Emilia-Romagna, + 1,4% di Pil
È la locomotiva del Paese

Nel 2018 è stata, con la Lombardia, la prima regione per crescita

EMILIA-ROMAGNA locomotiva del Paese. È la prima regione per crescita del Pil nel 2018 – assieme alla Lombardia – con un +1,4% a valori concatenati rispetto al 2017 (rapporto Prometeia: Scenari Economie Locali, gennaio 2019). Dinamica che consolida il trend positivo che dal 2014 al 2017 ha visto aumentare, sempre a valori concatenati, il Prodotto interno lordo del 4%, i consumi finali interni del 4,7% e gli investimenti fissi del 12,5%. Decisamente postivi anche i risultati dell’export, in crescita nei primi nove mesi del 2018 del 5,2% (a valori correnti) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un anno, il 2017, già di per sé da record con quasi 60 miliardi di euro di esportazioni: +5,2% rispetto al 2016 e +12,8% rispetto al 2014 a valori concatenati. Bene anche il lavoro, con gli occupati che hanno superato per la prima volta la soglia di due milioni, con una crescita di 46mila nuovi posti di lavoro nel terzo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nella media dell’ultimo anno – da ottobre 2017 a settembre 2018 – il tasso di attività (15-64 anni) risulta in crescita al 73,8%, prima regione in Italia, il tasso di occupazione (15-64 anni) al 69,3%.

CONSIDERANDO l’intero 2018, l’anno si è chiuso con un tasso di disoccupazione sceso al 5,9%, rispetto al 6,5% del 2017 e al quasi 9% di inizio legislatura, nel gennaio 2015. Un dato Istat che vede l’Emilia-Romagna dietro solo al Trentino Alto Adige (3,8% di disoccupazione) e davanti a Lombardia (6%) e Veneto (6,4%). Numeri che attestano l’efficacia del Patto per il lavoro, siglato il 20 luglio 2015. Un accordo tra tutte le componenti della società regionale – Regione, istituzioni locali, associazioni imprenditoriali, sindacali e di rappresentanza dei liberi professionisti, Forum del Terzo settore, Università, Ufficio scolastico regionale, Abi, Unioncamere – per creare sviluppo e occupazione.

UN FARE INSIEME per un nuovo sviluppo e una nuova coesione sociale che fa leva su investimenti pubblici, internazionalizzazione e attrattività, ricerca e innovazione, formazione e sul rafforzamento di sanità e welfare. Uno sforzo condiviso per la crescita e l’occupazione che ha portato a investimenti per 20 miliardi di euro da fondi regionali, europei, statali, oltre agli stanziamenti di altre amministrazioni pubbliche, società a controllo pubblico e privati. Oltre 307 gli interventi già programmati, con un incremento del 47% rispetto ai 208 monitorati a luglio 2017. Di questi, la quasi totalità – 292 – sono in corso o conclusi, per 17,48 miliardi di investimenti complessivi avviati (+16%).


DAL GENNAIO DEL 2015

Politiche per i giovani:
investiti 640 milioni

SUPERANO i 640 milioni di euro, da inizio legislatura, le risorse investite dalla Regione per le politiche rivolte ai giovani. Un impegno che viene confermato a fine 2018 con ‘Giovani più’: si tratta di un pacchetto di interventi per garantire più opportunità a ragazze e ragazzi, grazie a uno stanziamento di ulteriori 260 milioni di euro. Sottoscritto da tutti firmatari del Patto per il Lavoro – Regione, istituzioni locali, associazioni imprenditoriali, sindacali e di rappresentanza dei liberi professionisti, Forum del Terzo settore, Università, Ufficio scolastico regionale, Abi, Unioncamere – ‘Giovani Più’ è nato per fornire più orientamento e più formazione a chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro.

