Marche

Digital Paper: Speciale Marche

Draghi e fate per la Sibilla incantatrice

Per secoli le leggende si sono rincorse sulla profetessa condannata a vivere nel monte

LEGGENDE, streghe, cavalieri erranti e oscuri presagi. I Monti Sibillini devono il loro nome al mito della Sibilla, figura legata a misteriosi riti pagani, capace sencondo il mito di vedere gli accadimenti passati e quelli futuri. Sono tante le storie, in parte tramandate oralmente, che ancora echeggiano tra le vette mozzafiato del Piceno e i borghi custoditi perfettamente, dove gli anziani ancora parlano della profetessa condannata per la sua superbia a restare imprigionata nelle viscere della montagna. Proprio la grotta della Sibilla ha assunto nei secoli una luce magica e inquietante, che non può non affascinare, sia che lì dentro si celino draghi, fate o streghe. O semplicemente la potenza assoluta della natura, che tra silenzio e luoghi in cui l’occhio si perde, ricordando all’uomo la sua piccolezza e la sua mortalità. Secondo alcuni la Sibilla custodiva oro e pietre preziose nelle sale sotterranee del Regno della Sibilla. C’è anche chi parla di fate al servizio della splendida e terribile profetessa, capaci di attrirare cavalieri con la loro bellezza. Altre leggende raccontano addirittura di draghi sputafuoco che con i loro artigli poderosi dovevano difendere l’accesso al luogo sacro. Dai draghi ai serpenti, come racconta una tradizione celtica che avvicina le fate della Sibilla a sirene di montagna.

O ANCORA si narra di donne dalle zampe caprine e dalle lunghe vesti: esseri notturni, che amavano ballare nelle notti di luna piena sul lago di Pilato o spingersi a valle per visitare ignari pastorelli. Se dai racconti popolari si passa a quelli scritti poi, ci sono testimonianze letterarie antichissime che parlano della Sibilla e della sua grotta, a dimostrazione del fascino imperituro che questi territori hanno esercitato sull’animo umano. C’è Svetonio (69 a.C.), che parla della grotta visitata dal console romano Vitellio, il quale dopo una battaglia cercava di raggiungere Roma attraverso i Sibillini. O il notissimo Guerrin Meschino, opera scritta da Andrea Barberino nel 1410: nella leggenda il cavaliere per scoprire chi siano i suoi genitori si rivolge alla Sibilla, profetessa e maga famosa per monti e valli. Il prezzo da pagare è restare nella grotta per un anno esatto, non un giorno in più, a costo di passarci poi l’intera vita. E, restando nel ’400, dieci anni dopo Antoine de La Salle, cavaliere errante e scrittore, parla del paradiso della regina Sibilla, nel quale tanti cavalieri valorosi avevano smarrito la via. De La Salle si trovò di fronte all’ingresso della grotta ma mai ebbe il coraggio di entrare, osservando rapito lo stretto passaggio dal quale filtrava la luce. E il mistero si alimentò sempre di più. In pochi nei secoli ebbero il coraggio di avventurarsi nel regno della Sibilla: c’è chi racconta di improvvise folate di vento che quasi spingono i visitatori nel vuoto, e chi parla di un misterioso ponte lungo e stretto da percorrere su un baratro; e ancora oro, preziosi, feste e canti al di là della caverna. Insomma, una gita alla Sibilla è davvero un tour tra mito e natura: raggiungibile solo a piedi, si trova a circa duemila metri vicino alla vetta del Monte Sibilla.


ADATTI A TUTTI CI SONO DUE SENTIERI, UNO DEI QUALI PIU’ RIPIDO E IMPEGNATIVO DELL’ALTRO

Grotta e cima del Monte: ecco quali sono i percorsi dal rifugio

SE IL FASCINO della Sibilla ha conquistato anche voi, come migliaia di visitatori nel corso dei secoli, ecco come arrivare alla sua grotta. Tutte le informazioni sono da verificare per gli effetti del sisma del 2016 o anche semplicemente delle condizioni meteo in corso. Da Montemonaco, vicino Ascoli, dirigersi verso il paese di Montegallo e quindi seguire le indicazioni per le Gole dell’Infernaccio. Dopo circa 4 chilometri di camminio ci si trova ad un bivio con indicazioni sulla sinistra per il Rifugio Sibilla. Prendere la strada di ghiaia e seguire i tornanti per altri 5 chilometri. Si tratta di una normale strada sterrata, percorribile senza problemi da qualsiasi mezzo.

A 1.540 metri di altezza c’è il Rifugio Sibilla: da qui bisogna parcheggiare e proseguire a piedi. Il primo sentiero è più dolce e adatto a persone anche meno allenate: dalla strada sterrata di fianco al rifugio si inizia a salire lentamente e si raggiunge la Grotta delle Fate e la cima del Monte Sibilla. C’è anche un secondo percorso, che inizia dal sentiero dietro il rifugio. Questo è indubbiamente il sentiero più bello ma dura circa un’ora ed è più impegnativo del primo: si sale più velocemente rispetto al primo, e si percorre tutta la cresta. La destinazione è sempre Grotta delle Fate e cima del Monte Sibilla. Chi vuole faticare poco e godere al massimo del paesaggio, può combinare i due percorsi salendo dal primo percorso e scendendo dal secondo. Dal rifugio in poi non ci saranno più strutture per bere o mangiare: è necessario dunque avere la giusta quantità di acqua e se si vuole di cibo. Inoltre si tratta di percorsi senza zone d’ombra, sono consigliati dunque protezioni per la testa, scarpe da trekking, occhiali da sole e crema solare.


