Venturi, il primo promoter del Genio

Il fisico reggiano a fine Settecento fece conoscere ed esaltò studi non divulgati. Il suo operato in una mostra alla Biblioteca Panizz

di Anna Mangiarotti
REGGIO EMILIA

A Reggio nell’Emilia, la Biblioteca Panizzi apre i suoi depositi riservati per festeggiare Leonardo. E svela che a far conoscere la reale portata, forza, magnificenza e grandiosità, oltre che vastità, degli studi scientifici del genio, ancora ignorati e tacitamente non divulgati, a fine Settecento per primo fu, tra l’incredulità e la meraviglia dei contemporanei, proprio un reggiano. Al quale è dedicata la mostra “Un fisico reggiano a Parigi. Giovanni Battista Venturi e una nuova immagine di Leonardo da Vinci”, aperta gratuitamente fino al 19 gennaio 2020 (da lunedì a sabato ore 9–20; la domenica ore 10 –13, fino al 15 dicembre). Una mostra che sottintende appunto un avventuroso viaggio nella capitale transalpina. A Parigi, dove oltretutto era in discussione il contrastato sistema metrico decimale, il Venturi (1746-1822), abate e cavaliere, esperto di letteratura e questioni economiche e finanziarie, soprattutto ingegnere e fisico (suo il cosiddetto Tubo Venturi, strumento preziosissimo per studiare la portata di un fluido in un condotto partendo dalla misura della sua velocità media), e inevitabilmente appassionato di Leonardo, era stato inviato nel 1796 dal duca di Modena come segretario di delegazione. E in quel soggiorno, lungo più di un anno, strinse amicizia con molti scienziati francesi. E frequentò la Biblioteca Nazionale. Dove riuscì a consultare i preziosi codici vinciani là custoditi dopo il trasferimento (o trafugamento come bottino di guerra) da Milano, deciso con decreto napoleonico quello stesso anno. E si premurò di trascriverli. E farne oggetto di comunicazione attraverso l’opera pubblicata nel 1797: “Essai sur les ouvrages physico- mathématiques de Léonard de Vinci, avec des fragmens tirés de ses manuscrits apportés de l’Italie”. La vasta eco suscitata in Europa inaugurò un nuovo capitolo dello studio e della conoscenza di Leonardo, al di là della ristretta cerchia di artisti, esperti idraulici e collezionisti.
Delineato il profilo biografico e intellettuale dell’illustre concittadino, raffigurato anche nel bel ritratto di Prospero Minghetti, la mostra ideata in sei sezioni, e curata da Roberto Marcuccio e Chiara Panizzi, si concentra sulla “nostra” immagine di Leonardo. Forgiata da edizioni e testimonianze apparse fra Ottocento e Novecento: dall’opera di Giuseppe Bossi sul Cenacolo, e dall’antologia e biografia vinciane del modenese Edmondo Solmi, senza dimenticare i reggiani Giovanni Costetti e Prospero Carri, fino ai popolari Dan Brown e Stilton. Immagine resa affascinante dagli incisori che dal Seicento all’Ottocento hanno “tradotto” sulla lastra di rame ritratti, autoritratti, dipinti e disegni del grande maestro. Un “percorso ragionato”. Che attinge alle consistenti raccolte di grafica reggiane, suddivise anche tra Musei civici e Liceo artistico statale “Gaetano Chierici”, oltre che all’importante patrimonio documentario della Biblioteca Panizzi.


TESORI IN RASSEGNA

Il Trattato della pittura grande protagonista

Il manoscritto appartenuto a Venturi e risalente agli inizi del secolo XVIII del Trattato della pittura di Leonardo viene valorizzato in mostra dal confronto con la sua prima edizione, pubblicata a Parigi nel 1651 e illustrata su disegni di Poussin, in prestito dal Museo della Scienza di Milano. Ulteriore lustro per la Panizzi, riccca peraltro di antiche edizioni di Ovidio, Plinio il Vecchio, Dante, Luca Pacioli e altri autori di quella biblioteca ideale andata perduta ma sulla quale sappiamo che Leonardo si era formato.