ASSE PORTANTE, la Rete attiva per il lavoro, grazie alla quale i ragazzi – dopo la laurea o il diploma – possono accedere da subito a un Centro per l’impiego ed essere accompagnati nella ricerca di un’occupazione, grazie alla rete dei 28 soggetti privati accreditati (250 sedi sul territorio regionale) che incrociano domanda e offerta e che vengono incentivati con un riconoscimento economico, più alto se al giovane viene proposto un contratto a tempo indeterminato.

VIENE rafforzato anche ‘Garanzia Giovani’, il programma dell’Unione europea che nel 2019 mette a disposizione 25 milioni di euro per una platea di circa 20mila giovani tra i 15 e i 29 anni, che non studiano e non lavorano, con percorsi individualizzati, tirocini e misure di accompagnamento. Dal 2014, con la prima fase di ‘Garanzia Giovani’, sono stati 91.885 i giovani presi in carico, il 60% dei quali ha stipulato un contratto di lavoro.


Dal Centro meteo europeo
al Tecnopolo di Rimini

Investimenti su energia, ambiente e medicina

NEL 2018 sono partiti i lavori all’interno del Tecnopolo di Bologna. La struttura ospiterà il Data center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), che metterà in valore le capacità e le infrastrutture per i Big data già presenti in un territorio, quello regionale, in cui oggi si concentra il 70% della capacità di calcolo del Paese. L’investimento prevede 40 milioni di euro dallo Stato, a cui si sono aggiunti 12 milioni di fondi regionali ed europei per la riqualificazione energetica del sito. Ulteriori 52 milioni sono previsti per i lavori già appaltati per l’insediamento di Ior, Enea, Art-ER sempre nel complesso dell’ex Manifattura Tabacchi.

ANCORA nel 2018 è iniziato l’ampliamento del Tecnopolo Mario Veronesi di Mirandola (Mo), con la nuova frontiera della medicina personalizzata. Inaugurato nel 2015, nel cuore del territorio colpito dal sisma del 2012, è oggetto di un ulteriore potenziamento con due nuovi laboratori, uno chimico e l’altro funzionale ai test di sicurezza dei nuovi prodotti. L’investimento è di 900 mila euro – più della metà stanziati dalla Regione – che si sommano al finanziamento iniziale di 4,25 milioni euro, di cui oltre 3,8 da fondi Por Fesr 2007-2013. IL 2018 ha visto infine l’avvio del processo che ha portato alla sigla del protocollo d’intesa tra Enea, Regione Emilia-Romagna e Regione Toscana per rilanciare il Centro Enea del Brasimone, sull’Appennino bolognese, come polo scientifico e tecnologico di rilievo internazionale, dove verranno sviluppati progetti che avranno sul territorio tosco-emiliano un sensibile impatto socioeconomico. Il piano prevede investimenti con un aumento di nuovi posti di lavoro sia all’interno della struttura Enea (almeno un centinaio) che nell’indotto. Nel 2017, l’inaugurazione del Tecnopolo di Rimini, attivo in due settori: energia e ambiente, meccanica e materiali. Gli investimenti per la parte infrastrutture ammontano a 2,9 milioni di euro, di cui 1,5 della Regione (fondi Por Fesr); per attrezzature e programmi di ricerca, a 2,26 milioni di cui 1,3 regionali.


INNOVAZIONE

Sempre più stretta
l’alleanza aziende-ricerca

UN NETWORK ad alto tasso di innovazione, da Piacenza a Rimini, per sostenere progetti in stretto raccordo tra mondo delle imprese, università e istituzioni. La Rete alta tecnologia riunisce 82 laboratori di ricerca industriale, 14 centri per l’innovazione, 10 Tecnopoli in 20 sedi, 10 spazi S3 (Smart Specialisation Strategy) destinati a neolaureati all’interno dei Tecnopoli, 9 Clust-ER tematici. E ancora: 83 tra incubatori e strutture a supporto della creazione di impresa, tra cui 22 FabLab (Fabrication Laboratory), nuovi modelli di business per l’impresa, 10 laboratori aperti nelle città. Alla ricerca di nuove tecnologie in grado di aumentare la competitività del sistema produttivo regionale è rivolto il secondo bando per i progetti di ricerca industriale strategica che stanzia 30 milioni nel biennio 2019-2020. Con il precedente bando, valido 2016-2017 sono stati finanziati 59 progetti, di cui 47 già conclusi nel 2018, grazie a contributi per oltre 48 milioni che hanno innescato investimenti superiori a 68 milioni. Assunti 715 nuovi ricercatori, 1.762 quelli stabilizzati, 219 le imprese e 230 i laboratori coinvolti.