Tra arte ed enogastronomia
Ecco la Marca Fermana

Da visitare la straordinaria mostra sul Quattrocento

LA MARCA Fermana è un’antica suddivisione amministrativa dell’Italia centrale (X secolo circa), sottoposta alla giurisdizione della città di Fermo. Essa costituì il nucleo originario dell’odierna regione Marche. L’attuale «Marca Fermana», che coincide per lo più con la provincia di Fermo, è una zona di grande bellezza. Fermo è una splendida città il cui cuore è la rinascimentale Piazza del Popolo, già Piazza Grande, dove si trova il cinquecentesco Palazzo dei Priori, che ospita la Pinacoteca Civica (con importanti dipinti di scuola veneziana e marchigiana e la «Natività» del Rubens) e la Sala del Mappamondo (che prende il nome dal mappamondo disegnato dal cartografo Moroncelli di Fabriano nel 1713). Custodisce inoltre un preziosissimo teatro storico, il Teatro dell’Aquila, che si colloca tra i più imponenti teatri del Settecento delle Marche. Testimonianza della Fermo romana sono le cisterne romane, un’opera edilizia ipogea di età augustea della superficie di circa 2mila metri quadrati divise in 30 camere poste su 3 file parallele per accumulare acqua.

FERMO è anche enograstronomia. I più noti prodotti tipici del fermano sono la caciotta, il ciauscolo e il vino cotto. Il frustingo è invece il dolce natalizio tipico di Fermo, con un impasto a base di fichi secchi, uva passa, mandorle, noci, vino cotto, aromatizzato con l’aggiunta di cacao, caffè, rhum, buccia grattugiata di arancio e limone, canditi e spezie come la cannella e la noce moscata. L’evento di maggior rilievo è la festività di Maria Assunta, che si celebra il 15 agosto. Nello stesso periodo si svolge il Palio dell’Assunta, un’antica manifestazione incentrata sull’omonima Cavalcata dell’Assunta. È considerato il Palio più antico d’Italia in quanto nato nel 1182 . A marzo inoltre si tiene il Festival Tipicità che celebra i sapori e le eccellenze enogastronomiche del Made in Marche (info: www.comune.fermo.it; www.turismo.marche.it).

DA VISITARE poi la frazione Torre di Palme, un borgo medievale che, sorgendo su un punto elevato molto vicino al mare, gode di una notevole veduta panoramica sul litorale marino, in corrispondenza di Marina Palmense, che costituisce la sua spiaggia. Da segnalare il vicino stabilimento idropinico di Fonti di Palme, immerso nel verde di un parco, che utilizza l’acqua Palmense del Piceno, una mediominerale bicarbonato- alcalina, adatta per la cura delle malattie del ricambio. A pochi passi inizia la zona dello Shopping. Le Marche vantano numerose imprese nel settore calzaturiero, famose a livello internazionale. L’area dei comuni di Montegranaro, Monte S. Giusto, Civitanova Marche, Monte Urano, S. Elpidio a Mare, offre un’ampia gamma di outlet. E da quest’anno è possibile visitare l’entroterra partendo dalla costa. Ecco un servizio navetta #Marcainbus che raccoglie i villeggianti (martedì e giovedì di luglio e agosto), che hanno interesse a visitare l’entroterra con attrazioni storiche, culturali e paesaggistiche (info. 0734221621). Inoltre è in corso la mostra «Il Quattrocento a Fermo. Tradizione e avanguardie da Nicola di Ulisse a Carlo Crivelli» presso la chiesa di S. Filippo.


ALLA SCOPERTA TANTI GRANDI ARTISTI SONO NATI O CRESCIUTI PROPRIO IN QUESTE TERRE

Pale e dipinti: da Crivelli a Licini e Fontana

UNA visita a Fermo è anche l’occasione per andare alla scoperta delle opere dei grandi artisti che hanno segnato la storia della pittura italiana. La dolcezza del paesaggio con colline degradanti verso il mare e alle spalle montagne alte e rotonde fanno di questa zona uno scenario di grande armonia che ritroviamo molto spesso sul fondo di pale e dipinti di grandi pittori come Crivelli, Pagani, Licini e Fontana. I fratelli Carlo e Vittore Crivelli, originari della Dalmazia, raggiungono le Marche verso la metà del ‘400, lasciando opere che ci permettono di scoprire il territorio tra il Medioevo ed il Rinascimento. Il Palazzo dei Priori di Fermo è l’attuale sede della pinacoteca comunale, attualmente chiusa per lavori. La storia delle modernizzazioni del palazzo avvenute nel corso dei secoli comincia nel 1296, quando il Comune decide di costruirvi il palazzo del Capitano del Popolo. Dal 1396, un secolo dopo, il palazzo ospiterà il Collegio dei Priori che esercitava già potere esecutivo dal 1297. Altro pittore che ha operato nel territorio è Luigi Fontana. Pittore, scultore e architetto nasce a Monte San Pietrangeli e numerose sono le opere che possiamo ammirare nel suo paese natale, oltre che a Fermo, Montegiorgio e Grottazzolina. Monte Vidon Corrado è invece la patria di Osvaldo Licini la cui attività di portata internazionale si spinge fino a Parigi. E’ considerato uno dei maestri dell’astrattismo europeo. Da visitare anche la Casa Museo.

2018-07-04T17:31:15+00:00Argomento: INTRATTENIMENTO|Speciale |