornivano d’acqua la città sottostante. Più in basso il teatro, usato per le rappresentazioni drammatiche, e l’edificio a nicchioni, che fungeva da scenografico raccordo dei vari livelli della città. È uno dei più grandi d’Italia e l’unico che conservi consistenti tracce di intonaco dipinto. Fu edificato in laterizi all’inizio del I sec. d.C. Il sottostante «Edificio a nicchioni» fungeva da scenografico raccordo dei vari livelli della città, cioè fra il sovrastante pianoro del teatro e il foro. Ai piedi della collina si estende l’area sacra, costituita da un tempio con criptoportico, corridoio sotterraneo affrescato con immagini legate alla propaganda augustea e deliziosi riquadri con scene di animali intervallate da maschere lunari. Attraversando l’imponente cinta muraria si raggiunge l’anfiteatro, in ottimo stato di conservazione, dove si svolgevano i giochi gladiatori. Una grande cinta muraria, alta in alcuni punti fino a cinque metri, fatto costruire da Lucio Flavio Silva Nonio Basso alla fine del I sec. d.C. Nei pressi dell’Anfiteatro sorgono due imponenti Monumenti funerari. La visita al Museo Archeologico Statale permette infine di avere uno sguardo d’insieme sulla civilizzazione romana del sito. INFO: www.urbisaglia.com www.turismo.marche.it