I TECNOPOLI, attivi in settori strategici dell’economia regionale e realizzati grazie a fondi Por Fesr, sono luoghi di incontro tra mondo produttivo e della ricerca. Qui le imprese possono trovare assistenza per l’accesso a bandi pubblici e finanziamenti europei o per lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali. I Clust-ER (sette, cui si aggiungono le due associazioni Muner e Big Data), nati tra 2017 e 2018, riuniscono oltre 450 tra imprese, start-up innovative, laboratori, centri di formazione, Fondazioni Its, per sostenere la competitività del sistema produttivo. Sono stati costruiti sulla base delle principali specializzazioni regionali: industria agroalimentare; edilizia e costruzioni; energia e sostenibilità; cultura e creatività; salute e benessere; innovazione nei servizi; meccatronica e motoristica.


L’INTESA CON LA SILICON VALLEY

L’Emilia-Romagna si conferma terra di start-up

L’EMILIA-ROMAGNA si conferma terra di start-up: ce ne sono ben 897, oltre il 9% del totale nazionale. Ma la capacità di innovare passa anche da 166 spin-off universitari, il 13% circa di quelli attivi in tutta la Penisola, oltre a due incubatori certificati dal Ministero. Per favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali, dal 2015 ad oggi sono stati concessi contributi per più di 11,8 milioni, di cui circa 9 attraverso le risorse del Por Fesr 2014-20. Nel 2018 sono stati messi a disposizione ulteriori 2,3 milioni di euro.

RISORSE che si sommano ai benefici derivanti dal fondo di finanza agevolata Starter: tra 2017 e 2018, oltre 17,5 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti 2,5 milioni per il Fondo di microcredito a favore delle nuove imprese e dei professionisti. L’Emilia-Romagna è l’unica realtà italiana ad avere una collaborazione stabile con la Silicon Valley, attraverso EIT Digital, struttura dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia. Tra 2017 e 2018, 33 tra start-up e Pmi sono state portate dalla Regione in California. Numero che sale a 69 da inizio legislatura. Una su tre ha chiuso o sta chiudendo contratti e 8 su 10 dichiarano di aver significativamente modificato il proprio modello di business dopo il periodo trascorso in Usa.


Il fondo ‘Eureka’ e gli strumenti
a sostegno del mondo delle Pmi

CI SONO nuovi strumenti di finanza agevolata che possono trasformarsi in moltiplicatori degli investimenti delle Piccole e medie imprese, sempre più attente alle nuove tecnologie. Grazie al fondo Eureka, per la prima finestra del bando di sostegno agli investimenti produttivi espansivi ad alto contenuto tecnologico, nel 2018 sono state presentate 246 domande di contributo, per investimenti pari a 62,9 milioni di euro, un importo complessivo di finanziamenti bancari pari a 46,9 milioni e contributi a fondo perduto per 16 milioni. Si è conclusa anticipatamente anche la presentazione dei progetti per la seconda finestra, con la candidatura di ulteriori 150 progetti. Prevista l’assegnazione di ulteriori 8 milioni di contributi a fondo perduto, oltre al sostegno in termini di garanzia per circa 2 milioni di euro.

TALE STRUMENTO sarà utilizzato anche nel settore del commercio e del turismo, per il quale la Giunta regionale ha destinato 25 milioni di proprie risorse per gli anni 2019-2020. Nel 2018 è stato dato impulso all’attività del Fondo di finanza agevolata per la cooperazione, con 15 milioni di risorse regionali, per erogare ulteriore credito alle imprese cooperative che effettuano nuovi investimenti in macchinari e in immobili a uso produttivo. Tra le azioni avviate nel campo della cooperazione, ci sono quelle rivolte al contrasto del fenomeno delle false coop. Per favorire l’accesso al credito delle Pmi, la Regione ha anche erogato oltre un milione di euro alle imprese che hanno deciso di associarsi o di aumentare la propria quota sociale nei consorzi fidi protagonisti di processi di fusione nel triennio 2016-2018.

GRANDE ATTENZIONE è stata posta alla valorizzazione delle filiere. Da segnalare, in particolare, il riconoscimento del credito d’imposta per la ricerca stilistica per le imprese del fashion e il patto per la valorizzazione del distretto calzaturiero siglato con gli stakeholder del territorio nel dicembre 2018. Azioni specifiche sono state indirizzate ai liberi professionisti, che hanno potuto usufruire – tra 2017 e 2018 – di oltre 8 milioni di euro di contributi per finanziare 596 progetti di innovazione e digitalizzazione attraverso il Por Fesr, con un investimento complessivo di oltre 20 milioni di euro.


«La nostra proposta per il Paese»

L’assessore regionale Patrizio Bianchi sul Patto per il lavoro

LA REGIONE è pronta «con oltre 40 milioni di euro per nuovi investimenti sulle persone, le imprese e le professioni e le competenze manageriali». Lo stanziamento – annunciato a metà marzo – viene così ripartito: 15 milioni sono stanziati per il nuovo Piano per la Rete attiva per il lavoro, per dare nuovi servizi ai cittadini disoccupati e alle aziende; 10 milioni per sviluppare competenze utili a processi di innovazione, destinati a imprese, quadri manageriali e professionisti. Prosegue anche l’investimento per la formazione – soprattutto per persone senza lavoro e per la prima occupazione – con uno stanziamento di 17 milioni.

SONO STATI intanto approvati già 280 corsi. Mentre ammontano già a oltre 560 milioni di euro le risorse messe a bando sui 786 milioni di dotazione del Fondo sociale europeo per il periodo 2014-2020. Si tratta di oltre 3mila progetti (quasi il 90% già avviati), dei quali oltre duemila dedicati a interventi per l’occupazione; 350mila le persone inserite in percorsi di formazione e di accompagnamento al lavoro, metà delle quali donne.

NELL’ESTATE 2019, intanto, sarà pubblicato il quarto monitoraggio annuale del Patto per il Lavoro, delineando nuovi scenari e nuove strategie che guardino agli obiettivi dell’Agenda europea 2030. «Il Patto per il lavoro come proposta politica per tutto il Paese», afferma Patrizio Bianchi (nella foto a fianco), assessore regionale al Coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro. Il futuro di un territorio «dipende dai livelli di istruzione dei suoi abitanti e il lavoro è lo spartiacque tra esclusione e inclusione, tra partecipazione attiva alla crescita di una comunità ed emarginazione ». Il lavoro, continua Bianchi, si genera «prima di tutto innalzando conoscenze e competenze delle persone, per fare del fattore umano il vero motore della crescita di una società. Ed è quello che abbiamo inteso fare in questi anni, investendo le risorse del Fondo sociale europeo (FSE) per dare alle persone dell’Emilia-Romagna nuovi strumenti per affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro».

ECCO le principali azioni e i numeri dell’FSE: • Istruzione e formazione Professionali – IeFP (qualifiche triennali): 250 milioni impegnati per l’offerta di percorsi triennali; 180 mila euro programmati per il prossimo triennio; 37mila allievi hanno conseguito una qualifica professionale • Rete Politecnica: 45 milioni per 360 percorsi che hanno coinvolto 6.600 persone. • Alta formazione e ricerca: 11 milioni per cento dottorati di ricerca, 140 assegni di ricerca, 15 master. • Alta formazione per le industrie culturali e creative: 200 percorsi di formazione che hanno coinvolto più di 3.200 persone, per un investimento complessivo di 11 milioni di euro. • Competenze per l’innovazione e per nuova occupazione: 10 milioni per sostenere i processi di digitalizzazione, internazionalizzazione e sviluppo sostenibile e il posizionamento competitivo delle imprese. Destinatari: 19mila imprenditori e manager di aziende della manifattura e dei servizi a essa collegati, del terziario e del turismo; 800 percorsi di formazione che hanno coinvolto più di 10mila persone non occupate per un investimento di 47,6 milioni di euro.


Lotta alla dispersione scolastica
Percorsi di alta specializzazione

METTERE al centro il ‘capitale umano’ per offrire alle persone, in particolare ai giovani, la possibilità di acquisire conoscenze e competenze sempre più alte e professionalizzanti e costruire su solide basi lo sviluppo del territorio regionale. Tra il 2016 e il 2018 la Regione Emilia-Romagna ha stanziato 360 milioni di euro per il Programma triennale delle politiche formative e per il lavoro. Le azioni: contrasto alla dispersione scolastica – che dal 13,6% di inizio legislatura è scesa al 9,9% – istruzione e formazione professionale (da inizio legislatura sono 30mila i giovani che hanno conseguito una qualifica professionale regionale), corsi post diploma della Rete Politecnica, percorsi di alta specializzazione per giovani laureati, dottorati di ricerca, assegni di ricerca, competenze per l’industria 4.0.


Istruzione e formazione:
nuove offerte personalizzate

PER IL PROSSIMO TRIENNIO la Regione Emilia-Romagna ha approvato il piano che programma 180 milioni di euro per i percorsi di Istruzione e formazione professionale per gli anni scolastici 2019-2020, 2020-2021, 2021-2022. Rivolti agli studenti in uscita dalla scuola media – perché possano conseguire una qualifica professionale con la possibilità, dopo il triennio, di arrivare a un diploma di istruzione secondaria superiore – i corsi propongono un’offerta formativa rinnovata e più personalizzata con maggiori attività didattiche nei laboratori e nelle imprese. Da inizio programmazione sono state inserite in percorsi formativi 355.414 persone, quasi la metà donne; 3.297 i progetti approvati, di cui quasi il 90% avviati. Più di duemila quelli dedicati a interventi per l’occupazione. La spesa certificata è di 240 milioni, un risultato che centra il target fissato dall’Unione europea per fine 2018.


Finanziati 235 percorsi post diploma

SONO GIÀ stati finanziati – con oltre 30 milioni di euro – 235 percorsi post-diploma per la formazione di cinquemila tecnici specializzati. È un investimento che la Regione Emilia-Romagna ha ulteriormente incrementato nel 2018, con 12 milioni di euro, per rendere disponibili oltre cento opportunità formative della Rete Politecnica regionale, tra cui 20 corsi Its – della durata di due anni – realizzati dagli istituti tecnici superiori. Con 11 milioni di euro sono state finanziate azioni di alta formazione nell’industria culturale e creativa, in particolare nel cinema, nell’audiovisivo e nello spettacolo dal vivo. Grazie a otto avvisi pubblici – sempre aperti per dare risposte tempestive ai fabbisogni espressi dalle imprese e opportunità concrete alle persone in cerca di lavoro – sono stati finanziati 224 percorsi rivolti a 2.500 partecipanti per un investimento pari a oltre 12 milioni di euro. Gli interventi sono finanziati per la gran parte dal Fondo sociale europeo (FSE) 2014-2020. Secondo i dati aggiornati alla fine dello scorso anno, su una dotazione complessiva di oltre 786 milioni, le risorse europee impegnate superano i 562 milioni di euro, cioè il 71,5% del totale.


Grandi gruppi stranieri
investono sul territorio

DICIOTTO IMPRESE, tra cui grandi gruppi internazionali leader in ricerca e innovazione, hanno scelto di puntare sull’Emilia-Romagna, grazie alla legge 14/2014 voluta dalla Regione per attrarre eccellenze e promuovere sviluppo. Cinque le aziende – in settori avanzati dell’industria – che hanno risposto al bando 2018: la multinazionale Ibm Italia e la californiana Eon Reality, Aetna Group (Verucchio, Rn), il gruppo Sacmi a Imola e la modenese Energy Way. I progetti hanno beneficiato di contributi per 11,5 milioni, a fronte di 38,2 milioni di investimento generato. Sono previste 250 nuove assunzioni, l’86% di laureati. Da sottolineare il progetto di Eon Reality – leader mondiale nel settore della realtà virtuale – che ha avviato il Worklife Innovation Hub a Casalecchio di Reno (Bo) in collaborazione con l’Università di Bologna: 6,3 milioni il contributo pubblico, su un totale di 24 milioni impiegati, e 160 persone assunte. Con il primo bando 2016 sono stati finanziati 13 progetti. Tra questi, quelli di Lamborghini, Ducati Motor, Ynap, Teko Telecom, Avl Italia, B. Braun Avitum Italy, Hpe e Ima. Oltre 126 milioni l’investimento (41 pubblici) per oltre 1.200 nuovi posti di lavoro. In particolare, l’accordo di sviluppo firmato nel 2017 tra Regione, ministero dello Sviluppo economico, Invitalia e Yoox Net-a-Porter Group (Ynap), leader globale nell’e-commerce del lusso, prevede 210 milioni di investimenti e più di 500 nuovi occupati entro la fine del 2020. Tra i grandi gruppi stranieri che hanno investito in Emilia-Romagna nel 2016 anche Philip Morris con il nuovo stabilimento di Anzola Emilia (Bo).


La riforma dei Centri per l’impiego
Un mix di pubblico e privato

CENTRI PER L’IMPIEGO e agenzie private accreditate insieme per potenziare l’offerta i servizi per chi cerca un’occupazione. La riforma dei servizi per il lavoro realizzata dalla Regione ha visto la nascita, nel 2016, dell’Agenzia regionale per il lavoro, con il compito di coordinare, uniformare e rafforzare i servizi prima di competenza delle Province. Momento chiave della riforma è stato il trasferimento all’Agenzia dei 465 operatori dei Centri per l’impiego, ai quali la Regione ha affiancato nel 2018 ulteriori 154 collaboratori. Nel corso del 2017 è stata istituita anche la Rete attiva per il lavoro, che mette insieme pubblico-privato, con 37 Centri per l’impiego e 28 società private accreditate, nove uffici per il collocamento delle persone con disabilità e 54 soggetti privati che offrono prestazioni rivolte a persone fragili e vulnerabili. Il Piano regionale per l’occupazione può contare su 20 milioni di euro stanziati dal Fondo sociale europeo: otto per l’accompagnamento al lavoro dei disoccupati e 12 per orientamento e formazione. A questi si aggiungono 20 milioni di euro per politiche attive del lavoro rivolte a persone fragili e vulnerabili da realizzare nell’ambito di percorsi personalizzati messi a punto dai servizi pubblici per il lavoro, sociali e sanitari.


Studi universitari
per 23mila studenti

GARANTIRE tutti gli studenti l’accesso ai più alti gradi dell’istruzione. Specie a quelli meritevoli, ma in difficili condizioni economiche. Aumentano le risorse per il diritto allo studio universitario: 89,4 milioni nell’anno accademico 2018-2019 e la garanzia di borse di studio e servizi a tutti gli idonei (22.945, di cui oltre il 51% fuori sede: +19% rispetto al 2014-2015), oltre alla disponibilità di oltre 3.500 posti letto. Una spesa che cresce di quasi il 10% rispetto agli 81,3 milioni dell’anno 2017-2018. La Regione Emilia-Romagna «è quella che spende di più per borse di studio e servizi universitari». Un investimento forte sulle competenze delle persone, per aumentare il numero di laureati e la competitività del territorio. Un risultato che è possibile integrando le risorse nazionali e regionali con quelle provenienti dalla tassa per il diritto allo studio e dal Fondo sociale europeo. Sul fronte dell’edilizia universitaria, la Regione ed Er-Go – l’Azienda regionale per il diritto allo studio universitario – hanno reso disponibili oltre 12 milioni di euro per cofinanziare progetti candidati da Comuni e Università al bando del ministero dell’Università e della ricerca scientifica per circa 700 posti alloggio. Grazie a un ulteriore cofinanziamento Regione-Ergo di 7,1 milioni è in corso un intervento nell’area Bertalia-Lazzaretto a Bologna che renderà disponibili ulteriori 382 posti letto.


Rilanciato l’apprendistato
con 16 milioni di euro

UN PIÙ STRETTO raccordo tra formazione e mondo del lavoro, per dare ai giovani opportunità di occupazione qualificata. Ammontano a 16 milioni le risorse stanziate dalla Regione nel 2018 per sostenere l’apprendistato professionalizzante. In Emilia-Romagna, nel 2017, sono stati 41mila i contratti di lavoro di questo tipo, rivolti a giovani tra i 18 (17 se in possesso di una qualifica professionale) e i 29 anni. Uno strumento importante, che la Regione vuole rilanciare anche grazie al protocollo siglato a maggio 2018 con l’Agenzia regionale per il lavoro, l’Ufficio scolastico regionale e Unioncamere Emilia-Romagna. Si vuole favorire l’ingresso nel mondo del lavoro anche grazie a qualificati progetti di alternanza scuola-lavoro. Tra questi, Dual Education System Italy (Desi), percorso biennale di alternanza scuola-lavoro punto di riferimento nazionale per il sistema duale, rinnovato anche per l’anno scolastico 2018-2019. L’intesa – siglata tra Regione, Ufficio scolastico regionale, Lamborghini e Ducati – permette agli studenti degli Istituti Belluzzi-Fioravanti e Aldini-Valeriani di Bologna di vivere un’esperienza altamente qualificata e di conseguire un diploma d’istruzione professionale.


Crisiaziendali, ‘salvati’ottomilaposti

PIÙ DI 8MILA posti di lavoro ‘salvati’ su 12.500 persone coinvolte; 58 le vertenze seguite, di cui una decina congiuntamente con i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico. È la fotografia dell’impegno della Regione sul fronte delle crisi aziendali tra 2016 e 2018. Un impegno che vede protagonisti anche le organizzazioni sindacali, le Rsu delle singole aziende, i sindaci, le Province e le organizzazioni datoriali. Dai casi Saeco, Stampi Group, Demm, sull’Appenino bolognese – che hanno rischiato di mettere in ginocchio l’occupazione in montagna – a quelli Berco (Fe) e Alpi Legno (Fc), fino ad arrivare ad alcune vertenze che hanno avuto come esito un vero e proprio rilancio, come nel casi di Cisa-Allegion di Faenza (Ra), o un passaggio di proprietà, come al Gruppo Artoni (Re). Tra i tavoli istituzionali di salvaguardia occupazionale ancora aperti, ci sono quelli relativi all’ex Bredamenarinibus di Bologna e alla Tecno di Gualtieri (Re). Il ruolo della Regione, una volta esauriti i tentativi sui tavoli di concertazione, è proseguito anche nel sostenere il percorso delle persone licenziate, attraverso politiche attive del lavoro per aiutarle nell’affrontare una ricollocazione. In alcuni casi sono stati gli stessi dipendenti che hanno rilevato l’azienda (i cosiddetti workers buyout, un meccanismo sempre più diffuso in Emilia-Romagna) come nelle crisi di Open Co (Re), Unieco (Re), Coop Sette (Re), Ceramica Alta (Mo).